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    <title>lampi di diritto</title>
    <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it</link>
    <description>Casi di giustizia civile e penale in una società liquida, ovvero si riportano le sentenze di merito e della Cassazione su specifici casi che possono essere di interesse  per l'utente.</description>
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      <title>lampi di diritto</title>
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    <item>
      <title>La forza o la debolezza delle scuse.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/le-scuse</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "Scusa" è una parola dirompente, sospesa tra l'orgoglio di mantenere il silenzio e la leggerezza che si sperimenta dopo averla pronunciata sinceramente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il vocabolo deriva dall'antico francese "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           escuser
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " (XII secolo, francese moderno excuser). Il termine è  composto da "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ex
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " (ossia fuori) e "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           causa
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " (azione legale), nel senso di liberarsi da un'accusa. Significa chiedere perdono e comprensione dopo la realizzazione di un'azione censurabile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella giurisprudenza penale, le scuse che risultano incredibili, insincere, tardive, non sono valutate in modo favorevole; viene in mente il celebre adagio "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           excusatio non petita, accusatio manifesta"
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , per trarre ulteriori elementi a conferma della responsabilità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Invece, quando sono ritenute sincere, possono essere idonee per l'applicazione delle attenuanti generiche, la determinazione del minimo edittale ovvero per l'esclusione della punibilità, se l'offesa è minima.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Può accadere che l'imputato si presenti, rilasci dichiarazioni spontanee, ammetta le proprie responsabilità e manifesti rammarico.  In tal caso, se le scuse sono genuine, tempestive e mostrano un reale pentimento, può essere applicato l'istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto (art.131 bis. c.p), qualora l'offesa abbia minima dimensione giuridica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La tenuità dell'offesa dipende a sua volta dalla modalità della condotta e dall'esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell'art. 133, co. l, c.p. La tenuità attiene al tipo di concreta manifestazione di una condotta illecita pur riconducibile al tipo legale, valutata alla luce dei tre indicatori: modalità della condotta; esiguità del danno o del pericolo; grado della colpevolezza. Tali criteri vanno considerati congiuntamente in relazione alla condotta susseguente al reato. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In un caso recente di imbrattamento della pavimentazione di una stazione ferroviaria (art. 639 cpv c.p.) è stata dichiarata la non punibilità, in quanto alla minima offensività del fatto, sì è aggiunto che, successivamente, l'imputato si è ampiamente scusato per quanto accaduto (Tribunale Genova, Sent., 10/09/2025, n. 2902).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In altri casi l'invio delle scuse ha escluso il reato, per mancanza dell'elemento soggettivo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non costituisce reato di atti persecutori (art.612 c.p.) l'invio di numerosi messaggi di scuse e richiesta di perdono, anche accompagnati da un'espressione minatoria interpretata nel contesto come volta a indurre sensi di colpa nella vittima piuttosto che come minaccia di morte diretta.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In fin dei conti, le scuse non possono essere imposte.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si pensi al meccanismo di estinzione dell'illecito conseguente a condotte riparatorie previsto dall'art. 35 del decreto legislativo n.274/2000.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ebbene si ritiene che la congrua offerta riparatoria  è di per sè idonea anche a soddisfare le esigenze di riprovazione del reato e quelle di prevenzione, quando la natura del reato non richieda ulteriori apprezzamenti (ex multis Sez. 4, n. 1831 del 16/12/2009, Mascheretti, Rv. 245998).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Sotto il profilo special-preventivo va  valorizzata la condotta processuale e l'impegno nel reperimento delle risorse necessaria alla riparazione; non può essere ostativa all'estinzione la mancata formulazione di scuse o altra forma di contrizione, poiché non è ammissibile introdurre  nel procedimento estintivo una dimensione etica e personalistica che, in quanto tale, non appartiene alla ratio dell'istituto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tuttavia, le scuse da sole, prive di un'offerta riparatoria, sono inutili.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La riparazione deve avere carattere anche patrimoniale e il potere di sindacato del giudice, nel riconoscerne la idoneità, non può spingersi oltre i requisiti oggettivi previsti dall'art. 35. (Fattispecie nella quale la Corte ha annullato con rinvio la sentenza del giudice di pace il quale aveva riconosciuto la causa di estinzione del reato sulla base del comportamento dell'imputato che, ad una udienza successiva alla prima, si era limitato a formulare una dichiarazione di scuse; Cass. pen., Sez. V, 22/09/2005, n. 40818).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;h4&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ben differenti dalle "scuse" sono le "scusanti". Quest'ultime sono le cause di esclusione della colpevolezza, il cui effetto è quello di elidere il dolo dell'agente in ragione di una circostanza anomala, concomitante alla commissione del fatto, tale da influire in modo irresistibile sulla volontà e sulle capacità psicofisiche del soggetto; vi rientrano, ad esempio, l'aver commesso un reato per coazione morale esercitata da altri, per costringimento fisico, oppure come reazione agli atti arbitrari del pubblico ufficiale, l'errore di fatto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h4&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sat, 08 Nov 2025 19:00:55 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Le gelosie.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/i-cultori-della-gelosia</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le gelosie sono  così chiamate le aperture grigliate utilizzate per l’aerazione dei locali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il termine gelosia deriva dal
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://it.wiktionary.org/wiki/greco" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           greco
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://it.wiktionary.org/wiki/%CE%B6%CE%B7%CE%BBo%CF%82?action=edit&amp;amp;redlink=1" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           ζηλoς
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            (zelos
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ) e significa 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://it.wiktionary.org/wiki/emulazione" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           emulazione
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , rivalità, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://it.wiktionary.org/wiki/brama" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           brama
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://it.wiktionary.org/wiki/desiderio" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           desiderio
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In architettura è il
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            serramento della finestra che permette la vista verso l’esterno, ma impedisce la visione dell’interno da chi sta  fuori.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le origini sono antiche e risalgono ad una consolidata tradizione edilizia nell'Italia meridionale, in Grecia e Spagna.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dal punto di vista tecnico-giuridico la questione è se le gelosie siano da considerarsi delle vedute oppure delle luci, con i conseguenti obblighi in materia di distanza legale,  di rapporti di vicinato, di rispetto delle prescrizioni regolamentari qualora fronteggino spazi pubblici.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le Sezioni Unite della Corte di Cassazion
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           e
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           (
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/10SE1000308560?pathId=762d8348fc1f58" target="_blank"&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Cass. n. 10615 del 1996
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           )
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
              hanno affermato che, affinchè sussista una veduta a norma dell'art. 900 c.c., è necessario, oltre al requisito della inspectio, anche quello della prospectio nel fondo del vicino, dovendo detta apertura non solo consentire di vedere e guardare frontalmente, ma anche di affacciarsi, vale a dire di guardare non solo di fronte, ma anche obliquamente e lateralmente, così assoggettando il fondo alieno ad una visione mobile e globale. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il prospicere in alienum non è affidato solo alla distanza intercorrente tra l'inferriata apposta alla soluzione di continuità del muro o apertura di esso, quanto, piuttosto, alla possibilità di esercitare, nonostante il posizionamento di tale schermatura, una visione mobile e globale sul fondo del vicino, attraverso la visione non solo frontale, ma anche laterale ed obliqua. Questo criterio per così dire teleologico deve ritenersi prevalente rispetto a quello ontologico che faccia, cioè, leva su semplici rilevazioni metriche dell'opera attraverso la quale venga esercitata o meno la veduta, perchè se è vero che un'inferriata (dalle maglie che non consentono all'osservatore di protendere il capo oltre di essa apposta a filo della faccia esterna del muro perimetrale) sicuramente non consente la prospectio in alienum (nei sensi intesi dalla norma), è anche vero che le c.d.. "gelosie" (o inferriate sporgenti o a pancia, a voluta, o altra similare tecnica costruttiva) risultano palesemente destinate al prospicere.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Nella 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           gelosia
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c'è più amor proprio che amore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/5082a141/dms3rep/multi/20241118_084222.jpg" length="609442" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 27 Oct 2025 16:50:37 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>La Direttiva Europea sulla violenza di  genere e la percezione del consenso</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/la-direttiva-europea-sulla-violenza-di-genere-e-la-percezione-del-consenso</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
          «
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nulla è più dolce dell’amore, ogni altra felicità gli è seconda; dalla bocca sputo anche il miele. Così dice Nosside; solo chi non è amato da Cipride ignora quali rose siano i suoi fiori.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            »
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Frammenti di Nosside in Antologia Palatina, libro V, 170 Meleagro di Gadara.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’Enciclopedia Italiana ha selezionato il termine “femminicidio ” quale parola dell’anno 2023, nell’ambito della campagna di comunicazione #leparolevalgono.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come Osservatorio della lingua italiana
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            – spiega infatti Va l e r i a D e l l a Va l l e , c o d i r e t t r i c e scientifica del “Vocabolario Treccani” –
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            non ci occupiamo della ricorrenza e della frequenza d’uso della parola “femminicidio” in termini quantitativi, ma della sua rilevanza dal punto di vista socioculturale: quanto è presente nell’uso comune, in che misura ricorre nella stampa e nella saggistica? Purtroppo, nel 2023 la sua presenza si è fatta più rilevante, fino a configurarsi come una sorta di campanello d’allarme che segnala, sul piano linguistico, l’intensità della discriminazione di genere
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ”.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ebbene, a febbraio 2024, il Parlamento Europeo e gli Stati dell’Unione hanno raggiunto l’accordo sulla Direttiva Europea sulla violenza di genere, la prima legge europea che si occupa della materia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'obiettivo è di rendere omogenea la lotta alla violenza sessista nell'Unione Europea, eliminando e superando normative distanti e disparate fra di loro, vigenti fra i vari Stati.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Rappresenta una pietra miliare, perché è il primo strumento giuridico, completo a livello UE, destinato a contrastare la violenza contro le donne.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La futura Direttiva si occuperà di cyberbullismo, incitamento all'odio online e violenza, matrimonio forzato, mutilazione genitale, violenza informatica, molestie sessuali attraverso mezzi digitali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Comprenderà un elenco di circostanze aggravanti; l'intento è di punire le violenze effettuate per motivi di orientamento sessuale, genere, colore della pelle, religione, origine sociale, convinzioni politiche, oppure per preservare o ripristinare "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           onore"
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ; sono miglioratele procedure per la sicurezza e la salute delle vittime, una migliore attività di segnalazione, prevenzione e raccolta di prove da parte delle autorità.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Rappresenta tuttavia una grave lacuna della Direttiva  l’esclusione della sua applicazione alle donne migranti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ulteriore perplessità è costituita dal fatto che non includerà uno dei reati più gravi, ossia lo stupro, il fatto più violento alla persona e alla libertà delle donne.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il mancato inserimento dipende da una serie di fattori che la Commissione Europea ha tentato di dirimere.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Infatti, a marzo 2022, la Commissione europea aveva formulato la proposta di definire la violenza sessuale, identificandola quale rapporto in assenza del consenso.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi qualsiasi rapporto sessuale non concordato sarebbe stato tipizzato come stupro; le vittime sarebbero state agevolate dal punto di vista processuale, in quanto non avrebbero dovuto fornire la prova che fosse stata utilizzata la forza, la minaccia o la coercizione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Alcuni paesi già hanno adottato, in ambito nazionale, la definizione del reato quale rapporto basato sulla mancanza di consenso.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Diversi paesi, anzi ben 14, si sono opposti ad una simile definizione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Germania e la Francia sostengono che la materia specifica appartiene alla potestà legislativa penale nazionale e non è fra quelle delegate all'Unione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La Polonia e l'Ungheria sono ideologicamente contrari al fatto che il consenso possa costituire la base per la distinzione o meno del rapporto lecito dall'illecito.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La domanda chiave è su “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cosa o come”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            intendere il  rapporto consensuale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Secondo alcune correnti del femminismo, “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           il consenso è impossibile
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ”.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La disuguaglianza di potere tra uomini e donne è così grande che, di fatto, ogni accordo è viziato a livello del sistema sociale. Finché ci sarà disuguaglianza di potere ci sarà violenza. La libertà di una delle parti, quella delle donne, è un’apparenza. Il rapporto diventa un obbligo, in quanto in una società patriarcale si vive male e con alibi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Si tratta di una visione autoritaria, manichea, e come tale è inaccettabile.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Secondo altre teorie il consenso è possibile e, per di più, dovrebbe essere obbligatorio, affermativo, esplicito.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da un lato propone che “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           il consenso non è impossibile, ma è difficile
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”, per cui bisognerebbe “assicurarsi” che la donna esprima un chiaro “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sì
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ” oppure un “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           No
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ”
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           è no”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , ma ciò non appare accettabile in quanto immergerebbe il rapporto in una visione di tipo contrattualistico, lontana dalla realtà effettuale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Secondo altri il “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           consenso è molto facile
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            .” Basta sapere cosa vogliamo e verbalizzarlo. Quanto più inequivocabile è questa espressione positiva della volontà di fare sesso, tanto meglio è. Non dobbiamo prestare attenzione solo alla volontà, ma anche al desiderio.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche questa teoria appare non recepibile, in quanto collega la volontà al desiderio, come se il desiderio fosse sempre trasparente e intelligibile e, invece, non abbia momenti di ambiguità, per cui un “no”, molte volte è un ”sì”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il consenso può essere non necessariamente entusiastico e anche non esplicito, ma certamente è delimitato dall’area legale e penale, per cui se non c'è volontà e non c’è consenso, allora si tratta di violenza; altro limite è rappresentato dall’etica, per cui se manca la volontà perché c’è stata un’incomprensione, un errore, manca il sentimento fra amanti, ma non c’è aggressione, intimidazione, allora non è un crimine.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La direttiva costituisce un traguardo nella lotta alla violenza di genere, ma dimostra la persistenza di una mentalità passata e contraddittoria, in quanto la stessa Convenzione di Istanbul , adottata da quasi tutti gli  Stati Europei, all'art. 36, comma 1 lett. a, obbliga gli Stati firmatari ad adottare misure legislative per perseguire penalmente i responsabili dei comportamenti intenzionali, fra cui lo stupro, definito come "atto sessuale non consensuale".
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ebbene, dopo la ratifica del 2013, l’articolo 609-bis c.p. non ha subito modifiche per allinearlo alla Convenzione di Istanbul.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             In particolare, la sua formulazione non menziona il consenso, rappresentando una vera e propria lacuna giuridica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sul punto soccorre la giurisprudenza e la dottrina che invece lo considerano come elemento essenziale del reato.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La recente sentenza della Corte di Cassazione conferma il consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo cui il consenso debba essere presente al momento dell'atto e, malgrado il comportamento provocatorio, anche durante tutto l'atto sessuale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In precedenza aveva affermato che
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           «l’esimente putativa del consenso dell’avente diritto non è configurabile nel delitto di violenza sessuale, in quanto la mancanza del consenso costituisce requisito esplicito della fattispecie e l’errore sul dissenso si sostanzia, pertanto, in un errore inescusabile sulla legge penale»; ne deriva che «ai fini della consumazione del reato di violenza sessuale, è richiesta la mera mancanza del consenso, non la manifestazione del dissenso, ben potendo il reato essere consumato ai danni di persona dormiente
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ».
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Alcune pronunce hanno riconosciuto la configurabilità, in astratto, dell'esimente putativa del consenso nei reati sessuali, come errore fondato sul contenuto espressivo , in ipotesi equivoco, di precise e positive  manifestazioni di volontà promananti dalla persona offesa.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il consenso della vittima non vale se erroneamente ipotizzato dall’autore; l’assenza di consenso non vale come sì; il consenso dovrebbe essere esplicito ed inequivocabile.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il richiamo è, quindi, ai valori della nostra Carta Costituzionale, alla parità di genere, all’educazione e al rispetto reciproco della dignità umana, quale base per le relazioni umane.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           BIBLIOGRAFIA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ol&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il termine "
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            femminicidio
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             " deriva dall’unione del sostantivo femminile “femmina” a cui è aggiunto il suffisso “cidio”, similmente a omicidio, deicidio, regicidio, ecc. Secondo l’Accademia della Crusca, il femminicidio consiste nel “provocare la morte di una donna, bambina o adulta, da parte del proprio compagno, marito, padre o di un uomo qualsiasi, in conseguenza del mancato assoggettamento fisico o psicologico della vittima”. https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/femminicidio-i-perche-di-una-pa&amp;#2;rola/803.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            https://www.treccani.it/magazine/atlante/societa/femminicidio-e-la-parola-dell-anno-2023.html .
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Secondo la Platform for undocumented migrants (Picum), una ong con base in Belgio che promuove il rispetto dei diritti umani dei migranti senza documenti in Europa, ha denunciato la cancellazione delle norme che avrebbero protetto le donne migranti, in particolare coloro senza documenti o con un
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      
           permesso di soggiorno temporaneo.
          &#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      
           Clara Serra, “Il senso del consenso”, Nuevos cuadernos Anagrama, 2024; intervista su https://youtu.be/AuCIVgPY1
          &#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      
           La Convenzione è stata ratificata in Italia con la legge del 27/6/2013 n.77. 
          &#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      
           Invece il decreto legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito in legge 15 ottobre 2013, n. 119, è la prima "legge contro il femmini&amp;#2;cidio", così nel suo preambolo: "il susseguirsi di eventi di gravissima efferatezza in danno di donne e il conseguente allarme sociale che ne è derivato rendono necessari interventi urgenti volti a inasprire, per finalità dissuasive, il trattamento punitivo degli autori di tali fatti, introdu&amp;#2;cendo, in determinati casi, misure di prevenzione finalizzate alla anticipata tutela delle donne e di ogni vittima di violenza do&amp;#2;mestica".
          &#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      
           Corte di Cassazione, Sezione Penale n. 32447 del 26 luglio 2023: «integra l’elemento oggettivo del reato di violenza sessuale non soltanto la condotta invasiva della sfera della libertà ed integrità sessuale altrui realizzata in presenza di una manife&amp;#2;stazione di dissenso della vittima, ma anche quella posta in essere in assenza del consenso, non espresso neppure in forma tacita, della persona offesa, come nel caso in cui la stessa non abbia consapevolezza della materialità degli atti compiuti sulla sua persona». Cassazione Penale, Sez. III, 10 maggio 2023 (ud. 19 aprile 2023), n. 19599
          &#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      
           “In tema di violenza sessuale, il dissenso della vittima costituisce un elemento costitutivo della fattispecie incriminatrice e, 8 pertanto, il dubbio o l'erroneo convincimento della sua sussistenza investe la configurabilità del fatto - reato e non la verifica della presenza di una causa di giustificazione (Sez. 3, n. 52835 del 19/06/2018, Rv. 274417). Il dissenso, quale elemento ogget&amp;#2;tivo della fattispecie, deve vertere sugli atti sessuali e consiste in un fenomeno di natura psichica che concerne lo stato sogget&amp;#2;tivo del soggetto passivo, non quello del soggetto attivo del reato. Da ciò deriva che il dissenso è fuori dalla valutazione degli elementi soggettivi del reato e quindi del dolo. Diversa invece è la valutazione in ordine alla coscienza e alla volontà della condotta da parte del soggetto autore del delitto. Nel reato di violenza sessuale, la coscienza di costringere la persona offesa a compiere o a subire un atto sessuale si manifesta innanzitutto nella consapevolezza del dissenso di questa. Pertanto, l'errore sul dissenso, che esclude il dolo ai sensi dell'art. 47 cod. pen., consiste nell'errore sul valore sintomatico delle manifestazioni esterne di resistenza all'atto sessuale poste in es&amp;#2;sere dalla persona offesa. Trattandosi di un errore sul fatto, è necessario che il soggetto, che ha agito presupponendo una real&amp;#2;tà diversa da quella effettiva, debba dare pienamente conto degli elementi fattuali che hanno determinato in lui, nonostante l'uso della normale diligenza, l'erroneo convincimento dell'esistenza del consenso”. Cass. pen., Sez. III, Sent., (data ud. 06/12/2023) 05/03/2024, n. 9316.
          &#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ol&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Articolo estratto da “L’Eco Giuridico" n. 4 de1 8/04/2024- Centro Studi Zaleuco Locri
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 20 Aug 2024 17:24:31 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_wm (Webmaster Italiaonline)</author>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/la-direttiva-europea-sulla-violenza-di-genere-e-la-percezione-del-consenso</guid>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Non è valido il diritto di livello, catastalmente iscritto, senza titolo costitutivo; così la Corte di Cassazione si è espressa recentemente.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/il-livello</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Dalle visure catastali spesso è visibile l'esistenza di un livello, ossia la concessione in godimento di un terreno a fronte del pagamento di un corrispettivo annuo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Si tratta di un istituto risalente al diritti romano e che ha avuto grande applicazione in periodo medievale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In particolare i grandi proprietari terrieri (Comune, Chiesa, Nobiltà) costituivano sui loro terreni degli oneri a favore degli affittuari.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Oggi sebbene in molti atti sia constatabile, i rispettivi titolari da tempo non lo esercitano, e non ritengono di essere vincolati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ebbene, in un'ipotesi di contestazione sulla validità dell'iscrizione, è intervenuta la Cassazione, che ha così statuito:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            il regime giuridico del livello va assimilato a quello dell'enfiteusi, in quanto i due istituti, pur se originariamente distinti, finirono in prosieguo per confondersi ed unificarsi, dovendosi, pertanto, ricomprendere anche il primo, al pari della seconda, tra i diritti reali di godimento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'esistenza del livello deve essere accertata mediante il titolo costitutivo del diritto o l'atto di ricognizione, mentre deve escludersi rilievo ai dati catastali
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           1. Il giudizio trae origine dalla domanda proposta innanzi al Tribunale di Tivoli da A.A. nei confronti di B.B. e C.C., con la quale l'attrice chiese che fosse dichiarata l'inesistenza del livello catastalmente iscritto su un terreno di sua proprietà di 2.780 mq, iscritto al foglio (Omissis) del catasto del comune di (Omissis); in via subordinata, la medesima chiese che il livello fosse dichiarato estinto per prescrizione e, in ulteriore subordine, che nessuna prestazione pecuniaria fosse esigibile da parte dei D.D..
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A.A., cui il terreno era pervenuto in forza di successione mortis causa, espose che esso era stato acquistato dai suoi danti causa E.E. e a F.F. da H.H., con atto del (Omissis); dalla visura catastale risultava che detto terreno, gravato da un "livello" a favore di I.I., con usufrutto parziale a favore di L.L., rientrava tra quelli per i quali il dominio diretto era stato ceduto, con atto rogato dal notaio M.M. in data (Omissis) a N.N., dante causa di B.B.. L'attrice evidenziò come l'unico atto dal quale poteva desumersi l'origine del "livello" era l'atto notarile del (Omissis), con cui il Principe O.O. aveva qualificato i concessionari non come enfiteuti, ma come coloni perpetui ma da tale atto non risultava che il terreno rientrasse tra quelli gravati da livello.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'attrice invocò l'estinzione del livello, anche ai sensi della 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/normativa/10LX0000100346SOMM?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           L. n. 3 del 1974
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/normativa/10LX0000100346ART2?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 2
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            che riguardava in via generale le prestazioni fondiarie perpetue.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           2. Il Tribunale di Tivoli dichiarò la carenza di legittimazione passiva di C.C., accolse la domanda nei confronti di B.B. e dichiarò insussistente il livello iscritto sul terreno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Secondo il Tribunale, non vi era la prova che il terreno dell'attrice rientrasse tra quelli gravati da livello e, in ogni caso, anche ammettendo l'esistenza del livello, esso si era estinto per commutazione di prestazioni fondiarie in natura, ai sensi della L. 4727 del 1887.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           3. Sul gravame proposto dal convenuto, la Corte d'appello di Roma, in riforma della sentenza di primo grado, rigettò la domanda attorea.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte rilevò che era stata la stessa attrice ad individuare nell'atto del (Omissis) quello con cui I.I. aveva ceduto a N.N., dante causa di B.B., il dominio diretto sul terreno oggetto di causa. Era stata la stessa attrice ad affermare che, con atto del (Omissis), i propri danti causa avevano acquistato il terreno gravato da livello. Secondo i giudici di appello, A.A. avrebbe dovuto dimostrare di aver acquistato un terreno non gravato da livello e, a tal fine, non era rilevante l'indagine sull'atto per notar P.P. del (Omissis), costitutivo del livello.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quanto alle commutazioni intervenute nel (Omissis), secondo la Corte di merito, mancava la prova che la conversione del canone in denaro avesse estinto il diritto reale sempre perchè dai citati atti notarili del (Omissis) e del (Omissis), il livello risultava ancora esistente. Era, infine, inapplicabile, ai fini dell'estinzione del livello, la disciplina di cui alla 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/normativa/10LX0000100346SOMM?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           L. n. 3 del 1974
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            perchè riferibile ai terreni situati in (Omissis).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           4. Avverso la sentenza della Corte d'appello di Roma ricorre per cassazione A.A. sulla base di sette motivi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           B.B. è rimasto intimato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Pubblico Ministero nella persona della Dott.ssa Rosa Maria Dell'Erba, ha chiesto il rigetto del ricorso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Motivi della decisione
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           1. Con il primo motivo di ricorso, si deduce la violazione e/o falsa applicazione degli 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00003373?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           artt. 948
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00001364?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           2697
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.c. e degli 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005447?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           artt. 99
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005322?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           112
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.p.c.., in relazione all'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005029?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 360
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.p.c., comma 1, n. 3; secondo la ricorrente, contrariamente a quanto affermato dalla Corte di merito, in materia di azione di accertamento negativo l'onere della prova incomberebbe sul convenuto e non su parte attrice.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           2. Con il secondo motivo di ricorso, si deduce la violazione dell'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005300?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 132
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.p.c., comma 2, n. 4, e dell'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00001364?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 2697
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.c., in relazione all'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005029?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 360
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.p.c., comma 1, n. 3 e 4, per avere la Corte di merito, con motivazione apparente, affermato che era onere della A.A. provare che il proprio acquisto avesse un oggetto più ampio rispetto a quanto riportato nel titolo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           2.1. I motivi, che per la loro connessione vanno esaminati congiuntamente, sono inammissibili perchè non colgono la ratio decidendi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte d'appello, con motivazione non apparente, ha accertato che il terreno pervenuto iure successionis a A.A. era gravato da livello sulla base dell'atto del (Omissis), con il quale I.I. aveva trasferito a N.N. il dominio diretto. A fondamento del proprio convincimento, la Corte d'appello ha, altresì, richiamato l'atto di acquisto dei danti causa della A.A. del (Omissis), cui risultava che il fondo era gravato da livello in favore dei I.I. e del Comune di (Omissis), sulla base dell'iscrizione catastale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ne consegue che, indipendentemente dalla correttezza della decisione, il giudice di appello non ha fatto applicazione del principio dell'onere della prova, ma ha fondato la propria decisione sugli elementi probatori acquisiti al processo (Cass., Sez. II, 12/03/1980, n. 1666).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come affermato da questa Corte, la violazione del precetto di cui all'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00001364?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 2697
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.c., censurabile per cassazione ai sensi dell'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005029?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 360
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.p.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            c., comma 1, n. 3, è configurabile soltanto nell'ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l'onere della prova ad una parte diversa da quella che ne era onerata secondo le regole di scomposizione delle fattispecie basate sulla differenza tra fatti costitutivi ed eccezioni e non invece laddove oggetto di censura sia la valutazione che il giudice abbia svolto delle prove proposte dalle parti, sindacabile, quest'ultima, in sede di legittimità,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           entro i ristretti limiti del "nuovo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005029?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 360
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.p.c., n. 5 (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/10SE0001951822?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Cass., Sez. III, 29.5.2018, n. 13395
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/10SE0002007720?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Cass., Sez. III, 23.10.2018, n. 26769
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/10SE0001311142?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Cass., Sez. III, 17.6.2013, n. 15107
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           3. Con il terzo motivo di ricorso, si deduce la violazione degli 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00003373?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           artt. 948
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00003363?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           957
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00003360?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           960
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00003352?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           967
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00003350?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           969
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00001364?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           2697
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00001337?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           2721
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00001328?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           2729
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00001327?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           2730
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00001124?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           2909
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.c. e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005317?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           artt. 116
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005049?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           342
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.p.c., in relazione all'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005029?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 360
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           c.p.c., comma 1, n. 3, perchè la Corte d'appello non avrebbe rilevato che si era formato un giudicato interno sulla mancata prova della sussistenza del rapporto di enfiteusi, in quanto con l'atto d'appello il B.B. si sarebbe limitato a chiedere una consulenza tecnica per accertare che il fondo fosse gravato da enfiteusi. La ricorrente richiama un precedente di questa Corte (Cass. 12.12.1949), secondo cui chi afferma che un fondo forma oggetto di enfiteusi deve esibire il titolo costitutivo e la prova di essere successore a titolo universale o particolare del concedente oppure produrre l'atto di ricognizione che intercorre tra direttario e concedente. Nel caso di specie, tale prova non potrebbe ricavarsi dall'atto per notar M.M. in data (Omissis), con il quale era stato ceduto il dominio diretto a N.N., dante causa di B.B., in quanto a tale atto sarebbero estranei gli enfiteuti, nè il titolo avrebbe valore ricognitivo in quanto privo degli elementi del negozio riconosciuto. La prova dell'atto costitutivo dell'enfiteusi non potrebbe ricavarsi dai dati catastali attesa la loro idoneità a provare la sussistenza dei diritti reali. Parimenti, l'esistenza del livello non potrebbe essere provata per presunzioni, essendo necessario valutare il contenuto dell'atto costitutivo, ovvero del rogito P.P. del (Omissis), nè il riferimento all'utile dominio contenuto nell'atto del (Omissis) avrebbe contenuto confessorio perchè la confessione ha ad oggetto fatti e non situazioni giuridiche.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            4. Con il quarto motivo di ricorso, deducendo la violazione
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dell'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005300?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 132
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.p.c.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , la ricorrente contesta l'apoditticità e la mera apparenza della motivazione sul punto della supposta efficacia probatoria dei rogiti del (Omissis) e del (Omissis) in merito alla sussistenza del rapporto enfiteutico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           5. Con il sesto motivo di ricorso, si deduce l'omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005029?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 360
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.p.c., comma 1, n. 5)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            con riferimento al rogito P.P. del (Omissis), da cui si evincerebbe che era stato costituito non un rapporto di enfiteusi, ma di colonia perpetua.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           5.1. I motivi, che per la loro connessione vanno trattati congiuntamente sono fondati nei limiti di cui in motivazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Come più volte ribadito dalla giurisprudenza di legittimità, il "livello" si identifica in un diritto reale di godimento assimilabile all'enfiteusi (cfr. Cass. 1366/1961, Cass. 1682/1963,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cass. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/10SE1000356928?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           64/1997
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , Cass. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/cass-civ-sez-ii-sent-data-ud-06-07-2023-06-11-2023-n-30823/10SE0002785275?docIds=10SE0001026721,10SE0001085791" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           23752/2011
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , Cass. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/cass-civ-sez-ii-sent-data-ud-06-07-2023-06-11-2023-n-30823/10SE0002785275?docIds=10SE0001129183,10SE0001172211" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           9135/2012
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , Cass. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/cass-civ-sez-ii-sent-data-ud-06-07-2023-06-11-2023-n-30823/10SE0002785275?docIds=10SE0001909619,10SE0002040426" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           3689/2018
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il termine "livello", derivante da libellus - la scrittura in doppio originale (duo libelli pari tenore conscripti) con cui veniva stipulato il contratto costitutivo del diritto e nel quale venivano documentati gli obblighi delle parti - designa un contratto conosciuto già nel tardo diritto romano e molto diffuso nel medioevo e fino alle soglie dell'età contemporanea, avente ad oggetto il possesso e lo sfruttamento, generalmente con clausole di miglioria, di fondi rustici, o anche urbani.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sulla natura e disciplina dell'istituto in esame, la 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/10SE0000249746?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Corte Costituzionale, con sentenza del 9.7.1959, n. 46
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ha affermato che l'istituto del livello è stato dal legislatore considerato nella sua autonomia e disciplinato con criteri autonomi, che in parte coincidono ed in parte contrastano con la disciplina giuridica dell'enfiteusi e degli istituti similari. La Corte di legittimità ha, però, affermato che i livelli erano soggetti alla disciplina del contratto enfiteutico vero e proprio perchè il livello non corrisponde nel diritto positivo vigente - e del resto non corrispondeva neppure nel passato - ad un istituto giuridico che presentasse una sua autonomia giuridica rispetto all'enfiteusi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con il contratto di livello, il concedente si obbligava a mantenere il livellario nella concessione senza, in tanti casi, pretendere un corrispettivo (detto censo, spesso in natura o in denaro) o pretendendo un corrispettivo simbolico (censo livellare). Il livellario, titolare di un diritto reale di godimento, era tenuto a curare e migliorare le terre. Il diritto del livellario era estremamente ampio, poichè poteva compiere ogni attività sul terreno, anche alienarlo o assoggettarlo a servitù, fermo restando il diritto di prelazione del concedente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Secondo autorevole dottrina, la disciplina dell'enfiteusi, nell'ambito degli istituti di antica tradizione contemplati nel Libro sulla proprietà, rispecchia l'antica distinzione tra un dominio utile del soggetto - l'enfiteuta, al quale sono attribuite nella sostanza facoltà assai simili a quelle di un dominus - ed un dominio eminente e diretto in capo al concedente, al quale sembra far capo la sola formale qualità di proprietario, poichè il corrispondente diritto è quasi integralmente svuotato di contenuto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella successiva evoluzione storica, fino ai nostri giorni, i nomi "livello" ed "enfiteusi" vennero promiscuamente adoperati nell'uso comune, per modo che i due istituti, pur se originariamente distinti finirono in prosieguo, già prima delle codificazioni moderne, per confondersi ed unificarsi, con la conseguente estensione della generale disciplina sulla enfiteusi anche ai livelli.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La figura del livellario e quella dell'enfiteuta appaiono infatti considerate unitariamente, ad esempio, nel Regolamento per l'esecuzione delle disposizioni legislative sul riordinamento dell'imposta fondiaria, approvato con
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/normativa/10LX0000122241SOMM?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           R.D. n. 1539 del 1933
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , con riguardo le modalità di intestazione dei beni (art. 55) e nel Regolamento per la conservazione del nuovo catasto terreni, approvato con il 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/normativa/10LX0000122233SOMM?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           R.D. n. 2153 del 1938
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , con
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           riguardo alle modalità di redazione della nota di voltura (art. 29).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si realizzò, pertanto, nel corso dei secoli una totale fusione tra i due istituti a vantaggio dell'enfiteusi, con la conseguente estensione, in maniera diretta ed analogica, ai livelli della disciplina e della normativa prevista per l'enfiteusi dal codice civile e dalle varie leggi speciali che si sono succedute nel tempo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quanto all'estinzione del diritto, l'esame dell'atto costitutivo è essenziale per accertare se il contratto prevedesse un termine o fosse perpetuo, integrando una colonia perpetua (Cass., Sez. III, 15.6.1985, n. 3601). Sempre l'atto costitutivo consente di verificare l'effettiva natura del rapporto intercorso tra le parti, avendo questa Corte affermato che non possa considerarsi costitutivo di enfiteusi il contratto che, oltre a non prevedere l'obbligo di miglioramenti, rechi una destinazione del fondo oggettivamente incompatibile con ogni successiva miglioria (Cass. 10646/1994).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A tali principi non si è uniformata la Corte d'appello.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'indagine relativa all'esistenza del livello è stata condotta sulla base del titolo di proprietà di N.N., dante causa di B.B., al quale I.I. aveva ceduto il dominio diretto sul terreno, nonchè sulla base dell'atto di acquisto del (Omissis) del dante causa di A.A., B.B., da cui risultava che il fondo era gravato da livello.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I giudici di appello hanno ritenuto superfluo l'esame del titolo originario costitutivo del livello, l'atto per notar P.P. del (Omissis), che era, invece, necessario, in primo luogo, per verificare se il fondo oggetto di causa rientrasse tra quelli gravati da livello, a fronte della contestazione dell'attrice in ordine all'inclusione del fondo tra quelli indicati nell'atto costitutivo. L'atto di provenienza consentiva, inoltre, di individuare la natura giuridica del livello, le obbligazioni poste a carico del concedente e del livellario e la durata del livello.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Erroneamente la Corte d'appello ha limitato l'indagine ai titoli di proprietà delle parti e ha dato rilievo all'iscrizione catastale del livello sul fondo della proprietà dell'attrice, nonostante la giurisprudenza di questa Suprema Corte abbia escluso valore probatorio alle risultanze del catasto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non v'è ragione di discostarsi, essendo il catasto preordinato a fini essenzialmente fiscali, il diritto di proprietà, al pari degli altri diritti reali, non può, in considerazione del rigore formale prescritto per tali diritti, essere provato in base alla mera annotazione di dati nei
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           registri catastali (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/10SE1000213873?pathId=d30fded8ccf4e" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Cass., 24.8.1991, n. 9096
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           )
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Ne discende che, in materia di rivendica o di accertamento della proprietà e di altri diritti reali, la prova deve avvenire sulla base dei titoli (Cass., n. 3398/1984; Cass., n. 3398/1984; Cass., n. 4716/1980).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           6. I motivi in esame (terzo, quarto e sesto) vanno, pertanto accolti, con conseguente assorbimento degli altri motivi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione, che si atterrà al seguente principio di diritto:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "Il regime giuridico del livello va assimilato a quello dell'enfiteusi, in quanto i due istituti, pur se originariamente distinti, finirono in prosieguo per confondersi ed unificarsi, dovendosi, pertanto, ricomprendere anche il primo, al pari della seconda, tra i diritti reali di godimento. L'esistenza del livello deve essere accertata mediante il titolo costitutivo del diritto o l'atto di ricognizione, mentre deve escludersi rilievo ai dati catastali".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il giudice di rinvio provvederà anche in ordine alle spese relative al presente giudizio di legittimità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           P.Q.M.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           accoglie il terzo, il quarto e il sesto motivo di ricorso per quanto di ragione; dichiara inammissibili il primo ed il secondo motivo; dichiara assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata in relazione alle censure accolte e rinvia alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Cassazione Civile,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/10SE0002785275?_gl=1*684al*_ga*MzUwOTU5MzQ2LjE1NDIyMjAwMDU.*_ga_B95LYZ7CD4*MTcwMTYyNDQyMS4zMDIuMC4xNzAxNjI0NDIxLjAuMC4w" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           sentenza 6 novembre 2023, n. 30823
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/md/dmip/dms3rep/multi/food-dessert-catering.jpg" length="96540" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sun, 03 Dec 2023 18:00:10 GMT</pubDate>
      <author>1994632 (OPPEDISANO GIUSEPPE)</author>
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      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/md/dmip/dms3rep/multi/food-dessert-catering.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/md/dmip/dms3rep/multi/food-dessert-catering.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Intelligenza Artificiale: il metaverso anzi i metaversi, problematiche attuali.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/intelligenza-artificiale_-il-metaverso-anzi-i-metaversi-problematiche-attuali</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Te, dei miti pensieri, La blandizie non tocca; altri cerchi le care Dolcezze onde si rallegra di bimbi il focolare, Da Tali gioe rifugge il focolare. Tu sei forte e selvaggia, come il vento che rugge Nella tua valle. Tutto hai quanto brami.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Giacosa , “Il trionfo d'amore”, atto 2 scena 11, Treves 1934
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Secondo l’Oxford English Dictionary, il principale dizionario storico della lingua inglese, edito dall’Università di Oxford, come ogni anno, anche per il 2022 ha indetto un concorso pubblico per votare l’espressione maggiormente esibita nel lessico comune.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella classifica dei lemmi più diffusi la più votata è stata "Goblin Mode , traducibile con “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           modalità goblin
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ”, significante il “comportamento inescusabilmente autoindulgente, pigro, sciatto, ingordo e che esplicitamente rifiuta norme e aspettative sociali", solitamente assunto dalle nuove generazioni, quale forma di ribellione agli standard di perfezione ed efficienza imposti dalla moderna società.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Al secondo posto si è piazzato il lemma "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Metaverso
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ", ovvero un neologismo, coniato nel 1992 da Neal Stephanson all’interno del suo romanzo "Snow 3 Crash" che divenne di uso comune quando, nel 2021, Mark Zuckerberg, nel corso di una conferenza, propose di rinominare “Facebook” in “Meta”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La parola nasce dalla sincrasi tra il termine greco
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           meta
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (" l'oltre " ) ed il termine
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           universus
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (“tutto”) ed esprime lo spazio effimero, diverso dal multi sensoriale, indicativo dell’andare oltre l'universo fisico.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il metaverso si identifica in un ambiente 3D, virtuale e di tipo immersivo, dove le persone interagiscono con altre attraverso il proprio avatar.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un ambiente dove la persona può fare tutto quello che vuole, costruirsi una nuova identità digitale, distinta da quella fisica; immaginarsi bello, ricco e potente; può spostarsi, pur non essendo presente, in altro luogo fisico, trasportarsi a lavoro, sottoporsi ad una visita medica, accedere alla medicina personalizzata, stare in famiglia o con gli amici, visitare un museo , viaggiare,  frequentare l’università, forse a breve anche sposarsi, rimanendo pigro e indolente sul divano.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il metaverso, in altri termini, non è più il digitale col quale siamo abituati a convivere e che apprezziamo anche; esso è qualcosa di diverso: un mondo a sé dove sogno e realtà (simulata) tendono a sovrapporsi; un mondo che, prescindendo dai contatti umani e dalle relazioni sociali, porta verso un individualismo esasperato.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Alcuni (guardando evidentemente con favore a tali nuove realtà virtuali) addirittura definiscono il metaverso come la nuova metafisica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tuttavia, a ben guardare, o forse per via di qualche latente forma di tecno-scetticismo che affligge chi scrive, non si ravvede alcuna simmetria, alcun equilibrio armonico, tra la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           metafisica Aristotelica
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ed il metaverso: la prima, pur prescindendo o meglio andando oltre, i dati sensibili, mira proprio a comprendere l’essenza assoluta delle cose reali e della vista stessa.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il metaverso, invece, non mira ad altro che a sostituire i dati sensibili (la realtà materiale) con bit di un software che ne costruiscono altri irreali, anche se più confacenti ai desiderata del singolo abitante di tale mondo virtuale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Altri, addirittura, vedono nel "mito della caverna" di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Platone
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la prefigurazione del metaverso, ovviamente sostituendo le macchine alle catene platoniche che legavano l’uomo, costringendolo a vedere solo l’immagine riflessa delle cose. Precursione che però appare inappropriata, almeno a chi scrive, se si considera che il mito della caverna simboleggia i limiti della conoscenza umana della realtà, mentre il metaverso vuole soltanto sostituire la realtà con un mondo virtuale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Né si può per, le stesse ragioni, fare un parallelismo tra il metaverso e la concezione di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Eraclito
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sulle capacità di apprendimento dell’uomo, laddove afferma che "i molti non colgono la vera natura delle cose in cui si imbattono, né le conoscono dopo averle apprese, ma se ne costruiscono un'opinione", giacché “i molti” che pur avendo appreso la natura delle cose, per via dei tipici meccanismi mentali di immagazzinamento delle conoscenze, si limitano ad assimilarne solo dei concetti, guardano alla realtà e non la rifuggono in mondi inesistenti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'idea di fondo che alimenta lo svilupparsi del multiverso, altro non è che il desiderio di molti di rimanere nel loro mondo protetto e contemporaneamente vivere esperienze di vita irreali, partecipare a riunioni, a pranzi, fare shopping, vedere concerti, etc.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Addirittura, alcuni
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           avvocati del New Jersey
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , hanno già stabilito il loro ufficio nel metaverso per fornire servizi di consulenza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             Sempre negli U.S.A. è stato rinviato l’esperimento dell’applicativo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “DoNotPay”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , ovvero un algoritmo che avrebbe dovuto assistere un imputato a difendersi in un processo per una violazione di eccesso di velocità.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ancora e sempre in America, alcuni giudici si sono occupati di un caso di violenza ad un avatar, avvenuto sulla piattaforma
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Meta Horizon Worlds
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , dove l’avatar di una donna è stata condotta forzatamente in una stanza e molestata da altri avatar al cospetto di altri utenti. Una violenza senza contatto, ma che secondo la tesi difensiva avrebbe avuto un grave impatto psicologico ed arrecato danno alla serenità della persona. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In tema di realtà virtuale si è giunti ad affermare che nella violenza sessuale commessa mediante strumenti telematici di comunicazione a distanza, “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           la mancanza di contatto fisico tra l'autore del reato e la vittima
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           non è determinante ai fini del riconoscimento della circostanza attenuante del fatto di minore gravità
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nonostante ci troviamo agli albori di una nuova era, possiamo sin da ora affermare che, pur essendo il metaverso un mondo virtuale, esso già produce effetti su quello reale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anzi, a ben guardare, sarebbe più appropriato parlare di “metaversi” visto che, ad oggi, esistono già ben
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            141 mondi virtuali
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , creati da aziende private e popolati,  secondo alcuni studi, da almeno 350 milioni di utenti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Trattandosi di
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            piattaforme di proprietà privata
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e considerando che il metaverso già produce effetti reali, le principali ed impellenti questioni giuridiche attengono alla fase della raccolta ed utilizzo dei dati personali, compresi quelli biometrici, nonché le problematiche legate alla sicurezza delle persone. Per cui emergono oggi nuove istanze di tutela della privacy, nuove soggettività.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           libertà  dell'individuo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , in via esemplificativa, può essere violata dall’attuazione del cosiddetto pedinamento digitale, attuato dai gestori delle piattaforme o da intrusi ivi presenti clandestinamente e capaci di catturare il comportamento verbale e non verbale degli utenti, carpire la personalità, i gusti, i pensieri, le emozioni; sono infinite le tecniche e le potenzialità di analisi, persuasione e condizionamento del libero pensiero e di formazione della coscienza e conoscenza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ancora, è in discussione la protezione dei minori , il monitoraggio delle loro attività e sicurezza, il rischio di discriminazione delle minoranze, il pericolo di un ambiente escludente e intollerante, censurante le libere opinioni; va affrontata la prevenzione e punizione degli illeciti, lo sfruttamento delle emozioni a scopo commerciale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nel prossimo futuro invece, una questione cruciale sarà sulla
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           governance delle piattaforme digitali,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ossia si dovrà determinare se esse dovranno rimanere private o si renderà necessario, e in quale misura, un intervento pubblico, in quanto le soluzioni, prodotte dagli algoritmi, modulatori dell'ambiente, rischiano di creare una egemonia culturale, contraria ai principi costituzionali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            compito del giurista
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sarà forse quello di impegnarsi a tenere il passo con le nuove tecnologie e individuare i limiti e le regole, valide e accettate in sede nazionale e internazionale?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Convenzione n. 108 del Consiglio d'Europa, del 28 gennaio 1981
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , sulla protezione delle persone in relazione al trattamento automatizzato dei dati di carattere personale, rappresenta già il precursore di tale nuova era giuridica, rappresentando essa il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante adottato in materia di protezione dei dati, che ha anche dato l'incipit alle legislazioni nazionali e agli accordi internazionali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In Italia è stata adottata
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la legge n. 675/1996 sulla privacy
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , istituito il Garante per la protezione dei dati personali, quale autorità amministrativa indipendente, emanato il codice in materia di protezione dei dati personali, D.Lgs 196/2003.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A livello internazionale
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , e sempre a protezione dei dati sensibili vi sono anche la Direttiva (UE) 2019/771 attuata con il Decreto Legislativo 4 novembre 2021 n. 170, e la Direttiva (UE) 2019/770, trasposta nel Codice del Consumo dal Decreto Legislativo 4 novembre 2021 n. 173, che hanno reso più gravoso il regime di responsabilità e rafforzato le garanzie di conformità dei beni e dei servizi e contenuti digitali in favore dei consumatori.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L’art. 135-octies, comma 4, del
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Codice del Consumo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , ovviamente di matrice internazionale, riconosce la possibilità di utilizzare i dati personali come corrispettivo per l’acquisto di contenuti e servizi digitali, con la prescrizione che “i dati personali forniti dal consumatore siano trattati esclusivamente dal professionista ai fini della fornitura del contenuto digitale o del servizio digitale a norma del presente capo o per consentire l’assolvimento degli obblighi di legge cui è soggetto il professionista e quest’ultimo non tratti tali dati per scopi diversi da quelli previsti”.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            I singoli Stati, dal canto loro, saranno chiamati a meglio regolamentare il nuovo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sinallagma contrattuale
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , ossia lo scambio fra i dati personali dell'utente e i servizi offerti dalle piattaforme, ad attuare in concreto il principio già esistente della minimizzazione dei dati, trasporre i diritti del mondo analogico al metaverso, garantire l'uguaglianza, tutelare la libertà individuale e i beni, applicare i principi del giusto processo, evitare lacune giuridiche o antinomie con le legislazioni degli altri Stati.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Alcuni studiosi , a tal proposito, auspicano la  necessità di un
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            nuovo contratto sociale
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , come ideato all'origine della rivoluzione industriale da Locke e rielaborato da Rousseau, calato nell'oggi, per la formazione di una nuova coscienza sociale, una nuova intesa e comunanza di valori, fra tutti i soggetti coinvolti, per affrontare le nuove sfide della tecnologia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Avanza anche l’
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           idea della fabbrica virtuale
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , quale luogo di fusione di intelligenza artificiale, realtà virtuale e aumentata, cloud computing, blockchain, piattaforme di pagamento, simulazione grafica e altro, strumenti necessari per contribuire a ridurre i nostri consumi di energia e materie prime.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In conclusione, se questa del metaverso sarà veramente la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           realtà del domani
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e non una moda effimera, frutto di visioni distorte o peggio di interessi commerciali, al di là delle probabili nuove sfide giuridiche che attenderanno i giuristi, forte sarà
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            il rischio della perdita della dimensione umana
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , per come già testimonia la “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Gaming Disorder
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ”, ovvero un disturbo comportamentale importante, dovuto all’abuso dei videogiochi, che è stato già inserito dall'Organizzazione mondiale della sanità tra le malattie riconosciute.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Da ultimo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           l’Unione Europea
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , con la votazione del Parlamento del 14/6/2023 , ha approvato il 13 pionieristico
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           progetto di normativa sull’intelligenza artificiale
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (A.I. act) che vieta l’utilizzo di sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale e a posteriori in aree pubbliche, sistemi di categorizzazione biometrica basati su genere, razza, etnia, cittadinanza, religione, credo politico, sistemi di polizia predittiva, sistemi di riconoscimento delle emozioni, "estrazione non mirata" di dati biometrici da internet o da video di telecamere a circuito chiuso. L’idea è tutelare i diritti e le libertà dei cittadini e scongiurare un futuro “Grande Fratello”.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Articolo tratto dalla Rivista "L'eco Giuridico Zaleuco" del 30/6/2023 n.2, pag.18.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            BIBLIOGRAFIA
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Biagini Alberto, “Mostre e Musei traslocheranno nel Metaverso”;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            HTTPS://WWW.SMARTIUS.IT/ DIGITAL-INDUSTRY
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Cassazione penale, Sezione III, sentenza 02/07/2020, n. 25266
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Continiello Alessandro, “Le nuove frontiere del diritto penale nel metaverso. Elucubrazioni giuridiche o problematica reale”, in Giurisprudenza penale web, 2022, 5.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             De Felice Arianna, “Quando l’avvocato è l’intelligenza artificiale” https://www.digitech.news
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Di Maio Luca, “L’art. 2 della Costituzione e il “Metaverso”, Rivista medialaws_14_06_2023
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Giacosa Giuseppe, Il trionfo d'amore, atto 2 scena 11, Treves 1934
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            https://languages.oup.com/word-of-the-year/2022
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Maffettone Sebastiano, Convegno “Il Metaverso tra utopie e distopie” https://www.garanteprivacy.it/ gennaio 2023
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Molfetta Nicola, Studi legali nel metaverso: verso l’era della interdigitalizzazione?”, https:// legalcommunity.it
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Stephenson Neal, “ Snow Crash”, Spectra, 1992
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tremolada Luca, “Metaverso, esistono 141 mondi virtuali ma gli investitori puntano sui soliti tre”.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il Sole 24ore , 10/1/2023 Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale e modifica di alcuni atti legislativi dell’Unione. Artificial Intellegent Act del 14/6/2023
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/md/pexels/dms3rep/multi/pexels-photo-5473956.jpeg" length="149409" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sun, 03 Dec 2023 17:22:03 GMT</pubDate>
      <author>1994632 (OPPEDISANO GIUSEPPE)</author>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/intelligenza-artificiale_-il-metaverso-anzi-i-metaversi-problematiche-attuali</guid>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Contratti del consumatore: clausole abusive e verifiche d'ufficio  nella fase monitoria.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/clausole-abusive</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In ipotesi di opposizione promossa nell'esecuzione forzata che sia stata intrapresa sulla base di decreto ingiuntivo, è necessario verificare che
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            il giudice del monitorio abbia svolto
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , d'ufficio, il controllo sull'eventuale carattere abusivo delle clausole del contratto
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            stipulato tra professionista e consumatore
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            in relazione all'oggetto della controversia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Detto giudice, a tal fine procede in base agli elementi di fatto e di diritto in suo possesso, integrabili, ai sensi dell'art. 640 c.p.c., con il potere istruttorio d'ufficio, da esercitarsi in armonia con la struttura e funzione del procedimento d'ingiunzione e potrà, quindi, chiedere al ricorrente di produrre il contratto e di fornire gli eventuali chiarimenti necessari anche in ordine alla qualifica di consumatore del debitore.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ove l'accertamento si presenti complesso, non potendo egli far ricorso ad un'istruttoria eccedente la funzione e la finalità del procedimento (ad es. disporre c.t.u.), dovrà rigettare l'istanza d'ingiunzione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            All'esito del controllo, quindi, se rileva l'abusività della clausola, ne trarrà le conseguenze in ordine al rigetto o all'accoglimento parziale del ricorso, mentre se il controllo sull'abusività delle clausole incidenti sul credito azionato in via monitoria desse esito negativo, pronuncerà decreto motivato, ai sensi dell'art. 641 cpc c.p.c., anche in relazione alla anzidetta effettuata delibazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il decreto ingiuntivo conterrà l'avvertimento indicato dall'art. 641 c.p.c., nonché l'espresso avvertimento che in mancanza di opposizione il debitore-consumatore non potrà più far valere l'eventuale carattere abusivo delle clausole del contratto e il decreto non opposto diventerà irrevocabile.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nella fase esecutiva il giudice dell'esecuzione, in assenza di motivazione del decreto ingiuntivo in riferimento al profilo dell'abusività delle clausole, ha il dovere – da esercitarsi sino al momento della vendita o dell'assegnazione del bene o del credito - di controllare la presenza di eventuali clausole abusive che abbiano effetti sull'esistenza e/o sull'entità del credito oggetto del decreto ingiuntivo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ove tale controllo non sia possibile in base agli elementi di diritto e fatto già in atti, dovrà provvedere, nelle forme proprie del processo esecutivo, ad una sommaria istruttoria funzionale a tal fine.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dell'esito di tale controllo sull'eventuale carattere abusivo delle clausole – sia positivo, che negativo - informerà le parti e avviserà il debitore esecutato che entro 40 giorni può proporre opposizione a decreto ingiuntivo ai sensi dell'art. 650 c.p.c. per fare accertare (solo ed esclusivamente) l'eventuale abusività delle clausole, con effetti sull'emesso decreto ingiuntivo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Fino alle determinazioni del giudice dell'opposizione a decreto ingiuntivo ai sensi dell'art. 649 c.p.c., non procederà alla vendita o all'assegnazione del bene o del credito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             Laddove il debitore abbia proposto opposizione all'esecuzione ex art. 615, primo comma, c.p.c., al fine di far valere l'abusività delle clausole del contratto fonte del credito ingiunto, il giudice adito la riqualificherà in termini di opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c. e rimetterà la decisione al giudice di questa (translatio iudicii), mentre se il debitore ha proposto un'opposizione esecutiva per far valere l'abusività di una clausola, il giudice darà termine di 40 giorni per proporre l'opposizione tardiva - se del caso rilevando l'abusività di altra clausola – e non procederà alla vendita o all'assegnazione del bene o del credito sino alle determinazioni del giudice dell'opposizione tardiva sull'istanza ex art. 649 c.p.c. del debitore consumatore.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      
           Così, nella fase di cognizione, il giudice dell'opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c., una volta investito dell'opposizione (solo ed esclusivamente sul profilo di abusività delle clausole contrattuali), avrà il potere di sospendere, ex art.649 c.p.c., l'esecutorietà del decreto ingiuntivo, in tutto o in parte, a seconda degli effetti che l'accertamento sull'abusività delle clausole potrebbe comportare sul titolo giudiziale e procederà, quindi, secondo le forme di rito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cass. civ., Sez. Unite, 06/04/2023, n. 9479
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/md/dmip/dms3rep/multi/new-york-skyline-buildings.jpg" length="306607" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Thu, 23 Nov 2023 11:31:59 GMT</pubDate>
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      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/md/dmip/dms3rep/multi/new-york-skyline-buildings.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/md/dmip/dms3rep/multi/new-york-skyline-buildings.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Caduta all'interno della stanza dell'ospedale, successiva infezione non trattata. Exitus.  Profili di responsabilità della struttura sanitaria.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/caduta-da-una-sedia-all-interno-della-propria-stanza-d-ospedale-profili-i-responsabilita</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il modello di ricostruzione del nesso causale si basa  sul giudizio di probabilità logica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In tema di infezioni nosocomiali, la Corte di Cassazione, Sez III 4864/2023 ha affermato che, in applicazione dei principi sul riparto dell'onere probatorio in materia di responsabilità sanitaria, secondo cui spetta al paziente provare il nesso di causalità fra l'aggravamento della situazione patologica (o l'insorgenza di nuove patologie) e la condotta del sanitario, mentre alla struttura sanitaria compete la prova di aver adempiuto esattamente la prestazione o la prova della causa imprevedibile ed inevitabile dell'impossibilità dell'esatta esecuzione, con riferimento specifico alle infezioni nosocomiali, spetterà alla struttura provare:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            1) di aver adottato tutte le cautele prescritte dalle vigenti normative e dalle leges artis, al fine di prevenire l'insorgenza di patologie infettive;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      
           2) di dimostrare di aver applicato i protocolli di prevenzione delle infezioni nel caso specifico; di tal che la relativa fattispecie non integra un'ipotesi di responsabilità oggettiva ( Cass. 11599/2020), mentre, ai fini dell'affermazione della responsabilità della struttura sanitaria, rilevano, tra l'altro, il criterio temporale - e cioè il numero di giorni trascorsi dopo le dimissioni dall'ospedale - il criterio topografico - i.e. l'insorgenza dell'infezione nel sito chirurgico interessato dall'intervento in assenza di patologie preesistenti e di cause sopravvenute eziologicamente rilevanti, da valutarsi secondo il criterio della cd. "probabilità prevalente" - e il criterio clinico - volta che, in ragione della specificità dell'infezione, sarà possibile verificare quali, tra le necessarie misure di prevenzione (sulle quali, infra, 6.1.) era necessario adottare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 09 May 2023 10:12:25 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Permesso di soggiorno per ragioni umanitarie.</title>
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      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ai fini del riconoscimento del permesso di soggiorno per gravi ragioni umanitarie, la condizione di vulnerabilità per motivi di salute richiede la valutazione se il rientro nel paese d'origine pregiudichi il diritto inviolabile alla salute a causa delle gravi carenze del sistema sanitario.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Cassazione civile, sez. 1, con la sentenza 24133/2022, ha accolto il ricorso di una persona straniera richiedente per motivi di salute la protezione internazionale umanitaria .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il sig. Emilimor ha dichiarato di essere nato e vissuto a Ubobo, città dell’Edo State
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (Nigeria
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ), di essere di etnia orobo e di professare la religione cristiana, di aver studiato per sei anni e di aver lavorato come piastrellista, nonché di aver lasciato il suo Paese in data 12.05.2015 a causa delle persecuzioni subite e delle ritorsioni temute.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nello specifico, il ricorrente ha raccontato di essere stato avvisato un giorno da un suo amico che suo padre si trovava a bordo di una strada ubriaco, cosicché, per riportare a casa il genitore, il sig. Emilimor si era fatto aiutare dall'amico e da un uomo che si trovava vicino a loro;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che tuttavia, una volta entrati nella macchina del passante, il ricorrente e il suo amico si erano addormentati e, quando si erano risvegliati, si erano trovati in una stanza con le mani e i piedi legati;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            che dopo essersi accertato dell'assenza di controlli di Forze dell'Ordine lungo la strada, il rapitore aveva condotto il ricorrente, il suo amico e suo padre in un luogo della foresta dove si stava svolgendo un rito woodoo, cui partecipavano cinque uomini (quattro vestiti di rosso e uno di bianco), e sette ragazze;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             che, iniziato il rituale, il padre e l'amico, assieme a cinque delle sette ragazze, erano stati legati su tavoli a forma di tronchi d'albero per essere usati come vittime sacrificali, venendo successivamente mutilati e uccisi dagli uomini vestiti di rosso;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che, terminata la cerimonia, il ricorrente e le due giovani rimaste in vita erano stati trasportati legati in una stanza, ma durante la notte, uno dei carcerieri aveva slegato una ragazza nel tentativo di abusarne;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che tuttavia la giovane era riuscita a colpire la guardia e a liberare il ricorrente e la sua amica;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che, abbandonato in fretta il luogo del sequestro, il sig. Emilimor e le due ragazze erano scappati nella foresta, ma erano stati raggiunti dai 3 membri della setta che hanno ucciso le due giovani;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che, scampato alla prigionia e all'inseguimento, il ricorrente era riuscito ad arrivare ad Abuja grazie all'aiuto di un camionista che transitava in quei luoghi, il quale, erudito di tutto l’accaduto, aveva consigliato al sig. Emilimor di denunciare alla polizia gli assassini di suo padre e del suo amico;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             che, temendo di essere ucciso, l'appellante ha deciso di espatriare e di venire in Italia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Commissione territoriale di Crotone ha negato la protezione internazionale anche in forma sussidiaria e umanitaria ed anche il Tribunale di Crotone ha rigettato il pedissequo ricorso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Il ricorrente ha proposto appello dinanzi alla Corte di Appello di Catanzaro e con sentenza del 4 febbraio 2020 anche l’appello è stato rigettato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il Ministero si è costituito tardivamente al dichiarato fine di una sua eventuale partecipazione all’udienza di discussione orale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questa Corte con ordinanza interlocutoria n. 21949/2021 del 6 luglio 2021, constatando che il ricorso intercetta la questione, tutt’ora aperta all’interno della giurisprudenza della Suprema Corte, relativa alle modalità di deduzione del vizio di violazione del dovere di cooperazione istruttoria con particolare riferimento alla possibilità:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            - che i documenti C.O.I. possano essere introdotti per la prima volta nel giudizio di legittimità in deroga all’art. 372 cod.proc.civ.;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           - che la parte possa limitarsi ad una mera allegazione «vestita» delle fonti alternative
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             -che nelle competenze della Corte rientrino anche i controlli sull’effettiva esistenza e concreto contenuto delle predette fonti informative, ha rinviato a nuovo ruolo in attesa della pronuncia della prima sezione in udienza pubblica sui temi indicati.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Procuratore Generale ha concluso per l’accoglimento del terzo motivo di ricorso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                                                     RAGIONI DELLA DECISIONE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             Il ricorrente deduce:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            1.Violazione art. 360, comma 1, n. 3 cod.proc.civ., Violazione o falsa applicazione di norme di diritto. Violazione artt. 3 D.lgs. n. 251/2007  con riferimento ai profili di credibilità. Violazione artt. 8, 10 D.lgs. n. 25/2008 per inottemperanza dell’obbligo di cooperazione istruttoria.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte di Appello avrebbe ritenuto non credibile il racconto del ricorrente senza aver formulato alcuna domanda specifica di approfondimento o chiarimento violando il diritto all’ascolto del richiedente asilo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             La vicenda, inoltre, doveva essere approfondita attraverso indagini istruttorie autonome e alla luce del contesto sociale del Paese d’origine ove è verosimile l’attività di stregoneria e di culto settario.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           1.1 Il motivo è inammissibile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La Corte ha valutato la credibilità intrinseca del racconto del richiedente asilo che, se non è positiva, rende irrilevante la cooperazione istruttoria a carico del Giudicante ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel lamentare il mancato inquadramento della vicenda nella situazione generale del suo Paese di origine, il ricorrente non considera che il giudizio negativo in ordine alla credibilità soggettiva del richiedente, espresso in conformità dei criteri stabiliti dall’art. 3 D.lgs. n. 251/2007, risulta di per sé sufficiente a dispensare il giudice dal compimento di approfondimenti officiosi in ordine alla situazione del Paese di origine, ai fini dell'accertamento delle fattispecie di cui agli artt. 7 e 14, lett. a) e b) D.lgs. n. 251/2007, non trovando applicazione in tal caso il dovere di cooperazione istruttoria previsto dall’ art. 8, comma 3, D.lgs. n. 25/2008, il quale non opera laddove, come nella specie, sia stato proprio il richiedente a declinare, con una versione dei fatti inaffidabile o inattendibile, la volontà di cooperare, quanto meno in relazione all'allegazione affidabile degli stessi (cfr., Cass., n. 16925/2020; Cass., n. 15794/2019; Cass., n. 16925/2018).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Tale principio opera in particolare con riferimento ai casi di esclusione della credibilità intrinseca della narrazione offerta dal richiedente asilo alla luce di riscontrate contraddizioni, lacune e incongruenze, che esclude la necessità di procedere al controllo della credibilità estrinseca - che attiene alla concordanza delle dichiarazioni con il quadro culturale, sociale, religioso e politico del Paese di provenienza, desumibile dalla consultazione di fonti internazionali meritevoli di credito - poiché tale controllo assolverebbe alla funzione meramente teorica di accreditare la mera possibilità astratta di eventi non provati riferiti in modo assolutamente non convincente dal richiedente. (Cass., n. 24575/2020; Cass., n. 6738/2021).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             Nella fattispecie, a pagina 5 della sentenza impugnata, la Corte territoriale ha escluso proprio l’intrinseca credibilità del racconto reso dal sig. Emilimor, sia per la sua genericità e la sua carenza di dettagli circostanziati, sia per le gravi incongruenze colte nel racconto dell’episodio del rapimento e delle vicende successive.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           2. Violazione art. 360, comma 1, n. 3 cod.proc.civ. - Violazione o falsa applicazione di norme di diritto. Violazione degli artt. 2-14 comma 1, lett. b) e c) D.lgs. n.251/2007 con riferimento alla protezione sussidiaria.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Anche ai fini della protezione sussidiaria la Corte di appello non avrebbe svolto integrazione istruttoria ufficiosa, nonostante i numerosi report esibiti che confermavano il clima di corruzione fra gli agenti di polizia e in generale nei servizi pubblici. Nella decisione emergono informazioni sulle fonti non specifiche e non dettagliate sul periodo di riferimento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           2.1 Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la mancata cooperazione istruttoria anche relativamente alla sua richiesta di protezione sussidiaria individualizzata [art.14, lettera b) d.lgs.251/2007] con specifico riferimento alle minacce provenienti dai cultori dei riti esoterici, prospettati come “agenti non statuali” ex art.5, comma 1, lettera c), d.lgs.251/2007 contro le quali le autorità statuali nigeriane non vorrebbero o non potrebbero fornire protezione. Anche questa censura non può essere condivisa per le stesse ragioni esposte con riferimento al primo motivo e cioè perché l’obbligo di cooperazione presuppone un preventivo accertamento di credibilità intrinseca del narrato che è stata motivatamente esclusa dal giudice del merito. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            V’è da aggiungere, per completezza, che il richiamo all’art.14, lettera c), d.lgs.251/2007, contenuto in rubrica, è privo di qualsiasi esplicazione nell’ambito dell’illustrazione del motivo che non indica l’esistenza di un conflitto armato interno capace di esporre tutti i cittadini a un rischio indiscriminato di esposizione alla violenza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Infatti, in piena conformità alla giurisprudenza della Corte di giustizia UE, secondo questa Corte, in tema di protezione sussidiaria, ex art. 14, lett. c) del d.lgs. n. 251 del 2007, il conflitto armato interno, tale da comportare minaccia grave ed individuale alla vita o alla persona di un civile, ricorre in situazioni in cui le forze armate governative di uno Stato si scontrino con uno o più gruppi armati antagonisti, o nelle quali due o più gruppi armati si contendano tra loro il controllo militare di un dato territorio, purchè il conflitto ascenda ad un grado di violenza indiscriminata talmente intenso ed imperversante da far sussistere fondati motivi per ritenere che un civile rinviato nella regione di provenienza corra il rischio descritto nella norma per la sua sola presenza sul territorio, tenuto conto dell'impiego di metodi e tattiche di combattimento che incrementano il rischio per i civili, o direttamente mirano ai civili; della diffusione, tra le parti in conflitto, di tali metodi o tattiche; della generalizzazione o, invece, localizzazione del combattimento; del numero di civili uccisi, feriti, sfollati a causa del combattimento (Cass., n. 5675/2021).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             Nulla di tutto ciò viene prospettato nell’ambito del secondo motivo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            3.Violazione art. 360, comma 1, n. 3, cpc. Violazione o falsa applicazione di norme di diritto. Violazione dell'art. 5, comma 6, d.lgs. n.286/1998; art. 32 d.lgs. n. 25/2008. Mancata comparazione tra integrazione sociale e situazione personale del richiedente.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nella valutazione del riconoscimento della protezione umanitaria la Corte non ha ritenuto la sufficienza dell’attività lavorativa come elemento significante l’integrazione effettiva del richiedente nel nostro Paese. In tale direzione, però, non ha considerato comparativamente la situazione di violazione sistematica e grave dei diritti umani esistenti nel Paese di origine che impedirebbero al ricorrente di condurre un’esistenza atta a soddisfare i bisogni e le esigenze ineludibili della vita personale. Non ha considerato in alcun modo la situazione di salute del richiedente
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            3.1 La censura non è fondata quanto alla prospettata integrazione sociale e lavorativa in Italia, valutata ed esclusa in concreto dalla Corte territoriale (pag.5, 3° capoverso) con un accertamento di fatto inammissibilmente contestato nel merito, peraltro con riferimento a un attestato di conoscenza linguistica della lingua italiana di primissimo livello (A1) e a una mera attività di volontariato estivo nel 2017.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La censura è invece fondata con riferimento alla problematica sanitaria allegata dal ricorrente e all’epatite cronica attiva da lui documentata.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La Corte non ha valutato la documentazione sanitaria (doc. a-k) prodotta in secondo grado ed esibita in allegato al ricorso e non ha svolto alcuna indagine tesa a valutare se la patologia accertata possa ricevere nel Paese di origine adeguate cure e trattamenti specialistici che attualmente consentono al ricorrente di controllare la malattia. E‘ mancata quindi la necessaria valutazione se il rientro possa pregiudicare le condizioni e il diritto inviolabile alla salute del ricorrente.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Secondo la giurisprudenza di questa Corte, ai fini del riconoscimento del permesso di soggiorno per gravi ragioni umanitarie (nella disciplina di cui all'art. 5, comma 6, d.lgs. n. 286 del 1998, applicabile "ratione temporis"), la condizione di vulnerabilità per motivi di salute richiede, alla luce della giurisprudenza unionale (CGUE, 24 aprile 2018, in causa C-353/16), l'accertamento della gravità della patologia, la necessità ed urgenza delle cure nonché la presenza di gravi carenze del sistema sanitario del paese di provenienza. (Cass., n. 17118/2020; Cass., n. 15322/ 2020; Cass., n. 13765/2020).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            4. Sulla base delle motivazioni espresse la Corte accoglie il terzo motivo, rigetta il secondo e dichiara inammissibile il primo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                                                                                       P.Q.M.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La Corte accoglie il terzo motivo di ricorso, nei sensi di cui in motivazione, rigettati i primi due, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di Appello di Catanzaro, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 17 Aug 2022 11:25:35 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/permesso-di-soggiorno-per-ragioni-umanitarie</guid>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La sosta dei veicoli per carico e scarico merci è permessa sull'area della servitù di passo carrabile.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/la-sosta-dei-veicoli-e-permessa-sull-area-di-servitu-di-passaggio-carraio</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Normalmente la servitù di passaggio con mezzi meccanici non consente la manovra di inversione di marcia sul fondo servente, salvo che tale facoltà non risulti in modo inequivoco dal titolo o non si riveli necessariamente implicita riguardo  allo stato dei luoghi, perché indispensabile per l'esercizio del passaggio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Infine, in presenza di un titolo costitutivo di una "servitù di passaggio pedonale e carraio attraverso l'androne di ingresso... e sul cortile... con diritto di sosta per carico e scarico di merci", deve considerarsi che la "utilitas" ricavabile del fondo dominante, ai sensi dell'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00003285?pathId=f5311bbb3200d" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 1027
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             c.c., va commisurata alla limitazione del diritto di proprietà del fondo servente, quale esso risulta dal titolo, non coincidendo con qualsiasi vantaggio, anche di fatto, che possa trarne il titolare, ma solo con quello corrispondente al contenuto del peso imposto.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Peraltro, l'esigenza che nell'atto costitutivo di una servitù siano specificamente individuati tutti gli elementi di questa non implica la necessità dell'espressa indicazione ed analitica descrizione del fondo servente e di quello dominante, essendo sufficiente che i predetti elementi siano comunque desumibili dal contenuto dell'atto e siano quindi determinabili, attraverso i consueti strumenti ermeneutici, il fondo dominante, quello servente ed il contenuto dell'assoggettamento di quest'ultimo all'utilità del primo (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/10SE1000399794?pathId=f5311bbb3200d" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Cass. Sez. 2, 11/02/2000, n. 1516
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tale attività interpretativa, concretandosi in un'indagine sull'effettiva volontà dei contraenti in ordine all'eventuale costituzione di una servitù prediale, costituisce accertamento di fatto sindacabile in sede di legittimità solo per vizio della motivazione o per inosservanza delle regole di ermeneutica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Parimenti, affinchè il titolo costitutivo della servitù abbia la causa tipica, l'imposizione del peso a carico del fondo servente deve realizzare una utilitas riconducibile realmente alla situazione obbiettiva ed alla destinazione del fondo dominante, cui è rivolto il vantaggio; e la medesima individuazione dell'utilità del fondo dominante costituisce apprezzamento di fatto, demandato al giudice del merito ed incensurabile in sede di legittimità se non nei limiti dell'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00005029?pathId=f5311bbb3200d" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 360
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.p.c., comma 1, n. 5.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sembra peraltro corretto affermare che, salvo che non risulti diversamente dal titolo o dagli altri elementi indicati dall'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00003246?pathId=f5311bbb3200d" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 1063
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.c., nel contenuto normale di una servitù di passaggio pedonale e carraio con diritto di sosta per carico e scarico di merci, stabilita a vantaggio di un immobile destinato ad opificio, rientra anche la facoltà di sostare nel fondo con i mezzi di locomozione adoperati, in quanto attività generalmente necessaria all'esercizio della servitù a norma dell'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/05AC00003245?pathId=f5311bbb3200d" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           art. 1064
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            c.c. (Cass. Sez. 2, 26/01/1980, n. 637; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/10SE1000127384?pathId=f5311bbb3200d" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Cass. Sez. 2, 19/05/1987, n. 4552
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://onelegale.wolterskluwer.it/document/10SE0001956729?pathId=f5311bbb3200d" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Cass. Sez. 2, 07/06/2018, n. 14820
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sat, 09 Jul 2022 08:26:46 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il minorenne viola il codice della strada: rispondono i genitori.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/violazione-al-codice-della-strada-da-parte-del-minorenne-rispondono-i-genitori</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            In caso di violazione amministrativa commessa da minore degli anni diciotto, della stessa risponde, colui che era tenuto alla sorveglianza dell’incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Con l'unico motivo articolato, la ricorrente, lamentando la violazione e la falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 2, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui il tribunale ha ritenuto che il verbale di contestazione aveva correttamente indicato, quale trasgressore, il minore che aveva commesso il fatto senza, tuttavia, considerare che, quando il fatto è commesso da un minore, il verbale di contestazione dev'essere elevato nei confronti dei genitori i quali non rispondono a titolo di coobbligati in solido ma, ove non dimostrino di non aver potuto impedire il fatto, a titolo personale e diretto, in qualità di trasgressori e come tali devono essere chiaramente indicati nel verbale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             Il motivo è fondato.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questa Corte, in effetti, ha ritenuto che, in caso di violazione amministrativa commessa da minore degli anni diciotto, della stessa risponde, a norma della L. n. 689 del 1981, art. 2, applicabile anche agli illeciti amministrativi previsti ai sensi dell'art. 194 C.d.S., colui che era tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto. Ne consegue che, in caso di violazione commessa da minore, fermo l'obbligo di redazione immediata del relativo verbale di accertamento, la contestazione della violazione deve avvenire nei confronti dei soggetti tenuti alla sorveglianza del minore con la redazione di apposito verbale di contestazione nei loro confronti, nel quale deve essere enunciato il rapporto intercorrente con il minore che ne imponeva la sorveglianza al momento del fatto e la specifica attribuzione ad essi della responsabilità per l'illecito amministrativo (Cass. n. 17189 del 2009).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In caso dio violazione amministrativa commessa da un minore di anni diciotto, invero, la sanzione va irrogata ai soggetti tenuti alla sorveglianza dell'incapace, che rispondono a titolo personale e diretto per la trasgressione della OneLEGALE © Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. pag. 2 norma, avendo omesso la vigilanza alla quale erano tenuti, con la conseguenza che, in siffatta ipotesi, fermo l'obbligo della redazione immediata del relativo verbale di accertamento, la violazione dev'essere contestata enunciando il rapporto intercorrente con il minore al momento del fatto, che imponeva la specifica attribuzione ad essi della responsabilità per l'illecito amministrativo (Cass. n. 26171 del 2013).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il ricorso, quindi, dev'essere accolto e la sentenza impugnata, per l'effetto, cassata con rinvio, per un nuovo esame, al tribunale di Aosta che, in differente composizione, provvederà anche sulle spese del presente giudizio.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                                                                                  P.Q.M.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            La Corte così provvede: accoglie il ricorso e, per l'effetto, cassa la sentenza impugnata con rinvio, per un nuovo esame, al tribunale di Aosta che, in differente composizione, provvederà anche sulle spese del presente giudizio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cass. civ., Sez. VI - 2, Ord., (data ud. 21/04/2022) 17/06/2022, n. 19619
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/md/pexels/dms3rep/multi/pexels-photo-716421.jpeg" length="468967" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 09 Jul 2022 07:57:46 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Rilascio di immobile concesso in comodato. No all'ordinanza di sgombero.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/intervista</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Le inadempienze al contratto possono essere contestate in sede civilistica e non con rimedi autoritativi.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;a href="/" target="_blank"&gt;&#xD;
    &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/5082a141/dms3rep/multi/IMG_20201025_115249_082.jpg"/&gt;&#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         1. Con ricorso ritualmente proposto l’Associazione C.U.O. impugna l'ordinanza indicata in epigrafe, emessa dal Responsabile del Settore 'Politiche del Territorio’ del Comune di Siderno il 3/8/2021, con la quale veniva ordinato lo sgombero dell’immobile sito in via F. Macrì n. 16, concessole in comodato d'uso gratuito ai fini della relativa destinazione a centro diurno per disabili.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1.2. L’associazione ricorrente, attiva quale onlus nel settore del volontariato con finalità di promozione dell’assistenza socio sanitaria delle persone diversamente abili, premette in fatto di aver stipulato con il Comune di Siderno in data 9/5/2018 un contratto di comodato d'uso gratuito avente ad oggetto il bene immobile in questione per destinarlo a struttura di accoglienza diurna per persone disabili. Ottenutane la materiale disponibilità provvedeva, dunque, ad avviare i lavori di ristrutturazione necessari per la messa a norma e l'accessibilità degli spazi, curando in particolare le opere volte all’eliminazione delle barriere architettoniche (scalinate e servizi), sì da rendere fruibili i locali agli utenti della struttura.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò nonostante con la gravata ordinanza il Comune intimava il rilascio dell’immobile entro il termine di sette giorni, adducendo a relativo fondamento la violazione delle condizioni stabilite negli artt. 5 e 6 della convezione di comodato, con particolare riferimento all’omessa trasmissione delle relazioni annuali sulle attività espletate nell’immobile nonché alla mancata voltura delle utenze, con conseguente operatività della clausola risolutiva espressa prevista nell’art. 10.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2. In punto di diritto, con una prima doglianza denuncia il "difetto assoluto di attribuzione del potere esercitato dall’amministrazione" sul rilievo, per un verso, della riconducibilità dell’immobile al patrimonio disponibile dell’ente e, per altro verso, del carattere non grave dell’inadempimento contestato. Si duole ancora della "erroneità e illegittimità dell’esercizio dei poteri pubblicistici di autotutela esecutiva, previsti dagli artt. 822, 823 c.2, 826 c. 3 c.c., carenza di potere in concreto, violazione di legge e norma pattizia sulla competenza (art. 14 contratto)", rilevando, in specie, che a fronte delle inadempienze oggetto di contestazione l’Ente avrebbe dovuto azionare la tutela civilistica prevista dall’art. 14 del contratto e non già i rimedi autoritativi in concreto esercitati, avendo le parti concordato la devoluzione al giudice ordinario di "ogni controversia sorgente dal presente contratto". Rimarcava, a tal riguardo, la natura prettamente privatistica della controversia, insorta nel corso dell’esecuzione del rapporto, confermata d'altro canto dal richiamo nell’ordinanza al rimedio contrattuale della clausola risolutiva espressa, incompatibile con la spendita di potere autoritativo, limitandosi l’Ente a rilevare l'inadempimento di obblighi "afferenti la fase esecutiva del contratto, fase in cui le parti si trovano in una relazione paritaria" (p. 5 ricorso).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con una seconda doglianza si duole della violazione delle garanzie partecipative, avendo l’Ente omesso di comunicare l'avvio del procedimento ai sensi degli artt. 7 e ss. L. n. 241 del 1990.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ulteriori vizi, rilevanti sotto il versante della violazione di legge e dell’eccesso di potere, sarebbero ancora rintracciabili nella nullità della clausola risolutiva espressa per violazione dell’art. 1456 c.c. per genericità (III doglianza) nonché nella "scarsa importanza e lievità delle contestazioni contrattuali", avendo l’Ente del tutto omesso di considerare le condizioni in cui si trovava l'immobile all’atto della consegna, delle quali era stato peraltro messo a conoscenza con note trasmesse il 1/7/2020 e il 10/9/2020, segnalandosi anche le difficoltà connesse al completamento dei lavori ed all’avvio dell’attività di assistenza in ragione dell’emergenza pandemica (IV).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Lamenta, infine, la violazione dei principi di legalità, imparzialità, buon andamento, proporzionalità e buona fede contrattuale, anche in relazione alla carenza e contraddittorietà della motivazione nonché al difetto dell’istruttoria, segnalando in particolare l'imprecisa indicazione dell’immobile oggetto di sgombero, individuato infatti nell’ordinanza con diversi riferimenti identificativi (V).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Conclude, pertanto, chiedendo l'annullamento dell’ordinanza previa sospensione in via cautelare dei relativi effetti.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3. Per resistere al ricorso si è costituito il Comune di Siderno con memoria di controdeduzioni depositata il 18/9/2021, rivendicando la piena legittimità del provvedimento impugnato, tenuto conto della mancata destinazione dell’immobile, nonostante il lungo tempo trascorso dalla stipula del contratto di comodato, alle finalità per le quali lo stesso era stato assegnato all’associazione ricorrente.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          4. Per mero errore depositava una memoria di costituzione in giudizio anche l’A.D.R.C., afferente tuttavia ad un diverso giudizio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5. Alla camera di consiglio del 22/9/2021, fissata per la trattazione della domanda cautelare, il presidente del Collegio invitava le parti a interloquire, ai sensi dell’art. 73, co. 3, primo periodo, c.p.a., sul profilo della giurisdizione, rilevando una possibile causa di inammissibilità del ricorso. Dato dunque avviso ex art. 60 c.p.a. della possibile definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, la causa veniva trattenuta in decisione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6. Il ricorso è inammissibile per difetto di giurisdizione, esorbitando la controversia dal perimetro della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo enucleato nell’art. 133, co. 1, lett. b), c.p.a. in relazione alla materia della 'concessione di beni pubblici’, circoscritto, infatti, alle sole "controversie aventi ad oggetto atti e provvedimenti relativi a rapporti di concessione di beni pubblici, ad eccezione delle controversie concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi …".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6.1. Giova preliminarmente ricordare, in linea con il consolidato orientamento della giurisprudenza, che la giurisdizione si determina in base alla domanda e, ai fini del riparto tra giudice ordinario e giudice amministrativo, rileva non già la prospettazione delle parti, bensì il c.d. petitum sostanziale, il quale va identificato non solo e non tanto in funzione della concreta pronuncia che si chiede al giudice, ma anche e soprattutto in funzione della causa petendi, ossia della intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio ed individuata dal giudice con riguardo ai fatti allegati ed al rapporto giuridico del quale detti fatti costituiscono manifestazione (cfr. Cass.., sez. un., ord. 26 giugno 2019, n. 17123; Id., ord. 20 giugno 2019, n. 16536; Id., ord. 31 luglio 2018, n. 20350; cfr. anche C. St., sez. VI, 27 febbraio 2018, n. 1166).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Non appare, inoltre, superfluo evidenziare l'irrilevanza del fatto che le doglianze di parte ricorrente siano dirette avverso provvedimenti amministrativi, dovendosi fare applicazione nella vicenda in esame del principio in base al quale il riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo si determina non già in base agli affermati vizi degli atti amministrativi e alle pronunce richieste su di esse (annullamento piuttosto che disapplicazione) bensì in relazione al carattere paritario o autoritativo del rapporto intercorrente tra privato e Amministrazione. In altri termini, la giurisdizione del giudice ordinario, con riguardo a una domanda proposta dal privato nei confronti della Pubblica Amministrazione, non può essere esclusa per il solo fatto che la domanda medesima contenga la richiesta di annullamento di un atto amministrativo, perché, ove tale richiesta si ricolleghi alla tutela di una posizione di diritto soggettivo, in considerazione della dedotta inosservanza di norme di relazione (id est, delle norme regolative del rapporto intersoggettivo tra privato e P.A.) da parte dell’Amministrazione, quella giurisdizione va affermata, fermo restando il potere del giudice ordinario di provvedere alla sola disapplicazione dell’atto amministrativo nel caso concreto (cfr.. TAR Veneto, sez. I, 25 luglio 2019, n. 890; v. altresì C. St., sez. V, 27 aprile 2015, n. 2059).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6.2. Tanto premesso, per come pacificamente riconosciuto dalla stessa parte ricorrente in sede ricorsuale, nella vicenda di specie viene in rilievo una controversia di natura squisitamente civilistica, nascente dal contestato inadempimento da parte del comodatario di talune condizioni del contratto stipulato con il Comune di Siderno il 9/5/2018 avente ad oggetto un bene immobile facente parte del patrimonio disponibile dell’Ente, con conseguente ricorso da parte di quest’ultimo al rimedio contrattuale della risoluzione di diritto in forza della clausola risolutiva espressa inserita nell’accordo (art. 10).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sicché, al di là del nomen juris impressogli dall’amministrazione, al provvedimento figura del tutto estranea la spendita di poteri autoritativi, afferendo la controversia alla fase esecutiva del rapporto contrattuale ed avendo agito l’Ente nell’esercizio di un potere di matrice tipicamente privatistica, sul rilievo dell’inadempimento del contraente a due specifici obblighi contrattuali assunti con la sottoscrizione dell’accordo, afferenti, in particolare, all’omessa trasmissione delle relazioni annuali sull’attività svolta nell’immobile concesso in comodato (art. 5) e all’omessa voltura delle utenze a servizio dello stesso, rimaste nella formale titolarità del comodante (art. 6).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          D’altro canto, anche il tenore testuale dell’atto impugnato conforta l'assunto del carattere privatistico, e non già autoritativo, dell’iniziativa assunta dall’Ente al fine di conseguire il rilascio dell’immobile, passando un tale risultato per lo scioglimento del vincolo contrattuale in forza di un rimedio espressamente previsto dalle parti nell’accordo, nell’alveo dunque di una relazione in tutta evidenza paritetica.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ed infatti, richiamati gli obblighi contrattuali asseritamente trasgrediti dal comodatario, a fondamento della risoluzione del rapporto l’Amministrazione invoca l'operatività della condizione pattuita nell’art. 10, a mente del quale "l'inadempienza da parte del comodatario di uno dei patti contenuti nell’ambito di una relazione tra le parti paritetica in questo contratto produrrà ipso iure la sua risoluzione".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’intrinseca natura della posizione sostanziale dedotta in giudizio, certamente da qualificarsi quale autentico diritto soggettivo (al mantenimento del bene oggetto del contratto di comodato) inciso da un atto assunto dalla pubblica amministrazione iure privatorum, cioè in assenza di spendita di potere autoritativo, rende dunque manifesta l'estraneità della controversia all’ambito applicativo del richiamato art. 133, co. 1, lett. b), c.p.a., rilevando esclusivamente la dimensione civilistica del postulato inadempimento contrattuale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’atto impugnato, in definitiva, deve essere correttamente inteso non come provvedimento amministrativo autoritativo avente ad oggetto l'ordine di sgombero dell’immobile ma, piuttosto, come comunicazione dell’avvenuta risoluzione di diritto del contratto di comodato per inadempimento e contestuale richiesta di rilascio dell’immobile, conformemente all’orientamento giurisprudenziale a mente del quale "le controversie relative ad un ordine di sgombero di un locale di proprietà comunale facente parte del patrimonio disponibile dell’ente territoriale, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di un rapporto di matrice negoziale, da cui derivano in capo ai contraenti posizioni giuridiche paritetiche qualificabili in termini di diritto soggettivo, nel cui ambito l’Amministrazione agisce 'iure privatorum’ - al di fuori cioè dell’esplicazione di qualsivoglia potestà pubblicistica - non soltanto nella fase genetica e funzionale del rapporto, ma anche nella fase patologica, il che, più specificamente, si traduce nell’assenza di poteri autoritativi sia sul versante della chiusura del rapporto stesso, sia su quello connesso del rilascio del bene" (cfr. TAR Campobasso, sez. I, 4 ottobre 2019, n. 314).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6.3. Tali coordinate di riparto - coerenti con una lettura conforme a Costituzione della fattispecie di giurisdizione esclusiva prevista dall’art. 133, co. 1, lett. b), c.p.a. - risultano applicabili alla controversia in esame, considerato che le pretese ricorsuali, vertenti in ultima istanza sulla sussistenza delle condizioni per il legittimo esercizio da parte del Comune del diritto potestativo nascente dalla clausola risolutiva espressa inserita nell’accordo negoziale, attengono certamente alla fase esecutiva del rapporto e suppongono l'accertamento di patologie, afferenti al contratto/rapporto, che non hanno alcuna connessione con l'esercizio di poteri autoritativi da parte del Comune di Siderno, essendo piuttosto riconducibili all’inadempimento oggetto di contestazione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          7. Conclusivamente, va dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del giudice ordinario, innanzi al quale il giudizio potrà essere riassunto, con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda originaria, ai sensi dell’art. 11 c.p.a.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          8. Considerato che il merito della controversia rimane impregiudicato, sussistono i presupposti di legge per disporre l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          P.Q.M.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, Sezione Staccata di Reggio Calabria, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           T.A.R. Calabria Reggio Calabria, Sent., (data ud. 22/09/2021) 24/09/2021, n. 717
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sun, 28 Nov 2021 10:37:04 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
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    <item>
      <title>Farmaci,  pulsioni irrefrenabili e ludopatia. Il giocatore ha diritto al risarcimento del danno</title>
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      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
                  
          La mancata indicazione nel bugiardino della ludopatia quale effetto indesiderato comporta la responsabilità della casa farmaceutica.
        
                &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp-cdn.multiscreensite.com/md/dmtmpl/dms3rep/multi/blog_post_image.png"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                      
           La Corte di Appello di Milano, con sentenza n.1353/2021 ha condannato la casa farmaceutica per la mancata indicazione degli effetti collaterali.
          
                    &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                      
           Il caso concerne l'assunzione dei medicinali  che determinavano effetti collaterali incontrollabili, non riportati nel bugiardino, tra cui, in particolare ludopatia ed ipersessualità, e cagionavano notevoli sconvolgimenti nella vita dell’attore.
          
                    &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                      
           Nel respingere l'appello,  la Corte ha riaffermato i principi in materia di prova liberatoria di cui alla Sentenza  Cass n. 6587 del 07/03/2019 “
          
                    &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                      
           Ai fini della prova liberatoria, idonea ad escludere la responsabilità ex art. 2050 c.c. per i danni conseguenti alla produzione e immissione in commercio di farmaci, l'impresa farmaceutica è tenuta a dimostrare di avere osservato, prima della produzione e immissione sul mercato del farmaco, i protocolli di sperimentazione previsti dalla legge, e di avere fornito un'adeguata informazione circa i possibili effetti indesiderati dello stesso, aggiornandola - se necessario - in relazione all'evoluzione della ricerca”.
          
                    &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                      
           L'appellante assume che la comunità scientifica e le industrie farmaceutiche non potessero essere a conoscenza dei rischi prima del 2006, per l'esiguità dei casi riscontrati e che comunque, “solo dopo che il fenomeno è stato ampiamente studiato, appare evidente che la classe dei medicinali dopamino antagonisti determina una facilitazione a comportamenti compulsivi in soggetti comunque predisposti e può rappresentare un effetto indesiderato (non comune) del medicinale, ma non certo un suo effetto collaterale (cioè a dire un effetto prevedibile ineluttabile all'epoca degli studi registrativi del farmaco) o difetto” ( pag 23 appello).
          
                    &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                      
           Trattasi infatti, a giudizio della Corte, di mera riproposizione di argomentazioni già formulate in primo grado, ritenute dal Tribunale, con una motivazione che si condivide, inidonee a dimostrare la rigorosa “osservanza di tutte le sperimentazioni ed i protocolli previsti dalla legge prima della produzione e della commercializzazione del farmaco" come richiesto dalla più giurisprudenza della Suprema Corte sopra citata, poiché genericamente dedotte. 
          
                    &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sat, 15 May 2021 17:58:25 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
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      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza del 8 aprile 2021 n.9380, hanno affermato la cumulabilità fra l'indennità di polizza e il risarcimento del danno, escludendo l'azione di rivalsa dell'assicuratore.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nel caso di assicurazione sulla vita, l'indennità si cumula con il risarcimento, perchè si è difronte ad una forma di risparmio posta in essere dall'assicurato sopportando l'onere dei premi, e l'indennità, vera e propria contropartita di quei premi, svolge una funzione diversa da quella risarcitoria ed è corrisposta per un interesse che non è quello di beneficiare il danneggiante.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si riporta uno stralcio della suddetta sentenza.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con sentenza in data 21.4.2016 n. 207 il Tribunale di Belluno, rigettava la opposizione proposta da UNIPOLSAI Assicurazioni s.p.a. e confermava il decreto monitorio emesso in favore di S.G., quale erede del padre F. (deceduto in data (OMISSIS), essendo precipitato con l'elicottero su cui viaggiava come medico-passeggero, durante una missione di soccorso in montagna), recante condanna della predetta società al pagamento dell'intero massimale di Euro 1.113.500,00 - oltre interessi dalla domanda al saldo - previsto dalla polizza assicurativa per rischio infortuni e morte, stipulata dal vettore INAER Helicopter Italia, con Milano Assicurazioni s.p.a. (successivamente incorporata da UNIPOLSAI Ass.ni s.p.a.), a favore dei passeggeri ed a beneficio degli eventuali eredi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'appello proposto da UNIPOLSAI Ass.ni s.p.a. era parzialmente accolto dalla Corte d'appello di Venezia, con sentenza in data 28.6.2018 n. 1858.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il Giudice di seconde cure 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            riteneva fondata la domanda risarcitoria formulata da UNIPOLSAI Ass.ni s.p.a, in quanto l'accordo transattivo, stipulato tra il danneggiato e Generali Seguros Espana s.a. - che assicurava la responsabilità civile verso terzi del vettore aereo -, e dalla quale lo S. aveva ricevuto la somma di Euro 450.000,00 rilasciando liberatoria, in favore di INER Helicopter Italia s.p.a., da ogni ulteriore pretesa risarcitoria avanzata anche ai sensi dell'art. 1916 c.c., aveva definitivamente pregiudicato il diritto di surrogazione di UNIPOLSAI Ass.ni s.p.a. verso il vettore terzo responsabile. Conseguentemente, accertato l'ammontare del danno subito da UNIPOLSAI Ass.ni s.p.a. in misura pari all'importo che era stato corrisposto al danneggiato dall'assicuratore spagnolo del terzo civilmente responsabile, ed escludendo l'applicabilità al caso di specie della "compensatio lucri cum damno", il Giudice di appello ha condannato lo S. a risarcire alla società assicurativa l'importo di Euro 450.000,00 oltre interessi legali dalla data dell'atto di transazione al saldo, provvedendo a regolare le spese dell'intero giudizio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sostiene il ricorrente principale che
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            la Corte territoriale, affermando il diritto di surrogazione della società assicurativa, avrebbe erroneamente applicato al contratto di assicurazione "contro gli infortuni (anche) mortali", la disciplina propria del contratto di assicurazione "contro i danni", non tenendo conto che, nella bipartizione funzionale del tipo negoziale prevista dal codice civile - tra assicurazione con causa indennitaria di tipo risarcitorio ed assicurazione con causa previdenziale e di risparmio: art. 1882 c.c. -, l'art. 1916 c.c., comma 4,
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           collocato sotto il Capo XX nella Sezione II, intitolata "Dell'assicurazione contro i danni", limitava la estensione delle disposizioni di cui ai precedenti commi del medesimo articolo esclusivamente alle "assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro e contro le disgrazie accidentali". Pertanto soltanto alle assicurazioni che coprivano tali rischi, e cioè, più esattamente, alle assicurazioni contro gli "infortuni non mortali", poteva trovare applicazione il "principio indennitario" (art. 1910 c.c., comma 3 e art. 1916 c.c., comma 1), e non anche alle assicurazioni "contro gli infortuni mortali" che rimanevano assoggettate, invece, alla disciplina delle "assicurazioni sulla vita" ed in particolare all'art. 1920 c.c., comma 3, norma che, distinguendo tra assicurato e terzo beneficiario, sottraeva quest'ultimo alla sfera di incidenza diretta delle conseguenze pregiudizievoli derivanti dall'infortunio, attribuendogli per effetto della "designazione" - effettuata o nella stipula della polizza a suo favore, ovvero nella dichiarazione successiva comunicata all'Assicuratore, o ancora nel testamento - un diritto di credito "proprio" a ricevere la somma prevista in contratto al verificarsi dell'evento-infortunio mortale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3.2 Il motivo è fondato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La questione della collocazione sistematica, nell'ambito della dicotomia del tipo negoziale disciplinata dal Codice civile (e precipue dall'art
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           . 1882 c.c., che distingue
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           tra causa indennitaria, obbligandosi l'Assicuratore a "rivalere l'assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ";
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           e causa di capitalizzazione o risparmio - id est di investimento finanziario -, obbligandosi l'Assicuratore "a pagare un capitale od una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana"
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ),
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           dei contratti di assicurazione infortuni invalidanti o mortali
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          , è risalente ed è stata oggetto di ampio dibattito, avendo fornito le contrapposte opinioni dottrinali argomenti a sostegno e decise critiche, rispettivamente, a favore od a sfavore dell'assimilazione di tale polizza a quelle relative al "rischio-danni", ovvero a quelle relative al "rischio-vita".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La giurisprudenza di legittimità, dopo un iniziale propensione - determinata soprattutto dalla considerazione della natura del "bene vita" compromesso dall'evento-rischio infortunio - alla inclusione della fattispecie negoziale nel tipo dei contratti di "assicurazione sulla vita", è venuta, successivamente, ad accentuare progressivamente l'elemento della funzione solidaristica, che emergeva dalla rilevazione della prassi, in quanto il capitale attribuito ai beneficiari-familiari, interveniva molto spesso a soccorrere alle loro esigenze e necessità di sostentamento, insorte a seguito dell'infortunio mortale del congiunto che costituiva l'unica fonte di reddito della famiglia. La valorizzazione di tale aspetto "riparatorio" del "danno" subito dai superstiti-beneficiari, assolto in tali casi dalla prestazione dell'Assicuratore (seppure in modo soltanto indiretto: non trovando corrispondenza il capitale ed il criterio della sua determinazione al momento del pagamento, nella effettiva entità del "danno" corrispondente al valore di mercato od ai valori tabellari, ai quali commisurare il danno di un bene perduto) ha portato vieppiù ad accostare la figura contrattuale in questione alla disciplina propria delle assicurazioni "contro i danni", ovvero anche a procedere "caso per caso" nella individuazione delle norme, relative alle due differenti tipologie negoziali di cui all'art. 1882 c.c., ritenute applicabili od invece escluse dalla regolamentazione dei rapporti assicurativi concernenti il "rischio-infortuni".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I contrasti sono insorti, in particolare, in ordine alla applicazione o meno a tali contratti del "principio cd. indennitario", proprio della disciplina delle "assicurazioni contro i danni" (e che trova chiara espressione - ma non solo: art. 1905 c.c., comma 1, art. 1909 c.c., comma 2 - nell'art. 1910 c.c., comma 3), secondo cui l'assicurato non può locupletare dall'adempimento della obbligazione indennitaria dell'Assicuratore - quando anche avesse pattuito un massimale più elevato - un risultato che lo ponga in una situazione patrimoniale più vantaggiosa di quella in cui versava precedentemente alla verificazione dell'evento-rischio, non potendo in ogni caso eccedere l'indennizzo pagato dall'Assicuratore il valore patrimoniale del bene perduto a seguito dell'evento dannoso. Principio indennitario che trova applicazione pure nel caso in cui plurimi obbligati siano tenuti, anche per titoli diversi, ad adempiere, nei confronti dello stesso soggetto danneggiato, alla obbligazione risarcitoria del medesimo danno: unico essendo, infatti, il danno da risarcire, le prestazioni per equivalente eseguite dai singoli obbligati non potranno eccedere cumulativamente il valore patrimoniale corrispondente alla perdita subita.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Questa Corte, chiamata a risolvere la questione della applicabilità alle polizze infortuni dell'art. 1910 c.c., nel comporre il contrasto giurisprudenziale, è quindi pervenuta ad affermare che
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           i contratti di assicurazione infortuni "invalidanti e mortali", rivelano la presenza di caratteristiche ambivalenti, in quanto riconducibili a quelle proprie di ciascuna delle categorie generali del "ramo danni" e del "ramo vita"
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          (Corte Cass. Sez. U., Sentenza n. 5119 del 10/04/2002: evidenzia la difficoltà di collocare sistematicamente la polizza infortuni in una delle due categorie previste dall'art. 1882 c.c., relative al "danno ad esso (ndr. assicurato) prodotto da un sinistro" ed "al verificarsi di un evento attinente alla vita umana", in quanto "la definizione normativa, che si ricollega alla tradizionale bipartizione delle assicurazioni, poichè nella prima parte si riferisce all'assicurazione contro i danni e nella seconda all'assicurazione sulla vita, consente di affermare che la prima, in quanto considera il danno prodotto all'assicurato ("ad esso prodotto"), senza ulteriori precisazioni, non è solo assicurazione di cose o di patrimoni, ma è suscettiva di ricomprendere anche i danni subiti dalla persona dell'assicurato per effetto di infortunio, così caratterizzandosi (anche) come assicurazione di persone, e, per altro verso, che l'assicurazione sulla vita non esaurisce l'ambito delle assicurazioni di persone, inglobando anche l'assicurazione contro gli infortuni, poichè la disgrazia accidentale (non produttiva di morte) non costituisce evento attinente alla vita umana, tale essendo solo la morte, bensì evento attinente alla persona.."), ciò che non consente, pertanto, di individuare nella fattispecie negoziale in questione (polizza infortuni), un "contratto cd. misto" regolato dalle norme del tipo prevalente, non soccorrendo a dirigere la scelta di prevalenza la mera identificazione del "rischio" per mezzo della nozione di "infortunio", inteso anche come "disgrazia accidentale" e cioè, secondo una definizione ormai tralatizia e consolidata, come un evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna, che produce lesioni fisiche oggettivamente constatabili, le quali abbiano per conseguenza la morte, una invalidità permanente oppure una inabilità temporanea della persona. La oggettiva inapplicabilità del criterio di prevalenza della disciplina del tipo negoziale, ha quindi imposto di ravvisare nella "assicurazione contro gli infortuni" la compresenza di distinte cause negoziali contenute in un unico contratto, dovendosi al proposito distinguere, nell'ambito della medesima polizza, l'infortunio produttivo di "menomazione invalidante" della persona, da ricondurre allo schema della polizza assicurativa "contro i danni", da quello, invece, dal quale è derivato l'"evento letale", da assoggettare alla disciplina tipica delle "polizze vita" (stipulate per il "caso vita" o per il "caso morte"), in quanto anche nella assicurazione infortuni mortali "viene in considerazione un rischio che è tipico dell'assicurazione sulla vita: il rischio assicurato, ancorchè collegato ad una specifica causa (l'infortunio), è infatti pur sempre costituito dalla morte, e cioè da un evento attinente alla vita umana, e non alla persona, come l'infortunio invalidante. Inoltre, beneficiario dell'indennizzo non è l'assicurato, sul quale incide l'evento morte, ma un terzo, come nell'assicurazione sulla vita...").
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il criterio discretivo fornito dalla sentenza delle Sezioni Unite si incentra, pertanto, sulla individuazione del diverso bene attinto dall'evento-rischio "infortunio", dovendo tenersi distinto il "bene-vita" dal "bene-salute", nonchè dal differente interesse che conduce l'assicurato alla stipula della polizza, avuto riguardo anche alla direzione soggettiva della prestazione cui è tenuto l'assicuratore, non essendo invece possibile desumere dalla sola caratteristica del fenomeno lesivo-infortunio in sè considerato ("evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna") alcuna utile indicazione in ordine alla scelta della disciplina normativa codicistica del tipo negoziale da applicare all'assicurazione degli infortuni (anche) mortali.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3.3 Le conclusioni raggiunte dalla sentenza del 2002 delle Sezioni Unite, che distingue tra "infortunio-morte" (lesione della vita) ed "infortunio-invalidità biologica" (lesione della salute), non sono state, peraltro, disattese o poste in discussione dalla successiva disciplina dettata dal Codice delle Assicurazioni Private, approvato con D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, che, all'art. 2, distingue i rami assicurativi, riconducibili rispettivamente alle "assicurazioni sulla vita" ed alle "assicurazioni contro i danni".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Deve essere condiviso il principio affermato da questa Corte secondo cui "nel caso di assicurazione sulla vita, l'indennità si cumula con il risarcimento, perchè si è difronte ad una forma di risparmio posta in essere dall'assicurato sopportando l'onere dei premi, e l'indennità, vera e propria contropartita di quei premi, svolge una funzione diversa da quella risarcitoria ed è corrisposta per un interesse che non è quello di beneficiare il danneggiante"
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           (Corte Cass. Sez. U., Sentenza n. 12564 del 22/05/2018, in motivazione, paragr. 3.7, - seguita dalle conformi sentenze nn. 1265-1267 pubblicate tutte nella stessa data -
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            che ha escluso la detraibilità, dal risarcimento del danno patrimoniale, del valore capitale della pensione di reversibilità accordata dall'Inps al familiare superstite in conseguenza della morte del congiunto, trattandosi di una forma di tutela previdenziale connessa ad un peculiare fondamento solidaristico e non geneticamente connotata dalla finalità di rimuovere le conseguenze prodottesi nel patrimonio del danneggiato per effetto dell'illecito del terz
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           o; id. Sez. 3 -, Ordinanza n. 15870 del 13/06/2019, id. Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 26647 del 18/10/2019 che, ai fini del diffalco, richiedono anche la coincidenza delle voci di danno risarcite).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3.8 Da tali premesse consegue la risoluzione della questione sottoposta all'esame del Collegio:
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           se infatti l'assicuratore del "ramo vita" con l'adempiere alla obbligazione derivante dalla polizza, attribuendo la somma prevista - in forma di capitale o rendita - al beneficiario, non soddisfa alcun credito risarcitorio vantato da quest'ultimo neì confronti del terzo responsabile del danno, prescindendo la prestazione dell'assicuratore dalla esistenza e dalla entità del pregiudizio subito dal beneficiario derivante dall'atto illecito, viene meno la stessa possibilità di attuazione del meccanismo surrogatorio, non essendo l'assicuratore chiamato ad adempiere "a causa" dell'illecito, ma "a causa" dell'evento della morte dell'assicurato, e cioè della verificazione del rischio oggetto della polizza.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ed infatti: a) l'assicurazione contro gli infortuni mortali, deve ricondursi al tipo negoziale della assicurazione sulla vita, in relazione alla quale non trovano applicazione le norme che disciplinano l'assicurazione "contro i danni" (in cui invece debbono ricomprendersi le polizze infortuni non mortali), tra cui l'art. 1916 c.c.; b) la polizza in esame risulta essere stata stipulata dal contraente INAER sulla vita degli assicurati, venendo soddisfatto l'interessi di questi ad attribuire, in caso di decesso derivato da infortunio, un capitale ai soggetti designati come beneficiari; c) la funzione causale evidenziata dalla polizza prescinde da ogni collegamento tra la prestazione dovuta dall'assicuratore al verificarsi dell'evento-rischio, ed un preesistente fatto illecito produttivo di un danno risarcibile cagionato ai soggetti beneficiari, risultando inapplicabile, pertanto, il "principio cd. indennitario" che informa la disciplina delle assicurazioni del ramo danni (artt. 1905, 1910, 1914 e 1916 c.c.) e di cui è espressione il principio della cd. "compensatio lucri cum damno"; d) la assenza di una funzione cd. indennitaria, non ravvisabile nella prestazione erogata al beneficiario dalla società UNIPOLSAI Ass.ni s.p.a., e dunque la mancanza di sovrapponibilità, totale o parziale, di detta prestazione con la diversa prestazione risarcitoria dovuta al danneggiato da INAER, esclude nella specie, in difetto di applicazione delle disposizioni di cui all'art. 1916 c.c., non estendibili al di fuori dei rapporti assicurativi concernenti il "ramo danni", che con l'adempimento dell'obbligazione prevista in polizza a favore del beneficiario si sia realizzato un meccanismo di tipo surrogatorio, non essendo subentrata la società assicurativa nel credito del danneggiato avente titolo nell'illecito che continua a gravare per l'intero sull'autore del danno indipendentemente dalle vicende connesse alla attuazione del rapporto assicurativo derivante da polizza contro gli infortuni mortali, regolata dalla disciplina normativa delle assicurazioni del "ramo vita"; e) attesa la totale autonomia del rapporto assicurativo tra UNIPOLSAI Ass.ni s.p.a. ed il beneficiario, rispetto al rapporto concernente la responsabilità civile tra gli eredi del de cuius ed INAER, ne segue che la stipula dell'atto di transazione tra i danneggiati e l'autore del danno non ha integrato alcuna lesione del diritto di surrogazione, non potendo derivare dall'atto transattivo con effetti liberatori del debitore alcuna responsabilità del beneficiario ai sensi dell'art. 1916 c.c., comma 3.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 12 Apr 2021 16:41:27 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/polizza-assicurativa-e-rivalsa</guid>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il captatore informatico o trojan horse: se è ignoto l'installatore non interessa a nessuno.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/il-captatore-informatico-cd-trojan-horse-e-la-cassazione-n-32428-2020</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           La Cassazione, con la sentenza in rassegna, si è  occupata dei troyan in aggiunta agli ordinari strumenti di intercettazione, affermando che è superfluo i
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ndicare le generalità di chi ha installato il captatore informatico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            La sentenza n. 32428 del 18-11-2020 analizza 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            le questioni della sovrapposizione di  più strumenti di intercettazione e se sia necessario o meno 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           indicare il nominativo di chi materialmente inocula il virus e installa il software captatore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Il Supremo Collegio sostiene che non occorre sapere chi e come venga usato il captatore informatico, non essendo compito del pubblico ministero indicare le modalità dell'intrusione negli ambiti e luoghi privati ove sarà svolta l'intercettazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Ecco uno stralcio della motivazione.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           &amp;lt;&amp;lt;La disciplina concreta delle intercettazioni tramite captatore informatico in un dispositivo elettronico ha trovato compiuta veste giuridica, prima che per l'intervento legislativo di novella del 2017 richiamato dal ricorrente, grazie invece all'elaborazione giurisprudenziale, che ha dovuto fare i conti con le novità tecnologiche di impatto sulle disposizioni previste dagli artt. 266 e ss. del codice di rito del mezzo di ricerca della prova costituito dall'intercettazione di conversazioni telefoniche o tra presenti mediante il cd. virus trojan, uno strumento attraverso il quale si riesce a captare l'intero flusso di informazioni provenienti da un dispositivo elettronico in cui tale virus informatico è stato inoculato, seguendolo costantemente con un'attivazione continua e l'apprensione di tutti i dati in esso contenuti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Infatti
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            , la giurisprudenza di legittimità ed in particolare le Sezioni Unite, già nel 2016, con la pronuncia Sez. U, n. 26886 del 28/4/2016, Scurato, Rv. 266905-06, hanno affrontato il problema rilevando come, in tema di intercettazioni ambientali, vi fosse la possibilità di utilizzare il captatore informatico e come tale possibilità derivasse direttamente dalle disposizioni normative vigenti ed in particolare dal D.L. n. 152 del 1991, art. 13, convertito in L. n. 203 del 1991, in tal modo limitandone l'utilizzo ai reati di "criminalità organizzata" ed offrendo anche la nozione di tale categoria criminologica. Ciò perchè, quando si autorizza l'utilizzazione di questo strumento esecutivo dell'intercettazione, ovviamente secondo i parametri normativi usuali dettati dalla disciplina codicistica, si deve prescindere dall'indicazione dei luoghi in cui la captazione deve avvenire, posto che è impossibile, utilizzando tale mezzo di captazione, una preventiva individuazione ed indicazione dei luoghi di interesse, data la natura itinerante dello strumento di indagine da utilizzare, che, detto altrimenti, implica l'impossibilità di circoscrivere a priori l'intercettazione ambientale rispetto a determinati luoghi, per rispondere alle condizioni di autorizzabilità richieste dall'art. 266 c.p.p., comma 2.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per tale ragioni le Sezioni Unite - come si è anticipato - hanno sì affermato la possibilità di accedere all'intercettazione tramite captatore informatico, strumento di intercettazione particolarmente invasivo della sfera privata individuale, da parte degli organi investigativi, ma ne hanno limitato l'ammissibilità rispetto ai soli procedimenti per i delitti di criminalità organizzata di cui al D.L. n. 152 del 1991, art. 13, convertito in L. n. 203 del 1991, perchè tale norma consente la captazione anche nei luoghi di privata dimora senza necessità di preventiva individuazione ed indicazione di tali luoghi e prescindendo dalla dimostrazione che siano sedi di attività criminosa in atto, evitando in radice il problema della pervasività indiscriminata dello strumento di captazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Peraltro, il supremo collegio ha sottolineato come, proprio in considerazione della forza intrusiva del mezzo usato, la qualificazione del fatto reato, ricompreso nella nozione di criminalità organizzata, deve risultare ancorata a sufficienti, sicuri e obiettivi elementi indiziari, evidenziati nella motivazione del provvedimento di autorizzazione in modo rigoroso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si tratta di un richiamo rigoroso al rispetto degli obblighi di motivazione da parte del giudice che autorizza l'intercettazione, pur dovendo la motivazione del decreto essere "contenuta" e sobria, secondo i canoni propri della categoria di provvedimento cui si riferisce, il decreto, che la giurisprudenza ha ritenuto possano consistere in quella motivazione "minima necessaria a chiarire le ragioni del provvedimento" (Sez. 6, n. 4057 del 22/12/1998, dep. 1999, Colombani, Rv. 214777; Sez. 4, n. 27235 del 20/6/2002, Piccolo, Rv. 221807).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Accanto all'indicazione di una motivazione puntuale, sia pur sintetica, quanto agli indizi di sussistenza della compagine associativa, le Sezioni Unite hanno esse stesse offerto all'interprete la nozione di procedimenti relativi a delitti di criminalità organizzata intesi per essere quelli elencati nell'art. 51 c.p.p., commi 3-bis e 3-quater, nonchè quelli comunque facenti capo ad una associazione per delinquere, con esclusione del mero concorso di persone nel reato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'utilizzo del nuovo mezzo tecnologico, quindi, è stato escluso dalle Sezioni Unite per i reati comuni perchè, non essendo possibile nel momento dell'autorizzazione prevedere i luoghi di privata dimora nei quali il dispositivo elettronico potrebbe essere introdotto, non sarebbe consentito verificare il rispetto della condizione di legittimità richiesta dall'art. 266 c.p.p., comma 2, che presuppone, per le captazioni in luoghi di privata dimora, che ivi sia in atto l'attività criminosa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tale approdo ermeneutico non è stato risparmiato dalle critiche di una parte della dottrina che ritiene la pronuncia non abbia tenuto conto di tutte le potenzialità del nuovo strumento, con le quali si sarebbe potuto garantire un adeguato contemperamento tra le esigenze investigative alle quali è funzionale l'utilizzo del trojan e quelle del rispetto delle condizioni di autorizzabilità previste dall'art. 266 c.p.p., comma 2, evitando il rischio di autorizzazioni "al buio".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E tuttavia, dal punto di vista più specificamente tecnico della nozione e dei caratteri distintivi di tale mezzo di captazione informatica delle conversazioni afferenti ad un determinato obiettivo/dispositivo elettronico, le Sezioni Unite Scurato offrono sin dal 2016 un punto d'arrivo sicuro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Si è infatti chiarito nella pronuncia che utilizzando tale strumento: "le intercettazioni vengono effettuate mediante un software, del tipo definito simbolicamente trojan horse, che è chiamato, nelle prime sentenze che si sono confrontate con esso, "captatore informatico" (Sez. 5, n. 16556 del 14/10/2009, 7 dep. 2010, Virruso, Rv. 246954) o "agente intrusore" (Sez. 6, n. 27100 del 26/05/2015, Musumeci, Rv. 265654). Tale programma informatico, viene installato in un dispositivo del tipo target (un computer, un tablet o uno smartphone), di norma a distanza e in modo occulto, per mezzo del suo invio con una mali, un sms o un'applicazione di aggiornamento. Il software è costituito da due moduli principali: il primo (server) è un programma di piccole dimensioni che infetta il dispositivo bersaglio; il secondo (client) è l'applicativo che il virus usa per controllare detto dispositivo.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Uno strumento tecnologico di questo tipo consente lo svolgimento di varie attività e precisamente: - di captare tutto il traffico dati in arrivo o in partenza dal dispositivo "infettato" (navigazione e posta elettronica, sia web mail, che outlook); - di attivare il microfono e, dunque, di apprendere per tale via i colloqui che si svolgono nello spazio che circonda il soggetto che ha la disponibilità materiale del dispositivo, ovunque egli si trovi; - di mettere in funzione la web camera, permettendo di carpire le immagini; - di perquisire l'hard disk e di fare copia, totale o parziale, delle unità di memoria del sistema informatica preso di mira; - di decifrare tutto ciò che viene digitato sulla tastiera collegata al sistema (keylogger) e visualizzare ciò che appare sullo schermo del dispositivo bersaglio (screenshot); - di sfuggire agli antivirus in commercio.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            I dati raccolti sono trasmessi, per mezzo della rete internet, in tempo reale o ad intervalli prestabiliti ad altro sistema informatico in uso agli investigatori".
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Successivamente all'intervento delle Sezioni Unite, a conclusione di un'elaborazione parlamentare già in atto da anni, il legislatore ha definitivamente avvertito il bisogno di disciplinare normativamente e direttamente lo strumento intercettativo del trojan, emanando il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216 (cd. decreto Orlando), il cui art. 4 ha modificato l'art. 266 c.p.p., comma 2, inserendo espressamente la possibilità di dar luogo alle intercettazioni tra presenti tramite captatore informatico (attraverso l'inclusione nel testo delle seguenti parole: "che può essere eseguita anche mediante l'inserimento di un captatore informatico su dispositivo elettronico portatile.") Aggiungendo poi anche un comma 2-bis alla medesima disposizione codicistica, in forza del quale: "L'intercettazione di comunicazioni o conversazioni tra presenti mediante inserimento di captatore informatico su dispositivo elettronico portatile è sempre consentita nei procedimenti di cui all'art. 51, comma 3-bis e 3-quater".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In tal modo, l'attuale testo dell'art. 266 c.p.p., costituisce la codificazione del quadro normativo preesistente così come già ricostruito dalle Sezioni Unite con la sentenza Scurato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Il legislatore del 2017 ha anche previsto, all'art. 6, l'estensione ai procedimenti per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, le disposizioni di cui al D.L. n. 152 del 1991, art. 13, convertito in L. n. 203 del 1991.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'estensione non era stata integrale perchè l'art. 6, comma 2, medesimo aveva stabilito che, al contrario di quanto previsto per i reati di criminalità organizzata, con riferimento ai reati contro la pubblica amministrazione "l'intercettazione di comunicazione tra presenti nei luoghi indicati dall'art. 614 c.p., non può essere eseguita mediante l'inserimento di un captatore informatico su dispositivo elettronico portatile quando non vi è motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo attività criminosa"; tuttavia, con la L. 9 gennaio 2019, n. 3, si è abrogato tale art. 6, comma 2, sicchè è venuta meno la restrizione dell'uso del captatore informatico nei luoghi indicati dall'art. 614 c.p. (anche) per i reati in materia dei pubblici ufficiali (e degli incaricati di pubblico servizio, in seguito alla novella attuata da ultimo con il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161, convertito in L. 28 febbraio 2020, n. 7) contro la pubblica amministrazione puniti con pena non inferiore nel massimo a cinque anni (oltre a quelli di criminalità organizzata, dei quali si è già detto) contro la pubblica amministrazione puniti con pena non inferiore nel massimo a cinque anni (oltre a quelli di criminalità organizzata, dei quali si è già detto).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Attualmente, pertanto, le intercettazioni per delitti diversi da quelli di criminalità organizzata (secondo la nozione adottata dalle Sezioni Unite nella sentenza Scurato) e dei pubblici ufficiali o degli incaricati di pubblico servizio contro la p.a. puniti con pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, nel quadro normativo vigente, non possono essere eseguite nei luoghi di privata dimora attraverso il captatore informatico, se non vi sia fondato motivo di ritenere che ivi sia in corso attività criminosa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il decreto legislativo ha previsto una disciplina transitoria, all'art. 9, che ha posposto, attraverso l'indicazione di un termine poi più volte prorogato, l'entrata in vigore di alcune norme (gli artt. 2, 3, 4 e 5, ma non del predetto art. 6, che - secondo le indicazioni delle Sezioni Unite Civili contenute nella sentenza n. 741 del 3/12/2019, dep. 2020 - deve ritenersi entrato in vigore il 26.1.2018, in seguito allo spirare del termine previsto in sede di pubblicazione di legge, avvenuta il 11.1.2018).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La sentenza delle Sezioni Unite Civili n. 741 del 3/12/2019, dep. 2020, Rv. 656792 ha confermato, peraltro, quella che è la premessa di pensiero della sentenza Scurato, e cioè che la possibilità di utilizzare il captatore informatico fosse già insita nel sistema normativo vigente all'epoca della pronuncia per i reati di criminalità organizzata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Affermano le Sezioni Unite Civili che tale possibilità preesisteva e prescindeva dalla modifica del testo delle disposizioni del codice di rito operata dal D.Lgs. del 2017, art. 4 e deriva direttamente, come sostenuto dalle Sezioni Unite Scurato, dal D.L. n. 152 del 1991, art. 13.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Di conseguenza, anche al momento dell'emanazione dei decreti di intercettazione del presente procedimento, antecedenti alla novella normativa del D.Lgs. n. 216 del 2017, vi era possibilità di autorizzare le intercettazioni di conversazioni tra presenti tramite l'utilizzo dello strumento del virus trojan; a prescindere, dunque, dall'entrata in vigore della riforma sul cd. captatore informatico, tali decreti potevano essere autorizzati, avendo ad oggetto indagini per reati di associazione mafiosa e di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, palesemente rientranti nella nozione di criminalità organizzata prevista dal D.L. n. 152 del 1993, art. 13, così come interpretata dalle Sezioni Unite Scurato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il tentativo del ricorrente di chiamare il Collegio ad una surrettizia critica e revisione degli approdi di tale pronuncia quanto alla piena legittimità dell'utilizzo del captatore informatico per le intercettazioni disposte in ambito di criminalità organizzata prima dell'entrata in vigore del D.Lgs. n. 216 del 2017, - approdi che invece si condividono pienamente, per come sin qui riassunti - deve essere, pertanto, decisamente respinto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           2.2. Chiarita la legittimità in astratto dell'autorizzazione a disporre intercettazioni tramite trojan nel caso delle indagini che hanno coinvolto il ricorrente, è necessario verificare il presupposto di legittimità concreta di esse, voluto dalla giurisprudenza di legittimità nella sua massima espressione nomofilattica, e cioè il rispetto dell'obbligo di motivazione puntuale sull'esistenza di sufficienti, sicuri e obiettivi indizi di esistenza del reato di criminalità organizzata, che fa da contrappeso alla forza intrusiva del mezzo usato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il ricorrente vuole trasporre in tale obbligo motivazionale anche quello più specificamente richiesto, successivamente all'entrata in vigore della novella del 2017, dal nuovo testo dell'art. 267 c.p.p., comma 1, seconda parte.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In tale ottica, la motivazione del decreto dovrebbe dar conto - premessa la spiegazione dell'assoluta indispensabilità di far ricorso al mezzo di ricerca della prova costituito dalle intercettazioni, in modo da consentire la verifica sulle ragioni della compressione della libertà di comunicare di una determinata persona (illustrando quale sia il rapporto tra l'intercettando e le investigazioni in atto, benchè, come noto, non sia necessario che l'intercettando sia una persona sottoposta ad indagine) - anche delle ragioni che rendono necessario far ricorso all'intercettazione tramite trojan ai fini della prosecuzione delle indagini rispetto ad una determinata, specifica e fondata ipotesi delittuosa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Si evidenzia, pertanto, nel ricorso, che la motivazione dei decreti non indica sufficientemente le ragioni per le quali tale modalità di intercettazione particolarmente invasiva sia necessaria per lo svolgimento delle investigazioni (come espressamente richiesto dalla L. Delega n. 103 del 2017, art. 84, lett. e), chiedendo, altresì, quali siano state le ragioni di necessità assoluta dell'utilizzo del captatore informatico per intercettare utenze già in ascolto con intercettazioni "ordinarie".
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si lamenta, in proposito, il ricorso a formule motivazionali stereotipate ed elusive degli obblighi motivazionali specifici affermati dalla giurisprudenza di legittimità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Orbene, anche tale eccezione riferita alla legittimità delle intercettazioni dal punto di vista della motivazione che in concreto ha autorizzato le operazioni tramite captatore informatico è infondata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Riesame, nel provvedimento impugnato, si sofferma sull'analisi del decreto intercettativo da cui sono state tratte le conversazioni indizianti, quello identificato dal n. 454 del 2018, e sottolinea come esso abbia avuto come bersaglio l'utenza di Mo.St., soggetto che il GIP ha individuato adeguatamente come uno stretto fiancheggiatore di uno dei leader del sodalizio criminale - P.A. - e coinvolto in prima persona pienamente nel traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti per conto dell'organizzazione, tanto da intrattenere anche rapporti con circuiti criminali operanti in territori limitrofi a quello di operatività: gli indizi del reato associativo sono ampiamente sintetizzati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La necessità di ricorrere all'utilizzo del trojan, d'altro canto, è stata motivata dal GIP secondo quanto anche riportato nel provvedimento del Riesame impugnato - con la circostanza che tale mezzo tecnico costituiva l'unico da cui era possibile trarre notizie sulle direttive emanate dai capiclan in stato di detenzione, conoscere le dinamiche interne del sodalizio ed individuare il compito affidato a ciascuno dei sodali all'interno della compagine criminale (vedi pagg. 6 e 7 in fine): tali riferimenti non possono essere relegati, come tenta di fare la difesa, nell'ambito delle formule motivazionali stereotipate ed insufficienti, per le evidenti ed immediate implicazioni concrete, invece, che ad esse sono sottese.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tali ragioni argomentative sostengono pienamente, pertanto, la legittimità della motivazione del decreto autorizzativo in esame (e di tutti gli analoghi, ulteriori decreti autorizzativi) e rispondono agli obblighi giustificativi stabiliti dalle Sezioni Unite Scurato, non di molto diversi da quelli imposti dal legislatore della novella del 2017, il quale comunque ha circoscritto la giustificazione esplicita delle ragioni per le quali si deve dar corso ad intercettazione tramite captatore informatico a quelle relative alla sua "necessità" per lo svolgimento delle indagini, non facendo riferimento ad una sua "assoluta indispensabilità", canone valutativo riservato, preliminarmente, ai presupposti che sottendono alla scelta di far ricorso all'intercettazione in sè come mezzo di ricerca della prova (cfr. l'art. 267, comma 1, prima parte).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pare ovvio, peraltro, che la nuova disciplina sulla rafforzata motivazione quanto alla ragioni di necessità che sottendono l'installazione del trojan a fini investigativi non si applica al caso di specie, avente ad oggetto decreti autorizzativi precedenti alla sua entrata in vigore e vigendo in materia processuale il criterio intertemporale del tempus regit actum (cfr., da ultimo, sul principio in generale e per un riepilogo del tema, Sez. U, n. 44895 del 17/7/2014, Pinna, Rv. 260927).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           2.3
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            . Infondate sono anche le obiezioni rivolte alla legittimità di sovrapporre nuovi decreti autorizzativi di intercettazioni tramite trojan ad altri già in corso ed in esecuzione mediante strumenti tradizionali di captazione delle conversazioni telefoniche e tra presenti.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il ricorrente eccepisce che una tale operazione non sarebbe consentita poichè si risolverebbe in una surrettizia elusione dei termini previsti dal legislatore per la durata delle intercettazioni, richiamati in ciascun decreto autorizzativo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'osservazione difensiva, tuttavia, non è centrata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Riesame ha adeguatamente e logicamente spiegato come tale modo di procedere non configuri un'elusione dello spazio temporale normativo concesso per le autorizzazioni alla proroga delle intercettazioni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Invero, deve essere affermato che la disposizione di un diverso decreto di intercettazione sul medesimo bersaglio/dispositivo elettronico colpito dalle investigazioni, motivata dalla necessità di far ricorso, per ragioni investigative, allo strumento di captazione informatica sviluppato tramite virus trojan, configura, un nuovo ed autonomo mezzo di ricerca della prova, perfettamente legittimo in presenza del rispetto dei presupposti di legge per la sua autorizzazione, che non presenta interferenze con le intercettazioni telefoniche e/o ambientali già disposte con i mezzi ordinari, pur se l'oggetto sul quale sono stati installati i captatori informatici coincide con quello su cui sono state disposte altre intercettazioni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tale principio riposa, oltre che sull'analisi del dato normativo, che non prevede preclusioni di sorta per tale ipotesi, su alcune constatazioni della disciplina "di sistema" delle intercettazioni, già patrimonio degli approdi della giurisprudenza di questa Corte, secondo cui è ben possibile, da parte dell'autorità giudiziaria, oltre che, ovviamente, far cessare l'intercettazione già disposta prima del termine ovvero non prorogarla, anche disporla nuovamente, una volta che sia scaduto per qualsiasi ragione il termine per la proroga, dovendosi in tal caso solo giustificare la nuova intercettazione (identica per obiettivo colpito) secondo gli ordinari criteri previsti dal legislatore come presupposti per l'autorizzazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In tal senso cfr. Sez. 6, n. 28521 del 16/6/2005, Ciaramitaro, Rv. 231957, in un caso di decreto di intercettazione d'urgenza e relativa convalida, che la Corte ha ritenuto legittima in luogo del decreto di proroga di cui sia scaduto il termine, atteso che il presupposto è comunque costituito dalla permanenza dei gravi indizi di reato e dall'assoluta indispensabilità dell'intercettazione ai fini della prosecuzione delle indagini (sostenendo, altresì, che tale evenienza determina, in concreto, una maggiore garanzia per l'indagato, rispetto al decreto di proroga dell'intercettazione).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A riprova della piena legittimità di sovrapposizioni come quella oggetto degli strali della difesa, si rammenta come condivisibilmente la giurisprudenza di legittimità abbia anche affermato che, in materia di intercettazioni telefoniche o ambientali, il decreto formalmente qualificato "di proroga", intervenuto dopo la scadenza del termine originario o già prorogato, può avere natura di autonomo provvedimento di autorizzazione all'effettuazione delle suddette operazioni, se dotato di autonomo apparato giustificativo, che dia conto della ritenuta sussistenza delle condizioni legittimanti l'intromissione nella altrui sfera di riservatezza (Sez. 5, n. 4572 del 17/7/2015, dep. 2016, Ambroggio, Rv. 265746).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Deve osservarsi, altresì, in chiusura dell'analisi sulla legittimità di sostituire l'intercettazione di un obiettivo tramite captatore informatico a quella tramite strumenti ordinari, anche sovrapponendole nei tempi e termini di autorizzazione, che la natura dell'attività di intercettazione più pervasiva disposta mediante trojan è diversa, avendo ad oggetto il complesso dei flussi informativi afferenti ad un determinato target e ponendosi come finalità quella di arrivare alla percezione e registrazione di conversazioni, messaggi ed informazioni ulteriori rispetto a quelle captate tramite gli strumenti ordinari.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Di tale diversità è oggi prova la disciplina normativa in parte differente, per aggiunta, prevista per regolamentare i presupposti normativi per l'autorizzazione delle intercettazioni tramite captatore informatico, secondo le regole procedimentali dettate dal legislatore del 2017.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2.4
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           La difesa lamenta, ancora, una scarsa precisione dei decreti autorizzativi nell'indicare le modalità con le quali la polizia giudiziaria ha potuto avvalersi del personale della ditta specializzata RCS nelle attività di inserimento del trojan e l'incertezza, dovuta a mancanza di adeguata documentazione e verbalizzazione delle operazioni svolte, su quali siano state le modalità attuative dell'intercettazione poste in essere dal personale privato delegato. Inoltre, non si è indicato il nominativo di chi ha materialmente eseguito le operazioni di inoculazione del virus e dato luogo alla fase primaria e ancora più delicata della stessa installazione del software captatore: quella di analisi dei dati relativi al dispositivo da intercettare.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il Riesame ha ritenuto irrilevanti tali informazioni ai fini dell'utilizzabilità delle intercettazione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La conclusione è corretta.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Seguendo le indicazioni delle Sezioni Unite Scurato la disciplina in tema di intercettazioni ambientali è omogenea a quella delle intercettazioni disposte tramite captatore informatico (a pag. 11 della sentenza del massimo collegio nomofilattico è dato leggere: "..delineate le caratteristiche tecniche dello strumento di intercettazione in argomento (quello tramite captatore informatico, n.d.r.), appare evidente che, quanto alla "qualificazione giuridica" dell'attività d'indagine con esso svolta, non può che farsi riferimento alle intercettazioni c.d. "ambientali": il che trova significativa conferma nel fatto che, sia la sentenza Musumeci (invocata dal ricorrente a fondamento delle doglianze dedotte), sia l'ordinanza di rimessione, pur difformi in punto di limiti ed ambito di operatività dell'intercettazione, e di utilizzabilità degli esiti dell'attività di captazione, convergono nell'inquadrare detta attività investigativa, appunto, nella cornice dell'intercettazione ambientale.).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Da tale omogeneità "deriva che i parametri normativi - nonchè i criteri interpretativi e le "linee-guida" elaborati dalla giurisprudenza - da tener presenti, nel procedere al vaglio della questione rimessa alle Sezioni Unite, non possono che essere quelli che a tale tipo di intercettazione si riferiscono" (così ancora la pronuncia Scurato a pag. 11).
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Orbene, secondo la giurisprudenza di legittimità formatasi in materia di intercettazioni ambientali, anzitutto le operazioni esecutive di installazione degli strumenti tecnici atti a captare le conversazioni tra presenti devono ritenersi implicitamente autorizzate ed ammesse con il provvedimento che dispone l'intercettazione; e difatti si è affermato che la collocazione di microspie all'interno di un luogo di privata dimora, costituendo una delle naturali modalità attuative di tale mezzo di ricerca della prova, deve ritenersi implicitamente ammessa nel provvedimento che ha disposto le operazioni di intercettazione, senza la necessità di una specifica autorizzazione: cfr. Sez. 6, n. 14547 del 31/1/2011, Di Maggio, Rv. 250032; Sez. 1, n. 24539 del 9/12/2003, dep. 2004, Rigato, Rv. 230097).
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tale principio è diretta conseguenza del fatto che le intercettazioni di comunicazioni sono un mezzo di ricerca della prova funzionale al soddisfacimento dell'interesse pubblico all'accertamento di gravi delitti, tutelato dal principio dell'obbligatorietà dell'azione penale di cui all'art. 112 Cost., con il quale il principio di inviolabilità del domicilio previsto dall'art. 14 Cost. e quello di segretezza della corrispondenza e di qualsiasi forma di comunicazione previsto dall'art. 15 Cost., devono coordinarsi, subendo la necessaria compressione (Sez. 2, n. 21644 del 18/02/2013, Badagliacca, Rv. 255541; Sez. 1, n. 38716 del 02/10/2007, Biondo, Rv. 238108; Sez. 4 n. 47331 del 28/09/2005, Cornetto, Rv. 232777; Sez. 6, n. 4397 del 10/11/1997, Greco, Rv. 210062).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Le operazioni di collocazione e disinstallazione del materiale tecnico necessario per eseguire le captazioni, poi, costituiscono atti materiali rimessi alla contingente valutazione della polizia giudiziaria, non essendo compito del pubblico ministero indicare le modalità dell'intrusione negli ambiti e luoghi privati ove verrà svolta l'intercettazione; l'omessa documentazione delle operazioni svolte dalla polizia giudiziaria non dà luogo ad alcuna nullità od inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni ambientali (Sez. 6, n. 39403 del 23/6/2017, Nobile, Rv. 270941; Sez. 6, n. 41514 del 25/9/2012, Adamo, Rv. 253805).
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tanto ciò è vero che di recente una pronuncia ha ritenuto utilizzabili le intercettazioni acquisite tramite la collocazione di microspie anzichè mediante l'impiego di un software spia, così come invece era originariamente disposto nel decreto autorizzativo del giudice; ciò perchè - si è detto - la modifica delle modalità esecutive delle captazioni, concernendo un aspetto meramente tecnico, può essere autonomamente disposta dal pubblico ministero, non occorrendo un apposito provvedimento da parte del giudice per le indagini preliminari (Sez. 6, n. 45486 del 8/3/2018, Romeo, Rv. 274934).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In altre parole, l'autorizzazione a disporre le operazioni di intercettazioni rende superflua l'indicazione delle modalità da seguire nell'espletamento dell'attività materiale e tecnica da parte della polizia giudiziaria, mentre la prova delle operazioni compiute nel luogo e nei tempi indicati dal giudice stesso e dal pubblico ministero è offerta dalla registrazione delle conversazioni intercettate (sul tema, in motivazione, vedi - oltre che Sez. 2, n. 21644 del 18/02/2013, Badagliacca, Rv. 255541; Sez. 1, n. 38716 del 02/10/2007, Biondo, Rv. 238108; Sez. 4 n. 47331 del 28/09/2005, Cornetto, Rv. 232777 - anche Sez. 6, n. 36874 del 13/06/2017, Romeo).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Dunque, è possibile affermare che:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           - le questioni relative all'installazione degli strumenti tecnici per l'intercettazione come nella specie il virus trojan - in relazione all'obiettivo da intercettare non attengono alla fase autorizzativa dell'attività investigativa demandata al giudice per le indagini preliminari, nè alla verifica dei presupposti di legittimità delle intercettazioni, bensì alla fase esecutiva, già coperta dall'autorizzazione a disporre le stesse intercettazioni;
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           - la fase esecutiva è consegnata alle prerogative del pubblico ministero che può delegare la polizia giudiziaria alle operazioni materiali di installazione tecnica degli strumenti (software, hardware, trojan) idonee a dar vita, in concreto, alle intercettazioni; eventuali modifiche degli strumenti già indicati nel decreto autorizzativo del GIP come quelli da utilizzare per eseguire le captazioni possono essere disposte dallo stesso pubblico ministero;
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           - le operazioni di collocazione e disinstallazione del materiale tecnico necessario per eseguire le captazioni, anche tramite virus trojan, costituiscono atti materiali rimessi alla contingente valutazione della polizia giudiziaria e l'omessa documentazione delle operazioni svolte dalla polizia giudiziaria non dà luogo ad alcuna nullità od inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni ambientali.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Quanto alla mancata indicazione del nome dell'ausiliario che ha provveduto all'installazione del virus informatico per l'intercettazione, difetto che può inscriversi nella categoria dell'omessa documentazione delle operazioni svolte dalla polizia giudiziaria delegata dal pubblico ministero all'esecuzione delle operazioni autorizzate e che - come detto - non dà luogo ad inutilizzabilità o nullità dei risultati delle intercettazioni, deve rammentarsi anche ciò che si è affermato in un ambito parallelo ma omogeneo: quello della mancata indicazione delle generalità degli ausiliari utilizzati per la traduzione delle intercettazioni di conversazioni che si svolgano in lingua straniera.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ebbene, il Collegio rammenta che l'opzione dominante nella giurisprudenza di legittimità ha stabilito che l'omessa indicazione, nel verbale di esecuzione delle intercettazioni, delle generalità dell'interprete di lingua straniera che abbia proceduto all'ascolto, traduzione e trascrizione delle conversazioni, non è causa di inutilizzabilità dei risultati di tali operazioni, essendo tale sanzione prevista solo per i casi tassativamente indicati dall'art. 271 c.p.p. (Sez. 5, n. 7030 del 16/1/2020, Polak, Rv. 278659; Sez. 5, n. 15472 del 19/01/2018, Kochev, Rv. 272683; Sez. 6, n. 5197 del 10/11/2017, dep. 2018, Feretti e altri, Rv. 272151; Sez. 6, n. 31285 del 23/03/2017, Lleshaj, Rv. 270570; Sez. 3, n. 24305 del 19/01/2017, Mifsud, Rv. 269985; Sez. 5, n. 25549 del 15/04/2015, Silagadze, Rv. 268024; Sez. 6, n. 24141 del 04/06/2008, EI Arbaoui, Rv. 240372; Sez. 6, n. 30783 del 12/07/2007, Barbu, Rv. 237088).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Pur consapevole di un differente e minoritario indirizzo rispetto a quello cui si aderisce indirizzo secondo il quale l'omessa indicazione, nel verbale di esecuzione delle intercettazioni, delle generalità dell'interprete di lingua straniera che abbia proceduto all'ascolto, traduzione e trascrizione delle conversazioni, rende invece inutilizzabili tali operazioni (Sez. 3, n. 49331 del 12/11/2013, Muka, Rv. 257291; Sez. 3, n. 28216 del 04/11/2015, dep. 2016, Serban, Rv. 267448; Sez. 3, n. 31454 del 04/11/2015, dep. 2016, Burcea, Rv. 267738) - si richiamano, in chiusura e nel senso preferito, le affermazioni delle Sezioni Unite che con la pronuncia Sez. U, n. 36359 del 26/06/2008, Carli, Rv. 240395, in motivazione, hanno chiarito come la violazione delle disposizioni sulla redazione del verbale poste dall'art. 89 disp. att. c.p.p., non comporta l'inutilizzabilità dei risultati dell'intercettazione, ostandovi il principio di tassatività che governa la sanzione processuale, e, dunque, l'assenza di riferimenti in tal senso nell'art. 271 c.p.p..
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'art. 271 del codice di rito, infatti, come correttamente segnalato dal Riesame, sanziona con l'inutilizzabilità solo l'inosservanza delle disposizioni di cui all'art. 267 c.p.p. e art. 268 c.p.p., commi 1 e 3.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Anche nel caso di specie, dunque, la mancata indicazione nel verbale di esecuzione delle operazioni redatto ai sensi dell'art. 89 disp. att. c.p.p., delle generalità dell'ausiliario che abbia provveduto alla materiale attività di installazione del captatore informatico tramite virus trojan non può determinare alcuna sanzione di inutilizzabilità, stante l'assenza di richiami in tal senso nell'art. 271 c.p.p..
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Un'ultima annotazione è opportuna, per quanto il motivo, riguardo ai rischi derivanti dal servirsi di personale proveniente da ditte private per l'installazione del trojan, sia stato genericamente proposto: questa Corte di legittimità ha già chiarito, in tema di intercettazioni telefoniche, che la previsione dell'art. 267 c.p.p., secondo cui "il pubblico ministero procede alle operazioni personalmente ovvero avvalendosi di un ufficiale di polizia giudiziaria", si riferisce unicamente alle operazioni previste dal precedente art. 266, ossia le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche o di altre forme di telecomunicazioni, con la conseguenza che qualsiasi altra "operazione" diversa, ancorchè correlata, dalle suddette non rientra nella previsione normativa evocata e legittimamente, dunque, può essere svolta da personale civile (cfr. Sez. 4, n. 3307 del 01/12/2016, dep. 2017, Agnotelli, Rv. 269012; Sez. 3, n. 11116 del 07/01/2014, Vita, Rv. 259744 nonchè Sez. 6, n. 39403 del 23/6/2017, Nobile, cit., in motivazione).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           In ogni caso, ed in chiusura, tutte le ragioni di ricorso riferite alla mancata indicazione nei verbali di esecuzione delle operazioni di intercettazioni delle modalità specifiche con le quali si è installato il virus trojan nel dispositivo bersaglio e del nominativo del tecnico che ha compiuto tali operazioni pecca di genericità per non essere stato chiarito quale sia l'interesse del ricorrente avuto riguardo a tale aspetto, non essendo stati dedotti vizi o illegittimità sul piano indiziario da parte sua in conseguenza di tali carenze.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sun, 06 Dec 2020 18:10:09 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/il-captatore-informatico-cd-trojan-horse-e-la-cassazione-n-32428-2020</guid>
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    </item>
    <item>
      <title>Successione. Testamento in fotocopia e irreperibilità del documento originale. Conseguenze.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/successioni-fotocopia-del-testamento-e-irreperibilita-del-documento-originale-conseguenze</link>
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      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
          Il mancato reperimento del testamento giustifica la presunzione che il de cuius lo abbia revocato, distruggendolo.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La Cassazione civile, Sez. II, con la sentenza del 14-10-2020, n. 22191 sì è occupata della pubblicazione di una fotocopia del testamento, ritenendo che i
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           l mancato reperimento dell'originale giustifica la presunzione che il de cuius lo abbia revocato, distruggendolo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si riporta uno stralcio: 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          &amp;lt;&amp;lt;3. La corte d'appello ha riformato la decisione sulla base dei seguenti rilievi: a) la fotocopia del testamento, tale riconosciuta dal medesimo testatore, non è equiparabile all'originale; b) secondo la giurisprudenza di legittimità il mancato reperimento del testamento giustifica la presunzione che il de cuius lo abbia revocato, distruggendolo; c) il mancato disconoscimento della conformità della copia potrebbe consentire la sua utilizzazione, ai fini della prova della esistenza del testamento e del suo contenuto, solo dopo che sia stata data la prova che il testamento ancora esisteva al momento dell'apertura della successione; d) tale prova nella specie non è stata fornita, non essendo idonei a questo fine i capitoli di prova per testimoni richiesti dall'attrice.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           n relazione a tali ragioni del decidere si ritiene di dover precisare che non ha costituito oggetto di censura l'affermazione della corte d'appello, secondo cui il documento pubblicato dal notaio non aveva natura di originale. In verità, nel primo motivo, si sostiene che con l'intervento olografo nella scheda "il testatore avrebbe "manifestato la volontà di redigere due originali con il preciso scopo di assicurare che la propria volontà fosse contenuta in due documenti di pari valore" (pag. 11 del ricorso). Si tratta tuttavia di un passaggio argomentativo, inteso a suffragare ulteriormente l'inverosimiglianza di una volontà di revoca del testatore, tant'è che, nel seguito del ricorso, si riconosce che "fintanto che il ragionamento seguito dalla Corte d'appello verte sulla natura di originale o meno del documento trattando di accertamento di fatto sarebbe comunque escluso dalle attenzioni di questo il giudice" (pag. 14 del ricorso).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In effetti, i motivi di ricorso sono intesi a sostenere che la presunzione di revoca non opera in presenza del testamento scomparso. Si sostiene essere necessario, perchè scattino le presunzioni dell'art. 684 c.c., che chi afferma la revoca provi il fatto che il testamento sia andato distrutto, sia stato cancellato o lacerato dal testatore. Qualora tale prova non sia fornita, chi afferma la esistenza del testamento è libero di provare, con ogni mezzo, la sua esistenza e il suo contenuto. Tale prova nella specie derivava dalla copia non disconosciuta dell'olografo, tenuto conto della particolarità dei modi di formazione del documento. La corte d'appello avrebbe poi dovuto ammettere la prova testimoniale, intesa a dimostrare che il testatore non aveva volontà di revocare, per cui la presunzione, qualora in ipotesi operante, poteva essere superata grazia a tale prova.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          4. I motivi di ricorso, da esaminare congiuntamente perchè connessi, sono infondati.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          E' pacifico che l'art. 684 c.c., pone due presunzioni: l'una si riferisce all'imputabilità della distruzione al testatore, l'altra alla concomitanza, in questa distruzione, che si presume imputabile al testatore, dell'intenzione di revocare.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La dottrina riconosce il carattere relativo di ambedue le presunzioni stabilite dalla norma. Si ammette così la prova - da parte di chi vi abbia interesse - che la distruzione, lacerazione o cancellazione non fu opera del testatore, ma di un terzo ovvero che fu opera del testatore, ma senza volontà di revoca. Si fa l'esempio del testatore, il quale abbia volontariamente distrutto il testamento non per revocarlo, ma perchè aveva intenzione di farlo identico, migliorandone lo stile.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Secondo una diversa tesi avrebbe carattere relativo solo la prima delle due presunzioni previste dall'art. 684 c.c., mentre la distruzione ad opera del testatore darebbe luogo a una presunzione iuris et de iure di volontà di revoca. In base a questa opinione l'espressione legislativa, sulla prova della mancanza dell'intenzione di revocare, dovrebbe essere intesa come mancanza dell'"intenzione di distruggere lacerare o cancellare" il documento. Una volta accertata l'intenzione di distruggere non si potrebbe assumere di provare che il testatore non aveva con ciò l'intenzione di revocare, in quanto l'art. 684 c.c., ricollega alla distruzione volontaria del documento per opera del testatore una presunzione assoluta di revoca.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La giurisprudenza sembra orientata nello stesso senso della dottrina prevalente: la volontà di distruggere non implica necessariamente volontà di revoca, ammettendosi pertanto la prova che la distruzione del testamento olografo ad opera del testatore non era accompagnata dalla intenzione di revocare le disposizioni testamentarie ivi contenute (in questo senso, oltre a Cass. n. 12090/1995, Cass. n. 918/2010).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte (Cass. n. 3286/1975) il mancato reperimento del testamento olografo giustifica la presunzione che il testatore l'abbia distrutto. "Il fatto che una scheda testamentaria, di cui si affermi o si provi, l'esistenza in un periodo precedente alla morte del de cuius, sia divenuta irreperibile pone in essere una presunzione di revoca, nel senso che possa essere stato lo stesso testatore a distruggerla a fini di revoca. Proprio per vincere tale presunzione, occorre che colui che mira a ricostruire mediante prove testimoniali, ai sensi dell'art. 2724 c.c., n. 3, art. 2725 c.c., il testamento che asserisce smarrito distrutto (non ad opera dello stesso testatore) fornisca la prova della esistenza del testamento stesso al momento dell'apertura della successione. Solo in tal modo si può infatti raggiungere l'assoluta certezza del fatto che non sia stato lo stesso de cuius a distruggere la scheda e così a revocare il testamento". Ai fini di tale prova può ricorrersi, secondo la Suprema Corte, anche alle presunzioni semplici (conf. 17237/2011).
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nello stesso tempo la giurisprudenza di legittimità chiarisce che: a) l'ammissibilità della prova per testimoni, diretta alla ricostruzione dell'olografo, deve coordinarsi con il disposto dell'art. 2724 c.c., n. 3, art. 2725 c.c.: la prova è da considerare inammissibile in caso di dolo o colpa dell'erede che possedeva la scheda (Cass. n. 952/1967; n. 918/2010); b) la ammissibilità della prova che la scomparsa del testamento non sia dovuta a chi chiede la ricostruzione "presuppone in ogni caso il positivo esperimento della prova contraria alla presunzione di avvenuta revoca della disposizione testamentaria" (Cass. n. 918/1910); c) laddove esista copia informe dal testamento, l'eventuale mancanza di un espresso disconoscimento della conformità all'originale della prodotta fotocopia, di per sè, è irrilevante ai fini del superamento della presunzione di revoca; d) infatti, il mancato disconoscimento potrebbe venire in considerazione solo dopo che sia stata superata la presunzione di revoca, "essendo evidente che detta conformità non sarebbe valsa ad escludere la possibilità che il testamento dopo essere fotocopiato fosse stato revocato mediante distruzione dallo stesso testatore" (Cass. n. 12098/1995; conf. Cass. n. 3636/2004).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6. E' stato obiettato che Cass. n. 3286/1975, nel decidere la controversia nella specie l'attore aveva prodotto una minuta informe asserendo che il de cuius aveva manifestato l'intenzione di disporre in quel senso e chiedendo così di provare l'esistenza dell'originale redatto in conformità di quella minuta originale di cui si assumeva lo smarrimento - non si è limitata ad affermare l'esigenza che fosse offerta la prova che la minuta era stata riprodotta in una vera e propria scheda ad opera del testatore, ma ha ritenuto altresì indispensabile la prova che detta scheda esistesse alla morte del testatore e non soltanto in un momento anteriore.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò non si concilierebbe con l'art. 684 c.c., che prevede la possibilità di vincere la presunzione di revoca dimostrando o che il testamento venne distrutto da persona diversa dal testatore ovvero, in alternativa, che il testatore non ebbe intenzione di revocarlo. A maggior ragione la tesi accolta da Cass. n. 3286/1975 non sarebbe compatibile con la interpretazione corrente dell'art. 684 c.c., in base alla quale deve ammettersi la possibilità di dimostrare, persino nell'ipotesi di distruzione dell'olografo avvenuta ad opera dello stesso testatore, che questi non aveva intenzione di revocare. Quand'anche fosse sicuro che il testamento non esisteva al momento della morte del testatore, si potrebbe pur sempre dimostrare che il testamento, anche prima della morte del de cuius, era andato smarrito per fatto di terzi o per evento accidentale o comunque all'insaputa del testatore.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Cass. n. 12098 del 1995, nel riaffermare il principio che il mancato rinvenimento della scheda, ossia la sua irreperibilità, basta a legittimare la presunzione, posta dall'art. 684 c.c., che il de cuius lo abbia revocato, distruggendolo, sembra introdurre una significativa precisazione in ordine alla prova idonea a vincere la presunzione. Secondo la pronuncia in esame "occorre provare o che la scheda testamentaria, ovviamente quella originale, esisteva ancora al momento dell'apertura della successione e che, quindi, la sua irreperibilità non può farsi risalire in alcun modo al testatore, oppure che quest'ultimo, benchè autore materiale della distruzione, non era animato da volontà di revoca".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'esame della giurisprudenza della Corte consente di riconoscere che, nel caso di irreperibilità del testamento di cui si provi l'esistenza in un momento precedente alla morte del de cuius, la prova contraria alla presunzione di revoca non passa esclusivamente attraverso la prova che il testamento ancora esisteva al tempo della morte del testatore. E' chiaro che, una prova siffatta, laddove fornita, consentirebbe di raggiungere la certezza assoluta del fatto che non sia stato lo stesso testatore a distruggere la scheda, come riconosce Cass. 3286 del 1975; da ciò, però, non si può trarre argomento per negare che, a vincere la presunzione di revoca, non possa servire anche la prova che "la irreperibilità della scheda non può farsi risalire in alcun modo al testatore", secondo la precisazione di Cass. n. 12098 del 1995.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In verità, in tale pronuncia, l'espressione della non riconducibilità della mancanza della scheda al testatore sembra concepita quale conseguenza della prova della esistenza della scheda al tempo della morte, ma per questa parte la pronuncia non può essere presa alla lettera. Non si può negare che l'ipotesi dello smarrimento non riconducibile al testatore comprenda, in linea di principio, anche l'ipotesi del testamento distrutto da un terzo o andato smarrito per un evento accidentale prima dell'apertura della successione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Cass. 12098 del 1995 ammette inoltre senza mezzi termini, in alternativa alla prova della sparizione non riconducibile al testatore, la prova che il testatore "benchè autore materiale della distruzione, non era animato da volontà di revoca".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          7. L'esame della giurisprudenza della Corte consente di enucleare i seguenti principi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           La irreperibilità del testamento, di cui si provi l'esistenza in un certo tempo mediante la produzione di una copia, è equiparabile alla distruzione, per cui incombe su chi vi ha interesse l'onere di provare che esso "fu distrutto lacerato o cancellato da persona diversa dal testatore" oppure che costui "non ebbe intenzione di revocarlo".
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           A tale orientamento, pur nella consapevolezza di autorevoli opinioni diverse (riecheggiate dal ricorrente), in base alle quali non esiste una presunzione nel senso che il testamento, di cui consti la confezione, ma che attualmente non si può ritrovare, sia distrutto, occorre dare continuità.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           B) La prova contraria può essere data, anche per presunzioni, non solo attraverso la prova della esistenza del testamento al momento della morte (ciò che darebbe la certezza che il testamento non è stato revocato dal testatore), ma anche provando che il testamento, seppure scomparso prima della morte del testatore, sia stato distrutto da un terzo o sia andato perduto fortuitamente o comunque senza alcun concorso della volontà del testatore stesso.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           C) E' ammessa anche la prova che la distruzione dell'olografo da parte del testatore non era accompagnata dalla intenzione di togliere efficacia alle disposizioni ivi contenute.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           D) In presenza di una copia informale dell'olografo il mancato disconoscimento della conformità all'originale diventa rilevante solo una volta che sia stata superata la presunzione di revoca.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           E) Ferma la prioritaria esigenza che sia stata data la prova contraria alla presunzione di revoca, sono applicabili al testamento le norme dell'art. 2724 c.c., n. 3 e art. 2725 c.c., sui contratti. E' quindi ammessa ogni prova, compresa quella testimoniale e per presunzioni, sull'esistenza del testamento, purchè beninteso la scomparsa non sia dovuta a chi chiede la ricostruzione del testamento.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          8. La sentenza impugnata è in linea con tali principi, non solo con riguardo alla equiparazione della irreperibilità del testamento alla sua distruzione, ma anche in rapporto all'onere della prova a carico di chi intenda provare l'esistenza delle disposizioni testamentarie. La corte d'appello ha riconosciuto che la copia forniva la prova della esistenza dell'olografo e del suo contenuto nel momento in cui essa è stata formata, aggiungendo,. non potersi desumere da ciò il persistere della volontà del testatore fino al decesso, avvenuto il (OMISSIS), essendo la copia del 20 dicembre 2002.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si tratta di una valutazione di fatto, logicamente coerente, incensurabile in questa sede. D'altronde non risulta che i ricorrenti avessero dedotto nei gradi di merito che il testatore si fosse trovato nella impossibilità di distruggere la scheda nel periodo compreso fra la formazione della copia e la morte.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La corte d'appello, seppure indichi la prova occorrente in quella di esistenza del testamento al tempo della morte, non esclude la possibile idoneità anche della prova intesa a dimostrare l'eventualità dello smarrimento del testamento "non riferibile al testatore o comunque non intenzionale se riferibile a questi" (pag. 13 della sentenza impugnata).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          9. A un attento esame, la questione sul contenuto della prova contraria alla presunzione di revoca, nella specie, ha molto meno importanza di quella che emerge dalla lettura del ricorso.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I capitoli di prova, giustamente non ammessi della corte, non miravano a fornire la prova di un fatto tale da far apparire la scomparsa quale conseguenza del fatto del terzo o di un evento fortuito, nè di un fatto non compatibile con la distruzione operata dal testatore nel periodo compreso fra la confezione della copia e la morte.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Occorre poi tenere conto di quanto si legge a pag. 15 della sentenza: "Peraltro la prova dell'esistenza dell'originale del testamento al momento del decesso nel caso concreto deve essere particolarmente rigorosa perchè dalla fotocopia di esso risulta che l'originale secondo le intenzioni del de cuius era stato messo nella disponibilità di V.G., che al riguardo si è limitata ad affermare genericamente di non averlo reperito al momento del decesso del testatore. La circostanza, desumibile da tale affermazione, che ella non aveva avuto la disponibilità del testamento contrasta con la allegata sussistenza della volontà del P. fino al momento della morte di non revocare le disposizioni testamentarie in favore della V.. Il mettere l'originale nella disponibilità della beneficiaria era infatti chiaramente finalizzato a garantire la conservazione dell'atto fino al suo decesso perchè le sue volontà trovassero certa esecuzione. La sua mancata attuazione non può che essere considerato indicativo di un mutamento della volontà del de cuius (...)".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La considerazione della corte di merito ispira una ulteriore riflessione, che rende ancora più evanescente e generica la prova contraria alla revoca che si voleva dare attraverso i testimoni.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Delle due, infatti, l'una: o il testamento, in conformità alla dichiarazione del testatore, era nel possesso della V., e allora, giusti i principi sopra richiamati, la prova del contenuto del testamento implicava non solo che fosse superata la presunzione (ciò che la corte d'appello ha negato), ma implicava inoltre che la V. provasse che la perdita non era a lei imputabile; oppure, diversamente da quanto dichiarato dal testatore, costui non aveva attuato il proposito di dare l'originale della scheda alla V., e allora la prova contraria alla presunzione, imposta alla V., doveva farsi carico di dare ragione di tale circostanza, nella quale la corte di merito, con apprezzamento incensurabile in questa sede, ha ravvisato un elemento di fatto coerente con la presunzione di revoca e quindi, per definizione ostativo a ritenerla superata in considerazione delle circostanza indicate nei capitoli di prova per testimoni.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sat, 07 Nov 2020 18:32:08 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
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    <item>
      <title>Crisi familiari, tutela dei minori e accesso all'anagrafe tributaria. L'ex può visionare i conti  dell'ex</title>
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      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il Consiglio di Stato si è pronunciato sull’istanza, presentata dal genitore della figlia minorenne, per  accedere ed estrarre copia della documentazione fiscale, reddituale e patrimoniale riferibile all'ex compagna e genitrice, presente presso l'anagrafe tributaria.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con la sentenza del 27 maggio 2020 n. 21/2020 l'Adunanza Plenaria si è occupata della questione relativa all'acquisizione di informazioni e documenti patrimoniali e finanziari nei procedimenti in materia di famiglia, nel caso di conflittualità.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Ecco uno stralcio delle motivazione.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          &amp;lt;&amp;lt;Premesso che le citate previsioni normative non contengono alcuna clausola di esclusività, specialità e/o prevalenza rispetto alla disciplina dell’accesso documentale difensivo ex l. n. 241/1990 ai documenti reddituali, patrimoniali e finanziari dell’anagrafe tributaria del rispettivo coniuge e/o genitore di figli minorenni (o maggiorenni non economicamente dipendenti), esercitato al fine della ricostruzione dei rapporti patrimoniali e finanziari in funzione della determinazione degli assegni di divorzio, di separazione e di mantenimento dei figli, si rileva che, anche in relazione a tali previsioni normative, si rinviene un costante orientamento giurisprudenziale nel senso che tali poteri istruttori d’ufficio non possono essere esercitati per sopperire alla carenza probatoria della parte onerata, la quale abbia la possibilità di acquisire le prove aliunde e non le abbia prodotte in giudizio (v. Cass. Civ., Sez. 6, ord. 15 novembre 2016, n. 23263; nello stesso senso, Cass. Civ., Sez. 1, 28 gennaio 2011, n. 2098). Solo in materia di determinazione del contributo di mantenimento per i figli minori (oggi, art. 337-ter cod. civ.; olim art. 155, comma 6, cod. civ.), il potere istruttorio d’ufficio appare più accentuato, nel senso che la domanda non può essere respinta per carenza di prova senza l’esercizio del potere d’ufficio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Resta con ciò riaffermato, anche per i procedimenti in materia di famiglia – specie nei casi in cui non vengano in questione interessi di minori, dove il regime dell’onere di allegazione e di prova è più attenuato in ragione del carattere tendenzialmente indisponibile dei diritti in contesa –, il principio per cui l’esercizio dei poteri, anche officiosi, di indagine attribuiti al giudice civile nei procedimenti in materia di famiglia richiede, da un lato, che la parte abbia fatto tutto quanto è in suo potere per offrire la prova dei fatti che è interessata a dimostrare, non essendo i poteri d’ufficio esercitabili per supplire eventuali carenze probatorie addebitabili alla parte che ne solleciti l’esercizio, e, dall’altro, che la stessa fornisca elementi di fatto specifici e circostanziati, idonei a rendere la contestazione della documentazione prodotta dalla controparte sufficientemente specifica da imporre un approfondimento istruttorio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’attribuzione al giudice della crisi familiare di ampliati poteri d’ufficio, in ispecie di acquisizione dei dati dell’anagrafe tributaria ivi inclusi i dati dell’archivio dei rapporti finanziari, non fa pertanto venir meno l’esigenza della parte interessata di acquisire i documenti al di fuori del giudizio per il tramite dello strumento dell’accesso difensivo, proprio al fine di corroborare istanze sollecitatorie di eventuali (ulteriori) indagini d’ufficio sulla base di elementi specifici e circostanziati di cui la stessa abbia acquisito conoscenza all’esito dell’accesso ed in cui assenza il potere istruttorio ufficioso le potrebbe essere negato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Non si ravvisa, pertanto, ragione alcuna di escludere o precludere l’esperibilità dell’accesso documentale difensivo ai documenti della anagrafe tributaria, ivi incluso l’archivio dei rapporti finanziari, contenenti i dati reddituali, patrimoniali e finanziari della rispettiva parte antagonista, nell’ambito dei procedimenti in materia di famiglia al fine di accertare le sostanze patrimoniali e le disponibilità reddituali di ognuno dei coniugi e, così, determinare l’entità dell’assegno disposto a beneficio di quello più bisognoso nonché dell’eventuale prole, sia prima che in pendenza del processo civile, in particolare non ostandovi l’attribuzione, al giudice delle controversie familiari, dei poteri istruttori di ufficio sopra menzionati.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tutt’al contrario, anche in tale materia un’interpretazione costituzionalmente orientata, a garanzia dell’effettività del diritto alla tutela giurisdizionale e del diritto alla prova intesi in senso lato, impone di affermare l’esperibilità dell’accesso difensivo ai documenti in questione, sia prima che in pendenza del processo civile, con la conseguenza che l’accesso non può essere legittimamente negato per l’incompatibilità in astratto tra le due discipline.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          9.4 Né l’esperibilità, in controversie di natura civilistica, dell’accesso difensivo ai documenti amministrativi – e ciò vale sia con riferimento al rapporto con gli ordini di esibizione istruttoria ex artt. 210, 211 e 213 cod. proc. civ., sia con riferimento al rapporto con i poteri istruttori d’ufficio nei procedimenti in materia familiare – può ritenersi lesivo del diritto di difesa della rispettiva parte controinteressata e quindi della parità delle armi nel processo, come prospettato dall’orientamento riportato sub 7.1.2.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La confutazione dell’argomento passa attraverso la ricostruzione della disciplina del bilanciamento tra interesse all’accesso difensivo dell’istante e tutela della riservatezza del controinteressato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’art. 24 l. n. 241/1990 prevede, al riguardo:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - al comma 1, una tendenziale esclusione diretta legale dall’accesso documentale per le ipotesi ivi contemplate;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - al comma 2, un’esclusione demandata ad un regolamento governativo, con cui possono essere individuati casi di sottrazione all’accesso di documenti amministrativi, tra l’altro e per quanto qui interessa, «d) quando i documenti riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche, persone giuridiche, gruppi, imprese e associazioni, con particolare riferimento agli interessi epistolare, sanitario, professionale, finanziario, industriale e commerciale di cui siano in concreto titolari, ancorché i relativi dati siano forniti all’amministrazione dagli stessi soggetti cui si riferiscono»;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - al comma 7 un’esclusione basata su un giudizio valutativo di tipo comparativo di composizione degli interessi confliggenti facenti capo al richiedente e, rispettivamente, al controinteressato, modulato in ragione del grado di intensità dei contrapposti interessi ed improntato ai tre criteri della necessarietà, dell’indispensabilità e della parità di rango.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nel caso di specie non vengono in rilievo né i «dati sensibili» quali definiti dall’art. 9 del regolamento n. 2016/679/UE del Parlamento e del Consiglio (ossia, dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l’appartenenza sindacale, nonché i dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica), né i dati «giudiziari» di cui al successivo art. 10 (cioè i dati personali relativi alle condanne penali e ai reati o a connesse misure di sicurezza), né i dati cd. supersensibili di cui all’art. 60 d.lgs. n. 196/2003 (cioè i dati genetici, relativi alla salute, alla vita sessuale o all’orientamento sessuale della persona), bensì i dati personali rientranti nella tutela della riservatezza cd. finanziaria ed economica della parte controinteressata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ebbene, ai fini del bilanciamento tra diritto di accesso difensivo (preordinato all’esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale in senso lato) e tutela della riservatezza (nella specie, cd. finanziaria ed economica), secondo la previsione dell’art. 24, comma 7, l. n. 241/1990, trova applicazione né il criterio della stretta indispensabilità (riferito ai dati sensibili e giudiziari) né il criterio dell’indispensabilità e della parità di rango (riferito ai dati cd. supersensibili), ma il criterio generale della «necessità» ai fini della ‘cura’ e della ‘difesa’ di un proprio interesse giuridico, ritenuto dal legislatore tendenzialmente prevalente sulla tutela della riservatezza, a condizione del riscontro della sussistenza dei presupposti generali dell’accesso difensivo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Infatti, l’art. 5, comma 1, lettere a) e d), d.m. 29 ottobre 1996, n. 603 – emanato dal Ministero delle finanze, ai sensi dei commi 2 e 4 dell’art. 24 l. n. 241/1990 nella versione anteriore alla sua sostituzione ad opera dell’art. 16 l. 11 febbraio 2005, n. 15 – nell’individuazione dei documenti inaccessibili per motivi attinenti alla riservatezza, esclude dall’accesso documentale la «documentazione finanziaria, economica, patrimoniale e tecnica di persone fisiche e giuridiche, gruppi, imprese e associazioni comunque acquisiti ai fini dell’attività amministrativa», nonché gli «atti e documenti allegati alle dichiarazioni tributarie», garantendone tuttavia «la visione» nei casi in cui la relativa «conoscenza sia necessaria per la cura e difesa degli interessi giuridicamente rilevanti propri di coloro che ne fanno motivata richiesta», pertanto in aderenza in parte qua alla previsione della norma primaria disciplinante l’accesso difensivo, dapprima contenuta nell’art. 24, comma 2, lettera d), l. n. 241/1990 ed oggi nel comma 7 dell’art. 24 come sostituito dall’art. 16 l. n. 15/2005.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con riferimento alla fattispecie sub iudice, risulta pertanto già compiuto sul piano normativo il giudizio di bilanciamento tra tutela dell’interesse conoscitivo attraverso lo strumento dell’accesso difensivo, quale esplicazione del diritto costituzionalmente garantito della tutela giurisdizionale, e tutela della riservatezza cd. finanziaria ed economica del controinteressato, dando la prevalenza al primo. Bilanciamento che, in difetto di normativa speciale, è rimesso alla valutazione dell’amministrazione alla stregua dei canoni e criteri in generali posti dall’ordinamento per l’accesso difensivo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Peraltro, il controinteressato ha a disposizione tutti gli strumenti procedimentali (opposizione ex art. 3 d.P.R. n. 184/2006) e processuali (impugnazione dell’atto di accoglimento dell’istanza di accesso dinanzi al giudice amministrativo in sede di giurisdizione esclusiva ex art. 133, comma 1, lettera a), numero 6), cod. proc. amm.) per difendere la propria posizione contrapposta a quella del richiedente l’accesso, nella pienezza delle garanzie giurisdizionali, con la conseguenza che non è ravvisabile lesione alcuna del principio della parità delle armi, quale paventata nel contesto argomentativo della tesi riportata sopra sub 7.1.2. E comunque anche alla controparte nel giudizio civile è garantito ovviamente il diritto di accesso alla posizione dell’istante.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Deve, infine, essere rimarcato che l’accoglimento dell’istanza di accesso non rende il dato acquisito liberamento trattabile dal soggetto richiedente, il quale è rigorosamente tenuto a utilizzare il documento esclusivamente ai fini difensivi per cui l’ostensione è stata richiesta, a pena di incorrere nelle sanzioni amministrative ed, eventualmente, anche penali (a seconda della concreta condotta illecita), previste per il trattamento illegittimo di dati personali riservati, e fatta altresì salva la riconducibilità dell’illecito trattamento alla responsabilità di cui all’art. 2043 cod. civ..
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          9.5 Alla luce delle considerazioni tutte sopra svolte deve ritenersi che la previsione, nell’ordinamento processualcivilistico, di strumenti di esibizione istruttoria di documenti (anche) amministrativi ai sensi degli artt. 210, 211 e 213 cod. proc. civ., nonché, nell’ambito dei procedimenti di famiglia, dello strumento di acquisizione di documenti contenenti dati reddituali, patrimoniali e finanziari dell’anagrafe tributaria di cui artt. 155-sexies disp. att. cod. proc. civ. e 492-bis cod. proc. civ., ivi compresi i documenti conservati nell’archivio dei rapporti finanziari, non escluda l’esperibilità dell’accesso documentale difensivo. Infatti, sulla base di una lettura unitaria e integratrice tra le singole discipline, nonché costituzionalmente orientata a garanzia dell’effettività del diritto alla tutela giurisdizionale da intendere in senso ampio e non ristretto al solo momento processuale, il rapporto tra l’istituto dell’accesso documentale difensivo e i menzionati istituti processualcivilistici non può che essere ricostruito in termini di complementarietà delle forme di tutela.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          10. In conclusione, per le considerazioni esposte, non appare condivisibile la tesi accolta dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 3461/2017, laddove, argomentando dalla natura strumentale dell’accesso difensivo in funzione della tutela di preesistenti e autonome posizioni soggettive (di diritto soggettivo o di interesse legittimo) legittimanti l’istanza di accesso, lo assimila sostanzialmente ad un potere di natura processuale, onde dedurvi l’inapplicabilità ai casi in cui la disciplina processualcivilistica già preveda strumenti specifici istruttori di esibizione documentale (tra cui di documenti amministrativi), quali, in via generale, costituiti dagli artt. 210, 211 e 213 cod. proc. civ., rispettivamente, per lo specifico settore dei procedimenti in materia di famiglia, dai poteri istruttori d’ufficio di cui agli artt. 155-sexies disp. att. cod. proc. civ. e 492-bis cod. proc. civ..
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Piuttosto, l’avere argomentato, nella menzionata sentenza – mutuando il percorso logico seguito dall’Adunanza plenaria n. 6/2006 – circa la posizione strumentale riconosciuta ad un soggetto che sia già titolare di una diversa situazione giuridicamente tutelata (diritto soggettivo o interesse legittimo, e, nei casi ammessi, esponenzialità di interessi collettivi o diffusi), sembra condurre all’opposta conclusione esegetica secondo cui è il collegamento con l’interesse diretto, concreto ed attuale a fondare la base legittimante per l’accesso, a prescindere dall’utilizzo, giudiziale o meno, che si intenda fare del documento osteso.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Inoltre, non è condivisibile l’argomentazione che muove dall’oggetto della causa petendi e del petitum dedotti nel giudizio civile, laddove viene conferito esclusivo e determinante rilievo alla circostanza che si tratta di lite soltanto tra soggetti privati, al quale la pubblica amministrazione è totalmente estranea.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A questo riguardo giova ribadire che l’aspetto pubblicistico della materia è immanente alla natura amministrativa del documento e della relativa detenzione, indipendentemente dal regime privatistico o pubblicistico di formazione dell’atto o dalla natura del soggetto che lo detiene.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’accesso difensivo supera le pertinenze probatorie che concernono il mero rapporto procedimentale tra il privato e la pubblica amministrazione, ovvero tra privati in cui si fa questione dell’esercizio del potere da parte di un’autorità amministrativa, e ricomprende tutte quelle pertinenze utili a dimostrare i fatti costitutivi, impeditivi, modificativi o estintivi delle situazioni giuridiche in generale, a prescindere dall’esercizio del potere nel singolo caso concreto, ed indipendentemente dal contesto entro il quale l’interesse giuridico può essere ‘curato’ o ‘difeso’, e quindi anche fuori dal processo ed anche in una lite tra privati.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nella prospettiva appena delineata, sono indifferenti la natura e la consistenza della situazione giuridica ‘finale’ (la quale può essere di diritto soggettivo, di interesse legittimo, di aspettativa o di altro tipo), purché si tratti di situazione astrattamente azionabile in caso di lesione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È pure indifferente che il relativo rapporto giuridico intercorra esclusivamente tra soggetti privati, nonché quale sia l’autorità giudiziaria (ordinaria, amministrativa, contabile o altro giudice speciale) munita di giurisdizione in caso di instaurazione di un processo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La tutela del terzo controinteressato è adeguatamente caratterizzata, sia sul piano procedimentale, sia su quello processuale, attraverso le specifiche forme di notificazione e di eventuale sua opposizione all’accesso.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          11. Quanto all’ultima questione deferita all’Adunanza plenaria, relativa alle modalità ostensive dei documenti dell’anagrafe tributaria, ivi inclusi i documenti dell’archivio dei rapporti finanziari – se, cioè, l’accesso possa essere esercitato solo attraverso visione, oppure anche attraverso estrazione di copia –, la stessa deve essere risolta in quest’ultimo senso, in quanto:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - sul piano normativo, l’art. 22, comma 1, lettera a), l. n. 241/1990, come sostituito dall’art. 15 d.lgs. n. 15/2005, prevede quale forma generale di accesso quella «di prendere visione e di estrarre copia di documenti amministrativi»;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - la sopra citata previsione regolamentare di cui all’art. 5, comma 1, lettere a) e d), d.m. 29 ottobre 1996, n. 603, che, in sede di accesso difensivo, consente solo la «la visione» della documentazione finanziaria, economica, patrimoniale, reddituale e fiscale detenuta dall’amministrazione finanziaria, trova la sua spiegazione nella vigenza, all’epoca di emanazione del decreto ministeriale, di una correlativa norma primaria nel testo originario dell’art. 24, comma 2, lettera d), l. n. 241/1990, ormai superata dalla novellazione apportata alla legge n. 241/1990 dalla legge n. 15/2005, che non prevede più alcuna limitazione quanto alle modalità di accesso difensivo alla documentazione contenente dati personali riservati, sicché la limitazione contenuta nel citato d.m. n. 603/1996 deve ritenersi implicitamente abrogata dalla normativa primaria sopravvenuta;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - con riguardo alla ratio sottesa all’accesso documentale difensivo, l’unica modalità ontologicamente idonea a soddisfare la funzione di acquisire la documentazione extra iudicium ai fini della ‘cura’ e ‘difesa’ della situazione giuridica facente capo al richiedente l’accesso è l’estrazione di copia, ai fini di un eventuale utilizzo del documento in sede stragiudiziale e, a maggior ragione, in sede processuale, impossibile se non attraverso l’offerta in comunicazione e la produzione materiale della relativa copia in giudizio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Quanto alle eventuali modalità telematiche, dovrà trovare applicazione la disciplina settoriale in materia di amministrazione digitale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          12. L’Adunanza plenaria, conclusivamente, enuncia sulle questioni postele i seguenti principi di diritto, anche ai sensi dell’art. 99, comma 5, cod. proc. amm.:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           (i) «Le dichiarazioni, le comunicazioni e gli atti presentati o acquisiti (d)agli uffici dell’amministrazione finanziaria, contenenti i dati reddituali, patrimoniali e finanziari ed inseriti nelle banche dati dell’anagrafe tributaria, ivi compreso l’archivio dei rapporti finanziari, costituiscono documenti amministrativi ai fini dell’accesso documentale difensivo ai sensi degli artt. 22 e ss. della legge n. 241/1990»;
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           (ii) «L’accesso documentale difensivo può essere esercitato indipendentemente dalla previsione e dall’esercizio dei poteri processuali di esibizione istruttoria di documenti amministrativi e di richiesta di informazioni alla pubblica amministrazione nel processo civile ai sensi degli artt. 210, 211 e 213 cod. proc. civ.»;
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           (iii) «L’accesso difensivo ai documenti contenenti i dati reddituali, patrimoniali e finanziari, presenti nell’anagrafe tributaria, ivi compreso l’archivio dei rapporti finanziari, può essere esercitato indipendentemente dalla previsione e dall’esercizio dei poteri istruttori di cui agli artt. 155-sexies disp. att. cod. proc. civ. e 492-bis cod. proc. civ., nonché, più in generale, dalla previsione e dall’esercizio dei poteri istruttori d’ufficio del giudice civile nei procedimenti in materia di famiglia»;
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           (iv) «L’accesso difensivo ai documenti contenenti i dati reddituali, patrimoniali e finanziari, presenti nell’anagrafe tributaria, ivi compreso l’archivio dei rapporti finanziari, può essere esercitato mediante estrazione di copia».
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 12 Oct 2020 11:23:30 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Divorzio. L’IMU della casa coniugale va pagata dal coniuge assegnatario.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/divorzion-limu-dellabitazione-coniugale-va-pagata-dal-coniuge-assegnatario</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         La Commissione Tributaria Regionale dell’ Emilia-Romagna, con la sentenza 88/2020,ha affrontato il caso del genitore che aveva concesso in comodato gratuito al figlio un proprio immobile per il matrimonio. Successivamente i coniugi si separano; il Tribunale assegna la casa alla nuora. Il Comune chiede l’IMU anche alla proprietaria del bene.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ebbene nell’ipotesi di scioglimento del vincolo matrimoniale, il soggetto passivo del tributo IMU è  il coniuge a cui è assegnata la casa coniugale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ecco le motivazioni della sentenza 88/2020,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          "Oggetto di causa è la pretesa impositiva del Comune di Forlì concernente un immobile di proprietà della signora E., concesso in comodato gratuito al figlio perché ne facesse la casa coniugale, ma, a seguito della separazione del figlio stesso, assegnato dal Tribunale alla moglie.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò posto, l'appellante ritiene che, sulla base del disposto normativo di cui all'articolo 4 comma 12 quinques D.L. n. 16 del 2012, e così come peraltro inizialmente ritenuto anche da circolari del MEF, debba ritenersi la esclusiva soggettività passiva ai fini IMU del coniuge separato assegnatario; mentre la sentenza di primo grado ritiene che la norma stessa si applichi solo al caso in cui sia l'altro coniuge non assegnatario ad essere proprietario o comproprietario, non anche al caso in cui proprietario sia un terzo, e ritiene che la norma non possa essere oggetto di applicazione analogica od estensiva.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tanto premesso, la ricostruzione giuridica effettuata dalla sentenza di primo grado, pur se accuratamente motivata, non può essere condivisa.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si osserva in proposito che la disposizione normativa in questione recita che "ai soli fini dell'applicazione dell'imposta municipale... l'assegnazione della casa coniugale al coniuge, disposta a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, si intende in ogni caso effettuata a titolo di diritto di abitazione".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Pertanto, il legislatore ha specificamente disciplinato il presupposto impositivo nell'ipotesi di scioglimento del vincolo coniugale, prevedendo che, ai soli fini dell'applicazione dell'imposta municipale sugli immobili, è soggetto passivo del tributo il coniuge a cui viene assegnata la casa coniugale con provvedimento giurisdizionale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Né può essere accolto il rilievo della CTP secondo il quale, alla luce del tenore letterale della norma, la soggettività passiva del coniuge assegnatario si verificherebbe solo laddove proprietario o comproprietario fosse l'altro coniuge: è infatti facile replicare che detta limitazione non è in alcun modo evincibile sulla base della piana analisi esegetica del testo normativo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Detto quindi che il tenore letterale della norma non giustifica l'interpretazione restrittiva fornita dalla sentenza qui impugnata, va in ogni caso e comunque evidenziato che non può essere condiviso neppure il successivo snodo argomentativo, e cioè che la norma non può essere oggetto di un'interpretazione estensiva in quanto avente natura eccezionale, essendo tale conclusione risultata espressamente disattesa dalla recente pronuncia di Cass. n. 11416/2019.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Infatti, la Corte di Cassazione, con insegnamento del tutto persuasivo e dal quale non vi è motivo di discostarsi, ha innanzitutto spiegato che "il presupposto per l'applicazione dell'IMU è il medesimo di quello previsto dall'ICI", id est "il possesso di immobili di cui all'articolo 2 del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504"; e che è "necessario che il rapporto che lega il soggetto all'immobile sia qualificato, riconducibile, quindi, alla proprietà, all'usufrutto o ad altro diritto reale di godimento, o ad un'altra situazione giuridica specificatamente stabilita dalla legge come nel caso di locazione finanziarie o concessione di beni demaniali".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In particolare, con riferimento al caso che qui occupa, "il legislatore ha specificamente disciplinato il presupposto impositivo nell'ipotesi di scioglimento del vincolo matrimoniale, prevedendo che, ai soli fini dell'applicazione dell'imposta municipale sugli immobili, è soggetto passivo del tributo il coniuge a cui viene assegnata la casa coniugale con provvedimento giurisdizionale"; ed in tal modo, "il legislatore ha sancito la traslazione della soggettività passiva dell'IMU dal proprietario all'assegnatario dell'alloggio, cosicché l'imposizione ricade in capo all'utilizzatore" (sottolineatura aggiunta).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò posto, la Corte non solo non ha rinvenuto dei limiti operativi della norma nel caso di assegnazione a uno dei coniugi a seguito di separazione legale, e quindi non ha ritenuto che essa s'applica solo alla situazione in cui comproprietario o proprietario sia il coniuge non assegnatario; ma ha addirittura chiarito che detta norma deve essere "interpretata estensivamente", includendo nel relativo ambito di applicazione anche le ipotesi riconducibili ad una eadem ratio, e per tali motivi ha concluso nel senso dell'applicabilità anche alle famiglie di fatto.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'interpretazione estensiva è possibile perché, diversamente da quanto argomentato dalla pronuncia di primo grado, "non trattandosi di norma tributaria disciplinante un'ipotesi di agevolazione o di esenzione, ovvero di norma speciale, non vale per la stessa il divieto di interpretazione analogica nonché di interpretazione estensiva ai sensi dell'art. 14 delle disposizioni preliminari del cod. civ." (sottolineatura aggiunta).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Pertanto ed in conclusione, deve ritenersi che l'interpretazione restrittiva dell'articolo 4 comma 12 quinques D.L. n. 16 del 2012 seguita dalla sentenza di primo grado, per un verso non sia conforme al contenuto letterale della norma, e per altro verso non sia comunque conforme al canone interpretativo della possibilità di interpretazione estensiva della norma stessa.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          b) In ragione di tutto quanto sopra, l'appello va accolto, con conseguente annullamento degli atti originariamente impugnati in primo grado.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le spese di lite del grado di giudizio vanno integralmente compensate ex art. 15 D.Lgs. n. 546 del 1992, dovendosi rinvenire le "gravi ed eccezionali ragioni" sia nell'assoluta novità della vicenda trattata, sia nell'oggettiva opinabilità della complessa questione in diritto affrontata".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sat, 11 Jul 2020 17:42:34 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Voli cancellati  e Covid-19. Il viaggiatore ha diritto al rimborso in denaro e non è obbligato ad accettare il voucher.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/voli-cancellati-e-covid-19-il-viaggiatore-ha-diritto-al-rimborso-in-denaro-e-non-in-voucher</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         L'antitrust censura il decreto Cura Italia in quanto disciplina i rimborsi in modo più sfavorevole.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
          L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha emanato un comunicato stampa, a seguito delle numerose lamentele ricevute negli ultimi mesi da parte dei consumatori, a causa della disciplina d’emergenza di cui all’art 88-bis del cosiddetto decreto Cura Italia (legge 17 marzo 2020 n.18 convertito con modifiche dalla legge n.27/2020).
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          &amp;lt;&amp;lt;La recente normativa consente agli operatori del settore turistico di emettere un voucher - in luogo del rimborso – per “ristorare” viaggi, voli e hotel cancellati per circostanze eccezionali e situazioni soggettive connesse con l’emergenza da Covid-19. Tale compensazione può sostituire il rimborso senza la necessità di un’apposita accettazione da parte del consumatore.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nella segnalazione al Parlamento e al Governo l’Autorità ha evidenziato che
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           l’art. 88-bis si pone in contrasto con la vigente normativa europea, che nel caso di cancellazione per circostanze inevitabili e straordinarie, prevede il diritto del consumatore ad ottenere un rimborso
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          .
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           La posizione assunta dalla Commissione europea nella Raccomandazione del 13 maggio 2020 evidenzia sì che
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          l’
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           operatore può legittimamente offrire un buono, ma a condizione che i viaggiatori non siano privati del diritto al rimborso in denaro
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          . La Commissione ha anche rilevato che, in ragione delle gravi perdite del settore turistico derivanti dal fatto che le richieste di rimborso presentate dai viaggiatori superano di gran lunga il livello delle nuove prenotazioni, occorrerebbe incentivare i consumatori ad accettare i voucher. Un’ampia accettazione dei voucher, infatti, contribuirebbe ad attenuare i problemi di liquidità del settore a beneficio anche degli interessi dei viaggiatori, dal momento che qualora gli organizzatori o i vettori diventassero insolventi, molti viaggiatori e passeggeri potrebbero non ricevere alcun rimborso.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Affinché i voucher possano essere considerati una valida e affidabile alternativa al rimborso in denaro, essi dovrebbero presentare alcune caratteristiche, tra le quali una copertura assicurativa per il possibile fallimento del tour operator o del vettore e il diritto al rimborso in denaro se alla scadenza del voucher il consumatore non avrà usufruito dello stesso
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          .
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’Autorità ha infine rappresentato che, a fronte del permanere del descritto conflitto tra normativa nazionale ed europea, interverrà per assicurare la corretta applicazione delle disposizioni di fonte comunitaria disapplicando la normativa nazionale con esse contrastanti&amp;gt;&amp;gt;.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 24 Jun 2020 10:32:35 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/voli-cancellati-e-covid-19-il-viaggiatore-ha-diritto-al-rimborso-in-denaro-e-non-in-voucher</guid>
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      </media:content>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Appalti, libera concorrenza: no alla riserva a favore di imprese locali.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/appalti-libera-concorrenza-non-discriminazione-e-norme-regionali-illegittime</link>
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      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 10, comma 4, legge regionale Toscana n. 18/2019, che aveva introdotto una  riserva di partecipazione a favore di micro, piccole e medie imprese locali.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ecco il testo della motivazione della sentenza 98/2020.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           &amp;lt;&amp;lt;La norma impugnata è inserita nel capo II della legge regionale, che disciplina (come risulta dal suo art. 8) le «procedure negoziate per l’affidamento di lavori di cui all’articolo 36 del d.lgs. 50/2016» (cioè, dei contratti di valore inferiore alla soglia comunitaria), e stabilisce che, «
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            [i]n considerazione dell’interesse meramente locale degli interventi, le stazioni appaltanti possono prevedere di riservare la partecipazione alle micro, piccole e medie imprese con sede legale e operativa nel territorio regionale per una quota non superiore al 50 per cento
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           e in tal caso la procedura informatizzata assicura la presenza delle suddette imprese fra gli operatori economici da consultare».
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Secondo il ricorrente, tale norma viola l’art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione e gli artt. 30, comma 1, e 36 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Codice dei contratti pubblici), in quanto la possibilità di riservare la partecipazione alle gare, per una quota non superiore al 50 per cento, «alle micro, piccole e medie imprese con sede legale e operativa nel territorio regionale» comporterebbe una «limitazione della concorrenza che non è giustificata da alcuna ragione se non quella – vietata – di attribuire una posizione di privilegio alle imprese del territorio per favorire l’economia regionale».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2.– Il ricorso è fondato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La norma impugnata è inserita in un capo che «disciplina le modalità di svolgimento delle indagini di mercato e di costituzione e gestione degli elenchi degli operatori economici da consultare nell’ambito delle procedure negoziate per l’affidamento di lavori di cui all’articolo 36 del d.lgs. 50/2016, in applicazione delle linee guida approvate dall’Autorità nazionale anticorruzione» (art. 8 della legge reg. Toscana n. 18 del 2019).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il citato art. 36 regola, fra l’altro, l’affidamento dei lavori di importo inferiore alla soglia comunitaria, che è fissata – per gli appalti pubblici di lavori e per le concessioni – in euro 5.350.000 (art. 35, commi 1, lettera a, e 3 del d.lgs. n. 50 del 2016). A seguito della modifica introdotta dal decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32 (Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici), convertito, con modificazioni, nella legge 14 giugno 2019, n. 55, lo stesso art. 36 prevede che, «salva la possibilità di ricorrere alle procedure ordinarie», le stazioni appaltanti procedono all’affidamento di lavori «mediante la procedura negoziata di cui all’articolo 63» in due ipotesi: quello dei lavori di importo compreso fra 150.000 euro e 350.000 euro e quello dei lavori di importo compreso fra 350.000 euro e 1.000.000 di euro. In entrambi i casi è richiesta la previa consultazione di almeno dieci o, rispettivamente, quindici operatori economici, ove esistenti, «nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici». L’avviso «sui risultati della procedura di affidamento contiene l’indicazione anche dei soggetti invitati». L’art. 63 disciplina la procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le procedure di affidamento dei contratti sotto soglia sono poi regolate dalle Linee guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), adottate con delibera 26 ottobre 2016, n. 1097, in attuazione del previgente art. 36, comma 7, cod. contratti pubblici. In base alle Linee guida, la procedura «prende avvio con la determina a contrarre ovvero con atto a essa equivalente secondo l’ordinamento della singola stazione appaltante». Successivamente la procedura «si articola in tre fasi: a) svolgimento di indagini di mercato o consultazione di elenchi per la selezione di operatori economici da invitare al confronto competitivo; b) confronto competitivo tra gli operatori economici selezionati e invitati e scelta dell’affidatario; c) stipulazione del contratto» (punti 4.2 e 4.3). Nell’avviso di indagine di mercato la stazione appaltante si può riservare la facoltà di selezionare i soggetti da invitare mediante sorteggio (punti 4.1.5 e 4.2.3). Il vigente art. 216, comma 27-octies, cod. contratti pubblici prevede l’adozione di un regolamento governativo ma stabilisce che «le linee guida e i decreti adottati in attuazione delle previgenti disposizioni di cui agli articoli […] 36, comma 7, […] rimangono in vigore o restano efficaci fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al presente comma».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3.– Così tratteggiato il contesto normativo in cui si inserisce la norma impugnata, è opportuno precisare la sua esatta portata, anche alla luce di alcune affermazioni del ricorrente.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per un verso infatti la disposizione non fissa un requisito di accesso alle procedure negoziate, sicché non si può dire che essa escluda a priori le imprese non toscane dalla partecipazione agli appalti in questione, essendo la riserva di partecipazione (che le stazioni appaltanti possono prevedere) limitata al massimo al 50 per cento delle imprese invitate al confronto competitivo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per altro verso non è nemmeno esatto dire che essa richiede in via alternativa la sede legale o la sede operativa nel territorio regionale: la disposizione utilizza la congiunzione «e», né ci sono ragioni logiche che portino a superarne la lettera. Dalla possibile riserva di partecipazione sono dunque escluse le micro, piccole e medie imprese che hanno solo una delle due sedi nel territorio regionale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Inoltre, poiché la norma impugnata precisa che si tratta di una possibile riserva della «partecipazione», si deve ritenere che il suo oggetto si collochi nel secondo passaggio della procedura sopra ricordata, cioè nella fase dell’invito a presentare un’offerta, dopo lo svolgimento della consultazione degli operatori economici. In virtù della disposizione censurata, la stazione appaltante può prevedere che un certo numero di offerte (non più del 50 per cento) debba provenire da micro, piccole e medie imprese toscane, e può così svincolarsi dal rispetto dei criteri generali previsti per la selezione delle imprese da invitare. In altri termini, la norma impugnata può giustificare l’invito di imprese toscane che dovrebbero essere escluse a favore di imprese non toscane, in quanto – in ipotesi – maggiormente qualificate sulla base dei criteri stessi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          4.– Così precisata la portata della disposizione impugnata, essa risulta costituzionalmente illegittima per violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera e), Cost.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È opportuno ricordare che, in base alla giurisprudenza di questa Corte, «le disposizioni del codice dei contratti pubblici […] regolanti le procedure di gara sono riconducibili alla materia della tutela della concorrenza, e […] le Regioni, anche ad autonomia speciale, non possono dettare una disciplina da esse difforme (tra le tante, sentenze n. 263 del 2016, n. 36 del 2013, n. 328 del 2011, n. 411 e n. 322 del 2008)» (sentenza n. 39 del 2020). Ciò vale «anche per le disposizioni relative ai contratti sotto soglia (sentenze n. 263 del 2016, n. 184 del 2011, n. 283 e n. 160 del 2009, n. 401 del 2007), […] senza che rilevi che la procedura sia aperta o negoziata (sentenza n. 322 del 2008)» (sentenza n. 39 del 2020).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Occorre ricordare inoltre che, in tale contesto, questa Corte
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            ha più volte dichiarato costituzionalmente illegittime norme regionali di protezione delle imprese locali, sia nel settore degli appalti pubblici (sentenze n. 28 del 2013 e n. 440 del 2006) sia in altri ambiti (ad esempio, sentenze n. 221 e n. 83 del 2018 e n. 190 del 2014).
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La norma impugnata disciplina in generale una fase della procedura negoziata di affidamento dei lavori pubblici sotto soglia ed è dunque riconducibile all’ambito materiale delle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici, che, in quanto attinenti alla «tutela della concorrenza», sono riservate alla competenza esclusiva del legislatore statale (sentenza n. 28 del 2013).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Considerata nel suo contenuto, poi, la norma censurata prevede la possibilità di riservare un trattamento di favore per le micro, piccole e medie imprese radicate nel territorio toscano e, dunque, anche sotto questo profilo è di ostacolo alla concorrenza, in quanto, consentendo una riserva di partecipazione,
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            altera la par condicio fra gli operatori economici interessati all’appalto.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            La norma impugnata, in effetti, contrasta con entrambi i parametri interposti invocati dal ricorrente: con l’art. 30, comma 1, cod. contratti pubblici perché viola i principi di libera concorrenza e non discriminazione in esso sanciti, e con l’art. 36, comma 2, dello stesso codice perché introduce una possibile riserva di partecipazione (a favore delle micro, piccole e medie imprese locali) non consentita dalla legge statale.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Gli argomenti difensivi spesi dalla Regione non risultano idonei a mutare tali conclusioni. La resistente ha sottolineato la necessità di ricorrere al sorteggio per individuare gli operatori da invitare e ha ricordato le contestazioni a tale metodo di selezione da parte degli operatori stessi; ha invocato il «favor partecipationis per le microimprese, le piccole e le medie imprese»; ha rilevato che la riserva sarebbe «aggiuntiva rispetto alla quota minima di partecipazione prevista dall’art. 36» cod. contratti pubblici. Nessuna di queste considerazioni, tuttavia, risulta idonea a giustificare una norma che, come quella impugnata, non è diretta a favorire le micro, piccole e medie imprese tout court, quanto invece le «micro, piccole e medie imprese con sede legale e operativa nel territorio regionale», nel perseguimento di un obiettivo che altera la concorrenza in contrasto con quanto previsto dalla normativa statale in materia, come sopra illustrato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per Questi Motivi 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA CORTE COSTITUZIONALE 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 10, comma 4, della legge della Regione Toscana 16 aprile 2019, n. 18 (Disposizioni per la qualità del lavoro e per la valorizzazione della buona impresa negli appalti di lavori, forniture e servizi. Disposizioni organizzative in materia di procedure di affidamento di lavori. Modifiche alla l.r. 38/2007).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp-cdn.multiscreensite.com/md/unsplash/dms3rep/multi/photo-1572202378710-71d8b1cce96c.jpg" length="301841" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 06 Jun 2020 10:37:41 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>#Covid19 #Fase 2 #RestiamoADistanza‎: decreto legge 33/2020, misure di contenimento e sanzioni.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/covid19-fase-2-restiamoadistanza-decreto-legge-33-2020-nuove-misure-per-contenere-le-epidemia-e-sanzioni-per-le-violazioni</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Con il decreto legge 33/2020, è iniziata la “fase 2 dell'emergenza epidemiologica”, con  un allentamento delle severe misure restrittive introdotte a marzo.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sono stati mantenuti i divieti di spostamento interregionale e verso l’estero, quello di assembramento; l'obbligo della distanza di sicurezza per le riunioni e adozione di protocolli e linee guida per la ripresa delle attività. Le  violazioni sono puniti con sanzioni amministrativo o, in casi gravi, penale.
          &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Art. 1.Misure di contenimento della diffusione del COVID-19.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1.
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A decorrere dal 18 maggio 2020
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    
          ,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           cessano di avere effetto tutte le misure limitative della circolazione all'interno del territorio regionale
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          di cui agli articoli 2 e 3 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, e tali misure possono essere adottate o reiterate, ai sensi degli stessi articoli 2 e 3, solo con riferimento a specifiche aree del territorio medesimo interessate da particolare aggravamento della situazione epidemiologica.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2.
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fino al 2 giugno 2020
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sono vietati gli spostamenti, con mezzi di trasporto pubblici e privati, in una regione diversa
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          rispetto a quella in cui attualmente ci si trova, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3.
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A decorrere dal 3 giugno 2020
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    
          ,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           gli spostamenti interregionali possono essere limitat
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          i solo con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           in relazione a specifiche aree del territorio nazionale
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          , secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico effettivamente presente in dette aree.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          4
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Fino al 2 giugno 2020
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    
          ,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sono vietati gli spostamenti da e per l'estero
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          , con mezzi di trasporto pubblici e privati, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute o negli ulteriori casi individuati con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020; resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. A decorrere dal 3 giugno 2020, gli spostamenti da e per l'estero possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, anche in relazione a specifici Stati e territori, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico e nel rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea e degli obblighi internazionali.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5. Gli spostamenti tra lo Stato della Città del Vaticano o la Repubblica di San Marino e le regioni con essi rispettivamente confinanti non sono soggetti ad alcuna limitazione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6. E' fatto
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           divieto di mobilità dalla propria abitazione o dimora alle persone sottoposte alla misura della quarantena
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          per provvedimento dell'autorità sanitaria in quanto risultate positive al virus COVID-19, fino all'accertamento della guarigione o al ricovero in una struttura sanitaria o altra struttura allo scopo destinata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          7.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           La quarantena precauzionale
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          è applicata con provvedimento dell'autorità sanitaria ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di soggetti positivi al virus COVID-19 e agli altri soggetti indicati con i provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          8.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           E' vietato l'assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          . Le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e fieristico, nonché ogni attività convegnistica o congressuale, in luogo pubblico o aperto al pubblico, si svolgono, ove ritenuto possibile sulla base dell'andamento dei dati epidemiologici, con le modalità stabilite con i provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          9.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Il sindaco può disporre la chiusura temporanea di specifiche aree pubbliche o aperte al pubblico
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          in cui sia impossibile assicurare adeguatamente il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          10.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Le riunioni si svolgono garantendo il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          11. Le
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           funzioni religiose
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          con la partecipazione di persone si svolgono
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           nel rispetto dei protocolli
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          sottoscritti dal Governo e dalle rispettive confessioni contenenti le misure idonee a prevenire il rischio di contagio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          12. Le disposizioni di cui ai commi 7, 8, 10 e 11 sono attuate con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, che possono anche stabilire differenti termini di efficacia.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          13.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Le attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          , nonché la frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché i corsi professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sono svolte con modalità definite con provvedimento adottato ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          14.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Le attività economiche, produttive e sociali devono svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi, adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali. In assenza di quelli regionali trovano applicazione i protocolli o le linee guida adottati a livello nazionale. Le misure limitative delle attività economiche, produttive e sociali possono essere adottate, nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, con provvedimenti emanati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020 o del comma 16.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          15.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Il mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle linee guida,
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          regionali, o, in assenza, nazionali, di cui al comma 14 che non assicuri adeguati livelli di protezione
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           determina la sospensione dell'attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezz
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          a.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          16.  Per garantire lo svolgimento in condizioni di sicurezza delle attività economiche, produttive e sociali,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           le regioni monitorano con cadenza giornaliera l'andamento della situazione epidemiologica nei propri territori
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          e, in relazione a tale andamento, le condizioni di adeguatezza del sistema sanitario regionale. I dati del monitoraggio sono comunicati giornalmente dalle regioni al Ministero della salute, all'Istituto superiore di sanità e al comitato tecnico-scientifico di cui all'ordinanza del Capo del dipartimento della protezione civile del 3 febbraio 2020, n. 630, e successive modificazioni. In relazione all'andamento della situazione epidemiologica sul territorio, accertato secondo i criteri stabiliti con decreto del Ministro della salute del 30 aprile 2020 e sue eventuali modificazioni, nelle more dell'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, la Regione, informando contestualmente il Ministro della salute, può introdurre misure derogatorie, ampliative o restrittive, rispetto a quelle disposte ai sensi del medesimo articolo 2.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Art. 2.  Sanzioni e controlli
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1. 
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Salvo che il fatto costituisca reato diverso da quello di cui all'articolo 650 del codice penale
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           le violazioni delle disposizioni
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          del presente decreto, ovvero dei decreti e delle ordinanze emanati in attuazione del presente decreto, s
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           ono punite con la sanzione amministrativa di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19. Nei casi in cui la violazione sia commessa nell'esercizio di un'attività di impresa, si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2.  Per l'accertamento delle violazioni e il pagamento in misura ridotta si applica l'articolo 4, comma 3, del decreto-legge n. 19 del 2020. Le sanzioni per le violazioni delle misure disposte da autorità statali sono irrogate dal Prefetto. Le sanzioni per le violazioni delle misure disposte da autorità regionali e locali sono irrogate dalle autorità che le hanno disposte. All'atto dell'accertamento delle violazioni di cui al secondo periodo del comma 1, ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l'autorità procedente può disporre la chiusura provvisoria dell'attività o dell'esercizio per una durata non superiore a 5 giorni. Il periodo di chiusura provvisoria è scomputato dalla corrispondente sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3.  Salvo che il fatto costituisca violazione dell'articolo 452 del codice penale o comunque più grave reato, la violazione della misura di cui all'articolo 1, comma 6, è punita ai sensi dell'articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sun, 24 May 2020 10:22:38 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/covid19-fase-2-restiamoadistanza-decreto-legge-33-2020-nuove-misure-per-contenere-le-epidemia-e-sanzioni-per-le-violazioni</guid>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Decreto rilancio: emersione del lavoro nero e regolarizzazione dei migranti.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/decreto-rilancio-e-regolarizzazione-dei-migranti</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Le categorie interessate dall'emersione sono le seguenti:
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           1) Lavoratori italiani in nero e
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Lavoratori stranieri cittadini UE e Extra-UE in nero;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           2) Stranieri irregolari, presenti in Italia prima del 8/3/2020.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si tratta di una “doppia sanatoria” perché permette la regolarizzazione ed emersione:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A) lavorativa, per i  cittadini italiani e stranieri regolarmente soggiornanti;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          B) posizione giuridica, per i lavoratori stranieri irregolari, che otterranno il contratto di lavoro  e il permesso di soggiorno.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ecco il testo dell'
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             art. 103
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
               Emersione di rapporti di lavoro:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            1. Al fine di garantire livelli adeguati  di  tutela  della  salute 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           individuale  e  collettiva  in  conseguenza  della   contingente   ed 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           eccezionale emergenza sanitaria  connessa  alla  calamita'  derivante 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dalla diffusione del contagio da -COVID-19
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            e favorire l'emersione  di
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           rapporti  di  lavoro  irregolari
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           i  datori  di  lavoro
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          italiani  o 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cittadini di uno Stato membro dell'Unione europea, ovvero i datori di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           lavoro  stranieri  in  possesso  del  titolo  di  soggiorno  previsto 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dall'articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio  1998,  n.  286,  e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           successive  modificazioni,
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            possono  presentare   istanza,   con   le 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            modalita' di cui ai commi 4, 5, 6 e 7 , per concludere  un  contratto 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           nazionale ovvero per dichiarare la  sussistenza  di  un  rapporto  di 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            lavoro  irregolare,  tuttora  in  corso,  con  cittadini  italiani  o 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            cittadini stranieri
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           . A tal fine, i cittadini stranieri devono  essere 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           stati sottoposti a rilievi fotodattiloscopici prima dell'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           8 marzo 2020 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ovvero  devono  aver  soggiornato  in  Italia  precedentemente   alla 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           suddetta data, in forza della  dichiarazione  di  presenza,  resa  ai
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sensi della legge 28 maggio 2007, n. 68 o di attestazioni  costituite  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           da documentazioni di data certa proveniente da organismi pubblici; in 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           entrambi i casi, i cittadini stranieri non devono  aver  lasciato  il 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           territorio nazionale dall'8 marzo 2020. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            2. Per le medesime  finalita'  di  cui  al  comma  1,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           i  cittadini 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            stranieri, con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, non 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            rinnovato  o  convertito  in  altro  titolo  di  soggiorno,   possono 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            richiedere con le modalita' di  cui  al  comma  16,  un  permesso  di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           soggiorno temporaneo, valido solo  nel  territorio  nazionale,  della 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            durata di mesi sei dalla presentazione dell'istanza
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           . A  tal  fine,  i 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           predetti cittadini devono risultare presenti sul territorio nazionale 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           alla data dell'8 marzo 2020, senza che se ne siano allontanati  dalla
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          medesima data, e devono aver svolto attivita' di lavoro, nei  settori 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di cui al comma 3, antecedentemente al 31  ottobre  2019,  comprovata 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           secondo le modalita' di cui al comma 16. Se nel termine della  durata 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           del permesso  di  soggiorno  temporaneo,  il  cittadino  esibisce  un 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ontratto  avoro subordinato ovvero la documentazione  retributiva 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           e previdenziale comprovante lo svolgimento dell'attivita'  lavorativa 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           in conformita' alle previsioni di legge nei settori di cui  al  comma 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           3, il permesso viene convertito in permesso di soggiorno  per  motivi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di lavoro. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
             3. Le disposizioni di cui al presente  articolo,  si  applicano  ai
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          seguenti settori di attivita': 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            a) agricoltura, allevamento e zootecnia,  pesca  e  acquacoltura  e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          attivita' connesse; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            b) assistenza alla persona per se stessi  o  per  componenti  della
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          propria famiglia, ancorche' non conviventi, affetti  da  patologie  o
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          handicap che ne limitino l'autosufficienza; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            c) lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            4. Nell'istanza di cui  al  comma  1  e'  indicata  la  durata  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          contratto di lavoro e la  retribuzione  convenuta,  non  inferiore  a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quella prevista dal contratto collettivo  di  lavoro  di  riferimento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          stipulato dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          piu' rappresentative sul piano nazionale. Nei casi di cui ai commi  1
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e 2, se il rapporto di lavoro cessa, anche nel caso  di  contratto  a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          carattere stagionale, trovano applicazione  le  disposizioni  di  cui
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all'articolo 22, comma 11, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          286  e  successive  modificazioni,  al  fine  di  svolgere  ulteriore
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          attivita' lavorativa. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            5. L'istanza di cui ai commi 1 e 2, e' presentata dal 1° giugno  al
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          15 luglio 2020, con le modalita' stabilite con decreto  del  Ministro
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell'interno di  concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          finanze, il Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali,  ed  il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ministro  delle  politiche  agricole,  alimentari  e   forestali   da
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          adottarsi entro dieci giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          presente decreto, presso: 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            a) l'Istituto nazionale  della  previdenza  sociale  (INPS)  per  i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          lavoratori italiani o per i cittadini di uno Stato membro dell'Unione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          europea; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            b) lo sportello unico per l'immigrazione, di cui  all'art.  22  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modificazioni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per i lavoratori stranieri, di cui al comma 1; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            c) la Questura per il rilascio dei permessi di soggiorno, di cui al
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          comma 2. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            6. Con il  medesimo  decreto  di  cui  al  comma  5  sono  altresi'
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          stabiliti i limiti di reddito del datore di lavoro richiesti  per  la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          conclusione del  rapporto  di  lavoro,  la  documentazione  idonea  a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          comprovare l'attivita' lavorativa di  cui  al  comma  16  nonche'  le
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          modalita' di dettaglio di svolgimento del  procedimento.  Nelle  more
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della definizione  dei  procedimenti  di  cui  ai  commi  1  e  2  la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          presentazione delle istanze consente  lo  svolgimento  dell'attivita'
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          lavorativa; nell'ipotesi di cui al comma  1  il  cittadino  straniero
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          svolge l'attivita'  di  lavoro  esclusivamente  alle  dipendenze  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          datore di lavoro che ha presentato l'istanza. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            7. Le istanze sono presentate previo pagamento,  con  le  modalita'
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          previste dal decreto interministeriale di  cui  al  comma  5,  di  un
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          contributo forfettario stabilito nella misura di 500 euro per ciascun
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          lavoratore; per la procedura di cui al comma 2, il contributo e' pari
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a 130 euro, al netto dei  costi  di  cui  al  comma  16  che  restano
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          comunque a carico dell'interessato. E' inoltre previsto il  pagamento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di un contributo forfettario per le somme dovute dal datore di lavoro
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a titolo retributivo, contributivo e fiscale, la cui determinazione e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          le relative modalita' di acquisizione sono stabilite con decreto  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ministro del lavoro e delle politiche  sociali  di  concerto  con  il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ministro dell'economia e delle finanze, con il Ministro  dell'interno
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ed il Ministro delle politiche agricole e forestali. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            8. Costituisce causa di inammissibilita' delle istanze  di  cui  ai
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          commi 1 e 2, limitatamente ai casi di  conversione  del  permesso  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          soggiorno in motivi di lavoro, la condanna del datore di lavoro negli
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ultimi cinque anni,  anche  con  sentenza  non  definitiva,  compresa
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quella adottata a seguito di applicazione della pena su richiesta  ai
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per: 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            a) favoreggiamento dell'immigrazione clandestina verso  l'Italia  e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell'immigrazione clandestina dall'Italia verso  altri  Stati  o  per
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          reati  diretti  al  reclutamento  di  persone   da   destinare   alla
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori  da
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          impiegare  in  attivita'  illecite,  nonche'  per  il  reato  di  cui
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all'art.600 del codice penale; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            b) intermediazione illecita e  sfruttamento  del  lavoro  ai  sensi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell'articolo 603-bis del codice penale; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            c) reati previsti dall'articolo 22, comma 12, del  testo  unico  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cui al decreto legislativo 25  luglio  1998,  n.  286,  e  successive
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          modificazioni. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            9. Costituisce altresi' causa di rigetto delle istanze  di  cui  ai
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          commi 1 e 2, limitatamente ai casi di  conversione  del  permesso  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          soggiorno in motivi di lavoro, la mancata  sottoscrizione,  da  parte
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del datore di lavoro, del contratto di soggiorno presso lo  sportello
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          unico per l'immigrazione ovvero la successiva mancata assunzione  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          lavoratore straniero, salvo cause di forza maggiore non imputabili al
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          datore medesimo, comunque intervenute a seguito dell'espletamento  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          procedure di ingresso di cittadini stranieri  per  motivi  di  lavoro
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          subordinato ovvero di procedure di emersione dal lavoro irregolare. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            10. Non sono ammessi alle procedure previste dai commi 1  e  2  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          presente articolo i cittadini stranieri: 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            a) nei confronti dei quali sia stato  emesso  un  provvedimento  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          espulsione ai sensi dell'articolo 13, commi 1 e 2,  lettera  c),  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,  e  dell'articolo  3  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con  modificazioni,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            b) che risultino segnalati, anche in base ad accordi o  convenzioni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          internazionali in vigore per l'Italia, ai fini della  non  ammissione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nel territorio dello Stato; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            c) che risultino condannati, anche  con  sentenza  non  definitiva,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          compresa quella pronunciata anche a  seguito  di  applicazione  della
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di  procedura
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          penale, per uno dei reati previsti dall'articolo 380  del  codice  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          procedura penale o per i delitti contro la liberta' personale  ovvero
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per  i  reati   inerenti   gli   stupefacenti,   il   favoreggiamento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell'immigrazione  clandestina  verso  l'Italia  e   dell'emigrazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          clandestina dall'Italia verso altri Stati  o  per  reati  diretti  al
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          reclutamento di  persone  da  destinare  alla  prostituzione  o  allo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sfruttamento  della  prostituzione  o  di  minori  da  impiegare   in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          attivita' illecite; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            d)  che  comunque  siano  considerati  una  minaccia  per  l'ordine
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi  con  i  quali
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l'Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone.  Nella
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          valutazione della pericolosita' dello straniero si tiene conto  anche
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di eventuali condanne, anche con sentenza  non  definitiva,  compresa
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quella di applicazione pronunciata a seguito  di  applicazione  della
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di  procedura
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          penale, per uno dei reati previsti dall'articolo 381  del  codice  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          procedura penale. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            11. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino  alla
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          conclusione dei procedimenti di cui ai commi 1 e 2,  sono  sospesi  i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          procedimenti penali e amministrativi  nei  confronti  del  datore  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          lavoro e del lavoratore, rispettivamente: 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            a) per l'impiego di lavoratori per i quali e' stata  presentata  la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dichiarazione  di  emersione,  anche  se  di  carattere  finanziario,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          fiscale, previdenziale o assistenziale; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            b) per l'ingresso e il soggiorno illegale nel territorio nazionale,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          con esclusione degli illeciti di  cui  all'articolo  12  del  decreto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            12. Non sono  in  ogni  caso  sospesi  i  procedimenti  penali  nei
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          confronti dei datori di lavoro per le seguenti ipotesi di reato: 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            a) favoreggiamento dell'immigrazione clandestina verso  l'Italia  e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell'immigrazione clandestina dall'Italia verso  altri  Stati  o  per
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          reati  diretti  al  reclutamento  di  persone   da   destinare   alla
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori  da
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          impiegare  in  attivita'  illecite,  nonche'  per  il  reato  di  cui
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all'articolo 600 del codice penale; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            b) intermediazione illecita e  sfruttamento  del  lavoro  ai  sensi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell'articolo 603-bis del codice penale. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            13. La sospensione di cui al comma 11 cessa nel  caso  in  cui  non
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          venga presentata l'istanza di cui ai commi 1 e 2, ovvero  si  proceda
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          al rigetto  o  all'archiviazione  della  medesima,  ivi  compresa  la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          mancata presentazione delle parti di cui  al  comma  15.  Si  procede
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          comunque all'archiviazione dei procedimenti penali e amministrativi a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          carico del datore di lavoro  se  l'esito  negativo  del  procedimento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          derivi da cause indipendenti dalla volonta' o dal  comportamento  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          datore medesimo. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            14. Nel caso in cui il datore di lavoro impieghi  quali  lavoratori
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          subordinati, senza  preventiva  comunicazione  di  instaurazione  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          rapporto di lavoro,  stranieri  che  hanno  presentato  l'istanza  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          rilascio del permesso di soggiorno temporaneo di cui al comma 2, sono
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          raddoppiate le  sanzioni  previste  dall'articolo  3,  comma  3,  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dalla legge 23 aprile 2002, n. 73, dall'articolo  39,  comma  7,  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dall'articolo 82,  secondo  comma,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797  e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dall'articolo 5, primo comma, della  legge  5  gennaio  1953,  n.  4.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Quando i fatti di cui all'articolo 603-bis  del  codice  penale  sono
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          commessi ai danni di stranieri  che  hanno  presentato  l'istanza  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          rilascio del permesso di soggiorno temporaneo di cui al comma  2,  la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pena prevista al primo comma dello stesso articolo e' aumentata da un
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          terzo alla meta'. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            15.   Lo   sportello   unico   per    l'immigrazione,    verificata
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l'ammissibilita' della dichiarazione di cui al comma 1 e acquisito il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          parere  della  questura   sull'insussistenza   di   motivi   ostativi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all'accesso  alle  procedure  ovvero  al  rilascio  del  permesso  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          soggiorno, nonche' il parere del competente Ispettorato  territoriale
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del lavoro in ordine alla capacita' economica del datore di lavoro  e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          alla congruita' delle condizioni  di  lavoro  applicate,  convoca  le
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          parti per la stipula del contratto di soggiorno, per la comunicazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          obbligatoria di assunzione e  la  compilazione  della  richiesta  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          permesso  di   soggiorno   per   lavoro   subordinato.   La   mancata
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          presentazione  delle  parti  senza   giustificato   motivo   comporta
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l'archiviazione del procedimento. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            16. L'istanza di rilascio del permesso di soggiorno  temporaneo  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cui al comma 2 e' presentata dal cittadino straniero al Questore, dal
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1° giugno al  15  luglio  2020,  unitamente  alla  documentazione  in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          possesso, individuata  dal  decreto  di  cui  al  comma  6  idonea  a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          comprovare l'attivita' lavorativa svolta nei settori di cui al  comma
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3 e riscontrabile da parte dell'Ispettorato Nazionale del lavoro  cui
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l'istanza e' altresi' diretta.  All'atto  della  presentazione  della
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          richiesta, e' consegnata un'attestazione che consente all'interessato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di soggiornare legittimamente nel  territorio  dello  Stato  fino  ad
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          eventuale comunicazione  dell'Autorita'  di  pubblica  sicurezza,  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          svolgere lavoro subordinato, esclusivamente nei settori di  attivita'
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di cui al comma 3,  nonche'  di  presentare  l'eventuale  domanda  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          conversione del permesso  di  soggiorno  temporaneo  in  permesso  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          soggiorno per motivi di lavoro. E' consentito all'istante altresi' di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          iscriversi al registro di cui all'articolo 19 del decreto legislativo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          14  settembre  2015,  n.150,  esibendo  agli  Uffici  per   l'impiego
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l'attestazione rilasciata dal Questore di cui al  presente  articolo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per gli adempimenti di cui al comma  2,  si  applica  l'articolo  39,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          commi 4-bis e 4-ter della legge 16 gennaio 2003, n.  3;  il  relativo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          onere a carico dell'interessato e' determinato con il decreto di  cui
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          al comma 5, nella misura massima di 30 euro. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            17. Nelle  more  della  definizione  dei  procedimenti  di  cui  al
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          presente articolo, lo straniero non puo' essere espulso,  tranne  che
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nei casi previsti al comma 10.  Nei  casi  di  cui  al  comma  1,  la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sottoscrizione  del  contratto  di  soggiorno   congiuntamente   alla
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          comunicazione obbligatoria di assunzione di cui  al  comma  15  e  il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          rilascio del permesso di  soggiorno  comportano,  per  il  datore  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          lavoro e per il lavoratore, l'estinzione dei reati e  degli  illeciti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          amministrativi relativi alle violazioni di cui al comma 11. Nel  caso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di istanza di emersione riferita a lavoratori italiani o a  cittadini
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di uno Stato membro dell'Unione europea, la relativa presentazione ai
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sensi del comma 5, lettera a) comporta l'estinzione dei reati e degli
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          illeciti di cui al comma 11, lettera a). Nei casi di cui al comma  2,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l'estinzione dei reati e degli illeciti amministrativi relativi  alle
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          violazioni di cui al comma 11 consegue esclusivamente al rilascio del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          permesso di soggiorno per motivi di lavoro. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            18. Il contratto di soggiorno stipulato sulla  base  di  un'istanza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          contenente  dati  non  rispondenti  al  vero  e'   nullo   ai   sensi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell'articolo 1344 del codice civile. In tal  caso,  il  permesso  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          soggiorno eventualmente rilasciato e' revocato ai sensi dell'articolo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5, comma 5, del  decreto  legislativo  25  luglio  1998,  n.  286,  e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          successive modificazioni. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            19. Con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di  concerto  con  il  Ministro   dell'interno,   con   il   Ministro
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell'economia e delle finanze  e  con  il  Ministro  delle  politiche
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          agricole, alimentari e forestali, e' determinata la destinazione  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          contributo forfettario, di cui all'ultimo periodo del comma 7. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            20.  Al  fine  di   contrastare   efficacemente   i   fenomeni   di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          concentrazione dei cittadini stranieri di cui  ai  commi  1  e  2  in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          condizioni  inadeguate  a  garantire  il  rispetto  delle  condizioni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          igienico-sanitarie necessarie al fine di prevenire la diffusione  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          contagio da Covid-19, le Amministrazioni dello Stato competenti e  le
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Regioni, anche mediante l'implementazione delle misure  previste  dal
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Piano  triennale  di  contrasto  allo  sfruttamento   lavorativo   in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          agricoltura e al caporalato 2020-2022, adottano  soluzioni  e  misure
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          urgenti idonee  a  garantire  la  salubrita'  e  la  sicurezza  delle
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          condizioni alloggiative, nonche' ulteriori  interventi  di  contrasto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del lavoro irregolare e del fenomeno del caporalato. Per  i  predetti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          scopi  il  Tavolo  operativo  istituito  dall'art.  25   quater   del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, puo' avvalersi, senza  nuovi  o
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          maggiori oneri a carico della  finanza  pubblica,  del  supporto  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Servizio nazionale di protezione civile e della Croce Rossa Italiana.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          All'attuazione  del  presente  comma  le  Amministrazioni   pubbliche
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          interessate   provvedono   nell'ambito   delle   rispettive   risorse
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            21.  Al  comma  1  dell'articolo  25-quater   del   decreto   legge
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, dopo le  parole  rappresentanti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sono aggiunte le seguenti "dell'Autorita' politica  delegata  per  la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          coesione territoriale, nonche' dell'Autorita' politica  delegata  per
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          le pari opportunita'". 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            22. Salvo che il  fatto  costituisca  reato  piu'  grave,  chiunque
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          presenta false dichiarazioni o attestazioni, ovvero concorre al fatto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nell'ambito delle procedure previste dal presente articolo, e' punito
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ai sensi dell'articolo 76 del testo  unico  di  cui  al  decreto  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. Se il fatto  e'
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          commesso attraverso la contraffazione o  l'alterazione  di  documenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          oppure con l'utilizzazione di uno di tali documenti,  si  applica  la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pena della reclusione da uno a sei anni. La pena e' aumentata fino ad
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          un terzo se il fatto e' commesso da un pubblico ufficiale. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            23. Per consentire una piu' rapida definizione delle  procedure  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cui al presente articolo, il Ministero dell'interno e' autorizzato ad
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          utilizzare per un periodo non superiore a mesi  sei,  tramite  una  o
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          piu' agenzie di somministrazione di lavoro, prestazioni di  lavoro  a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          contratto a termine, nel limite massimo di  spesa  di  30.000.000  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          euro per il 2020, da ripartire nelle  sedi  di  servizio  interessate
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nelle procedure di regolarizzazione,  in  deroga  ai  limiti  di  cui
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all'articolo 9, comma 28, del decreto legge 31 maggio  2010,  n.  78,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.  A
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tal  fine  il  Ministero  dell'interno  puo'   utilizzare   procedure
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          negoziate senza previa pubblicazione di un bando di  gara,  ai  sensi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell'articolo 63, comma 2, lettera c),  del  decreto  legislativo  18
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          aprile 2016 n. 50 e successive modificazioni. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            24.  In  relazione  agli  effetti  derivanti  dall'attuazione   del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          presente articolo, il livello di finanziamento del Servizio sanitario
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nazionale a cui concorre ordinariamente lo Stato e'  incrementato  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          170 milioni di euro per l'anno 2020  e  di  340  milioni  di  euro  a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          decorrere dall'anno 2021. Con decreto del Ministro del lavoro e delle
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e  delle
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          finanze, sentita la Conferenza  permanente  per  i  rapporti  tra  lo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e  di  Bolzano,  i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          relativi importi sono ripartiti tra le regioni in relazione al numero
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dei lavoratori extracomunitari emersi ai sensi del presente articolo. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            25. Per l'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e' autorizzata la spesa di euro 6.399.000, per l'anno 2020,  ed  euro
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6.399.000, per l'anno 2021, per prestazioni di  lavoro  straordinario
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per  il   personale   dell'Amministrazione   civile   del   Ministero
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell'interno; di euro 24.234.834, per l'anno 2020, per prestazioni di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          lavoro straordinario per il personale della  Polizia  di  Stato;  nel
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          limite massimo di euro 30.000.000, per l'anno 2020, per l'utilizzo di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          prestazioni di lavoro a contratto a termine; di euro  4.480.980,  per
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l'anno 2020, per l'utilizzo di servizi di  mediazione  culturale;  di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          euro  3.477.430,  per  l'anno  2020,  per  l'acquisto  di   materiale
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          igienico-sanitario, dispositivi di protezione individuale  e  servizi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di sanificazione ed euro 200.000 per l'adeguamento della  piattaforma
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          informatica del Ministero dell'interno - Dipartimento per le liberta'
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          civili e l'immigrazione. Ai relativi oneri si provvede ai  sensi  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          comma 26. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            26. Agli oneri  netti  derivanti  dal  presente  articolo,  pari  a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          238.792.244 euro per l'anno 2020, a 346.399.000 euro per l'anno  2021
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e a 340 milioni di euro a decorrere dall'anno 2022, si provvede: 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            a)  quanto  a  35.000.000  di  euro  per  l'anno   2020,   mediante
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          corrispondente utilizzo delle risorse iscritte, per il medesimo anno,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nello  stato  di  previsione  del  Ministero  dell'interno,  relative
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all'attivazione,  la  locazione  e  la   gestione   dei   centri   di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          trattenimento e di accoglienza per stranieri irregolari. Il  Ministro
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          decreti, le occorrenti variazioni di bilancio; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            b) quanto ad  euro  93.720.000  per  l'anno  2020  con  le  risorse
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          provenienti dal versamento dei contributi di cui al primo periodo del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          comma 7, che sono  versate  ad  apposito  capitolo  dell'entrata  del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          bilancio dello Stato e restano acquisite all'erario; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            c) quanto ad euro 110.072.744 per l'anno 2020, ad euro  346.399.000
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per l'anno 2021 e ad euro 340.000.000 a decorrere dall'anno  2022  ai
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sensi dell'articolo 265. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 21 May 2020 17:04:11 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
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    </item>
    <item>
      <title>Processi e viaggi a Roma ai tempi del Covid.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/processi-e-viaggi-a-roma-ai-tempi-del-covid</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Rigettata la richiesta di rinvio per legittimo impedimento, proposta dal difensore che aveva allegato l'ordinanza di gestione dell'emergenza epidemiologica COVID-2019, adottata il 23/2/2020 dal Ministro della Salute e dalla Regione Friuli Venezia Giulia.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Un difensore, residente in Friuli,  chiedeva il rinvio del processo perché non poteva raggiungere  la sede della Corte a causa del rischio di contagio epidemico.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La Cassazione, sezione  III,  all’udienza 28/2/2020, rigettava il rinvio del processo così motivando. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          &amp;lt;&amp;lt;L'istanza di rinvio del processo per legittimo impedimento del difensore non sia meritevole d'accoglimento.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Dall'ordinanza contingibile ed urgente addotta a giustificazione dell'istanza di rinvio si ricava che, alla data della richiesta, nessun caso di contagio da COVID-19 era stato rilevato nella regione Friuli Venezia Giulia, dandosi soltanto atto di 25 casi accertati invece nella vicina regione Veneto. Nessuna delle misure precauzionali adottate dall'ordinanza allegata incide sulla trattazione dei procedimenti giudiziari, sull'utilizzo dei mezzi di trasporto o sulla libertà di circolazione all'interno della Regione o da questa verso zone non identificate dall'O.M.S. come a rischio epidemiologico. Com'è noto, poi, alcuna, analoga, restrizione era stata adottata, nel periodo in cui si è tenuta l'udienza del presente procedimento, nella città di Roma, ove non erano stati accertati focolai di epidemia, sicchè l'udienza pubblica fissata il giorno 28 febbraio u.s. presso questa Corte Suprema si è regolarmente tenuta con la trattazione di tutti i procedimenti e la partecipazione - oltre che dei componenti l'Ufficio, molti dei quali residenti in altre regioni - di numerosi avvocati provenienti dalle più disparate aree del Paese.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           La prudente, ed insindacabile, decisione del difensore di rinunciare al programmato trasferimento aereo da Trieste a Roma, senza che sia stato addotto alcun particolare motivo di salute di carattere personale/familiare, che sarebbe altrimenti stato adeguatamente considerato (cfr. Sez. 4, n. 18069 del 10/02/2015, Saluci, Rv. 263438), non può pertanto integrare - alla data di trattazione del procedimento e con riguardo alla situazione al momento in atto nelle aree geografiche interessate quali sopra indicate - un assoluto impedimento a comparire rilevante ai sensi dell'art. 420 ter c.p.p., comma 5.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          &amp;gt;&amp;gt;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 28-02-2020) 28-04-2020, n. 13129 .
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 18 May 2020 07:18:01 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
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      </media:content>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Messaggi whatsapp e stalking; quali conseguenze per i genitori dello stalker minorenne?</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/messaggi-whatsapp-e-stalking-quali-conseguenze-per-i-genitori-dello-stalker-minorenne</link>
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      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Sottoposti al monitoraggio dei servizi sociali i genitori che non impediscono ai figli l'illecito utilizzo di "Whatsapp".
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Con il termine inglese "stalking" si indicano una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo, detto stalker, che affliggono un'altra persona, perseguitandola, generandole stati di paura e ansia, arrivando persino a compromettere lo svolgimento della normale vita quotidiana.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Una recentissima sentenza si è occupata del caso di un minore che, tramite ripetuti messaggi whatsapp, compiva atti persecutori verso una sua coetanea.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Giudice ha ritenuto  sussistente la colpa del genitore per non avere adeguatamente vigilato sul figlio e perciò ha disposto che i servizi sociali svolgessero un' attività di monitoraggio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si riporta la sentenza del Tribunale di Caltanissetta del 8 ottobre 2019.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          &amp;lt;&amp;lt; Il ragazzo in concorso con altri minori, per motivi abbietti e futili, profittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la privata difesa, con condotte reiterate e utilizzando il sistema di messaggistica istantaneo whatsapp, molestava la minore [omissis], in modo tale da cagionare alla predetta un perdurante e grave stato di ansia e di paura, costringendola a modificare le proprie abitudini di vita, per il fondato timore per l’incolumità propria e dei propri cari; il minore, ascoltato all’udienza del [omissis], manifestava il proprio dispiacere e pentimento in ordine ai fatti che hanno dato luogo all’apertura del presente procedimento, rappresentando la volontà di non commettere più errori simili; il giovane riferiva poi di non aver mai conosciuto il proprio padre e di avere un buon rapporto con la madre dalla quale è accudito; la madre del minore, ascoltata alla medesima udienza, si mostrava consapevole in ordine alla gravità della condotta posta in essere dal figlio e in relazione all’importanza del dovere di educazione e vigilanza verso il minore; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Rilevato, in diritto, che 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           per quanto concerne l’uso anomalo da parte del minore di strumenti di comunicazione telematica si deve anzitutto dare atto che oggi è sempre più frequente l'utilizzo da parte dei minori di internet e in generale degli strumenti di comunicazione telematica, al fine di acquisire notizie e di esprimere le proprie opinioni; i pericoli per gli stessi minori derivanti dall’anomalo utilizzo dei suddetti mezzi pone la necessità di una adeguata formazione di questi ultimi all’utilizzo della rete telematica; senza dubbio l’impiego di tali mezzi consente l’esercizio di un diritto di libertà, ossia del diritto di ricevere e comunicare informazioni e idee: in particolare il diritto all’informazione e alla comunicazione, riconducibile alla libertà di espressione ai sensi del primo comma dell’art. 10 della Convenzione di Roma del 1950, costituisce un interesse fondamentale della persona umana; la libertà di espressione, al livello sovranazionale, è altresì tutelata dall’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 7 dicembre del 2000; nella Costituzione la libertà di comunicazione trova poi garanzia e riconoscimento nell’art. 21 che sancisce il diritto di ogni persona di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, con lo scritto e con ogni altro mezzo di diffusione; il suddetto diritto trova tuttavia un limite nella tutela della dignità della persona specie se minore di età: i minori sono infatti soggetti deboli e, in quanto tali, necessitano di apposita tutela, non avendo ancora raggiunto un’adeguata maturità ed essendo ancora in corso il processo relativo alla loro formazione; a questo proposito la Suprema Corte (cfr. Cass. civ., sez. III, 5 settembre 2006, n. 19069) ha affermato la necessità di tutela del minore nell’ambito del mondo della comunicazione, facendo riferimento in particolare all’art. 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York il 20 novembre 1989, che sancisce il diritto di ogni minore a non subire interferenze arbitrarie o illegali con riferimento alla vita privata, alla sua corrispondenza o al suo domicilio; è altresì riconosciuto il diritto del minore a non subire lesioni alla sua reputazione e al suo onore; l’art. 3 della medesima Convenzione prevede che in ogni procedimento davanti al giudice che coinvolga un minore, l’interesse superiore di quest’ultimo deve essere senz’altro considerato preminente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Tale preminenza ha quindi luogo anche nel giudizio di bilanciamento con eventuali e diversi valori costituzionali, quali il diritto all’informazione e la libertà di espressione degli altri individui; inoltre, è bene anche ricordare che l’art. 17 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo attribuisce agli Stati parti il dovere di riconoscere l’importanza della funzione esercitata dai mass-media, in quanto mezzi idonei a garantire una sana crescita e una corretta formazione del minore stesso; i pericoli ai quali il minore è esposto nell'uso della rete telematica rendono quindi necessaria una tutela degli stessi, indipendentemente poi dalle competenze digitali da loro maturate; è bene porre in evidenza che gli obblighi inerenti la responsabilità genitoriale impongono non solo il dovere di impartire al minore una adeguata educazione all’utilizzo dei mezzi di comunicazione ma anche di compiere un’attività vigilanza sul minore per quanto concerne il suddetto utilizzo; l’educazione si pone, infatti, in funzione strumentale rispetto alla tutela dei minori al fine di prevenire che questi ultimi siano vittime dell'abuso di internet da parte di terzi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            L’educazione deve essere, inoltre, finalizzata a evitare che i minori cagionino danni a terzi o a sé stessi mediante gli strumenti di comunicazione telematica; sotto tale profilo si deve osservare che l’anomalo utilizzo da parte del minore dei mezzi offerti dalla moderna tecnologia tale da lederne la dignità cagionando un serio pericolo per il sano sviluppo psicofisico dello stesso, può essere sintomatico di una scarsa educazione e vigilanza da parte dei genitori;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           i genitori sono tenuti non solo ad impartire ai propri figli minori un'educazione consona alle proprie condizioni socio-economiche, ma anche ad adempiere a quell'attività di verifica e controllo sulla effettiva acquisizione di quei valori da parte del minore; riguardo all’uso della rete telematica l’adempimento del dovere di vigilanza dei genitori è, inoltre, strettamente connesso all'estrema pericolosità di quel sistema e di quella potenziale esondazione incontrollabile dei contenuti; al riguardo la giurisprudenza di merito ha affermato che il dovere di vigilanza dei genitori deve sostanziarsi in una limitazione sia quantitativa che qualitativa di quell'accesso, al fine di evitare che quel potente mezzo fortemente relazionale e divulgativo possa essere utilizzato in modo non adeguato da parte dei minori (cfr. Trib. Teramo,16 gennaio 2012, ove si affronta la questione relativa alla responsabilità civile dei genitori ai sensi dell’art. 2048 c.c. nell’ipotesi di danno cagionato dal minore attraverso Facebook)
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ; 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            considerata, nel caso concreto, l’anomala condotta posta in essere dal minore, avuto riguardo anche alla pericolosità del mezzo utilizzato, appare opportuno svolgere un’attività di monitoraggio e supporto del giovane e della madre di quest’ultimo anche al fine di verificare le capacità educative e di vigilanza della stessa; ritenuto necessario conferire incarico al Servizio Sociale competente sul territorio di [OMISSIS] per il compimento un’attività di monitoraggio e supporto del giovane e della madre di quest’ultimo anche al fine di verificare le capacità educative e di vigilanza della stessa
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           ; visto il parere del P.M.M.,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          P.Q.M. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          visto l’art. 25 R.D.L. n. 1404/34, nel procedimento [omissis], incarica il Servizio Sociale competente sul territorio di [omissis] per il compimento un’attività di monitoraggio e supporto del giovane e della madre di quest’ultimo anche al fine di verificare le capacità educative e di vigilanza della stessa. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 12 May 2020 10:58:08 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Condominio. Androne dello stabile. Pavimento bagnato. Umidità. Caduta. Risarcimento del danno. Recente decisione della Cassazione Civile n. 4129/2020.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/condominio-androne-dello-stabile-pavimento-bagnato-caduta-nellandrone-dello-stabile-risarcimento-del-danno</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Quanto più la situazione di pericolo è prevedibile, tanto più il danneggiato ha l'obbligo dell'adozione di cautele; ma nel caso in cui non vi è presenza abbondante di acqua, ma vi è l'umidità successiva al lavaggio, la situazione di pericolo risulta meno prevedibile, per cui vanno valutati tutti i fattori causali.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il ricorrente,  uscendo dall'appartamento di un familiare, scivolava nell'androne dello stabile a causa del pavimento bagnato che era stato appena lavato dall'impresa addetta alle pulizie, procurandosi la frattura di tibia e perone.  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pertanto citava in giudizio l'impresa di pulizie e il Condominio. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale accoglieva la domanda, ritenendo sussistente la responsabilità  ex art. 2051 c.c., essendo imputabile alla prima l’aver eseguito il lavaggio delle scale e al secondo la qualità di custode del vano scala dello stabile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Successivamente la Corte d'appello  riformava la sentenza di primo grado e rigettava le domande proposte  con condanna alle spese di lite.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Confermando la ricostruzione dei fatti operata dal giudice di prime cure, venivano applicati diversi principi giurisprudenziali, di valorizzazione dei concetti di pericolosità intrinseca della res, di prevedibilità dell'evento dannoso e di dovere di cautela da parte del soggetto che entra in contatto con la cosa. Pertanto, riteneva fosse onere del danneggiato dare la prova specifica del nesso causale tra danno ed evento implicante la prova della 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sussistenza di una pericolosità intrinseca dei luoghi tale da rendere inevitabile l'evento, che nel caso di specie, alla luce degli elementi probatori evidenziati, era mancata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Avverso tale pronuncia l’infortunato ricorreva Cassazione che
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            accoglieva il ricorso evidenziando quanto segue.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          &amp;lt;&amp;lt;Il giudice del merito ha errato perché nel caso in esame ha ritenuto la sussistenza di un comportamento colposo della vittima che, pur potendo verificare in condizioni di normale visibilità che il pavimento appariva in condizioni di percepibile scivolosità, non aveva prestato la normale 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          diligenza e la dovuta attenzione alla situazione dei luoghi. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Orbene è vero che in tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull'evento dannoso, in applicazione - anche ufficiosa - dell'art. 1227, comma 1, c.c., richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall'art. 2 Cost., sicché, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l'adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l'efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un'evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l'esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro. E quindi quanto più la situazione di pericolo è prevedibile, tanto più il danneggiato ha l'obbligo dell'adozione di cautele (Cass. 2480/18). 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ma nel caso di specie, proprio perché non vi era presenza abbondante di acqua, come accertato dal giudice, ma vi era l'umidità successiva al lavaggio, la situazione di pericolo era meno prevedibile, sicché l'efficienza causale del comportamento del danneggiato acquista minore rilievo. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In conclusione il giudice di merito dovrà valutare alla stregua del principio di cui a Cass. 2480/18 la fattispecie, ed alla stregua di tale principio valutare se vi è caso fortuito, concorso colposo del danneggiato ex 1227 primo comma o esclusione di rilevanza causale della condotta del danneggiato&amp;gt;&amp;gt;.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 07 May 2020 17:34:14 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Discriminazioni nell’assegnazione di alloggi pubblici. È incostituzionale il requisito di 5 anni di residenza o di attività lavorativa per accedere agli alloggi pubblici.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/discriminazioni-nellassegnazione-di-alloggi-pubblici-e-incostituzionale-il-requisito-di-5-anni-di-residenza-o-di-attivita-lavorativa-per-accedere-agli-alloggi-pubblici</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         La Corte Costituzionale ha dichiarato l’llegittimità costituzionale della legge regionale della Lombardia n.16/2016, che imponeva il requisito della residenza di oltre 5 anni per accedere all’alloggio di edilizia residenziale pubblica.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La norma, dichiarata illegittima, violava il principio di uguaglianza e ragionevolezza, privando le persone del diritto all’accesso al bene pubblico pubbliche solo per il fatto di aver esercitato il proprio diritto di circolazione o di aver dovuto mutare la regione di residenza.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si riporta uno stralcio della sentenza 44/2020, depositata il 09/03/2020.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nel merito, la prima questione – posta con riferimento all’art. 3, primo e secondo comma, Cost. – è fondata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Come questa Corte ha affermato da lungo tempo e costantemente
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           , il diritto all’abitazione «rientra fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione» ed è compito dello Stato garantirlo, contribuendo così «a che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana» (sentenza n. 217 del 1988; nello stesso senso sentenze n. 106 del 2018, n. 168 del 2014, n. 209 del 2009 e n. 404 del 1988). Benché non espressamente previsto dalla Costituzione, tale diritto deve dunque ritenersi incluso nel catalogo dei diritti inviolabili (fra le altre, sentenze n. 161 del 2013, n. 61 del 2011 e n. 404 del 1988 e ordinanza n. 76 del 2010) e il suo oggetto, l’abitazione, deve considerarsi «bene di primaria importanza» (sentenza n. 166 del 2018; si vedano anche le sentenze n. 38 del 2016, n. 168 del 2014 e n. 209 del 2009).
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’edilizia residenziale pubblica è diretta ad assicurare in concreto il soddisfacimento di questo bisogno primario, perché serve a «“garantire un’abitazione a soggetti economicamente deboli nel luogo ove è la sede dei loro interessi” (sentenza n. 176 del 2000), al fine di assicurare un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti (art. 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea), mediante un servizio pubblico deputato alla “provvista di alloggi per i lavoratori e le famiglie meno abbienti”» (sentenza n. 168 del 2014). L’edilizia residenziale pubblica rientra dunque nell’ambito dei «servizi sociali» di cui all’art. 1, comma 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), e all’art. 128, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La stessa legge regionale lombarda censurata, del resto, dispone che il sistema regionale dei servizi abitativi ha il «fine di soddisfare il fabbisogno abitativo primario e di ridurre il disagio abitativo dei nuclei familiari, nonché di particolari categorie sociali in condizioni di svantaggio» (art. 1, comma 1, della legge reg. Lombardia n. 16 del 2016) e richiama (all’art. 1, comma 3) gli «alloggi sociali» di cui al decreto del Ministero delle Infrastrutture 22 aprile 2008 (Definizione di alloggio sociale ai fini dell’esenzione dall’obbligo di notifica degli aiuti di Stato, ai sensi degli articoli 87 e 88 del Trattato istitutivo della Comunità europea).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3.1.– Ciò premesso, si può passare ad esaminare l’art. 22, comma 1, lettera b), della legge reg. Lombardia n. 16 del 2016, il quale stabilisce che tutti i potenziali beneficiari dell’edilizia residenziale pubblica (di seguito, ERP), indicati nella lettera a) (cittadini italiani o di uno Stato dell’Unione europea ovvero stranieri titolari di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o stranieri regolarmente soggiornanti in possesso di permesso di soggiorno almeno biennale e che esercitano una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 40, comma 6, t.u. immigrazione), devono soddisfare il seguente requisito: «residenza anagrafica o svolgimento di attività lavorativa in Regione Lombardia per almeno cinque anni nel periodo immediatamente precedente la data di presentazione della domanda».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Questa Corte ha più volte affermato che i criteri adottati dal legislatore per la selezione dei beneficiari dei servizi sociali devono presentare un collegamento con la funzione del servizio (ex plurimis, sentenze n. 166 e n. 107 del 2018, n. 168 del 2014, n. 172 e n. 133 del 2013 e n. 40 del 2011). Il giudizio sulla sussistenza e sull’adeguatezza di tale collegamento – fra finalità del servizio da erogare e caratteristiche soggettive richieste ai suoi potenziali beneficiari – è operato da questa Corte secondo la struttura tipica del sindacato svolto ai sensi dell’art. 3, primo comma, Cost., che muove dall’identificazione della ratio della norma di riferimento e passa poi alla verifica della coerenza con tale ratio del filtro selettivo introdotto.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nel caso in esame, l’esito di tale verifica conduce a conclusioni di irragionevolezza del requisito della residenza ultraquinquennale previsto dalla norma censurata come condizione di accesso al beneficio dell’alloggio ERP. Se infatti non vi è dubbio che la ratio del servizio è il soddisfacimento del bisogno abitativo, è agevole constatare che la condizione di previa residenza protratta dei suoi destinatari non presenta con esso alcuna ragionevole connessione (sentenze n. 166 del 2018 e n. 168 del 2014). Parallelamente, l’esclusione di coloro che non soddisfano il requisito della previa residenza quinquennale nella regione determina conseguenze incoerenti con quella stessa funzione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Mentre si possono immaginare requisiti di accesso sicuramente coerenti con la funzione – l’esclusione dal servizio, ad esempio, dei soggetti che dispongono già di un proprio alloggio idoneo si pone in linea con la sua ratio, che è appunto quella di dotare di un alloggio chi ne è privo – risulta con essa incongrua l’esclusione di coloro che non abbiano risieduto nella regione nei cinque anni precedenti la domanda di alloggio, non essendo tale requisito rivelatore di alcuna condizione rilevante in funzione del bisogno che il servizio tende a soddisfare.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Il requisito stesso si risolve così semplicemente in una soglia rigida che porta a negare l’accesso all’ERP a prescindere da qualsiasi valutazione attinente alla situazione di bisogno o di disagio del richiedente (quali ad esempio condizioni economiche, presenza di disabili o di anziani nel nucleo familiare, numero dei figli). Ciò è incompatibile con il concetto stesso di servizio sociale, come servizio destinato prioritariamente ai soggetti economicamente deboli
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          (sentenza n. 107 del 2018, che cita l’art. 2, comma 3, della legge n. 328 del 2000).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Non è idoneo a superare la descritta incoerenza l’argomento speso dalla Regione a difesa della norma, secondo cui il requisito della residenza protratta per più di cinque anni servirebbe «a garantire un’adeguata stabilità nell’ambito della regione prima della concessione dell’alloggio» di edilizia residenziale pubblica, cioè di un «beneficio di carattere continuativo». La previa residenza ultraquinquennale non è di per sé indice di un’elevata probabilità di permanenza in un determinato ambito territoriale, mentre a tali fini risulterebbero ben più significativi altri elementi sui quali si può ragionevolmente fondare una prognosi di stanzialità. In altri termini, la rilevanza conferita a una condizione del passato, quale è la residenza nei cinque anni precedenti, non sarebbe comunque oggettivamente idonea a evitare il “rischio di instabilità” del beneficiario dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica, obiettivo che dovrebbe invece essere perseguito avendo riguardo agli indici di probabilità di permanenza per il futuro.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In ogni caso, si deve osservare che lo stesso “radicamento” territoriale, quand’anche fosse adeguatamente valutato (non con riferimento alla previa residenza protratta), non potrebbe comunque assumere importanza tale da escludere qualsiasi rilievo del bisogno. Data la funzione sociale del servizio di edilizia residenziale pubblica, è irragionevole che anche i soggetti più bisognosi siano esclusi a priori dall’assegnazione degli alloggi solo perché non offrirebbero sufficienti garanzie di stabilità. La prospettiva della stabilità può rientrare tra gli elementi da valutare in sede di formazione della graduatoria – e del resto la stessa legge regionale censurata dà rilievo, ai fini della graduatoria, al «periodo di residenza nel comune dove è localizzata l’unità abitativa da assegnare» e alla «durata del periodo di residenza in Regione» (art. 23, comma 10, lettera d) – ma non può costituire una condizione di generalizzata esclusione dall’accesso al servizio, giacché ne risulterebbe negata in radice la funzione sociale dell’edilizia residenziale pubblica. Questa Corte ha già osservato che, «a differenza del requisito della residenza tout court (che serve a identificare l’ente pubblico competente a erogare una certa prestazione ed è un requisito che ciascun soggetto può soddisfare in ogni momento), quello della residenza protratta integra una condizione che può precludere in concreto a un determinato soggetto l’accesso alle prestazioni pubbliche sia nella regione di attuale residenza sia in quella di provenienza (nella quale non è più residente)», con la conseguenza che le norme che introducono tale requisito vanno «vagliate con particolare attenzione, in quanto implicano
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           il rischio di privare certi soggetti dell’accesso alle prestazioni pubbliche solo per il fatto di aver esercitato il proprio diritto di circolazione o di aver dovuto mutare regione di residenza
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          » (sentenza n. 107 del 2018).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3.2.– Le considerazioni svolte sopra con riferimento al requisito della residenza protratta valgono in larga parte anche per l’altro requisito previsto dalla norma censurata («svolgimento di attività lavorativa in Regione Lombardia per almeno cinque anni nel periodo immediatamente precedente la data di presentazione della domanda») in alternativa a quello della residenza ultraquinquennale. Nemmeno la condizione di previa occupazione protratta presenta infatti alcuna ragionevole connessione con la ratio dell’ERP. Inoltre, se è vero che l’attuale svolgimento di attività lavorativa nella regione può essere considerato un ragionevole indice di collegamento con il territorio, è innegabile che configurare l’occupazione ultraquinquennale come soglia rigida di accesso significa negare qualsiasi rilievo al bisogno nella concessione del beneficio, e anzi comporta la sua negazione proprio ai soggetti economicamente più deboli, in contraddizione con la funzione sociale del servizio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3.3.– In conclusione,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           l’art. 22, comma 1, lettera b), della legge reg. Lombardia n. 16 del 2016, nella parte in cui fissa il requisito della residenza (o dell’occupazione) ultraquinquennale in regione come condizione di accesso al beneficio dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica, contrasta sia con i principi di eguaglianza e ragionevolezza di cui all’art. 3, primo comma, Cost., perché produce una irragionevole disparità di trattamento a danno di chi, cittadino o straniero, non ne sia in possesso, sia con il principio di eguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, secondo comma, Cost., perché tale requisito contraddice la funzione sociale dell’edilizia residenziale pubblica.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          4.– A seguito dell’accoglimento della prima censura, le questioni poste con riferimento all’art. 10, terzo comma, e all’art. 117, primo comma, Cost. restano assorbite, unitamente alle relative eccezioni di inammissibilità.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per Questi Motivi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          LA CORTE COSTITUZIONALE
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 22, comma 1, lettera b), della legge della Regione Lombardia 8 luglio 2016, n. 16 (Disciplina regionale dei servizi abitativi), limitatamente alle parole «per almeno cinque anni nel periodo immediatamente precedente la data di presentazione della domanda».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 gennaio 2020.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 05 May 2020 10:21:30 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/discriminazioni-nellassegnazione-di-alloggi-pubblici-e-incostituzionale-il-requisito-di-5-anni-di-residenza-o-di-attivita-lavorativa-per-accedere-agli-alloggi-pubblici</guid>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Spedizioniere. Dichiarazione doganale errata, sottofatturazione.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/spedizioniere-e-importatore-dichiarazione-doganale-errata-sottofatturazione-lo-spedizioniere-non-e-responsabile-per-le-dichiarazioni-errate-dellimportatore-cassazione-civile-sez-5-sentenza-33</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Va esclusa la responsabilità dello spedizioniere che si è limitato a depositare una dichiarazione utilizzando i dati e documenti forniti dall'importatore, a meno che l'Ufficio non provi che egli era, o avrebbe dovuto ragionevolmente essere, a conoscenza della loro erroneità, o perché emergente ictu oculi o perché facilmente 
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          riscontrabile con l'uso della diligenza professionale qualificata 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          richiesta. 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La Cassazione civile, sez. 5, con la
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sentenza 33330/2019
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          , si è occupata di un caso di sottofatturazione
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , contestato 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dall'Agenzia delle Dogane ad uno spedizioniere, quale  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           coobbligato in solido con la ditta importatrice, per l'errata  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           indicazione del valore della merce importata. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lo spedizioniere eccepiva 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           la violazione del contraddittorio, l'insussistenza della
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            responsabilità solidale con quella dell'importatore, avendo egli 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           agito in regime di rappresentanza diretta, nonché l'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           insussistenza dell'elemento colposo. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Risolvendo la questione il Supremo consesso così ha motivato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           In tema di diritti doganali, la responsabilità dello 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            spedizioniere che agisca quale rappresentante diretto 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            dell'importatore può essere invocata, ai sensi degli art. 201, § 3, 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           comma 2 e 202, 203 CDC Reg [CEE] n. 2913/1992 solo laddove  
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            questi abbia consapevolmente partecipato alla redazione della 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            irregolare dichiarazione doganale od abbia attivamente contribuito  
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            all'introduzione irregolare od alla sottrazione della merce in 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           dogana. 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In particolare, nell'ipotesi di cui all'art. 201 che qui interessa, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           «quando una dichiarazione in dogana per uno dei regimi di cui al  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           paragrafo 1 è redatta in base a dati che determinano la mancata 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           riscossione, totale o parziale, dei dati dovuti per legge, le persone 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che hanno fornito detti dati necessari alla stesura della 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dichiarazione, e che erano o avrebbero dovuto ragionevolmente 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           essere a conoscenza della loro erroneità, possono parimenti essere 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           considerate debitori conformemente alle vigenti disposizioni 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nazionali». 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Analogamente, ai sensi dell'art. 2, comma 6, della I. n. 213 del 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           2000, «in ordine alla regolarità, veridicità e completezza dei dati, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nonché alla idoneità e validità dei documenti allegati, gli 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           spedizionieri doganali ... rispondono solidalmente del pagamento 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           del tributo se erano o avrebbero dovuto ragionevolmente essere a 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           conoscenza della loro erroneità ». 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Va escluso, pertanto, che possa configurarsi una responsabilità 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            solidale del rappresentante diretto che si sia limitato a depositare 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            una dichiarazione utilizzando i dati e allegando i documenti forniti 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            dall'importatore, a meno che l'Ufficio non provi che egli era, o 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           avrebbe dovuto ragionevolmente essere, a conoscenza della loro 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            erroneità, o perché emergente ictu ocu/i o perché facilmente 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            riscontrabile con l'uso della diligenza professionale qualificata 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            richiesta. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In altri termini, occorre «una autonoma condotta attiva di 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           parte 'azione alla introduzione irregolare della merce in dogana e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           un elemento soggettivo di conoscenza o ragionevole conoscibilità 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           della sua irregolarità» (Cass., n. 12141/2019, cit.): interpretazione 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           coerente con quella della Corte di Giustizia UE, la quale, in tema di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rappresentanza diretta - in cui la responsabilità è del dichiarante 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (e, quindi, del rappresentato, in nome e per conto del quale il  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rappresentante agisce) - estende la responsabilità anche a coloro 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che abbiano posto in essere comportamenti materiali tali da 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ingenerare la mancata riscossione dell'imposta e che abbiano 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           perciò autonomamente posto in essere un comportamento illecito 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (Corte di Giustizia UE, 19 ottobre 2017, C-522/16, punti 47 - 53). 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Diversamente, come si è appena detto, il rappresentante diretto 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che si limiti alla mera stesura della dichiarazione doganale sulla 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            scorta della documentazione e dei dati forniti dall'importatore 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            rimane estraneo alla fattispecie impositiva, posto che detta  
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           dichiarazione, in quanto resa in base al ruolo di dichiarante in nome 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            altrui (procurator), risale al rappresentato in nome e per conto del 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            quale egli ha agito a termini dell'art. 5, Reg. (CEE) n.2913/1992. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ciò premesso in punto di diritto, nella specie il giudice del 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           merito ha accertato in fatto che il verbale di constatazione sul 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           quale si fonda l'atto impugnato non è stato notificato 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           personalmente all' odierno ricorrente, ma gli è stato 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           materialmente consegnato, secondo quanto previsto dall'art. 40 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           comma 3 TULD, nella sua qualità di rappresentante negoziale 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dell'importatore. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ciò rende evidente una circostanza decisiva ai fini del giudizio, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ossia che (l'importatore) non è stato considerato debitore di imposta, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           proprio in quanto dichiarante in regime di rappresentanza diretta,  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           avendo partecipato al procedimento solo in tale ruolo. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ne consegue che nessun addebito è stato mosso allo 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           spedizioniere a termini dell'art. 201, terzo paragrafo,comma 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           secondo, del Reg. (CEE) n. 2913/1992: difatti, se l'Ufficio avesse 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           inteso contestare  la responsabilità nella dichiarazione 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dogane, per aver fornito personalmente i dati errati o per essere stato a conoscenza della loro erroneità, avrebbe dovuto notificargli 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           personalmente il processo verbale e un separato avviso di rettifica 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dell'accertamento, individuando lo specifico profilo sotto il quale  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           egli era tenuto a rispondere della violazione accertata. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La CTR, ascrivendo la responsabilità dell'importatore alla mera 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            redazione della dichiarazione doganale («egli sottoscrisse la 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            predetta dichiarazione e ne risponde»), senza tener conto che 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l'Ufficio non aveva individuato alcun suo specifico contributo 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            materiale nella predisposizione dei dati non corrispondenti al vero, 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            né gli aveva mai contestato di essere a conoscenza, o di avere 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            colpevolmente ignorato, l'erroneità di quei dati, ha dunque violato 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            gli artt. 5 e 201, par. 3, primo comma Reg. (CEE) n. 2913/1992 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che, in tale caso, configurano la responsabilità per la mancata 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            corrispondenza fra quanto dichiarato e quanto accertato in capo al 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            solo soggetto per conto del quale la dichiarazione è stata resa, 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ossia all'importatore. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Risulta d'altro canto evidente che, una volta escluso che la 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           violazione accertata sia ascrivibile al rappresentante diretto, questi, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           a maggior ragione, non può essere tenuto al pagamento della 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           relativa sanzione. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il ricorso va, pertanto, accolto e, non essendo necessari 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ulteriori accertamenti in fatto, questa Corte può decidere nel 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           merito, accogliendo l'originaria domanda del ricorrente di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           annullamento dell' atto impositivo. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sat, 02 May 2020 10:04:53 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/spedizioniere-e-importatore-dichiarazione-doganale-errata-sottofatturazione-lo-spedizioniere-non-e-responsabile-per-le-dichiarazioni-errate-dellimportatore-cassazione-civile-sez-5-sentenza-33</guid>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Uso del telefono cellulare e malattia professionale: riconosciuta la  rendita previdenziale.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/uso-del-telefono-cellulare-e-malattia-professionale-rendita-previdenziale</link>
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      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         La Corte d’Appello di Torino recentemente  ha confermato il nesso di causa-effetto tra tumore al cervello, benigno ma invalidante, e l'abuso del cellulare.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           I dati epidemiologici, i risultati delle sperimentazioni sugli animali
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          (non contraddetti, allo stato, da altre sperimentazioni
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ), la durata e l’intensità dell’esposizione
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che assumono particolare rilievo considerata l’accertata relazione tra esposizione a radiofrequenze da 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           telefono cellulare e rischio di neurinoma del nervo acustico,
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            unitamente alla mancanza di un altro fattore che 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            possa avere cagionato la  patologia,  complessivamente valutati,
            &#xD;
        &lt;b&gt;&#xD;
          
             consentono di ritenere che sussista una
            &#xD;
        &lt;/b&gt;&#xD;
        
            legge 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            scientifica di copertura che supporta l’affermazione del nesso causale secondo criteri probabilistici
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La Corte, con la sentenza del 14 gennaio 2020, ha conformato la precedente decisione del Tribunale che aveva riconosciuto l'indennità Inail ad un dipendente, tenuto per necessità di lavoro a fare uso del cellulare.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La decisione si pone nel solco di altre, fra cui Cassazione, Sez. lav., 12 ottobre 2012, n. 17438
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il caso, sottoposto all'esame, è stato il seguente:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - il ricorrente, quale referente/coordinatore di altri dipendenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Telecom, ha utilizzato in maniera abnorme telefoni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cellulari nel periodo 1995-2010, come dimostrato dall’istruttoria
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          testimoniale (testi M., N., B.);
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - in base ad essa si deve infatti ritenere che il ricorrente,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          coordinando una quindicina di colleghi, nell’ipotesi più
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          prudente utilizzasse con loro il telefono per almeno due ore
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e mezza al giorno (2 telefonate x 5 minuti x 15 colleghi), e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          che, nell’ipotesi maggiore, le ore al telefono diventassero
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          oltre sette (3 telefonate x 10 minuti x 15 colleghi), a cui si
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          aggiunge il tempo trascorso al telefono per riferire ai propri
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          superiori e per coordinarsi con il direttore dei lavori degli
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          enti e con le imprese esterne che collaboravano nei lavori,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nonché durante il fine settimana, come confermato dal
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          teste Romeo, figlio del ricorrente;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - inoltre, all’epoca non esistevano strumenti per attenuare
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l’esposizione alle radiofrequenze e questa era aggravata dal
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tipo di tecnologia utilizzata per i primi telefoni cellulari
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (tecnologia ETACS), e dal fatto che spesso l’utilizzo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          avveniva all’interno dell’abitacolo di un’autovettura;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - la letteratura scientifica è divisa in merito alle conseguenze
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nocive dell’uso dei telefoni cellulari: da una parte
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (IARC), facente parte dell’Organizzazione Mondiale
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della Sanità (ente imparziale ed autorevole a livello mondiale)
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          il 31.5.2011 ha reso nota una valutazione dell’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a campi elettromagnetici ad alta frequenza,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          definendoli come “cancerogeni possibili per l’uomo”
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (categoria 2B); dall’altra lo studio Interphone individua
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          un rischio del 40% superiore per i glioma (famiglia di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tumori cui appartiene anche quello che ha colpito il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ricorrente) negli individui che abbiano usato il cellulare
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          molto a lungo e per molto tempo; gli unici studiosi che con
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          fermezza escludono qualsiasi nesso causale tra utilizzo di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cellulari e tumori encefalici sono i proff. Ahlbom e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Repacholi, ma detti autori si trovano in posizione di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          conflitto di interessi, essendo il primo consulente di gestori
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di telefonia cellulare ed il secondo di industrie elettriche;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - ai risultati a cui sono pervenuti gli studi finanziati dalle
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          aziende produttrici di telefoni cellulari non può essere
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          attribuita particolare attendibilità in considerazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della posizione di conflitto di interessi degli autori, come
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ritenuto dalla S.C. nella sentenza n. 17438/2012 in un caso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          relativo ad altro tumore encefalico (neurinoma del ganglio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di Gasser);
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - la c.t.u. ha accertato la sussistenza del nesso causale;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - pertanto, e considerate le peculiarità del caso concreto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (associazione tra tumore raro ed esposizione rara per durata
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ed intensità; periodo di latenza congruo con i valori
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          relativi ai tumori non epiteliali; il fatto che la patologia
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sia insorta nella parte destra del capo del ricorrente,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          soggetto destrimane; mancanza di altra plausibile spiegazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della malattia), deve ritenersi provato un nesso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          causale, o quantomeno concausale, tra tecnopatia ed
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposizione, sulla base della regola del “più probabile
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          che non”;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - i postumi permanenti debbono essere riconosciuti nella
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          misura del 23%, come da conclusioni del c.t.u., non
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          contestate da alcuna delle parti.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (omissis)
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’istruttoria testimoniale ha infatti confermato la notevolissima
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposizione del sig. R. alle radiofrequenze per
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l’uso del telefono cellulare nel periodo 1995-2010. Infatti,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          il teste M., collega dell’appellato dal 1990 al 2010, ha
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          riferito che l’appellato coordinava la sua attività e quella
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          degli altri tecnici esterni (di cui l’appellato era superiore
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          gerarchico), pari complessivamente a 15-20 persone; il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          teste ha dichiarato che si sentiva con l’appellato quotidianamente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          più volte al giorno, circa 2-3 volte al giorno o
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anche di più, con chiamate della durata di 5-10 minuti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ciascuna.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il teste N., collega dell’appellato dal 2000 al 2011, ha
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dichiarato di essersi sentito con lui molto spesso, anche un
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          paio di volte all’ora, e che le telefonate duravano 5 minuti,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ma anche di meno.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il teste B., che ha lavorato con l’appellato dai primi anni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ‘90 al 1996, ha dichiarato che quest’ultimo coordinava
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          circa 10-12 colleghi; e di avere contattato l’appellato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          almeno 2-3 volte in un giorno, con telefonate di circa 5-
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          10 minuti ciascuna.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Come rilevato dal Tribunale, le telefonate dell’appellato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          intercorrevano anche con il direttore dei lavori, con le
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          imprese esterne e con i superiori (v. testi M. e B.).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Escludendo quindi i valori massimi (che si ottengono
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          considerando il numero più elevato di telefonate effettuate
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dai tecnici all’appellato e la durata massima di esse,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          come indicati dai testi) e prendendo perciò in considerazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          il numero minimo e il numero medio di telefonate di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ciascun tecnico (rispettivamente 2 e 2,5) per il numero di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          essi (l5-20 secondo M., 10-12 secondo B.), si ottiene
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          un’esposizione, secondo le testimonianze di M. e N., da
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          un minimo di 3,30 ore al giorno (200 minuti) a un medio di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5 ore al giorno (300 minuti), e, secondo la testimonianza di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          B., da un minimo di 1 ore e 40 minuti (100 minuti) a un
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          medio di 3 ore e 50 minuti (230 minuti).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Pertanto, pur con il grado di precisione compatibile con il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          fatto di riferirsi a circostanze che, anche a distanza notevole
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di tempo, si ripetono durante un periodo lungo, anche
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          con un inevitabile grado di variabilità, il quadro istruttorio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          consente, a parere della Corte, di ritenere provata un’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a radiofrequenze molto elevata, che, in via del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tutto prudenziale, va quantificata in circa 4 ore al giorno
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per tutto il periodo dedotto nel ricorso.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          All’epoca non esistevano strumenti che consentissero di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          evitare il contatto diretto del telefono cellulare con il viso,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          come cuffiette o auricolari (v. teste M., e v. teste N.,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          secondo cui le cuffiette, peraltro acquistate personalmente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dai tecnici Telecom, avevano iniziato ad essere utilizzate a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          partire dall’inizio del 2000, e, nello stesso senso, v.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          teste B.).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È vero, come osservato dall’INAIL, che l’appellato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          disponeva di un ufficio dotato di un telefono fisso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (v. teste M.), ma i testi hanno riferito che lo contattavano
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sul telefono cellulare in quanto era più facile
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          reperirlo, considerato che sovente si spostava fuori
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell’ufficio e che era meno agevole rintracciarlo sul
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          telefono fisso, in quanto in tal caso occorreva passare
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per il centralino (v. testi M., N., B.).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È poi emerso che la tecnologia ETACS (che, come si dirà
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          più oltre con riferimento alla c.t.u. svolta nel presente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          grado, emetteva radiofrequenze molto più potenti di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quelle utilizzate attualmente dai telefoni cellulari) è durata
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          circa 7 anni (teste M., v. anche teste N., che ha dichiarato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          che a partire dal 2000 prevaleva la tecnologia GSM; nello
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          stesso senso, v. teste B.).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Queste circostanze hanno reso l’esposizione, già di per sé
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          prolungata, particolarmente intensa.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il figlio dell’appellato, sentito come teste, ha poi confermato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          che il padre è destrimane.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con il terzo motivo di gravame, l’INAIL deduce l’erroneità
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della conclusione del Tribunale in ordine all’esistenza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del nesso eziologico tra la patologia e l’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          lavorativa a radiofrequenze.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In particolare:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - osserva in primo luogo che il neurinoma del nervo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          acustico non è una malattia tabellata, sicché l’onere di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          provare la natura professionale della patologia incombe sul
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ricorrente;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - critica la c.t.u. disposta dal Tribunale, evidenziando gli
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          errori materiali ivi contenuti e sostenendo che essa perviene
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a conclusioni errate, poiché non suffragate da una
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          legge scientifica generale di copertura o quantomeno da
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          una legge scientifica che abbia un preponderante
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          consenso;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - deduce che la c.t.u., le cui conclusioni sono state
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          recepite dal Tribunale, si è basata sulla classificazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          IARC del 2013, senza dare adeguatamente conto di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studi successivi, e non ha correttamente valutato il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          significato della classificazione delle radiofrequenze in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          relazione all’evidenza cancerogena, ossia come categoria
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2B (“possibilmente cancerogeno per l’uomo”), e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quindi la più debole tra quelle utilizzate dall’Agenzia
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per classificare agenti che presentino evidenze positive
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di cancerogenicità (a fronte della categoria 2A, “probabilmente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cancerogeno per l’uomo” e della categoria
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1, “cancerogeno per l’uomo”);
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - sostiene che lo studio Interphone deve ritenersi attendibile,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          in quanto studio caso-controllo indipendente, pur a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          fronte di un solo parziale finanziamento da parte di industrie
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di telefoni cellulari e operatori di telefonia mobile,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          come pure devono ritenersi attendibili gli studi di Hardell;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          detti studi e gli ulteriori, pur con i limiti evidenziati dalla
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          relazione del dott. Grandi (ricercatore del Dipartimento di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro e Ambientale
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          INAIL), prodotta nel presente grado, non supportano
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l’associazione tra utilizzo del telefono cellulare e l’insorgenza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del tumore;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - deduce che, diversamente da quanto sostenuto dal c.t.u.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (e condiviso dal Tribunale), non sono conosciuti i meccanismi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di azione delle radiofrequenze;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - sostiene che non è provato che l’appellato (soggetto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          destrimane) usasse il telefono cellulare appoggiandolo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sempre all’orecchio destro;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - deduce inoltre che non è corretto, come ha fatto il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tribunale, inferire dalla coesistenza di due fenomeni rari
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (nel caso di specie, tumore raro ed esposizione rara a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          radiofrequenze) un nesso di causa-effetto tra di essi;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - sostiene infine che erroneamente è stato ritenuto un
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          periodo di latenza del tumore (secondo la dottrina scientifica,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          almeno 10 anni) compatibile con l’esposizione a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          radiofrequenze sin dal 1995, considerato che il tumore (a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          lentissima crescita), si è manifestato già nel dicembre
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2009, e, pertanto, non risulta applicabile il rischio individuale
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pari a 1,44, riportato invece dal c.t.u.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Alla luce della c.t.u. disposta nel presente grado anche
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          questo motivo di gravame è infondato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I Consulenti d’Ufficio si sono correttamente attenuti al
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quesito formulato dalla Corte con ordinanza del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          16.1.2019, in cui era richiesto di svolgere gli accertamenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          peritali basandosi su un’esposizione pari a 4 ore al giorno
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (come dimostrata dall’istruttoria testimoniale di cui si è già
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          detto), seppure per mero errore, nel verbale di conferimento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          incarico del 19 marzo 2019, si sia fatto riferimento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          al quesito formulato nel primo grado, che non precisava la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          durata dell’esposizione. Pertanto, in conformità ai tempi di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposizione indicati nel quesito conferito, è stato stimato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          un tempo di utilizzo lavorativo del telefono cellulare pari a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          840 ore/anno (4 ore x 210 giorni lavorativi), con un tempo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          stimato complessivo di utilizzo nell’intervallo di 15 anni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          intercorso tra il 1995 ed il 2010 pari a 12.600 ore (840 ore/
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anno x 15 anni) (v. pag. 51 c.t.u.). I periti hanno inoltre
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          considerato che, come emerso dall’istruttoria, i telefoni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cellulari utilizzati dall’appellato sino alla fine del 1999
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          erano analogici (utilizzavano la tecnologia ETACS) e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quindi, dal 2000, erano digitali (utilizzavano la tecnologia
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          GSM), evidenziando che “I telefoni analogici e quelli
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          digitali basati su tecnologia GSM 2G erano caratterizzati
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          da emissioni di radiofrequenze (RF) molto superiori
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          rispetto a quelli digitali attuali 3G e 4G, con livelli di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          intensità di emissioni diRFdi quasi due ordini di grandezza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          superiori (IARC, 2013), ovvero quasi 100 volte superiori”
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (v. pagg. 51-52 c.t.u., affermazione tratta dalla Monografia
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          IARC (2013) sulle radiofrequenze, come precisato dai
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Consulenti d’Ufficio a pag. 121 della relazione).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Premesso che il neurinoma acustico (o schwannoma vestibolare,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          indicato per brevità nella c.t.u. come “NA”),
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tumore cerebrale benigno, raro e a crescita lenta, è caratterizzato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          da un periodo di latenza dall’inizio dell’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ad un fattore di rischio fino al momento della
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          diagnosi di malattia pari a non meno di 10-15 anni (v.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pag. 54 e segg.), i Consulenti d’Ufficio hanno citato i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          numerosi studi sulla materia, dando atto che la maggior
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          parte di essi sono studi caso-controllo che sono stati
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          condotti dal gruppo di lavoro Interphone e dal gruppo di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ricerca dell’Università di Orebro, Svezia, guidato dal prof.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Hardell, evidenziandone le caratteristiche e le
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          metodologie, nonché i limiti e le critiche svolte su di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          essi dalla letteratura scientifica (v. pag. 58 e segg.).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Dopo lo studio Interphone pubblicato nel 2010 sulla
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          relazione tra esposizione aTC(telefono cellulare) e gliomi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e meningiomi (tra cui non era quindi incluso il NA), “Nel
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2011 il gruppo di studioINTERPHONE pubblicava, in un
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          altro articolo, i risultati dello studio internazionale casocontrollo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          su uso di telefoni cellulari e rischio di sviluppare
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          neurinomi dell’acustico, che comprendeva più di 1.000
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          casi e oltre 2.000 controlli arruolati tra il 2000 e il 2004
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (INTERPHONE, 2011).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Questo studio non ha riscontrato differenze nell’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pregressa a TC in casi e controlli per ‘utilizzo regolare’
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          definito sulla base di almeno una chiamata alla
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          settimana.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Al contrario, ha osservato un eccesso di rischio statisticamente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          significativo di sviluppare NA (di quasi 3 volte nei
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          soggetti esposti, rispetto ai non esposti), nei soggetti classificati
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nella classe più alta di esposizione, corrispondente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ad un utilizzo complessivo di TC superiore a 1.640 ore
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (traducibili in durate medie di esposizione di 1 ora al
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          giorno per 4 anni, o di 2 ore al giorno per 2 anni, o di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          mezz’ora al giorno per 8 anni)”, evidenziando inoltre che i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          risultati dello studio mostravano nella classe con più alta
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposizione cumulativa (utilizzo complessivo di telefono
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cellulare maggiore o uguale a 1640 ore) un’associazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          statisticamente significativa del NA solo con l’uso ipsilaterale
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di telefono cellulare (OR, o Odds Ratio = 3.74),
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sicché “Dal momento che, come anche osservato da Cardis
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (Cardis, 2008), le radiofrequenze (RF)/emissioni elettromagnetiche
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          emesse dai telefoni portatili vengono
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          assorbite soprattutto dal lato del capo al quale viene
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          accostato l’apparecchio telefonico durante l’utilizzo (c.d.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          utilizzo ipsilaterale) e che con l’aumentare della distanza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del telefono dal capo la dose di radiazioni elettromagnetiche
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          assorbita dai tessuti diminuisce bruscamente, il riscontro
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di un’associazione statisticamente significativa delNA
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          solo con l’uso ipsilaterale diTCsupporta l’ipotesi che leRF
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          emesse dai TC svolgano un ruolo causale nell’induzione/
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sviluppo di NA”.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con riferimento ad una delle osservazioni dell’appellante
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sopra riportate, rileva la Corte che, non contestato e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          confermato dalla testimonianza del figlio dell’appellato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          che quest’ultimo è destrimane, il fatto che si tenda ad usare
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          il telefono, esclusivamente o quasi, appoggiandolo all’orecchio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del lato del corpo “dominante”, rientra nel fatto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          notorio essendo usualmente riscontrabile nell’esperienza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          comune.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I Consulenti d’Ufficio hanno poi citato la classificazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dello IARC (Agenzia Internazionale per la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ricerca sul Cancro) del 2011, secondo cui le radiofrequenze
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sono “possibilmente cancerogene per
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l’uomo”, valutazione confermata nella monografia del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2013 sulle radiazioni non ionizzanti, evidenziando che
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nell’aprile 2019 un Advisory Group della IARC, composto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          da 29 ricercatori provenienti da 19 paesi, ha
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          inserito le radiofrequenze tra gli agenti per cui è
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ritenuta prioritaria una rivalutazione di cancerogenicità
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          da parte della IARC nel periodo 2020-2024
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (IARC Monographs Priorities Group, 2019). Hanno
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quindi menzionato gli studi successivi (v. pagg. 68-69).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nella tabella redatta dai Consulenti d’Ufficio alle pagg. 70
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e 71 della perizia sono riportate le caratteristiche e i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          risultati degli studi epidemiologici pubblicati sull’associazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tra utilizzo di TC e NA, relativi al rischio di NA
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          stimato per i soggetti con la più alta esposizione cumulativa
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          in ciascuno studio, in termini di durata dell’esposizione,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di durata cumulativa del tempo di esposizione o
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della durata dell’abbonamento telefonico, divisi anche per
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          utilizzo ipsilaterale e controlaterale rispetto all’insorgenza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del tumore.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Come rilevato dai Consulenti d’Ufficio, dall’esame della
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tabella emerge che la maggioranza degli studi mostra
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          eccessi di rischio associati ad elevata durata di utilizzo o
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposizione cumulativa a TC, che in vari studi sono statisticamente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          significativi, con più alti rischi associati all’utilizzo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ipsilaterale di TC.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nella perizia è evidenziato “il fatto che negli studi in cui il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          rischio di NA è stimato sulla base del numero di ore
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cumulative di utilizzo, la categoria con la più alta esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cumulativa stimata (che trova il monte ore più alto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di 1640 ore nello studio INTERPHONE 2011) ha un
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          limite che è almeno circa 8 volte più basso del numero
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di ore (12.600 ore circa) di utilizzo di TC stimato nel caso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del Sig. Romeo” (v. pag. 69 c.t.u.).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I Consulenti d’Ufficio hanno poi esaminato le evidenze da
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studi sperimentali su animali, pubblicati successivamente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          alla monografia IARC del 2013, di cui uno condotto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dall’Istituto Ramazzini e l’altro dal National Toxicology
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Program (NTP) statunitense: il primo ha osservato un
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          incremento statisticamente significativo di Schwannoma
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          delle cellule cardiache di Schwann a carico dei ratti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          maschi, anche se stimato su un numero limitato di casi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (3 casi nel gruppo a più alta esposizione vs. 0 casi nel
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          gruppo non esposto), ed un incremento non statisticamente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          significativo di iperplasia delle cellule cardiache di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Schwann, che costituisce una lesione pre-tumorale, in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          entrambi i sessi (Falcioni et al., 2018); e anche il secondo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ha mostrato, per i ratti maschi, un incrementato numero di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          casi di Schwannoma cardiaco, rispetto ai ratti maschi non
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposti, che era statisticamente significativo sia per esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a radiofrequenze CDMA (3 casi nel gruppo con
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposizione intermedia, 6 casi nel gruppo con la più alta
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposizione e 0 casi tra i non esposti) che per esposizione a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quelle da GSM (5 casi nel gruppo più esposto e 0 casi tra i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          non esposti) (NTP, 2018).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I Consulenti d’Ufficio hanno precisato che “gli Schwannomi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cardiaci sono dello stesso tipo istologico dei neurinomi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del nervo acustico (che, infatti, sono denominati
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anche Schwannomi vestibolari), cosa che supporta una
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          relazione causale tra esposizione a radiofrequenze e incidenza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di NA” (v. c.t.u. pag. 76).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In base a tutti questi elementi, i Consulenti d’Ufficio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          hanno concluso che “Nel caso concreto specifico in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esame, il rischio derivante dall’utilizzo professionale di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          telefono cellulare risulta decisamente aggravato in relazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          principalmente al lungo periodo di esposizione (15
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anni) ed all’elevata intensità dell’esposizione stessa,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quest’ultima dovuta sia alla tipologia di apparecchi telefonici
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cellulari utilizzati (ETACS e quindi GSM 2G, con
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          livelli di emissione quasi 100 volte superiori rispetto ai più
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          moderni telefoni cellulari), che all’elevato numero di ore
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di utilizzo dell’apparecchio telefonico stesso (con un’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          media di 840 ore/anno, con conseguente esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          complessiva in 15 anni stimata nell’ordine di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          12.600 ore).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Pertanto, anche alla luce delle risultanze dei più recenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studi sugli animali condotti da NTP e dall’Istituto Ramazzini
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (che mostrano eccessi di tumori dello stesso tipo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          istologico del NA, anche se in altra sede) e dalle recenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          indicazioni dell’Advisory Group dellaIARCsulla necessità
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di una prioritaria rivalutazione da parte della IARC della
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cancerogenicità delle radiofrequenze, considerando le
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          risultanze degli studi epidemiologici disponibili che, per
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quanto non del tutto concordanti, mostrano comunque
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          frequentemente un eccesso di casi di NA in presenza di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          prolungata esposizione o di esposizioni intense, è dato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ritenere che, nello specifico caso in esame, con criterio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di elevata probabilità logica, si possa ammettere un nesso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          eziologico tra la prolungata e cospicua esposizione lavorativa
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a radiofrequenze emesse da telefono cellulare e la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          malattia denunciata dal periziato all’INAIL (neurinoma
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell’ottavo nervo cranico destro)” (v. conclusioni preliminari
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a pagg. 77-78, ribadite a pagg. 123-124 nelle conclusioni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e risposte ai quesiti). Le conclusioni sono fondate
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          su un accurato ed aggiornatissimo esame delle fonti della
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          letteratura scientifica, applicata alle peculiarità del caso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          concreto (per quantità e durata dell’esposizione), in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          assenza di fattori alternativi di rischio, secondo standard
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di certezza probabilistica (“più probabile che non”).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Rispetto alle conclusioni del Consulenti d’Ufficio, i Consulenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          INAIL hanno svolto articolate osservazioni (riportate
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a pagg. 79-84 della relazione), mentre i difensori
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell’appellato hanno sottolineato la posizione di conflitto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di interesse di alcuni autori di studi che hanno negato la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cancerogenicità delle radiofrequenze (v. pagg. 84-97 c.t.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          u.), in particolare nell’ambito della letteratura citata dall’INAIL
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (v. pagg. 94-95).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ritiene la Corte che i Consulenti d’Ufficio abbiano fornito
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esaustive risposte in merito alle osservazioni dei
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Consulenti di parte appellante.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In particolare:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1) i dati relativi all’esposizione su cui si sono basati i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Consulenti d’Ufficio non sono, come sostenuto dai Consulenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          INAIL, tratti “sostanzialmente dalle informazioni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anamnestiche riferite dall’assicurato”, bensì, come già
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          osservato, oggetto del quesito formulato dal Collegio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          avuto riguardo alle circostanze comprovate all’istruttoria
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          testimoniale già sopra descritta;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2) con riferimento alle critiche sull’attendibilità degli
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studi secondo cui sussiste un nesso eziologico tra esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a radiofrequenze e il neurinoma dell’acustico, i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Consulenti d’Ufficio hanno svolto le seguenti articolate
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          repliche:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a) quanto alle possibili distorsioni (“bias”), i Consulenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          d’Ufficio hanno illustrato le differenze tra gli studi casocontrollo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e gli studi di coorte, precisando che nella materia
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          in esame la letteratura è quasi interamente costituita da
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studi caso-controllo. In questo tipo di studio (a differenza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          degli studi di coorte, da cui si ricava il rapporto tra l’incidenza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della malattia nella popolazione esposta al fattore di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          rischio e l’incidenza della stessa malattia nella popolazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          non esposta), il rischio relativo (RR) è approssimato da un
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          altro indicatore di rischio, ovvero l’Odds Ratio (OR), che
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          viene calcolato sulla base del rapporto tra la frequenza di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposizione al fattore di rischio tra i casi (malati) rispetto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          alla frequenza di esposizione al fattore di rischio tra i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          controlli (non malati).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò rende possibili misclassificazioni non differenziali
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (che interessano sia i casi che i controlli nella stessa
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          misura), le quali, come evidenziato dai Consulenti d’Ufficio,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          determinano sempre una sottostima del rischio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          rispetto al rischio reale, e misclassificazioni differenziali
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell’esposizione (errori di classificazione che interessano
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          in diversa entità i casi rispetto ai controlli), le quali
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          possono condurre sia ad una sovrastima che ad una sottostima
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del reale rischio di malattia dovuto all’esposizione, e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          la più seria minaccia alla validità dei risultati è costituita da
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          una forma di misclassificazione differenziale dell’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          denominata “recall bias”, dovuta alla possibilità che i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          soggetti che risultano affetti da malattia tumorale ricerchino
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nella propria memoria dei dati relativi alla propria
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pregressa esposizione a possibili fattori di rischio per la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          salute che possano avere determinato tale malattia.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tuttavia i risultati degli studi disponibili (lo studio di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Vrijheid et al., 2009, lo studio di Aydin et al., 2011, e lo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studio di Petterson et al., 2015) indicano che è improbabile
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          che gli studi su esposizione aTCe rischio diNAsiano
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          stati affetti da una misclassificazione differenziale dell’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a RF da TC, tale da determinare una sovrastima
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell’esposizione tra i casi rispetto ai controlli e,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pertanto, una conseguente sovrastima del rischio di NA
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          associato all’esposizione a RF da TC; al contrario, sia i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          risultati di detti studi, che quelli di altri studi che hanno
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          valutato, in soggetti sani, la validità dell’esposizione aTC
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          “autoriferita” (ovvero riferita dagli stessi soggetti inclusi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nello studio e rilevata per mezzo di questionario o intervista
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ad essi somministrati), indicano la presenza di una
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          fortemisclassificazione non differenziale dell’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (Samkange-Zeeb et al., 2004; Toledano et al., 2014;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Vanden Abeele et al., 2013), con conseguente sottostima
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della forza dell’associazione tra esposizione aTCe rischio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di NA, rispetto al rischio reale, sicché le stime di rischio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (O.R.) ottenute nei diversi studi sarebbero fortemente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sottostimate e il rischio reale di sviluppare NA sarebbe
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          molto più alto di quello osservato negli studi stessi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (v. pagg. 99-103 c.t.u.); b) anche quanto alla ipsilateralità
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell’utilizzo del telefono cellulare rispetto al lato di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          comparsa del tumore gli studi disponibili (Shimizu e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Yamaguchi, 2012) evidenziano la possibilità di una
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          forte misclassificazione non differenziale, con conseguente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sottostima (v. pag. 103 c.t.u.);
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          c) a differenza di quanto sostenuto dai Consulenti di parte
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          INAIL, un effetto dose-risposta, cioè un significativo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          aumento del rischio di sviluppare la malattia tumorale
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (NA) all’aumentare della dose cumulativa di esposizione a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          RF da TC, è presente nei risultati della pooled analysis di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Hardell et al. (2013), come da tabella riportata a pag. 104
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della relazione, che mostra un rischio di NA associato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all’uso di telefoni wireless progressivamente crescente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all’aumentare della dose cumulativa di esposizione a TC
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (calcolata in base alle ore di utilizzo di TC): v. pagg. 103-
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          105 c.t.u.;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          d) un possibile motivo della mancanza di un effetto doserisposta
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nello studio Interphone (2011) e in altri studi è che
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          le categorie di esposizione cumulativa utilizzate fossero
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          troppo basse: per esempio, nello studio Interphone il limite
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          inferiore per la categoria di esposizione cumulativa più alta
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          era posto a sole 1.640 ore di utilizzo di TC, corrispondenti a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          meno di mezz’ora al giorno per 10 anni. Come osservato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nella relazione peritale, una dose di esposizione al di sotto di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          questo limite potrebbe essere non sufficiente a determinare
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          lo sviluppo di NA (v. pag. 105 c.t.u.). Si tratta peraltro di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          una dose di esposizione, come emerge dalla perizia, assolutamente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          non confrontabile con la massiccia e prolungata
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposizione a radiofrequenze subita dall’appellato per ben
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          15 anni;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e) l’affermazione dei Consulenti INAIL secondo cui soggetti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          audiolesi protesizzati, che possiedono sussidi uditivi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          che utilizzano quotidianamente per l’intera giornata con
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          annessa funzione bluetooth, non hanno mai fatto riscontrare
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          casi di neurinomi dell’acustico, non è supportata da
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          alcun riferimento bibliografico (v. pag. 107 c.t.u.);
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          f) diversamente da quanto sostenuto dai Consulenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          INAIL, il trend della patologia per cui è causa (schwannoma
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell’VIII nervo cranico) mostra un aumento, in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          coincidenza con la diffusione della telefonia cellulare, di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          detta malattia nel corso degli ultimi decenni. I Consulenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          d’Ufficio hanno indicato, nelle pagg. 55-57 della relazione,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          i diversi studi sulla questione, rilevando che,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          secondo alcuni di essi, l’aumento di incidenza della malattia
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sarebbe attribuibile al miglioramento delle tecniche
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          strumentali - basata sulla diffusione di nuove tecnologie,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ad esempio TAC e RMN - utilizzate per pervenire alla
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          diagnosi di tale tumore; ma osservando tuttavia che studi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          basati sui dati più recenti mostrano un ulteriore incremento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di incidenza di NA, anche riferito a periodi in cui la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          diffusione dei migliori strumenti di diagnostica di questi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tumori era già avvenuto (Kleijwegt et al., 2016: aumento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nella regione di Leyden dell’incidenza di NA di oltre 3
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          volte in un arco temporale di 11 anni intercorrente tra il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2001 al 2012; Marinelli et al., 2018: aumento dell’incidenza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          diNAin Minnesota,USA,di oltre 2 volte in unarco
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          temporale di 11 anni intercorrente tra il 1995 al 2016;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sempre negli USA, il Central Brain Tumor Registry,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          CBTRUS, ha pubblicato report annuali dal 2007 al 2016
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          con dati registrati dal 2004 al 2013 che evidenziano un
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          raddoppio dell’incidenza annuale di NA: da 0,88 a 1,73 x
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          100.000); a pag. 108 della relazione hanno richiamato i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dati del registro tumori danese che evidenziano un incremento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nell’incidenza di tumori cerebrali, con un aumento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del40%tra gli uomini e del29%tra le donne tra il 2001 e il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2010 (Sundhedsstyrelsen, 2010).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È quindi condivisibile la conclusione dei Consulenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          d’Ufficio secondo cui è improbabile che l’incremento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di incidenza di NA sia attribuibile unicamente alla possibilità,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          derivante dell’affinamento delle metodiche diagnostiche
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di tale tumore o anche da una maggiore
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          accessibilità della popolazione alle strutture sanitarie,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di ottenere più diagnosi di NA.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3)Conriferimento agli studi diNTPe dell’Istituto Ramazzini,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          alle osservazioni critiche dei Consulenti INAIL sulla
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          loro validità scientifica, anche mediante richiamo al
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          recentissimo articolo pubblicato dall’International Commission
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          on Non Ionizing Radiation Protection (ICNIRP) su
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Health Physics, i Consulenti d’Ufficio (v. pagg. 108-113
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della relazione) hanno esaustivamente replicato che: - si
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tratta dei più grandi studi sperimentali su animali condotti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          finora e sono caratterizzati da elevata standardizzazione dei
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          protocolli di ricerca e da alta qualità dei metodi utilizzati;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - lo scopo principale degli studi sperimentali sui tumori
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          condotti sugli animali è quello di valutare se l’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ad un sospetto agente cancerogeno provochi o meno
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          eccessi di tumori nei gruppi di animali esposti. Pertanto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          il fatto che, per gli animali oggetto di studio, possano essere
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          previsti tempi e modalità di esposizione differenti rispetto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a quelli degli esseri umani (per i roditori, a differenza che
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per l’uomo, “total body” e per l’intera vita), non rende i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          risultati degli studi meno validi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Inoltre, con riferimento all’osservazione della difesa dell’INAIL,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nel corso della discussione orale, circa l’inattendibilità
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di questi studi in quanto non effettuati sull’uomo,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          la Corte ritiene esaustiva e condivisibile la replica dei
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Consulenti d’Ufficio (anche mediante richiamo a fonti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di letteratura scientifica sullo studio del NTP) secondo cui
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          il criterio razionale per condurre studi di cancerogenicità
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          in modelli animali “si basa su dati sperimentali che
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          mostrano che ogni agente noto come cancerogeno nell’uomo,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quando adeguatamente testato, ha mostrato di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          essere cancerogeno negli animali (IARC, 2006) e che
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quasi un terzo dei cancerogeni umani sono stati identificati
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dopo che effetti cancerogeni sono stati trovati in studi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ben condotti sugli animali (Huff, 1993). Non c’è ragione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di credere che un agente fisico come le radiofrequenze
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          possa danneggiare i tessuti animali, ma non i tessuti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          umani” (Melnick, 2019, citato alle pagg. 76-77 e 109
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della relazione). Le sperimentazioni sulla cancerogenicità
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di agenti o sostanze vengono usualmente eseguite su animali,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quali i roditori, che presentano elementi di similitudine
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          con gli uomini, sicché non si può negare
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pregiudizialmente valore scientifico ai risultati di detti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studi;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - il fatto che l’eccesso di tumore sia stato riscontrato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          soltanto nei ratti (e quasi esclusivamente di sesso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          maschile) non inficia la validità dello studio, considerato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          che lo schwannoma cardiaco insorge in diverse varietà di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ceppi di ratti (e con maggior frequenza nei maschi), ma
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          non è mai stato osservato nei topi;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - nonostante, nello studio dell’Istituto Ramazzini, l’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dei ratti sia avvenuta alla dose massima testata, il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tasso di assorbimento specifico conseguente all’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          era di poco superiore al limite massimo per irradiazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          al corpo intero per l’uomo; mentre, quanto allo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studio del NTP, pur essendo la dose di esposizione molto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          superiore al limite massimo di esposizione ammissibile per
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          irradiazione al corpo intero per l’uomo, la dose assorbita a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          livello locale è solo una piccola parte della dose somministrata
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a tutto il corpo, e, in particolare, per il cervello, la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dose assorbita è stata stimata in circa il 10% della dose
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          totale somministrata a tutto il corpo;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - il numero di casi di tumore riscontrato negli animali è
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          statisticamente significativo: nello studio di NTP, 6 casi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nel gruppo a più alta esposizione a RF daCDMAe 5 casi in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quello con più alta esposizione a RF da GSM, mentre
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nessun caso si è verificato nel gruppo non esposto; nello
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studio dell’Istituto Ramazzini, 3 casi osservati nel gruppo a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          più alta esposizione e nessuno nel gruppo non esposto;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - in merito alla diversa localizzazione degli schwannomi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          riscontrati nei ratti esposti negli studi dell’NTP e dell’Istituto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ramazzini (localizzazione a livello cardiaco invece
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          che a livello cerebrale), appare probabile che la modalità
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di irradiazione degli animali abbia influito nel determinare
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          questo risultato, in quanto la somministrazione di RF è
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          stata indirizzata a tutto il corpo e non concentrata solo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sulla testa degli animali da esperimento, come invece
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          avviene per l’esposizione a RF negli utilizzatori di TC;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - gli schwannomi cardiaci sono dello stesso tipo istologico
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dei neurinomi del nervo acustico (che, infatti, sono denominati
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anche schwannomi vestibolari), cosa che supporta
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          una relazione causale tra esposizione a radiofrequenze e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          incidenza di NA. Pertanto, il fatto che i NA siano tumori
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          benigni, al contrario degli schwannomi cardiaci maligni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          osservati nei ratti negli studi del NTP e dell’Istituto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ramazzini, appare irrilevante, considerato che questi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studi dimostrano che l’esposizione a RF può determinare
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          una trasformazione neoplastica delle cellule di Schwann,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          processo che sia i tumori benigni che i tumori maligni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          hanno in comune;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - lo studio del NTP ha concluso affermando che i risultati
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dimostrano una chiara evidenza di attività cancerogena
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          delle RF (NTP, 2018); - l’effettuazione di confronti multipli
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nelle analisi condotte nei due studi del NTP e dell’Istituto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ramazzini ha sicuramente aumentato il rischio che
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          si verificassero associazioni spurie in questi due studi,mala
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          probabilità che tre analisi indipendenti abbiano trovato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          solo per caso un incremento significativo di sviluppare
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tumori dello stesso tipo istologico e nella stessa sede
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anatomica è bassissima, anche considerando i molti confronti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          effettuati in analisi, ciò che supporta in maniera
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          inequivocabile l’effetto cancerogeno delle RF;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - la presenza di un effetto cancerogeno è supportata anche
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dall’osservazione di un significativo aumento del danno al
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          DNA, valutato per mezzo della presenza di rotture del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          DNA con la metodica Comet assay, in vari organi, tra cui
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          soprattutto il cervello, sia in ratti che in topi (Wyde,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2016);
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - diversamente da quanto sostenuto dai Consulenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          INAIL, le analisi sono state condotte “in cieco” (v. articolo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di Melnick del 2019, in risposta alle critiche dell’INCIRP
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          riguardo allo studio del NTP);
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          4) In merito alla motivazione per la quale l’Advisory Group
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della IARC ha inserito le radiofrequenze tra gli agenti per
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cui è ritenuta prioritaria una rivalutazione di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cancerogenicità da parte della IARC nel periodo 2020-
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2024 (secondo i Consulenti INAIL non per motivi di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          particolare allarme, ma in quanto rivalutazione rientrante
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nelle normali procedure di aggiornamento periodico delle
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          valutazioni di evidenza cancerogena promosse dall’Agenzia),
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nella relazione peritale è trascritta la tabella riportata
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nell’articolo, dalla quale si ricava che le radiazioni non
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ionizzanti (radiofrequenze) sono tra gli agenti per i quali è
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          raccomandata una rivalutazione urgente (“high priority”)
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della cancerogenicità per l’uomo, indicazione, specificata
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nella tabella stessa, motivata dal fatto che le nuove evidenze
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          derivanti da test biologici e meccanicistici “richiedono
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          una rivalutazione della classificazione”. Nell’articolo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell’Advisory Group è inoltre specificato che la priorità per
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          la rivalutazione è stata assegnata sulla base di evidenze
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sull’esposizione umana e in base al grado di evidenza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          disponibile per valutare la cancerogenicità (v. pagg.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          113-115 c.t.u.);
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5) Quanto alle osservazioni dei Consulenti INAIL circa
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l’incompatibilità dell’evoluzione della patologia dell’appellato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (essendo il tumore, già nel 2010, di dimensioni pari
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a 2,6 cm, a fronte di un ritmo di crescita di circa 1,5 mm
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all’anno) e i periodi di latenza della stessa (oltre 15-20
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anni, non meno di 10-15 anni), i Consulenti d’Ufficio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          hanno osservato che, secondo l’autore citato dai Consulenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          INAIL (Dott. P. F., Istituto Besta di Milano), il ritmo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di crescita del tumore, di circa 1,5mmall’anno, si riferisce
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a circa il 75% dei neurinomi dell’acustico, mentre un
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quarto di essi ha tendenza a crescere più rapidamente e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          in maniera più aggressiva (v. pag. 116 c.t.u.). Inoltre, i
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Consulenti d’Ufficio, alle pagg. 116-117 della relazione,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          hanno citato ampia letteratura scientifica da cui risultano
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tassi di crescita del neurinoma dell’acustico piuttosto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          variabili. In particolare, in caso di NA caratterizzati da
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          fenomeni cistici ed emorragici (come quello dell’appellato),
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sono stati osservati tassi di crescita di oltre 4 mm/
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anno (Paldor et al., 2016), e nella revisione di Paldor
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          vengono citati anche alcuni case reports nei quali sono
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          stati descritti casi diNAcon tassi di crescita fino a 25 mm/
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anno (Fayad et al., 2014).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Appare dunque condivisibile la conclusione sul punto dei
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Consulenti d’Ufficio secondo cui “I tassi di crescita delNA
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          osservati nella letteratura scientifica, la presenza nel caso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          in esame di fenomeni cistico-necrotici (anche citati dai
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          CTP INAIL) e il lungo periodo intercorso tra la prima
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposizione e la diagnosi di NA (15 anni), rappresentano
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          elementi certamente non idonei a giustificare una esclusione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del nesso causale tra esposizione a RF da TC e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          insorgenza di NA, così come sostenuto dai CTP INAIL.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Al contrario, tali dati rappresentano elementi assolutamente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          compatibili con la sussistenza, nel caso in esame, del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          riscontro di unNAdelle dimensioni di 2.6 cm al anni a RF
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          da TC” (v. pag. 117).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6) Pertanto, considerato il periodo di esposizione dell’appellato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          alle radiofrequenze (dal 1995 al 2010, anno in cui
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          gli è stato diagnosticato il NA), il tempo intercorso tra
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l’inizio dell’esposizione e la comparsa del tumore (pari a15
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anni, e non a 4 anni come sostenuto dai Consulenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          INAIL) è assolutamente compatibile con l’induzione e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          lo sviluppo delNAsulla base dei dati di letteratura, anche
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          considerando 5 anni per l’iniziazione del tumore e 10 anni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per il suo sviluppo. Inoltre, diversamente da quanto sostenuto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dalla difesa dell’appellante nel corso della discussione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          orale, non vi è contraddizione tra quanto argomentato dai
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Consulenti d’Ufficio alle pagg. 115-118 in merito alla
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          latenza della malattia, al suo sviluppo e alle dimensioni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del tumore al momento della diagnosi nel 2010 (2,6 cm), e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quanto scritto alle pagg. 57-58 della relazione sul periodo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di latenza riconosciuto nella letteratura scientifica
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (almeno 10-15 anni), avendo i Consulenti d’Ufficio motivato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sulla compatibilità tra il periodo di latenza della
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          malattia e le dimensioni del tumore, menzionando (a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          differenza dei Consulenti INAIL) copiosa letteratura
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          scientifica sull’estrema variabilità della crescita media
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del tumore, che ha registrato anche casi di valori massimi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pari a 17 mm/anno e addirittura fino a 25 mm/anno (v.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pagg. 116-117 c.t.u.).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          7) Non vi è contraddizione tra l’affermazione dei Consulenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          d’Ufficio (v. nota 25 a pag. 70 della relazione)
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          secondo cui “Appare quindi improbabile che si possano
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          vedere gli eventuali effetti dell’uso diTCsull’incidenza dei
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          NA, almeno sui dati fino al 2010, data la diffusione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          relativamente recente dei TC e il lungo periodo di induzione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di questi tumori” e l’affermazione dell’esistenza del
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nesso eziologico nel caso di specie, poiché la frase di cui
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sopra è evidentemente riferita al fatto che appare improbabile
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          che negli studi epidemiologici si potessero vedere
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          eventuali effetti dell’uso di telefono cellulare, in quanto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nelle popolazioni esaminate da tali studi l’inizio dell’esposizione,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per la gran parte dei soggetti, era troppo recente,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          mentre, nel caso concreto in esame, l’esposizione dell’appellato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ha avuto inizio nel 1995, ovvero 15 anni prima
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della diagnosi del tumore (NA) ed in un periodo storico in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cui i TC erano ancora poco diffusi nella maggior parte dei
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          paesi europei (v. pagg. 118-119 c.t.u.).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I Consulenti d’Ufficio hanno pertanto ravvisato il nesso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          causale tenendo correttamente in considerazione la concreta
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposizione dell’appellato alle radiofrequenze, che,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per le sue peculiarità (durata ed intensità conseguente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all’uso abnorme del telefono cellulare), presenta caratteristiche
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del tutto diverse da quelle medie riscontrate in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          generale dalla popolazione nel periodo per cui è causa;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          8) con riferimento alle conclusioni dei Consulenti INAIL,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          che, al fine di escludere il nesso causale, richiamano il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          documento dell’ISS, rapporto ISTISAN 19/11, i Consulenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          d’Ufficio hanno esaustivamente replicato che: “il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          rapporto ISTISAN su RF e tumori è stato criticato dall’associazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Medici per l’Ambiente (ISDE, acronimo di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          International Society of Doctors for Environment) per varie
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ragioni (Di Ciaula, 2019), tra cui: la selezione degli studi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          inclusi nelle meta-analisi presentate; l’interpretazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          delle associazioni osservate tra RF e tumori intracranici;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l’uso inappropriato dei dati sull’andamento dell’incidenza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dei tumori cerebrali per confutare l’associazione tra RF e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tumori cerebrali; il non aver tenuto conto nella loro
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          valutazione dei risultati di recenti studi sperimentali su
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          animali, ..., che hanno mostrato effetti cancerogeni su ratti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (NTP, 2018; Falcioni et al., 2018) e, soprattutto, per non
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          avere fatto conseguire alla dichiarata incertezza sugli
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          effetti associati ad un uso intenso e prolungato di TC
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          raccomandazioni più stringenti sui limiti di esposizione a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          RF, in particolare per i bambini e gli adolescenti, che
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          potrebbero essere maggiormente suscettibili a tali effetti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (Di Ciaula, 2019)” (v. pag. 119 c.t.u.).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I Consulenti d’Ufficio hanno poi menzionato il rapporto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          della ANSES (Agenzia Nazionale Francese per la Sicurezza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sanitaria per Alimentazione Ambiente e Lavoro)
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sugli effetti delle onde emesse dai telefoni mobili sulla
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          salute, che conclude segnalando che gli studi scientifici
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          pubblicati sino ad oggi non permettono di escludere la
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          comparsa di effetti biologici per l’uomo oltre certe soglie di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esposizione a RF da TC, evidenziando inoltre che il 76%
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dei telefoni cellulari esaminati emette radiofrequenze
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          superiori al limite massimo raccomandato dall’ICNIRP
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per esposizione di testa e tronco (v. pagg. 119-121 c.t.u.).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I Consulenti d’Ufficio, a parere della Corte, hanno replicato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          punto per punto alle osservazioni dei Consulenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          INAIL, menzionando copiosa letteratura scientifica a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          supporto delle proprie argomentazioni, e fornendo, in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          conclusione, solidi elementi per affermare un ruolo causale
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          tra l’esposizione dell’appellato alle radiofrequenze da
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          telefono cellulare e la patologia per cui è causa.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I dati epidemiologici, i risultati delle sperimentazioni sugli
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          animali (non contraddetti, allo stato, da altre sperimentazioni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dello stesso tipo), la durata e l’intensità dell’esposizione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (assolutamente peculiari per la loro abnormità)
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          che assumono particolare rilievo considerata l’accertata - a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          livello scientifico - relazione dose-risposta tra esposizione a
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          radiofrequenze da telefono cellulare e rischio di neurinoma
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dell’acustico, unitamente alla mancanza di un
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          altro fattore che possa avere cagionato la patologia, complessivamente
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          valutati, consentono di ritenere che, caso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          specifico, sussista una legge scientifica di copertura che
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          supporta l’affermazione del nesso causale secondo criteri
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          probabilistici (“più probabile che non”).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In effetti, buona parte della letteratura scientifica che
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          esclude la cancerogenicità dell’esposizione a radiofrequenze,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          o che quantomeno sostiene che le ricerche giunte
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ad opposte conclusioni non possano essere considerate
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          conclusive, come evidenziato anche dai Consulenti d’Ufficio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a commento delle osservazioni della difesa dell’appellato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (riportate alle pagg. 84-97 della relazione), versa in
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          posizione di conflitto di interessi, peraltro non sempre
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dichiarato: si veda in particolare, a pag. 94 della relazione,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l’osservazione della difesa dell’appellato (in alcun modo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          contestata dalla controparte) secondo cui gli autori degli
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studi indicati dall’INAIL, nominativamente elencati,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sono membri di ICNIRP e/o di SCENIHR, che hanno
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ricevuto, direttamente o indirettamente, finanziamenti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dall’industria.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I Consulenti d’Ufficio hanno al riguardo osservato: “Inoltre,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anche alla luce dell’ampia documentazione sui conflitti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di interesse di diversi ricercatori coinvolti nello
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studio INTERPHONE, pure prodotta dai consulenti dell’appellante,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          si ritiene che debba essere dato minor peso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          agli studi pubblicati da autori che non hanno dichiarato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l’esistenza di conflitti di interesse invece sussistenti e che
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          debba essere dato maggior peso ai risultati di studi condotti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          da ricercatori esenti da tali conflitti, come ad esempio gli
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studi effettuati da Hardell e collaboratori.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nel caso in esame, possono concretizzare situazioni di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          conflitto di interesse rispetto alla valutazione dell’effetto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sulla salute delle RF, ad esempio, quei casi in cui l’autore
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dello studio ha effettuato consulenze per l’industria telefonica
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          o ha ricevuto finanziamenti per la realizzazione di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          studi dall’industria telefonica oppure (come anche stabilito
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dal Karolinska Institutet di Stoccolma, in relazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all’esposto presentato contro il prof. Ahlbom, poi destituito
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dalla presidenza del gruppo di lavoro IARC sulle RF
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          proprio a causa della sua appartenenza all’ICNIRP) nel
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          caso in cui l’autore stesso sia membro dell’ICNIRP (International
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Commission on Non-Ionizing Radiation). Infatti
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l’ICNIRP è un’organizzazione privata, le cui linee guida
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sulle RF hanno una grande importanza economica e strategica
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per l’industria delle telecomunicazioni, con la quale
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          peraltro diversi membri dell’ICNIRP hanno legami attraverso
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          rapporti di consulenza ...Aparte possibili legami con
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l’industria, appare evidente che i membri dell’ICNIRP
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dovrebbero astenersi dal valutare l’effetto sulla salute di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          livelli di RF che l’ICNIRP stesso ha già dichiarato sicuri e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          quindi non nocivi per la salute (Hardell, 2017)” (v. pag.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          107 relazione). L’impostazione dei Consulenti d’Ufficio è
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          del tutto condivisibile, essendo evidente che l’indagine, e
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          le conclusioni, di autori indipendenti diano maggiori
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          garanzie di attendibilità rispetto a quelle commissionate,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          gestite o finanziate almeno in parte, da soggetti interessati
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all’esito degli studi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’ampia letteratura scientifica citata ed applicata dai
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Consulenti d’Ufficio, del tutto indipendente, deve quindi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ritenersi affidabile, così come le conclusioni, a livello
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          epidemiologico, a cui essa è pervenuta.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Del resto, proprio in una controversia nei confronti dell’INAIL
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          relativa a malattia professionale (tumore intracranico)
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per esposizione a radiofrequenze da telefono
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cellulare, la S.C. ha ritenuto che “L’ulteriore rilievo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          circa la maggiore attendibilità proprio di tali studi, stante
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          la loro posizione di indipendenza, ossia per non essere stati
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          cofinanziati, a differenza di altri, anche dalle stesse ditte
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          produttrici di cellulari, costituisce ulteriore e non illogico
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          fondamento delle conclusioni accolte” (v. Cass.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          12.10.2012 n. 17438).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Trattandosi di malattia professionale non tabellata e ad
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          eziologia multifattoriale, la prova della causa di lavoro,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          indubbiamente gravante sul lavoratore, per costante giurisprudenza
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          di legittimità deve essere valutata in termini di
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ragionevole certezza, e quindi, esclusa la rilevanza della
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          mera possibilità dell’origine professionale, essa può essere
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ravvisata in presenza di un rilevante grado di probabilità
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (cfr., tra le molte, Cass. 10 aprile 2018 n. 8773), grado che,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per le ragioni illustrate, è emerso dalla c.t.u. disposta nel
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          presente grado.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La percentuale di invalidità nella misura del 23%, già
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          riconosciuta nella c.t.u. disposta dal Tribunale e ribadita
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dalla consulenza espletata nel presente grado, è stata
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          espressamente accettata dall’appellato (v. pag. 3, punto a,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          memoria appellato).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In conclusione, l’appello dev’essere respinto.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 27 Apr 2020 10:56:27 GMT</pubDate>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Esercito, scheda valutativa ufficiali e truppa, conflitti e obblighi di imparzialità</title>
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      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il Tar Lazio, con la sentenza 3477/2020, si è occupata degli obblighi di astensione del compilatore della scheda quando vi è conflitto con il sottoposto.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Scheda valutativa del militare,abbassamento di classifica, fra imparzialità ed eccesso di potere.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La sentenza 3477/2020 ha ritenuto illegittima la valutazione di abbassamento di classifica  del militare in quanto sussistente una situazione di conflittualità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           così
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
             motiva:
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          &amp;lt;&amp;lt;I
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           n sede di compilazione della documentazione caratteristica degli ufficiali delle Forze armate, ove si verifichi un repentino abbassamento di classifica relativo ad un determinato periodo di servizio rispetto ad anteriori archi di tempo in cui l'ufficiale abbia costantemente riportato la qualifica massima occorre un'adeguata motivazione in ordine alle ragioni che giustificano l'attribuzione della inferiore qualifica
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          e, nel caso in cui il meno favorevole giudizio è riferito esclusivamente a fatti o episodi determinati, pure nella persistenza di quelle doti e capacità del valutando che hanno sempre consentito l'attribuzione al medesimo della massima qualifica, è altresì necessario che la motivazione si diffonda sulle circostanze che non hanno consentito di confermare il giudizio finale di massima classifica e sia di sufficiente puntualità almeno con riguardo alla effettiva consistenza di tali fatti e alla imputabilità degli stessi all'operato dell'ufficiale (TAR Lazio, Sez. I/bis, 7 ottobre 2004, n. 10435).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Come noto, ai sensi dell'art. 1 della l. 5 novembre 1962 n. 1695, norma applicabile nella fattispecie in esame, gli ufficiali, i sottufficiali ed i militari di truppa dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica e della Guardia di finanza sono sottoposti a valutazione mediante la compilazione dei seguenti documenti caratteristici: scheda valutativa, specchio valutativo, rapporto informativo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il successivo art. 2 prevede che i giudizi espressi nella scheda valutativa per gli ufficiali ed i sottufficiali e nello specchio valutativo per i militari di truppa si concludono con l'attribuzione di una delle seguenti qualifiche:
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           "eccellente
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ", "
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           superiore alla media
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ", "
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           nella media
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ", "
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           inferiore alla media
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ", "
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           insufficiente
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Infine, per i fini di rilevo nella presente controversia, l’art. 3 statuisce che il giudizio e la qualifica finali espressi nella scheda valutativa e il giudizio finale espresso nel rapporto informativo sono comunicati all'ufficiale o al sottufficiale interessato, il quale firma il relativo foglio di comunicazione apponendovi la data.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Osserva il Collegio, sul punto, che la procedura per la compilazione della documentazione caratteristica degli ufficiali, contenuta nelle "istruzioni per i documenti caratteristici degli ufficiali, dei sottufficiali e militari di truppa" prevede che nei giudizi complessivi ciascuna autorità debba mettere in risalto, in un quadro unitario e sintetico, gli aspetti essenziali che caratterizzano la figura dell'ufficiale, alla luce delle qualità dimostrate e del rendimento fornito nell'espletamento dell'incarico, avendo altresì cura di specificare l'eventuale attività di rilievo svolta dall'ufficiale nel periodo cui si riferisce la scheda valutativa, con attribuzione di una delle qualifiche previste dalla normativa in vigore, che assicuri l'esistenza del necessario rapporto di armonia e di conseguenza tra i giudizi espressi e la qualifica attribuita (cfr. T.A.R. Lazio, sez. I-bis, 13 luglio 2000, n. 5871).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Va pure evidenziato che il principio di autonomia dei singoli giudizi valutativi non sempre consente una puntuale comparazione con le precedenti valutazioni ottenute, non essendo precluso al superiore gerarchico un giudizio meno favorevole nei confronti dell’esaminando, ove il rendimento nel periodo oggetto di valutazione non sia ritenuto adeguato allo standard di qualità precedentemente dimostrato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In altri termini,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           non necessariamente il rendimento costituisce un unicum immutabile nel tempo, in quanto il valutato, pure avendo costantemente riportato le massime qualifiche, ben può, per fatti circoscritti, non mantenere inalterato nel tempo il livello di eccellenza
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          .
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           Peraltro, laddove si verifichi un repentino abbassamento di classifica relativo ad un determinato periodo di servizio rispetto ad anteriori e diffusi anni di servizio in cui l’ufficiale abbia costantemente riportato la qualifica massima – e, a fortiori, nel caso in cui, come nella fattispecie all’esame, la qualifica torni massima nei periodi successivi - si richiede un'adeguata motivazione in ordine alle ragioni che giustificano l'attribuzione della inferiore qualifica; e,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           nel caso in cui il meno favorevole giudizio venga riferito esclusivamente a fatti o episodi determinati, è altresì necessario che la motivazione si diffonda sulle circostanze che non hanno consentito di confermare il giudizio finale di massima classifica e sia di sufficiente puntualità almeno con riguardo alla effettiva consistenza di tali fatti ed alla imputabilità degli stessi all'operato dell'ufficiale
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          (cfr. T.A.R. Lazio, sez. I-bis, 9 gennaio 1996, n. 61).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nel caso che ne occupa, anche la sentenza n. 6280/2016 della Sezione, nell’annullare la scheda di valutazione del ricorrente relativa all’anno 2009, evidenziava che l’Amministrazione “deve enunciare un “minimo” di ragioni per la modifica di valutazioni consolidate nel tempo soprattutto se, come nel caso del ricorrente, sono state sempre Eccellenti (cfr TAR Lazio, I bis, n. 11517/2014).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tale
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           obbligo motivazionale appare d’altra parte ancor più stringente nel caso di specie dove il compilatore e il primo revisore della scheda sono coincisi nella stessa persona
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          .”
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           Nella scheda valutativa all’odierno esame l’abbassamento di classifica viene riportato ad una valutazione inferiore di singole voci, riferite a qualità morali e intellettuali, e di carattere di cui la giurisprudenza ha evidenziato che non è possibile ipotizzare una repentino mutamento (TAR Sicilia, Sez. 1, n. 3132/2015).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           Vero è che, in linea di principio, che nell'esprimere le proprie valutazioni l'autorità militare ha un'amplissima autonomia di espressione connaturata ad un’ampia discrezionalità e che, stante l'autonomia dei giudizi nei diversi periodi di riferimento, non può desumersi un'illegittimità nelle valutazioni effettuate per la sola circostanza che le stesse siano peggiorative rispetto al periodo precedente e ciò soprattutto con riferimento alle qualità professionali che ben possono essere collegate al diverso rendimento sul servizio svolto dal militare.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tuttavia
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           , la repentina diversità di valutazione risulta difficile da giustificare laddove essa attenga a caratteristiche consolidate in una persona quali le qualità morali e di carattere e le qualità culturali ed intellettuali; sicché la prova della flessione dovrebbe emergere da qualche elemento istruttorio posto alla base della valutazione stessa affinché sia possibile verificarne, in sede giudiziaria, la legittimità, naturalmente nel rispetto delle valutazioni discrezionali spettanti all'autorità militare
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          .
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           Inoltre, la scheda 53/2017
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           riferisce il calo di rendimento a rilievi del tutto generici, che non consentono di individuare concreti elementi atti a giustificare la repentina riduzione della qualifica al ricorrente
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          .
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           Infine, non può trascurarsi di considerare che gli Ufficiali e Sottufficiali dipendenti dal ricorrente nell’anno di riferimento sono stati valutati con la massima qualifica dallo stesso Comandante.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Va poi rilevato, come elemento induttivo utile per ritenere sussistente un vizio di eccesso di potere, che il ricorrente con le successive valutazioni è stato giudicato su di un piano di eccellenza.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In definitiva, dall’esame della documentazione depositata in giudizio non è possibile evincere alcun elemento concreto che potesse supportare la meno lusinghiera qualifica di “Superiore alla media” (TAR Lazio – Latina, Sez. I, n. 113/2012)
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 24 Apr 2020 09:24:31 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La coltivazione “domestica” di canapa indiana non è reato se di minima dimensione e per uso personale.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/la-coltivazione-domestica-di-canapa-indiana-non-e-reato-se-di-minime-dimensioni-e-per-uso-personale-del-coltivatore</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La  questione di diritto decisa dalla Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 12348 del 16 aprile 2020, è la seguente:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
            «se, ai fini della configurabilità del reato di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, è sufficiente che la pianta, conforme al tipo botanico previsto, sia idonea, per grado di maturazione, a produrre sostanza per il consumo, non rilevando la qualità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, ovvero se è necessario verificare anche che l’attività sia concretamente idonea a ledere la salute pubblica ed a favorire la circolazione della droga alimentandone il mercato
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           Con riferimento all'accertamento dell'offensività della condotta di coltivazione di canapa indiana, occorre muovere, anzitutto, dal consolidato insegnamento, affermato anche a Sezioni Unite, alla stregua del  quale costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività non autorizzata di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, anche quando il prodotto della coltura sia destinato ad un uso personale, spettando al giudice solo verificare in concreto l'offensività della condotta ovvero l'idoneità della  sostanza ricavata a produrre un effetto drogante rilevabile (Cass. Sez. U, n. 28605, 24/04/2008). 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In relazione alla prova della concreta offensività e dell'effetto drogante,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           a dirimere un contrasto interpretativo
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          se, ai fini della configurabilità del reato di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, sia sufficiente che la pianta, conforme al tipo botanico previsto, sia idonea, per grado di maturazione, a produrre sostanza per il consumo, non rilevando la quantità di  principio attivo ricavabile nell'immediatezza, ovvero se sia necessario verificare anche che l'attività sia concretamente idonea a ledere la salute pubblica ed a favorire la circolazione della droga alimentandone il mercato,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sono intervenute le Sezioni Unite
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          della Corte di Cassazione che hanno affermato
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           il principio di diritto secondo cui il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell'immediatezza
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          , essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente;
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all'ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni  svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell'ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all'uso personale del coltivatore.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Corte di Cassazione - S.U. - Sentenza 12348 del 16 aprile 2020.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Al coltivatore domestico sono applicabili le sanzioni amministrative, quali il ritiro della patente, sospensione porto d'armi, passaporto e permesso di soggiorno, previste per la "detenzione" della sostanza ad uso personale. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 21 Apr 2020 09:19:23 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/la-coltivazione-domestica-di-canapa-indiana-non-e-reato-se-di-minime-dimensioni-e-per-uso-personale-del-coltivatore</guid>
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    </item>
    <item>
      <title>Emergenza Coronavirus: le sanzioni per chi non rispetta gli obblighi.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/emergenza-coronavirus-le-sanzioni-per-chi-non-rispetta-gli-obblighi</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Decreto legge 25 marzo 2020, n. 19, recante "Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19". 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La straordinaria necessità ed urgenza di emanare nuove disposizioni per contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 ha condotto all'adozione del decreto legge in oggetto, pubblicato nella GazzettaUfficiale, Serie Generale, n.79del 25marzo 2020. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per quanto riguarda il sistema delle sanzioni, l'art. 4 del decreto legge  supera lo strumento originariamente individuato nell'art. 650 del codice penale e prevede una differenziazione tra gli illeciti. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Gli illeciti sono distinti in due categorie:
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           ordinarie violazioni
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          delle misure di contenimento, punite con sanzioni amministrative pecuniarie, da 400 a 3000 euro, e accessorie, chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni);
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          B)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           specifica violazione del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena perché risultate positive al virus (art. 1, comma 2, lett. e), costituente reato ai sensi dell' art. 260 del Testo unico delle leggi sanitarie, come modificato dal comma 7 dello stesso art. 4 del decreto legge in esame. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’art.4 comma 6 prevede che, salva l'ipotesi della contestazione del reato di
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           epidemia colposa
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          (art. 452 cp, pena prevista fino a 12 anni di reclusione), la
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           violazione della misura del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          per chi sia sottoposto a quarantena essendo risultato positivo al Covid 19 è punita a norma dell'art. 260 R.D. 1265/1934, con l'arresto da tre a diciotto mesi e l'ammenda da 500 a 5000 euro. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con la depenalizzazione delle ordinarie violazioni  non è possibile lo strumento del sequestro preventivo, ma è attuabile  la
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          .
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’irrogazione delle sanzioni amministrative è di competenza del Prefetto per la violazione delle misure di cui all' art. 2, comma 1, adottate con decreti presidenziali.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per le violazioni delle misure di contenimento regionali e comunali, la competenza a  irrogarle spetta all’ autorità che le ha disposte.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si allega uno
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           stralcio degli articoli 1-2-4
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          del
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           decreto legge
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          marzo
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           2020 n. 19. 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                             Art. 1   Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per contenere e contrastare i rischi  sanitari  derivanti  dalla 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           diffusione del virus COVID-19, su  specifiche  parti  del  territorio 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nazionale ovvero, occorrendo, sulla totalita' di esso, possono essere 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           adottate, secondo quanto previsto dal presente decreto,  una  o  piu' 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           misure tra quelle di cui al  comma  2,
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            per  periodi  predeterminati, 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            ciascuno di durata non  superiore  a  trenta  giorni,  reiterabili  e 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            modificabili anche piu' volte fino al 31 luglio 2020
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           ,  termine  dello 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           del 31 gennaio 2020, e con possibilita' di  modularne  l'applicazione 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           in aumento ovvero in diminuzione secondo  l'andamento  epidemiologico 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           del predetto virus. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
            Art. 2        Attuazione delle misure di contenimento 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           Ai sensi e per le finalita' di cui al comma  1,  possono  essere  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           adottate, secondo  principi  di  adeguatezza  e  proporzionalita'  al  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rischio effettivamente presente su specifiche  parti  del  territorio 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nazionale ovvero sulla totalita' di esso, una o piu' tra le  seguenti  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           misure: 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              a)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione della circolazione delle persone
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          , anche prevedendo  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           limitazioni  alla  possibilita'   di   allontanarsi   dalla   propria 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           residenza, domicilio o dimora  se  non  per  spostamenti  individuali 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           limitati nel tempo e nello spazio o motivati da esigenze  lavorative,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          da situazioni di necessita' o urgenza, da motivi di salute o da altre 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           specifiche ragioni; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              b)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           chiusura al pubblico di strade  urbane,  parchi,  aree  gioco,  
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            ville e giardini pubblici
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           o altri spazi pubblici; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              c)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazioni o divieto  di  allontanamento  e  di  ingresso  in 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            territori comunali
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , provinciali  o  regionali,  nonche'  rispetto  al 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           territorio nazionale; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              d) applicazione della m
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           isura della  quarantena  precauzionale  ai 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            soggetti che hanno avuto contatti  stretti  con  casi  confermati  di 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            malattia infettiva diffusiva o che rientrano da aree
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , ubicate  al  di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           fuori del territorio italiano; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              e)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           divieto assoluto di allontanarsi dalla  propria  abitazione
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          o 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena perche' 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           risultate positive al virus; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              f)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione o divieto delle riunioni o degli assembramenti
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          in  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           luoghi pubblici o aperti al pubblico; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
               g)
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            limitazione o sospensione di manifestazioni  o  iniziative  di 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            qualsiasi natura
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , di eventi e di ogni  altra  forma  di  riunione  in 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           luogo pubblico o  privato,  anche  di  carattere  culturale,  ludico, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sportivo, ricreativo e religioso; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              h)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sospensione delle cerimonie civili  e  religiose
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ,  limitazione 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dell'ingresso nei luoghi destinati al culto; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              i)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           chiusura di cinema, teatri, sale da concerto  sale  da  ballo, 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            discoteche,  sale  giochi
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           ,  sale  scommesse  e  sale  bingo,   centri 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           culturali, centri sociali e centri ricreativi o altri analoghi luoghi 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di aggregazione; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              l)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sospensione dei congressi, di ogni tipo di riunione  o  evento 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            sociale
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           e di ogni altra attivita' convegnistica o congressuale, salva 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           la possibilita' di svolgimento a distanza; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              m)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione o sospensione di eventi e competizioni sportive di 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            ogni ordine e  disciplina in luoghi pubblici o privati
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           ,  ivi  compresa 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           la possibilita' di  disporre  la  chiusura  temporanea  di  palestre, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           centri  termali,  sportivi,  piscine,  centri  natatori  e   impianti 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sportivi, anche se privati, nonche' di disciplinare le  modalita'  di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           svolgimento  degli  allenamenti  sportivi  all'interno  degli  stessi 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           luoghi; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              n)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione o sospensione delle attivita' ludiche, ricreative, 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            sportive e motorie svolte all'aperto
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           o in luoghi aperti al pubblico; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              o)  possibilita'  di  disporre  o  di  affidare  alle  competenti 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           autorita' statali  e  regionali  la
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            limitazione,  la  riduzione,  la 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            sospensione o la soppressione di servizi di trasporto di persone
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           e di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           merci, automobilistico, ferroviario, aereo,  marittimo,  nelle  acque 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           interne, anche non di linea, nonche' di trasporto pubblico locale; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              p)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sospensione  dei  servizi  educativi  per  l'infanzia  di  cui 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            all'articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e delle 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            attivita' didattiche delle scuole di ogni  ordine  e  grado
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           ,  nonche' 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           delle istituzioni di formazione superiore, comprese le universita'  e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           le istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica,  di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           corsi professionali, master, corsi per  le  professioni  sanitarie  e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           universita' per anziani, nonche' i corsi professionali e le attivita' 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e  locali 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           e da soggetti privati, o di altri analoghi corsi, attivita' formative 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           o prove di esame, ferma  la  possibilita'  del  loro  svolgimento  di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           attivita' in modalita' a distanza; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              q)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sospensione  dei  viaggi  d'istruzione,  delle  iniziative  di 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            scambio o gemellaggio
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , delle visite guidate e delle uscite didattiche 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           comunque denominate, programmate  dalle  istituzioni  scolastiche  di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ogni ordine e grado sia sul territorio nazionale sia all'estero; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              r)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione o sospensione dei servizi di apertura al  pubblico  
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            o chiusura dei musei
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           e degli altri istituti e luoghi della cultura di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cui all'articolo 101 del codice dei beni culturali e  del  paesaggio, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di cui al  decreto  legislativo  22  gennaio  2004,  n.  42,  nonche'  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dell'efficacia delle disposizioni regolamentari sull'accesso libero o 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           gratuito a tali istituti e luoghi; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              s)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione della presenza fisica dei dipendenti negli  uffici  
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            delle amministrazioni pubbliche
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , fatte comunque  salve  le  attivita' 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           indifferibili e l'erogazione dei servizi essenziali  prioritariamente 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           mediante il ricorso a modalita' di lavoro agile; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              t)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione  o  sospensione  delle  procedure  concorsuali  e 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            selettive finalizzate all'assunzione di personale  presso  datori  di 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            lavoro pubblici e privati
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , con possibilita' di esclusione dei casi in 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cui la valutazione dei candidati e' effettuata esclusivamente su basi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          curriculari ovvero con modalita' a distanza, fatte  salve  l'adozione 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           degli atti di avvio di dette procedure entro i termini fissati  dalla 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           legge, la conclusione delle  procedure  per  le  quali  risulti  gia' 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ultimata  la  valutazione  dei  candidati  e   la   possibilita'   di  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           svolgimento  dei  procedimenti  per  il  conferimento  di   specifici 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           incarichi; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              u)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione  o  sospensione  delle  attivita'  commerciali  di 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           vendita al dettaglio
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , a eccezione di quelle necessarie per assicurare 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           la  reperibilita'  dei  generi  agricoli,  alimentari  e   di   prima 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           necessita' da espletare con modalita' idonee ad evitare assembramenti 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di persone, con obbligo  a  carico  del  gestore  di  predisporre  le 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           condizioni per garantire il rispetto di  una  distanza  di  sicurezza 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           interpersonale predeterminata e adeguata a  prevenire  o  ridurre  il
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          rischio di contagio; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              v)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione o sospensione delle attivita' di  somministrazione 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            al pubblico di bevande
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           e alimenti, nonche' di consumo  sul  posto  di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           alimenti e bevande, compresi bar e ristoranti; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              z
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           ) limitazione o  sospensione  di  altre  attivita'  d'impresa  o 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            professionali,
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           anche  ove  comportanti  l'esercizio   di   pubbliche 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           funzioni, nonche' di lavoro autonomo, con possibilita' di  esclusione 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dei servizi di pubblica necessita' previa assunzione di protocolli di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sicurezza anti-contagio e, laddove non sia  possibile  rispettare  la 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           distanza di sicurezza  interpersonale  predeterminata  e  adeguata  a 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           prevenire o ridurre il rischio di contagio come principale misura  di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           contenimento,  con  adozione  di  adeguati  strumenti  di  protezione 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           individuale; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              aa)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione allo svolgimento di fiere e mercati
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          , a  eccezione 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di quelli  necessari  per  assicurare  la  reperibilita'  dei  generi 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           agricoli, alimentari e di prima necessita'; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              bb) specifici
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           divieti o limitazioni per  gli  accompagnatori  dei 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            pazienti  nelle  sale  di  attesa
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           dei   dipartimenti   emergenze   e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           accettazione e dei pronto soccorso (DEA/PS);  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              cc)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione dell'accesso di parenti e visitatori a  strutture 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            di ospitalita' e lungo degenza,
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           residenze sanitarie assistite  (RSA), 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           hospice,  strutture  riabilitative  e  strutture   residenziali   per 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           anziani, autosufficienti e non, nonche' agli istituti penitenziari ed 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           istituti penitenziari per minorenni; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              dd)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           obblighi di comunicazione al servizio sanitario nazionale nei 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            confronti di coloro che sono transitati e hanno  sostato  in  zone  a 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            rischio epidemiologico
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           come identificate dall'Organizzazione mondiale 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           della sanita' o dal Ministro della salute; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              ee) adozione di
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           misure di informazione e di prevenzione  rispetto 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            al rischio epidemiologico
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           ; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              ff)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           predisposizione di modalita' di lavoro agile,
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          anche in deroga 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           alla disciplina vigente; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              gg)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           previsione che le attivita'  consentite  si  svolgano  previa 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            assunzione da parte del titolare o del gestore  di  misure  idonee  a 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            evitare assembramenti di  persone
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           ,  con  obbligo  di  predisporre  le 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           condizioni per garantire il  rispetto  della  distanza  di  sicurezza 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           interpersonale predeterminata e adeguata a  prevenire  o  ridurre  il 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rischio di contagio; per i servizi di  pubblica  necessita',  laddove 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           non sia possibile rispettare tale distanza interpersonale, previsione 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di protocolli di sicurezza anti-contagio, con adozione  di  strumenti 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di protezione individuale; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
              hh) eventuale
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           previsione di  esclusioni  dalle  limitazioni  alle 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            attivita' economiche
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           di cui al presente comma, con verifica caso  per 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           caso affidata a autorita' pubbliche specificamente individuate. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            3. Per la durata dell'emergenza di cui  al  comma  1,  puo'  essere  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           imposto lo svolgimento delle attivita' non oggetto di sospensione  in 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           conseguenza dell'applicazione di misure di cui al presente  articolo, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ove cio' sia assolutamente necessario per assicurarne  l'effettivita'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e la pubblica utilita', con provvedimento del prefetto  assunto  dopo 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           avere sentito, senza formalita', le parti sociali interessate.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Art. 3 omissis
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Art. 4 Sanzioni e controlli.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Salvo che il fatto costituisca reato,
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           il mancato rispetto  delle 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            misure di contenimento
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           di cui all'articolo 1, comma 2, individuate  e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           applicate con i provvedimenti  adottati  ai  sensi  dell'articolo  2, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           comma  1,  ovvero  dell'articolo  3,
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            e'  punito  con   la   sanzione 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            amministrativa
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           del pagamento di una somma
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            da euro 400 a euro 3.000
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall'articolo 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           650  del  codice  penale  o  da  ogni  altra  disposizione  di  legge 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           attributiva di poteri per ragioni di sanita', di cui all'articolo  3, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           comma 3.  Se  il  mancato  rispetto  delle  predette  misure  avviene 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           mediante l'utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate  fino  a 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           un terzo. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            2. Nei casi di cui all'articolo 1, comma 2, lettere i), m), p), u), 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           v),  z)  e  aa),  si  applica  altresi'  la
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            sanzione  amministrativa 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attivita' da 5  a  30
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           giorni
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          . 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            3. Le violazioni sono accertate ai sensi della  legge  24  novembre  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           1981, n. 689; si applicano i commi 1, 2 e 2.1 dell'articolo  202  del 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia  di  pagamento 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           in misura ridotta. Le sanzioni per le violazioni delle misure di  cui 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           all'articolo 2, comma 1, sono irrogate dal Prefetto. Le sanzioni  per 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           le violazioni delle misure di cui all'articolo 3 sono irrogate  dalle 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           autorita' che le hanno disposte. Ai relativi procedimenti si  applica 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           l'articolo 103 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            4. All'atto dell'accertamento delle violazioni ci cui al  comma  2, 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ove necessario per impedire la prosecuzione o la  reiterazione  della 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           violazione,  l'autorita'  procedente  puo'   disporre   la   chiusura 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           provvisoria  dell'attivita'  o  dell'esercizio  per  una  durata  non  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           superiore  a  5  giorni.  Il  periodo  di  chiusura  provvisoria   e' 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           scomputato dalla corrispondente sanzione  accessoria  definitivamente 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           irrogata, in sede di sua esecuzione. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            5. In caso di
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           reiterata violazione
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          della medesima  disposizione  la  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sanzione  amministrativa  e'  raddoppiata  e  quella  accessoria   e' 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           applicata nella misura massima. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            6.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Salvo che il fatto costituisca violazione dell'articolo 452
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          del  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           codice penale o comunque piu' grave reato,
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            la violazione della misura 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            di cui all'articolo 1, comma  2,  lettera  e
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           ),  e'  punita  ai  sensi 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dell'
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            articolo 260 del regio decreto
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           27 luglio 1934,  n.  1265,  Testo  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           unico delle leggi sanitarie, come modificato dal comma 7. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
             7. Al comma 1 dell'articolo 260 del regio decreto 27  luglio  1934,  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           n. 1265, Testo unico delle leggi sanitarie, le parole «con  l'arresto 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           fino a sei mesi e con l'ammenda da lire 40.000 a lire  800.000»  sono 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            sostituite
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           dalle seguenti:
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            «con l'arresto da 3 mesi a 18 mesi  e  con  
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           l'ammenda da euro 500 ad euro 5.000
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ». 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            8.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Le disposizioni del presente articolo
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          che sostituiscono sanzioni 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           penali con sanzioni amministrative
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            si applicano anche alle violazioni 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            commesse anteriormente alla data di entrata in  vigore  del  presente 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            decreto, ma in tali casi le sanzioni  amministrative  sono  applicate 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            nella misura minima  ridotta  alla  meta
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           '.  Si  applicano  in  quanto 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           compatibili le disposizioni degli articoli  101  e  102  del  decreto 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           legislativo 30 dicembre 1999, n. 507. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
            9.   Il   Prefetto,   informando   preventivamente   il    Ministro 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dell'interno, assicura l'esecuzione delle  misure  avvalendosi  delle 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Forze di polizia e,  ove  occorra,  delle  Forze  armate,  sentiti  i
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          competenti comandi territoriali.  Al  personale  delle  Forze  armate 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           impiegato,  previo  provvedimento  del   Prefetto   competente,   per 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           assicurare l'esecuzione delle misure  di  contenimento  di  cui  agli 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           articoli 1 e 2 e' attribuita  la  qualifica  di  agente  di  pubblica
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sicurezza. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Mon, 30 Mar 2020 11:52:44 GMT</pubDate>
      <author>5082a141_user (Cliente )</author>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/emergenza-coronavirus-le-sanzioni-per-chi-non-rispetta-gli-obblighi</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Emergenza Coronavirus e detenzione domiciliare.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/emergenza-coronavirus-e-detenzione-domiciliare</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il Decreto Legge 18/2020 prevede  delle misure di agevolazione dell' esecuzione presso l’abitazione del condannato o in altro luogo pubblico o privato di cura
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          , qualora la pena non sia superiore a diciotto mesi. 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Si riporta il testo dell'art.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
            123. Disposizioni in materia di detenzione domiciliare.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           1. In deroga al disposto dei commi 1, 2 e 4 dell’articolo 1 della legge 26 novembre 2010, n. 199, dalla data di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           entrata in vigore del presente decreto e fino al 30 giugno 2020
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            , la pena detentiva è eseguita, su istanza, 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            presso l’abitazione del condannato
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           o in altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza,
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            ove 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            non sia superiore a diciotto mesi,
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           anche se costituente parte residua di maggior pena,
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            salvo che riguardi
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           :
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a) soggetti condannati per taluno dei delitti indicati dall'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           successive modificazioni e dagli articoli 572 e 612-bis del codice penale;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          b) delinquenti abituali, professionali o per tendenza, ai sensi degli articoli 102, 105 e 108 del codice penale; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          c) detenuti che sono sottoposti al regime di sorveglianza particolare, ai sensi dell'articolo 14-bis della legge 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           26 luglio 1975, n. 354, salvo che sia stato accolto il reclamo previsto dall'articolo 14-ter della medesima 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           legge;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          d) detenuti che nell’ultimo anno siano stati sanzionati per le infrazioni disciplinari di cui all’articolo 77, 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           comma 1, numeri 18, 19, 20 e 21 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e) detenuti nei cui confronti sia redatto rapporto disciplinare ai sensi dell’articolo 81, comma 1, del decreto 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, in quanto coinvolti nei disordini e nelle sommosse a 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           far data dal 7 marzo 2020;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          f) detenuti privi di un domicilio effettivo e idoneo anche in funzione delle esigenze di tutela delle persone 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           offese dal reato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2. Il magistrato di sorveglianza adotta il provvedimento che dispone l’esecuzione della pena presso il 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           domicilio, salvo che ravvisi gravi motivi ostativi alla concessione della misura.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3. Salvo si tratti di condannati minorenni o di condannati la cui pena da eseguire non è a superiore a sei mesi  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           è applicata la procedura di
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           resi disponibili per i 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           singoli istituti penitenziari.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          4. La procedura di controllo, alla cui applicazione il condannato deve prestare il consenso, viene disattivata 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           quando la pena residua da espiare scende sotto la soglia di sei mesi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5. Con provvedimento del capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           giustizia, d’intesa con il capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, adottato entro il 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           termine di dieci giorni dall’entrata in vigore del presente decreto e periodicamente aggiornato è individuato il 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           numero dei mezzi elettronici e degli altri strumenti tecnici da rendere disponibili, nei limiti delle risorse 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           finanziarie disponibili a legislazione vigente, che possono essere utilizzati per l’esecuzione della pena con le
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          modalità stabilite dal presente articolo, tenuto conto anche delle emergenze sanitarie rappresentate dalle 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           autorità competenti. L’esecuzione del provvedimento nei confronti dei condannati con pena residua da 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           eseguire superiore ai sei mesi avviene progressivamente a partire dai detenuti che devono scontare la pena 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           residua inferiore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6. Ai fini dell’applicazione delle pene detentive di cui al comma 1, la direzione dell’istituto penitenziario può  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           omettere la relazione prevista dall’art. 1, comma 4, legge 26 novembre 2010, n. 199. La direzione è in ogni  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           caso tenuta ad attestare 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           residua di maggior pena, che non sussistono le preclusioni di cui al comma 1 e che il condannato abbia 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           fornito l’espresso consenso alla attivazione delle procedure di controllo, nonché a trasmettere il verbale di
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          accertamento dell'idoneità del domicilio, redatto in via prioritaria dalla polizia penitenziaria o, se il 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           condannato è sottoposto ad un programma di recupero o intende sottoporsi ad esso, la documentazione di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cui all'articolo 94, comma 1, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           1990, n. 309, e successive modificazioni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          7. Per il condannato minorenne nei cui confronti è disposta l’esecuzione della pena detentiva con le modalità 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di cui al comma 1, l’ufficio servizio sociale minorenni territorialmente competente in relazione al luogo di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           domicilio, in raccordo con l’equipe educativa dell’istituto, provvederà, entro trenta giorni dalla ricevuta 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           comunicazione dell’avvenuta esecuzione della misura in esame, alla redazione di un programma educativo 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           secondo le modalità indicate dall’articolo 3 del decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121, da sottoporre al 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           magistrato di sorveglianza per l’approvazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          8. Restano ferme le ulteriori disposizioni dell’articolo 1 della legge 26 novembre 2010, n. 199, ove 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           compatibili.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 18 Mar 2020 12:48:01 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/emergenza-coronavirus-e-detenzione-domiciliare</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Emergenza Coronavirus e Giustizia.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/guida-operativa-alla-lettura-del-d-l-n-18-2020</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         SINTESI DELLE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI GIUSTIZIA  CONTENUTE NEL DECRETO LEGGE 18/2020.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il Decreto Legge, oltre che misure economiche, contiene norme
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            sull’
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            organizzazione della giustizia e sulla 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            disciplina processuale
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sul piano temporale l’emergenza è distinguibile in due fasi:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           A.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Periodo dal 9 marzo al 15 aprile
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           di blocco totale delle udienze
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          con le 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           eccezioni di seguito analizzate;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           B.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Periodo dal 16 aprile al 30 giugno fase di
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            gestione discrezionale
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dell’emergenza
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           in cui sono rimessi poteri organizzativi ai dirigenti degli 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           uffici giudiziari
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           RIGUARDO AL PERIODO “A” (dal 9 marzo al 15 aprile).
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           1.1.
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            RINVIO UDIENZE:
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 le udienze dei 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari sono rinviate d’ufficio a data successiva al 15 aprile 2020
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1.2.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           SOSPENSIONE DEI TERMINI:
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           è sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           procedimenti civili e penali (38 giorni)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si intendono pertanto sospesi, per la stessa durata:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          • i termini stabiliti per la fase delle indagini preliminari,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          • per l’adozione di provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           motivazione,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          • per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio e dei 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           procedimenti esecutivi,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           • per le impugnazioni e, in genere, tutti i termini procedurali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In caso di termini computati a ritroso ricadenti in tutto o in parte nel periodo 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di sospensione, è differita l’udienza o l’attività da cui decorre il termine in 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           modo da consentirne il rispetto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per il periodo dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 sono altresì sospesi i termini 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           per lo svolgimento di qualunque attività nei procedimenti di mediazione
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , di
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          negoziazione assistita 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nonché in 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           tutti i procedimenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie regolati 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dalle disposizioni vigenti, quando i predetti procedimenti siano stati promossi 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           entro il 9 marzo 2020 e quando costituiscano condizione di procedibilità della
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          domanda giudiziale. Sono conseguentemente sospesi i termini di durata 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           massima dei medesimi procedimenti (art. 83, 20° co.).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           1.3. ECCEZIONE ALLA SOSPENSIONE DELLE UDIENZE.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Potranno celebrarsi le cause
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           a) In materia civile:
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1) cause di competenza del tribunale per i minorenni relative alle 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dichiarazioni di  adottabilità, ai minori stranieri non accompagnati, ai 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           minori allontanati dalla famiglia ed alle situazioni di grave pregiudizio;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           2) cause relative ad alimenti o ad obbligazioni alimentari derivanti da 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rapporti di famiglia, di parentela, di matrimonio o di affinità 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           3) procedimenti cautelari aventi ad oggetto la tutela di diritti fondamentali 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           della persona;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          4) procedimenti per l’adozione di provvedimenti in materia di tutela, di 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           amministrazione di sostegno, di interdizione, di inabilitazione nei soli 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           casi in cui viene dedotta una motivata situazione di indifferibilità 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           incompatibile anche con l’adozione di provvedimenti provvisori e
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sempre che l’esame diretto della persona del beneficiario,  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dell’interdicendo e dell’inabilitando non risulti incompatibile con le sue 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           condizioni di età e salute;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5) procedimenti di cui all’articolo 35 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (Procedimento relativo agli accertamenti e trattamenti sanitari 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale);
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6) procedimenti di cui all’articolo 12 della legge 22 maggio 1978, n. 194
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (richiesta di interruzione della gravidanza);
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          7) procedimenti per l’adozione di ordini di protezione contro gli abusi 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           familiari; procedimenti di convalida dell’espulsione, allontanamento e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           trattenimento di cittadini di paesi terzi e dell’Unione europea;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          8) procedimenti di cui agli articoli 283, 351 e 373 del codice di procedura 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           civile;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          9) tutti i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           pregiudizio alle parti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per queste cause può essere disposto lo svolgimento delle udienze, che non 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori e dalle parti, mediante 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del Direttore 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Potranno celebrarsi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           b) In materia penale.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           10) procedimenti di convalida dell’arresto o del fermo;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          11) procedimenti nei quali nel periodo di sospensione scadono i termini di 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cui all’articolo 304 del codice di procedura penale;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          12) procedimenti in cui sono applicate misure di sicurezza detentive o è 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           pendente la richiesta di applicazione di misure di sicurezza detentive
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          13) quando i detenuti, gli imputati, i proposti o i loro difensori 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           espressamente richiedono che si proceda, nei casi di:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           a- procedimenti a 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           carico di persone detenute, salvo i casi di sospensione cautelativa delle
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          misure alternative, ai sensi dell’articolo 51-ter della legge 26 luglio 1975, 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           n. 354;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          b- procedimenti in cui sono applicate misure cautelari o di 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sicurezza 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ; c- procedimenti per l’applicazione di misure di prevenzione o 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nei quali sono disposte misure di prevenzione
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          14) procedimenti a carico di imputati minorenni;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          15) procedimenti che presentano carattere di urgenza, per la necessità di 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           assumere prove indifferibili, nei casi di cui all’articolo 392 del codice di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           procedura penale. La dichiarazione di urgenza è fatta dal giudice o dal 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           presidente del collegio, su richiesta di parte, con provvedimento 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           motivato e non impugnabile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           1.4. PARTICOLARI DISPOSIZIONI SUI TERMINI NON PROCESSUALI
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - è espressamente prevista la sospensione della decorrenza dei termini di 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           prescrizione e decadenza per i diritti che possono essere esercitati solo 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           mediante presentazione della domanda giudiziale (art. 83, 8° co.);
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - riguardo ai termini di impugnazione dei licenziamenti nel lavoro, è 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           prevista dal DL il blocco di tutte le procedure di cui agli art. 4 e 24 l.n 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           223/91 e all’art. 3 L.n. 604/66 (licenziamento per motivi oggettivi).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           - il comma 9° dell’art. 83 prevede la sospensione della prescrizione nei 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           processi penali, per il tempo in cui il processo è rinviato di seguito alla 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           adozione dei provvedimenti autorizzati ai sensi del decreto legge recante 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “misure straordinarie ed urgenti per contrastare l’emergenza
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          epidemiologica da covid-19 e contenere gli effetti negativi sullo 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           svolgimento dell’attività giudiziaria”; nonché la sospensione della 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           prescrizione penale e dei termini fissati per la decisione nei procedimenti 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di impugnazione dei provvedimenti cautelari e in materia di procedimenti 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di prevenzione;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - ai fini del computo dei tempi previsti dalla c.d legge Pinto 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           non si tiene conto del periodo decorrente dalla data del provvedimento di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rinvio dell’udienza sino al 30 giugno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           1.5. DISPOSIZIONI SUL DEPOSITO TELEMATICO DEGLI ATTI
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3 “1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24, 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           della legge 23 luglio 1991, n. 223 è precluso per 60 giorni e nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020. Sino alla scadenza del suddetto termine, il datore di lavoro,  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dell’articolo 3, della legge 15 luglio 1966, n. 604”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’11° comma dell’art. 83 prevede che fino al 30 giugno 2020, negli uffici che 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           hanno la disponibilità del servizio di deposito telematico anche gli atti e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           documenti di cui all'articolo 16-bis, comma 1-bis, del decreto legge 18 ottobre 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           2012, n. 179, convertito dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 (Obbligatorietà 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           del deposito telematico degli atti processuali), sono depositati 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           esclusivamente con le modalità previste dal comma 1 del medesimo articolo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Gli obblighi di pagamento del contributo unificato
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            nonché 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           l’anticipazione forfettaria
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            sono
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          assolti con sistemi telematici di pagamento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1.6.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           PARTICOLARI MISURE IN MATERIA DI NOTIFICAZIONI PENALI
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          (ART. 83, CO.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          13, 14 E 15).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           Le comunicazioni e le notificazioni relative agli avvisi e ai provvedimenti adottati nei procedimenti 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           penali ai sensi del presente articolo, nonché dell’articolo 10 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, sono 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           effettuate attraverso il Sistema di notificazioni e comunicazioni telematiche penali ai sensi dell’articolo 16 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           221, o attraverso sistemi telematici individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le comunicazioni e le notificazioni degli avvisi e dei provvedimenti indicati al comma 13 agli imputati e 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           alle altre parti sono eseguite mediante invio all’indirizzo di posta elettronica certificata di sistema del 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           difensore di fiducia, ferme restando le notifiche che per legge si effettuano presso il difensore d’ufficio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tutti gli uffici giudiziari sono autorizzati all’utilizzo del Sistema di notificazioni e comunicazioni 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           telematiche penali per le comunicazioni e le notificazioni di avvisi e provvedimenti indicati ai commi 13 e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           14, senza necessità di ulteriore verifica o accertamento di cui all’articolo 16, comma 10, del decreto-legge 18
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           RIGUARDO AL PERIODO “B”, dal 16 aprile al 30 giugno.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          MISURE ORGANIZZATIVE PER EVITARE ASSEMBRAMENTI ALL’INTERNO 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           DELL’UFFICIO GIUDIZIARIO E CONTATTI RAVVICINATI TRA LE PERSONE.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenerne gli effetti negativi sullo 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           svolgimento delle attività istituzionali della Corte dei conti, a decorrere
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            dall’8 marzo 2020 e fino al 30 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            giugno 2020
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            i vertici istituzionali degli uffici territoriali e centrali
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , sentita l'autorità sanitaria regionale e, per 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           le attività giurisdizionali, il Consiglio dell'ordine degli avvocati della città ove ha sede l'Ufficio,
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            adottano
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , in  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           coerenza con le eventuali disposizioni di coordinamento dettate dal Presidente o dal Segretario generale della 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Corte dei conti per quanto di rispettiva competenza,
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            le misure organizzative, anche incidenti sulla trattazione
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           degli affari, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della  
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            salute
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , anche d'intesa con le Regioni, e delle prescrizioni di cui all'allegato 1 al decreto del Presidente del  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Consiglio dei ministri 8 marzo 2020, al fine di evitare assembramenti all'interno degli uffici e contatti 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ravvicinati tra le persone.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3. I provvedimenti di cui al comma 2
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           possono prevedere una o più delle seguenti misure
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          :
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          a) la
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione dell'accesso
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          del pubblico agli uffici, garantendo comunque l'accesso alle persone che 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           debbono svolgervi attività urgenti;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          b) la
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           limitazione, sentito il dirigente competente, dell'orario di apertura
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          al pubblico degli uffici ovvero,
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           in via residuale e solo per gli uffici che non erogano servizi urgenti, la chiusura al pubblico;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          c) la predisposizione di
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           servizi di prenotazione
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          per l'accesso ai servizi, anche tramite mezzi di 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           comunicazione telefonica o telematica, curando che la convocazione degli utenti sia scaglionata per orari 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           fissi, nonché l'adozione di ogni misura ritenuta necessaria per evitare forme di assembramento; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          d) l'adozione di
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           linee guida vincolanti
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          per la fissazione e la trattazione delle udienze o delle adunanze, 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           coerenti con le disposizioni di coordinamento dettate dal presidente della Corte dei conti, ivi inclusa la 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           eventuale celebrazione a porte chiuse;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e) la previsione dello svolgimento delle udienze che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           difensori delle parti, ovvero delle adunanze che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rappresentati delle amministrazioni, mediante
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            collegamenti da remoto
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , con modalità idonee a salvaguardare 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           il contraddittorio e l'effettiva partecipazione all'udienza ovvero all'adunanza, anche utilizzando strutture 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           informatiche messe a disposizione da soggetti terzi o con ogni mezzo di comunicazione che, con attestazione
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          all'interno del verbale, consenta l'effettiva partecipazione degli interessati;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          f) il
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           rinvio d'ufficio delle udienze
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          e delle adunanze a data successiva al 30 giugno 2020, salvo che per le 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cause rispetto alle quali la ritardata trattazione potrebbe produrre grave pregiudizio alle parti. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il decreto legge è stato pubblicato G.U. Serie Generale n. 70 del 17.03.2020.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 18 Mar 2020 12:19:57 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/guida-operativa-alla-lettura-del-d-l-n-18-2020</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Emergenza Coronavirus: misure di contenimento, di distanziamento sociale e di restrizioni alla mobilità.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/conseguenze-penali-in-caso-di-trasgressione-alle-regole-sull-emergenza-coronavirus</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         A partire dal 21 febbraio sono stati emanati una serie di decreti per gestire l’emergenza sanitaria. 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per il periodo dal
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            10 marzo al 3 aprile,
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           sono in vigore le seguenti 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           misure restrittive
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           :
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1) 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            evitare ogni spostamento delle persone fisiche
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           i
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    
          n entrata e in uscita, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. E' consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          b)  ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C) è fortemente raccomandato di
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           rimanere presso il proprio domicilio
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          c)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           divieto assoluto di mobilità
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          d) 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sono
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             sospesi gli event
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
        
            i e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           . Gli impianti sportivi sono utilizzabili, a porte chiuse, soltanto per le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali; resta consentito esclusivamente lo svolgimento degli eventi e delle competizioni sportive organizzati da organismi sportivi internazionali, all'interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all'aperto senza la presenza di pubblico; in tutti tali casi, le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano; lo sport e le attività motorie svolti all'aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro;».
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          e)  si
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           raccomanda ai datori di lavoro pubblici e privati
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          di promuovere, durante il periodo di efficacia del presente decreto,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           la fruizione
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           congedo ordinario e di ferie
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          , fermo restando quanto previsto dall'articolo 2, comma 1, lettera r); 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          f)  sono
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           chiusi gli impianti
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          nei comprensori sciistici; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          g)  sono
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sospese tutte le manifestazioni organizzate
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          , nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, a titolo d'esempio, grandi eventi, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati; nei predetti luoghi è sospesa ogni attività;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          h)  sono
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sospesi i servizi educativi
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          per l'infanzia di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e le attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           comprese le Università
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché i corsi professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ad esclusione dei corsi per i medici in formazione specialistica e dei corsi di formazione specifica in medicina generale, nonché delle attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie. Al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa. Sono sospese le riunioni degli organi collegiali in presenza. Gli enti gestori provvedono ad assicurare la pulizia degli ambienti e gli adempimenti amministrativi e contabili concernenti i servizi educativi per l'infanzia richiamati, non facenti parte di circoli didattici o istituti comprensivi;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          i)  l'apertura dei
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           luoghi di culto
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           è condizionata
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          all'adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro di cui all'allegato 1 lettera d).
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Sono sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri;
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          l)  sono
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           chiusi i musei
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          e gli altri istituti e luoghi della cultura di cui all'art. 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          m)  sono
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sospese le procedure concorsuali pubbliche e private
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ad esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati è effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica; sono inoltre esclusi dalla sospensione i concorsi per il personale sanitario, ivi compresi gli esami di Stato e di abilitazione all'esercizio della professione di medico chirurgo, e quelli per il personale della protezione civile, i quali devono svolgersi preferibilmente con modalità a distanza o, in caso contrario, garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all'allegato 1 lettera d);
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          n)  dal 12 al 25 marzo sono
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sospese
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
            le  attivita'  commerciali  al  dettaglio,  fatta  
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            eccezione
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           per le attivita' di vendita di generi alimentari e di prima 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           necessita'  individuate  nell'allegato  1,  sia   nell'ambito   degli 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           esercizi commerciali di  vicinato,  sia  nell'ambito  della  media  e  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           grande  distribuzione,  anche  ricompresi  nei  centri   commerciali, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           purche' sia consentito l'accesso alle sole predette  attivita'.  Sono 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           chiusi, indipendentemente dalla  tipologia  di  attivita'  svolta,  i  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           mercati, salvo le attivita'  dirette  alla  vendita  di  soli  generi 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           alimentari. Restano aperte le edicole, i tabaccai,  le  farmacie,  le 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           parafarmacie. Deve essere in  ogni  caso  garantita  la  distanza  di  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sicurezza interpersonale di un metro. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           o) dal 12 al 25 marzo sono
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            sospese le attivita' dei servizi di ristorazion
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           e (fra cui  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie),  ad  esclusione  delle 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           mense  e  del  catering  continuativo  su  base   contrattuale,   che 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           garantiscono la distanza di sicurezza  interpersonale  di  un  metro.  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Resta consentita la sola ristorazione con consegna  a  domicilio  nel 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rispetto  delle  norme  igienico-sanitarie  sia  per  l'attivita'  di  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           confezionamento che  di  trasporto.  Restano,  altresi',  aperti  gli 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           esercizi di somministrazione di alimenti e bevande posti  nelle  aree 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di servizio e rifornimento carburante situati lungo la rete  stradale,  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           autostradale e all'interno delle stazioni ferroviarie,  aeroportuali, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           lacustri  e  negli  ospedali  garantendo  la  distanza  di  sicurezza
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          interpersonale di un metro. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           p)  dal 12 al 25 marzo sono
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sospese le attivita' inerenti i servizi alla persona
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          (fra  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cui parrucchieri, barbieri, estetisti) diverse da quelle  individuate 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nell'allegato 2. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           q) restano    garantiti,    nel    rispetto    delle     norme  
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           igienico-sanitarie,  i  servizi  bancari,  finanziari,   assicurativi 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nonche'   l'attivita'   del   settore   agricolo,    zootecnico    di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           trasformazione agro-alimentare comprese le filiere che ne  forniscono 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           beni e servizi. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           r)  sono
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            sospesi i congedi ordinari del personale sanitario e tecnico
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , nonché del personale le cui attività siano necessarie a gestire le attività richieste dalle unità di crisi costituite a livello regionale;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          s)  sono adottate, in tutti i casi possibili, nello
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           svolgimento di riunioni, modalità di collegamento da remoto
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          con particolare riferimento a strutture sanitarie e sociosanitarie, servizi di pubblica utilità e coordinamenti attivati nell'ambito dell'emergenza COVID-19, comunque garantendo il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all'allegato 1 lettera d), ed evitando assembramenti;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          t)  nelle
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           giornate festive e prefestive sono chiuse le medie e grandi strutture
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          di vendita, nonché gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati. Nei giorni feriali, il gestore dei richiamati esercizi deve comunque predisporre le condizioni per garantire la possibilità del rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all'allegato 1 lettera d), con sanzione della sospensione dell'attività in caso di violazione. In presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all'allegato 1 lettera d), le richiamate strutture dovranno essere chiuse. La chiusura non è disposta per farmacie, parafarmacie e punti vendita di generi alimentari, il cui gestore è chiamato a garantire comunque il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all'allegato 1 lettera d), con sanzione della sospensione dell'attività in caso di violazione;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          u)  sono
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sospese le attività di palestre
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          , centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l'erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          v)  sono
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sospesi gli esami di idoneità
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          di cui all'articolo 121 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, da espletarsi presso gli uffici periferici della motorizzazione civile aventi sede nei territori di cui al presente articolo; con apposito provvedimento dirigenziale è disposta, in favore dei candidati che non hanno potuto sostenere le prove d'esame in ragione della sospensione, la proroga dei termini previsti dagli articoli 121 e 122 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          z)
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Sull'intero territorio nazionale è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
            In  ordine  alle  attivita'  produttive  e   alle   attivita' 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           professionali si raccomanda che: 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                 a) sia attuato il massimo utilizzo da parte  delle  imprese  di
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           modalita' di lavoro agile per le attivita' che possono essere  svolte
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           al proprio domicilio o in modalita' a distanza; 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                 b) siano incentivate le ferie e  i  congedi  retribuiti  per  i
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           dipendenti nonche' gli altri strumenti previsti dalla  contrattazione
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           collettiva; 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                 c)  siano  sospese  le  attivita'  dei  reparti  aziendali  non
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           indispensabili alla produzione; 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                 d) assumano protocolli di sicurezza  anti-contagio  e,  laddove
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti  di
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           protezione individuale; 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
                 e) siano incentivate le operazioni di sanificazione dei  luoghi
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           di lavoro, anche utilizzando  a  tal  fine  forme  di  ammortizzatori
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           sociali; 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
               8) per le sole attivita' produttive si  raccomanda  altresi'  che
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           siano limitati al massimo gli  spostamenti  all'interno  dei  siti  e
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           contingentato l'accesso agli spazi comuni; 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
               9) in relazione a quanto disposto nell'ambito dei numeri 7 e 8 si
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           favoriscono, limitatamente  alle  attivita'  produttive,  intese  tra
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           organizzazioni datoriali e sindacali. 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
               10) Per tutte le attivita'  non  sospese  si  invita  al  massimo
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           utilizzo delle modalita' di lavoro agile.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per ogni ulterore informazione si consiglia di visitare i seguenti siti:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          www.salute.gov.it/nuovocoronavirus
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          www.protezionecivile.gov.it
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 17 Mar 2020 10:43:24 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/conseguenze-penali-in-caso-di-trasgressione-alle-regole-sull-emergenza-coronavirus</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Reati ostativi e permessi premio: la Consulta dichiara l'illegittimità del divieto, rimuovendo  la presunzione assoluta di pericolosità sociale.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/reati-ostativi-e-permessi-premio-ai-condannati-per-reati-ostativi-la-consulta-dichiara-l-illegittimita-del-divieto</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte Costituzionale ha emesso la sentenza 4 dicembre 2019, n. 253, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, della L. 26 luglio 1975, n. 354, promossi dalla Corte di Cassazione e dal Tribunale di sorveglianza di Perugia con ordinanze del 20 dicembre 2018 e del 28 maggio 2019, così motivando:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           &amp;lt;&amp;lt;1.- Con ordinanza del 20 dicembre 2018 (r.o. n. 59 del 2019), la Corte di cassazione ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, della L. 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, "nella parte in cui esclude che il condannato all'ergastolo, per delitti commessi avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis cod. pen., ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni in esso previste, che non abbia collaborato con la giustizia, possa essere ammesso alla fruizione di un permesso premio".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1.1.- Il collegio rimettente premette di essere investito del ricorso avente ad oggetto il provvedimento con cui il Tribunale di sorveglianza dell'Aquila ha rigettato il reclamo proposto da S. C. avverso il decreto con il quale il magistrato di sorveglianza dell'Aquila aveva dichiarato inammissibile la richiesta di permesso premio avanzata dal medesimo condannato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Espone il rimettente che il condannato si trova in espiazione della pena dell'ergastolo con isolamento diurno per la durata di un anno, irrogatagli "per i delitti di associazione mafiosa, omicidio, soppressione di cadavere, porto e detenzione illegale di armi", eseguiti tra il 1996 e il 1998 "per agevolare l'attività" di un'associazione mafiosa, come desumibile dalla sentenza di condanna per i reati di omicidio, per i quali è stata applicata l'aggravante dei motivi abietti, "individuati nel fine di affermare l'egemonia e il prestigio della consorteria alla quale l'imputato era affiliato".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Precisa il giudice a quo che il Tribunale di sorveglianza dell'Aquila ha ritenuto non concedibile il beneficio richiesto in quanto precluso dai titoli di reato, trattandosi di delitti tutti ricompresi nell'elenco dei reati ostativi ai sensi dell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. - pur in assenza di una contestazione formale dell'aggravante speciale di cui all'art. 7 del D.L. 13 maggio 1991, n. 152 (Provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell'attività amministrativa), convertito, con modificazioni, nella L. 12 luglio 1991, n. 203 - e non sussistendo condotte di collaborazione con la giustizia rilevanti ai sensi dell'art. 58-ter ordin. penit., richiamato dal medesimo art. 4-bis.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ricorda la Corte rimettente che l'art. 4-bis ordin. penit. stabilisce il divieto di concessione di benefici penitenziari in assenza di collaborazione con la giustizia, sia per le ipotesi di reato previste dagli artt. 416-bis (Associazioni di tipo mafioso anche straniere) e 416-ter (Scambio elettorale politico-mafioso) del codice penale, sia per i reati commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'art. 416-bis cod. pen. ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Espone, quindi, che il condannato S. C. ha sostenuto, per quanto qui interessa, che "la preclusione assoluta stabilita dalla norma censurata" si porrebbe "in contrasto con la funzione rieducativa della pena costituzionalmente garantita", sia perché impedirebbe "il raggiungimento delle finalità riabilitative proprie del trattamento penitenziario", sia perché sarebbe "disarmonica rispetto ai principi affermati dall'art. 3 CEDU", invitando quindi la Corte di cassazione a sollevare questione di legittimità costituzionale, "dell'art. 4-bis, comma 1, Ord. Pen., con riferimento agli articoli 17, 18 e 22 cod. pen., per violazione degli artt. 27, comma terzo, 117 Cost., in relazione all'art. 3 CEDU".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1.2.- Ciò premesso, il collegio rimettente ritiene rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale prospettata in relazione all'art. 4-bis ordin. penit.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1.2.1.- In punto di rilevanza, ricorda come l'art. 30-ter ordin. penit., nel disciplinare la concessione dei permessi premio, considera decisivo l'apprezzamento di pericolosità sociale, ai fini dell'accoglimento o del rigetto della domanda di permesso premio, ed evidenzia che tale profilo "non è stato oggetto di specifica valutazione ad opera del Tribunale di sorveglianza che ha ritenuto impeditivo di un concreto esame il disposto normativo dell'art. 4-bis, comma 1, Ord. Pen.".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A giudizio del collegio a quo, tuttavia, ciò non priva di rilevanza la questione, "perché la rimozione dell'ostacolo costituito dalla presunzione assoluta di pericolosità sarebbe l'unico modo per consentire la rimessione al giudice del merito, come giudice del rinvio, del compito di verificare in concreto la ricorrenza dei presupposti richiesti dall'art. 30-ter Ord. Pen. per la concessione del beneficio, in particolare l'assenza di pericolosità sociale".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1.2.2.- In ordine alla non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale, la Corte rimettente osserva, in primo luogo, che il tema della pericolosità sociale di indagati o imputati per reati di criminalità organizzata è già stato vagliato dalla giurisprudenza costituzionale in relazione ai criteri che devono orientare il giudice nell'applicazione delle misure cautelari personali previste dall'art. 275, comma 3, del codice di procedura penale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A tale proposito, viene richiamata la sentenza n. 57 del 2013, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 275, comma 3, secondo periodo, cod. proc. pen., come modificato dall'art. 2, comma 1, del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori) convertito, con modificazioni, nella L. 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui prevedeva, per coloro per i quali sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine a delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'art. 416-bis cod. pen. ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni mafiose, l'applicazione della custodia cautelare in carcere come unica misura adeguata a soddisfare le esigenze cautelari, senza fare salva - rispetto al concorrente esterno - l'ipotesi in cui fossero stati acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risultasse che le esigenze cautelari potevano essere soddisfatte con altre misure. Il collegio rimettente ricorda che, secondo la Corte costituzionale, le presunzioni assolute, ove limitative di diritti fondamentali, violano il principio di eguaglianza se sono arbitrarie e irrazionali ovvero "se non rispondono a dati di esperienza generalizzati, riassunti nella formula dell'id quod plerumque accidit" e che, al contempo, la possibile estraneità dell'autore di tali delitti a un'associazione mafiosa fa escludere che si sia sempre in presenza di un reato che presupponga la necessità di un vincolo di appartenenza alla consorteria considerata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il collegio rimettente richiama, altresì, la sentenza della Corte costituzionale n. 48 del 2015, che ha analogamente eliminato la presunzione assoluta di adeguatezza della sola custodia cautelare in carcere per gli imputati o indagati di concorso esterno in associazione mafiosa. Anche in tal caso, rammenta la Corte rimettente, secondo la giurisprudenza costituzionale non sarebbe ravvisabile, nei confronti del concorrente esterno, quel vincolo di adesione permanente al sodalizio mafioso necessario a legittimare, sul piano giurisdizionale, il ricorso esclusivo alla custodia cautelare in carcere, quale unico strumento idoneo a recidere i rapporti dell'indiziato con l'ambiente associativo, neutralizzandone la pericolosità.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In questo contesto, secondo il giudice a quo, l'art. 4-bis ordin. penit. si inserirebbe "problematicamente", dal momento che, in relazione alla concessione del permesso premio, "ne preclude l'accesso, in senso assoluto, a tutte le persone condannate per delitti ostativi che non hanno fornito una collaborazione con la giustizia rilevante ai sensi dell'art. 58-ter Ord. Pen.". Tale preclusione assoluta, "non distinguendo tra gli affiliati di un'organizzazione mafiosa" e gli autori di delitti commessi avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis cod. pen. ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dalla stessa norma, appare al rimettente confliggente con "l'incompatibilità costituzionale" delle presunzioni assolute di pericolosità sociale, quando applicate alle condotte illecite che non presuppongono l'affiliazione a un'associazione mafiosa, secondo i principi che sarebbero stati affermati dalla Corte costituzionale nelle sentenze in precedenza richiamate.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il giudice a quo, ancora, richiama ulteriori pronunce della Corte costituzionale in materia di compatibilità tra il divieto di concessione dei benefici penitenziari previsto dall'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit., e i principi che governano l'esecuzione della pena. In particolare, evidenzia che, con la sentenza n. 239 del 2014, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit., nella parte "in cui non esclude dal divieto di concessione dei benefici penitenziari, da esso stabilito, la misura della detenzione domiciliare speciale prevista dall'art. 47-quinquies della medesima legge" nonché nella parte in cui "non esclude dal divieto di concessione dei benefici penitenziari, da esso stabilito, la misura della detenzione domiciliare prevista dall'art. 47-ter, comma 1, lettere a) e b), della medesima legge, ferma restando la condizione dell'insussistenza di un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti". Per la Corte costituzionale, la scelta legislativa di accomunare nel regime detentivo prefigurato dall'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. fattispecie e misure alternative tra loro eterogenee sarebbe lesiva dei parametri costituzionali evocati (si trattava degli artt. 3, 29, 30 e 31 Cost.), in quanto illogica rispetto all'obiettivo di incentivare la collaborazione processuale quale strategia di contrasto alla criminalità organizzata: la subordinazione dell'accesso ai benefici penitenziari a un effettivo ravvedimento del condannato sarebbe giustificata solo quando si discuta di misure alternative che mirano alla rieducazione del condannato e non quando "al centro della tutela si collochi un interesse "esterno" ed eterogeneo".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La Corte rimettente attribuisce "analogo rilievo ermeneutico" alla sentenza n. 76 del 2017, con cui la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 47-quinquies, comma 1-bis, ordin. penit., limitatamente all'inciso "salvo che nei confronti delle madri condannate per taluno dei delitti indicati nell'art. 4-bis", evidenziando, con riferimento alla detenzione domiciliare speciale di cui alla disposizione allora censurata, l'inammissibilità di presunzioni assolute che neghino l'accesso della madre alle modalità agevolate di espiazione della pena, impedendo al giudice di valutare in concreto la pericolosità sociale e facendo ricorso a indici presuntivi che comportano "il totale sacrificio dell'interesse del minore".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Infine, il giudice a quo richiama la sentenza n. 149 del 2018, con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 58-quater, comma 4, ordin. penit., nella parte in cui si applica ai condannati all'ergastolo per i delitti di cui agli artt. 289-bis e 630 cod. pen. che abbiano cagionato la morte del sequestrato, ribadendo i principi della progressività trattamentale e della flessibilità della pena "radicati nell'art. 27, comma terzo, Cost., che garantisce il graduale inserimento del condannato all'ergastolo nel contesto sociale".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tutto ciò premesso, la Corte rimettente espone che, che nel caso sottoposto al suo scrutinio, il condannato risulta ininterrottamente detenuto dal 27 giugno 1998 e ha sempre mantenuto un comportamento carcerario rispettoso del programma rieducativo attivato nei suoi confronti.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per il giudice a quo, subordinare l'accesso ai benefici penitenziari alla collaborazione con la giustizia, indistintamente per tutte le categorie di condannati per uno dei reati contemplati nell'elenco dell'art. 4-bis, ordin. penit., avrebbe "l'effetto di valorizzare la scelta collaborativa, come momento di rottura e di definitivo distacco dalle organizzazioni criminali, anche nei confronti di detenuti non inseriti in contesti associativi". Al contempo, se l'obiettivo prioritario della norma censurata è individuato nell'incentivazione alla collaborazione, quale strategia di contrasto della criminalità organizzata attraverso la rescissione definitiva dei legami con le associazioni di appartenenza, a giudizio del rimettente appare priva di ragionevolezza una disposizione che assimili condotte delittuose tanto diverse tra loro, precludendo ad una categoria così ampia e diversificata di condannati il diritto di ricevere un trattamento penitenziario rivolto alla risocializzazione, senza che sia data al giudice la possibilità di verificare in concreto la permanenza o meno di condizioni di pericolosità sociale tali da giustificare percorsi penitenziari non aperti alla realtà esterna.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il giudice a quo considera "dato consolidato" - conformemente alla costante giurisprudenza di legittimità - che la scelta di fornire un contributo collaborativo, rilevante ai sensi dell'art. 58-ter ordin. penit., rappresenta, per un detenuto appartenente a una consorteria mafiosa, una manifestazione inequivocabile "del suo definitivo distacco dal sodalizio in cui gravitava". Ritiene però che non possa assumere "valore incontrovertibile e assurgere a canone valutabile in termini di presunzione assoluta, a prescindere dalle emergenze concrete", l'affermazione che la cessazione dei legami di un detenuto con il gruppo criminale di riferimento possa essere dimostrata, durante la fase di esecuzione della pena, soltanto attraverso le condotte collaborative di cui all'art. 58-ter ordin. penit., dato che tale assunto non troverebbe "copertura" nella giurisprudenza costituzionale in precedenza illustrata che, "come ha bandito dal sistema le presunzioni assolute di pericolosità, così non può avallare la conclusione che la scelta collaborativa costituisca prova legale esclusiva di ravvedimento".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A parere del collegio rimettente, peraltro, la scelta del condannato all'ergastolo di non collaborare con la giustizia non risulterebbe univocamente dimostrativa dell'attualità della pericolosità sociale e non necessariamente implicherebbe la volontà di restare legato al sodalizio mafioso di appartenenza, potendo essere determinata anche da altri fattori, estranei al percorso rieducativo, quali: il "rischio per l'incolumità propria e dei propri familiari"; il "rifiuto morale di rendere dichiarazioni di accusa nei confronti di un congiunto o di persone legate da vincoli affettivi"; il "ripudio di una collaborazione di natura meramente utilitaristica".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I dubbi di costituzionalità aumentano, a parere del rimettente, se si considerano le peculiarità del permesso premio previsto dall'art. 30-ter ordin. penit, che possiede "una connotazione di contingenza che non ne consente l'assimilazione integrale alle misure alternative alla detenzione", perché non modifica le condizioni restrittive del condannato: soltanto rispetto a queste ultime le ragioni di politica criminale sottese alla "preclusione assoluta di cui all'art. 4-bis, comma 1, Ord. Pen.", potrebbero apparire rispondenti alle esigenze di contrasto alla criminalità organizzata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A parere del giudice a quo, in particolare, i permessi premio costituirebbero parte essenziale del trattamento rieducativo, sicché, ove non concessi a causa di una "presunzione di pericolosità non altrimenti vincibile", sarebbero compromesse le stesse finalità costituzionali della pena detentiva.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tale tipologia di beneficio penitenziario, infatti, troverebbe fondamento anzitutto nella realizzazione di una finalità immediata, costituita dalla cura di interessi affettivi, culturali e di lavoro, caratterizzandosi "come strumento di soddisfazione di esigenze anche molto limitate seppure non rientranti nella portata meno ampia del permesso di necessità".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In ragione di questa peculiare funzione, il collegio rimettente ritiene che sussista la possibilità, anche in assenza di collaborazione con la giustizia, di verificare in concreto "la mancanza di elementi significativi di collegamenti con la criminalità organizzata" o di accertare "addirittura" elementi denotanti "un significativo distacco dal sistema subculturale criminale".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per la Corte di cassazione, del resto, "anche una concessione premiale per una finalità limitata e contingente potrebbe sortire l'effetto di incentivare il detenuto a collaborare con l'istituzione carceraria".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata non fondata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ad avviso della difesa statale, la questione sollevata sarebbe manifestamente infondata sotto più punti di vista.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Premette l'Avvocatura che, al fine di contrastare "l'odioso fenomeno della criminalità organizzata", il legislatore avrebbe stabilito di subordinare la concessione dei benefici per gli autori di tali delitti "ad una e una sola condizione": che il condannato decida, quando sia materialmente possibile, di collaborare con la giustizia. Con tale disciplina speciale si sarebbe scelto di "divaricare nettamente la posizione dei "collaboratori" da quella degli "irriducibili"", privilegiando, per una serie di reati "tassativamente elencati", le finalità di prevenzione generale e di sicurezza della collettività.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La soluzione prefigurata dall'art. 4-bis, ordin. penit., in ogni caso, non rappresenterebbe "un automatismo che opera incondizionatamente, in quanto la collaborazione del condannato restituisce al giudice i poteri di valutare discrezionalmente la sussistenza dei presupposti "normali" per accordare il permesso premio". In sostanza, il detenuto che ha collaborato verrebbe posto sullo stesso piano del condannato nei cui riguardi opera l'art. 30-ter, ordin. penit.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si tratterebbe di una scelta discrezionale del legislatore connessa a valutazioni di politica criminale, secondo le quali l'unico mezzo con il quale il detenuto può dimostrare l'assenza di pericolosità - che nel caso di detenuti per delitti previsti dall'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit., consiste nella persistenza di legami con la criminalità organizzata - è quello di scegliere la via della collaborazione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In tal modo, a parere dell'Avvocatura, sarebbe stata incentivata la stessa collaborazione, che "nell'esperienza giudiziaria della storia nazionale" si sarebbe rivelata come "mezzo insostituibile" della ricerca della prova e del perseguimento dei responsabili.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A parere dell'interveniente, il rigore che connota il sistema delineato dall'art. 4-bis, ordin. penit., si applica anche ai permessi premio, "apparendo del tutto irrilevante la sua natura contingente piuttosto che di alternativa vera e propria alla pena detentiva", poiché la ratio della norma è quella "di evitare l'uscita dal carcere - anche solo per poche ore - di condannati verosimilmente ancora pericolosi, in particolare in ragione dei loro persistenti legami con la criminalità organizzata" (si cita la sentenza n. 149 del 2018). Lo stesso legislatore, "nel circoscrivere l'ambito oggettivo della preclusione", pur consapevole delle diversità strutturali, affianca espressamente i permessi premio alle misure alternative alla detenzione, per l'esigenza di evitare che i condannati per tali reati siano rimessi, anche solo temporaneamente, in libertà.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Secondo l'Avvocatura, la stessa giurisprudenza costituzionale avrebbe ritenuto che "la collaborazione con la giustizia assuma "non irragionevolmente, la diversa valenza di criterio di accertamento della rottura dei collegamenti con la criminalità organizzata, che a sua volta è condizione necessaria, sia pure non sufficiente, per valutare il venir meno della pericolosità sociale ed i risultati del percorso di rieducazione e di recupero del condannato"" (sentenza n. 273 del 2001). La scelta collaborativa sarebbe stata assunta dal legislatore a criterio legale di valutazione del comportamento del detenuto, rappresentando una condotta necessaria ai fini dell'accertamento del "sicuro ravvedimento" del condannato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Dunque, l'opzione legislativa sarebbe frutto di un potere discrezionale in materia di politica penitenziaria, come tale sindacabile nei soli limiti in cui risulti esercitato in modo arbitrario. A tale proposito, l'Avvocatura generale richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 306 del 1993, secondo cui "certamente risponde all'esigenza di contrastare una criminalità organizzata aggressiva e diffusa la scelta del legislatore di privilegiare finalità di prevenzione generale e di sicurezza della collettività, attribuendo determinati vantaggi ai detenuti che collaborano con la giustizia".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3. - In data 13 maggio 2019 si è costituito in giudizio S. C., parte ricorrente nel giudizio a quo, per chiedere l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale, sviluppando gli argomenti già esibiti nell'ordinanza della Corte di cassazione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Secondo S. C., inoltre, la disposizione censurata violerebbe non soltanto gli artt. 3 e 27 Cost., ma anche l'art. 117 Cost., in relazione all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con L. 4 agosto 1955, n. 848, in base alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (viene citata la sentenza della Grande Camera 9 luglio 2013, Vinter e altri contro Regno Unito).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3.1.- In data 1 ottobre 2019 S. C. ha depositato una memoria in cui ribadisce quanto sostenuto nell'atto di costituzione, in particolare in merito alle caratteristiche peculiari del permesso premio in relazione agli altri benefici penitenziari, ai quali ultimi non potrebbe essere omologato, pena la violazione dei principi costituzionali evocati.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La parte richiama, inoltre, la sentenza pronunciata dalla Corte EDU il 13 giugno 2019, nel caso Viola contro Italia, di cui vengono riprodotti ampi stralci di motivazione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Aggiunge la parte che appare "inammissibile" che il "diritto di non collaborare", garantito processualmente come espressione del principio nemo tenetur se detegere, possa trasformarsi in fase esecutiva in un vero e proprio dovere, necessario per poter usufruire di "strumenti che dovrebbero essere invece gli ordinari risultati della partecipazione proficua al trattamento penitenziario".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Infine, la parte reputa "certamente discutibile" che una condotta di tipo meramente utilitaristico sia proposta dallo stesso legislatore come requisito per evitare il "danno aggiuntivo" della preclusione ai benefici, trasformandosi così in "una vera e propria costrizione", ricordando che la Corte costituzionale ha di recente affermato (è richiamata l'ordinanza n. 117 del 2019) che il diritto a mantenere il silenzio da parte degli imputati o condannati costituisce un "corollario essenziale dell'inviolabilità del diritto di difesa, riconosciuto dall'art. 24 Cost.".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          4.- In data 30 aprile 2019 il detenuto M. D. ha depositato atto di intervento ad adiuvandum, sostenendo di avere uno specifico interesse ad intervenire nel giudizio attesa la posizione processuale di "perfetta sovrapponibilità" rispetto a quella di S. C., trovandosi in esecuzione - da oltre ventisette anni - della pena dell'ergastolo cosiddetto ostativo, con diniego di accesso alle misure alternative alla detenzione, in assenza di collaborazione con la giustizia. M. D., in data 19 settembre 2019, ha depositato una memoria per riaffermare il suo interesse qualificato connesso alla circostanza che la Corte di cassazione, nel giudizio che lo riguarda (celebrato innanzi alla medesima sezione che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale da cui origina il giudizio r.o. n. 59 del 2019), ha disposto il rinvio della trattazione in attesa della "decisione della Corte Costituzionale sulla legittimità dell'art. 4 bis ord. pen. - per quanto riguarda la concedibilità dei permessi premio per il detenuto non collaborante".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ha concluso, dunque, per l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte di cassazione, sezione prima penale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5.- In data 13 maggio 2019 ha depositato atto di intervento ad adiuvandum l'associazione N.T.C., argomentando di essere "portatrice di un interesse "qualificato" nella questione relativa alla legittimità costituzionale" prospettata, in quanto associazione senza fini di lucro fondata con lo scopo di condurre una campagna volta a far abrogare in tutto il mondo le norme che prevedono la pena di morte ovvero che costituiscono "una sorta di pena di morte "mascherata"", come l'ergastolo cosiddetto ostativo previsto dall'art. 4-bis, ordin. penit. In vista dell'udienza pubblica del 22 ottobre 2019, l'associazione ha depositato, in data 1 ottobre 2019, una memoria in cui richiama e sviluppa gli argomenti già esibiti nell'atto di costituzione, con la quale si chiede l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte di cassazione, sezione prima penale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6.- Con ordinanza del 28 maggio 2019 (r.o. n. 135 del 2019), il Tribunale di sorveglianza di Perugia ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit., in riferimento agli artt. 3 e 27 Cost., "nella parte in cui esclude che il condannato all'ergastolo per delitti commessi al fine di agevolare l'attività dell'associazione a delinquere ex art. 416 bis cod. pen. della quale sia stato partecipe, possa essere ammesso alla fruizione di un permesso premio".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6.1.- Il collegio rimettente premette di essere investito del ricorso avverso il provvedimento con cui il Magistrato di sorveglianza di Spoleto ha dichiarato inammissibile l'istanza diretta ad ottenere un permesso premio ai sensi dell'art. 30-ter, ordin. penit. avanzata da P. P., in espiazione della pena dell'ergastolo con isolamento diurno in relazione ad un provvedimento di cumulo comprendente condanne tutte per delitti rientranti nel disposto dell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit., perciò ostative alla concessione del permesso richiesto.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Aggiunge che la difesa del condannato ha, quindi, proposto reclamo dinanzi al tribunale di sorveglianza rimettente, chiedendo la sospensione della decisione in attesa della pronuncia sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di cassazione, sezione prima penale, con l'ordinanza 20 dicembre 2018.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6.2.- Ciò posto, il Tribunale di sorveglianza di Perugia ha ritenuto di sospendere il procedimento per sollevare, a sua volta, le questioni di legittimità costituzionale innanzi descritte.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6.2.1.- Il giudice a quo ripercorre, richiamandoli integralmente, anche con riferimento alla citazione della giurisprudenza costituzionale ritenuta pertinente, i passaggi essenziali dell'ordinanza con cui la prima sezione penale della Corte di cassazione (r.o. n. 59 del 2019) ha sollevato le innanzi illustrate questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit., sia perché dichiara di condividerli, sia "per evidenziarne tratti di non completa sovrapponibilità" con la fattispecie sottoposta al suo scrutinio, ma che pure ritiene di sottoporre all'esame della Corte costituzionale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ancora con riferimento al profilo della rilevanza delle questioni sollevate, il rimettente evidenzia che, in entrambi i procedimenti da cui sono scaturite le questioni oggi all'esame della Corte costituzionale, viene in rilievo la richiesta di un condannato alla pena dell'ergastolo di fruire di un permesso premiale, rigettata dal magistrato di sorveglianza competente - e, nel caso vagliato dalla Corte di cassazione, con decisione confermata in sede di reclamo dal Tribunale di sorveglianza - poiché soltanto la scelta di collaborare con la giustizia, "invece non avvenuta, potrebbe comportare la fuoriuscita dal regime di assoluta ostatività".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ne consegue che nessuna valutazione può essere condotta in concreto sulla pericolosità sociale del condannato, perché "la magistratura di sorveglianza deve, di fronte a tale assoluta ostatività, dichiarare soltanto l'inammissibilità dell'istanza, con la conseguenza della rilevanza per il giudizio sottopostole della questione di legittimità costituzionale prospettata che, in caso di accoglimento, consentirebbe la rimessione al giudice del merito, come giudice di rinvio, con il compito di verificare l'eventuale meritevolezza del beneficio premiale".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per il rimettente, in sostanza, soltanto l'eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale della "preclusione assoluta" alla concessione del permesso premio consentirebbe al tribunale di sorveglianza "di non provvedere con rigetto del reclamo per inammissibilità dell'istanza di permesso premio e di vagliarne invece la meritevolezza nel caso concreto", e cioè di verificare se sussistano i requisiti di merito indicati nell'art. 30-ter ordin. penit. in ordine al mantenimento di una regolare condotta da parte del condannato nel corso della sua detenzione nonché, trattandosi di condannato per delitti compresi nell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit., di accertare "il requisito dell'acquisizione di elementi tali da escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il giudice a quo, in ogni caso, riferisce che il reclamante è ininterrottamente detenuto dal marzo 1995, sicché ha "vissuto oltre ventiquattro anni di pena effettiva", fruendo di 2160 giorni di liberazione anticipata per aver partecipato all'opera rieducativa condotta nei suoi confronti, e soddisfa dunque l'altro requisito di ammissibilità (raggiunto nell'anno 2005) per la concessione di un permesso premio al condannato alla pena dell'ergastolo, consistente nell'aver espiato la quota di pena di almeno dieci anni indicata dall'art. 30-ter, comma 4, lettera d), ordin. penit.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6.2.2.- In punto di non manifesta infondatezza, il rimettente evidenzia che, sebbene si tratti in entrambi i casi di condannati all'ergastolo per reati ricompresi nell'elenco dell'art. 4-bis, ordin. penit., che hanno chiesto di ottenere un permesso premio, la posizione all'esame del Tribunale di sorveglianza di Perugia differisce da quella esaminata dalla Corte di cassazione, poiché il ricorrente è stato condannato per delitti commessi al fine di agevolare il gruppo criminale organizzato ex art. 416-bis cod. pen. del quale è stato riconosciuto partecipe, con ruolo sviluppatosi nel corso del tempo nelle diverse vicende criminose che lo hanno visto protagonista.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tuttavia, ritiene il rimettente che anche la situazione del condannato ricorrente nel giudizio a quo "meriti un vaglio circa la pericolosità sociale realizzato in concreto dal competente magistrato di sorveglianza e non precluso assolutamente", come invece accade in ragione della disposizione di ordinamento penitenziario della cui legittimità costituzionale si dubita.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Grande rilievo viene attribuito alla giurisprudenza della Corte costituzionale relativa al superamento degli automatismi e delle preclusioni assolute per la concessione dei benefici penitenziari alle detenute madri di prole in tenera età (sentenza n. 239 del 2014) e ai condannati alla pena dell'ergastolo per sequestro di persona a scopo di estorsione che abbiano cagionato la morte del sequestrato (sentenza n. 149 del 2018). Pronunce di cui vengono riprodotti ampi passaggi, seguendo la traccia della motivazione disegnata dalla Corte di cassazione nel sollevare le analoghe questioni in precedenza illustrate.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il rimettente sottolinea in modo particolare che, in materia di permessi premio, "i dubbi si accrescono", alla luce della peculiarità del beneficio, per ottenere il quale sono sufficienti requisiti diversi e meno pregnanti del ravvedimento, richiesto per ottenere la liberazione condizionale (fattispecie scrutinata in passato dalla Corte costituzionale "rispetto alle ostatività dell'art. 4-bis, comma 1, ord. penit.": è richiamata la sentenza n. 135 del 2003), e della sua "necessità" per favorire ulteriori progressioni trattamentali e soddisfare esigenze di cura di interessi affettivi, culturali o lavorativi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il Tribunale di sorveglianza di Perugia ritiene, dunque, di condividere i dubbi sulla legittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. già espressi dalla Corte di cassazione con l'ordinanza in precedenza ampiamente illustrata e di cui riporta ampi stralci, estendendo però la questione di legittimità costituzionale "alla preclusione alla possibilità di essere ammesso alla fruizione di un permesso premio per il condannato alla pena dell'ergastolo che abbia commesso delitti con la finalità di agevolazione di un gruppo criminale ex art. 416-bis cod. pen. del quale sia stato riconosciuto partecipe".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Anche in relazione a tale posizione, infatti, il giudice a quo dubita che sia compatibile con gli artt. 3 e 27 Cost. "l'elevazione della collaborazione con la giustizia a prova legale del venir meno della pericolosità sociale del condannato", impedendo che la magistratura di sorveglianza vagli nel caso concreto la sussistenza di tale "comportamento (di sicura centrale importanza), ma al fianco di altri che possono avere particolare importanza". Ricorda il rimettente, del resto, che anche oggi, pur in presenza di una condotta di collaborazione rilevante ai sensi dell'art. 58-ter ordin. penit., il tribunale di sorveglianza è chiamato a verificare in concreto l'evoluzione personologica del condannato e anche le ragioni che lo hanno condotto alla collaborazione, sicché, con la proposizione delle questioni di legittimità costituzionale in esame, si chiede "che ciò possa farsi anche per l'opzione opposta", al fine di valutare nel caso concreto le ragioni che hanno indotto l'interessato a mantenere il silenzio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A quest'ultimo proposito, ricorda ancora il Tribunale di sorveglianza di Perugia che il diritto a mantenere il silenzio è stato di recente scrutinato, pur su altra materia, dalla Corte costituzionale (è citata l'ordinanza n. 117 del 2019), che lo avrebbe considerato principio fondamentale dell'ordinamento costituzionale e descritto come "corollario essenziale dell'inviolabilità del diritto di difesa, riconosciuto dall'art. 24 Cost.", in quanto tale "appartenente al novero dei diritti inalienabili della persona umana", quando le proprie dichiarazioni possano rivelarsi autoaccusatorie, sicché esso entrerebbe "in significativa frizione con un meccanismo che impedisce l'accesso a ogni misura extramuraria se non vi si rinuncia". Per questo motivo, sarebbe necessario poter valutare le ragioni che, "anche al di là delle propalazioni autoaccusatorie", incidono sulla scelta di non collaborare attivamente, quali: i timori per la propria e l'altrui incolumità, in particolare di congiunti e familiari che, ad esempio, non possano sradicarsi dai luoghi di origine in cui furono commessi i reati; il rifiuto di causare la carcerazione di altri, con i quali, ancora in via esemplificativa, si abbia o si sia avuto un legame familiare o affettivo; il rifiuto di accedere alla collaborazione perché non si vuole essere tacciati di averlo fatto soltanto per calcolo utilitaristico, per una riduzione di pena o per ottenere un beneficio penitenziario.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Inoltre, il giudice a quo ritiene che il comma 1 dell'art. 4-bis, ordin. penit., non distinguendo tra i differenti benefici penitenziari, non consenta di valutare le peculiarità di ciascun istituto, richiedendo, piuttosto, la collaborazione tanto come prova necessaria per dimostrare il ravvedimento del condannato (requisito proprio della sola liberazione condizionale), quanto per un permesso premio che presuppone, invece, "la più modesta regolare condotta".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nella prospettiva del rimettente, il permesso premio costituisce uno "strumento fondamentale" per consentire al condannato di progredire "nel senso di responsabilità e nella capacità di gestirsi nella legalità", e allo stesso magistrato di sorveglianza di vagliare i progressi trattamentali compiuti e la capacità di reinserirsi, per quanto brevemente, nel tessuto sociale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Anzi, proprio la possibilità di fruirne nel tempo e con regolarità, "in assenza di eventuali involuzioni comportamentali", potrebbe far emergere "un sempre più convinto allontanamento dal sistema di vita criminale in precedenza abbracciato", producendo uno "sradicamento da eventuali contesti sociali controindicati", stimolando condotte collaborative e fungendo da "sprone verso il reinserimento", necessariamente prodromico alla concessione di misure alternative.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sotto una diversa angolazione, il rimettente evidenzia che il permesso premio persegue anche l'obbiettivo peculiare di "garantire all'interessato l'esercizio pieno di diritti, altrimenti legittimamente compressi dalla condizione detentiva", e in particolare il mantenimento o il ristabilimento, dopo anche lungo tempo, delle relazioni, anche intime, con la famiglia. Per il rimettente, considerazioni legate alla pericolosità sociale individuale del condannato "ben possono, e debbono, condurre al rigetto di un beneficio premiale", che le esigenze da ultimo illustrate potrebbe soddisfare, ma la sussistenza di una preclusione assoluta, sganciata da una valutazione del caso concreto "e nel tempo comunque rivedibile", appare "maggiormente stridente a fronte dei diritti fondamentali compressi", anche tenuto conto degli interessi "esterni ed eterogenei", costituiti dalle aspirazioni al mantenimento dell'unità familiare da parte del coniuge o convivente e dei figli, ma anche dei genitori di età avanzata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ancora, l'ordinanza di rimessione concede ampio spazio alle affermazioni di principio - in tema di progressività trattamentale e flessibilità della pena - contenute nella sentenza n. 149 del 2018 della Corte costituzionale, di cui vengono riportati numerosi passaggi motivazionali, per evidenziare come l'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. svuoterebbe di significato anche la disciplina della liberazione anticipata, che nel caso di condannato all'ergastolo ha come effetto principale quello di anticipare i termini per la concessone dei singoli benefici, rappresentando uno stimolo per il detenuto a partecipare al programma rieducativo: nel caso di ergastolo ostativo si avrebbe, infatti, un reale disincentivo a partecipare al trattamento, non potendo il condannato in alcun modo avvantaggiarsene, neppure per anticipare il momento di fruizione di benefici extramurari.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il rimettente è ben consapevole che la posizione soggettiva del reclamante nel giudizio principale è quella di un "intraneo ad un gruppo criminale organizzato ex art. 416-bis cod. pen.", autore di omicidi volti a consentirne la sopravvivenza e agevolarne gli scopi illeciti, e che, dunque, si tratta di un soggetto per il quale "è particolarmente rilevante l'eventuale collaborazione con la giustizia che, secondo regole di esperienza trasfuse in una costante giurisprudenza", di legittimità e costituzionale, costituisce "la più forte prova della rescissione del vincolo associativo e dunque del venir meno della pericolosità sociale dell'interessato". Ritiene, tuttavia, che, anche in tal caso, nella peculiare fase dell'esecuzione penale, la preclusione assoluta alla concessione di un beneficio penitenziario, in assenza di una condotta collaborativa, si ponga in contrasto con gli artt. 3 e 27 Cost., poiché impedisce "il vaglio di altri elementi che nel caso concreto potrebbero condurre ugualmente ad un giudizio di cessata pericolosità sociale e di meritevolezza dell'invocato beneficio", secondo un giudizio individualizzato e costantemente attualizzato, nel rispetto dei principi di umanizzazione e funzione rieducativa delle pene.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Secondo il collegio rimettente, dalla stessa giurisprudenza costituzionale immediatamente successiva all'introduzione dell'assoluta ostatività di cui all'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. (sono richiamate le sentenze n. 137 del 1999, n. 445 del 1997 e n. 504 del 1995), emergerebbe la "consapevolezza" che l'opzione utilizzata dal legislatore, "espressione di una scelta di politica criminale", abbia comportato una "rilevante compressione della finalità rieducativa della pena", con una tendenza alla configurazione di "tipi d'autore per i quali la rieducazione non sarebbe possibile o potrebbe non essere perseguita" (è richiamata la sentenza n. 306 del 1993). Da allora, però, la Corte costituzionale avrebbe continuato nell'opera di disvelamento del "volto costituzionale della pena", passando, con riferimento alla finalità rieducativa della stessa, da una lettura che collocava tale finalità paritariamente tra le altre, di prevenzione generale e difesa sociale, alla considerazione che la particolare gravità del reato commesso, con la connessa esigenza di lanciare un robusto segnale di deterrenza nei confronti della generalità dei consociati, non possano, nella fase di esecuzione della pena, "operare in chiave distonica rispetto all'imperativo costituzionale della funzione rieducativa della pena medesima" (è richiamata, ancora, la sentenza n. 149 del 2018, di cui viene sottolineato, in particolare, il passaggio argomentativo relativo al "principio della non sacrificabilità della funzione rieducativa sull'altare di ogni altra, pur legittima, funzione della pena").
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per il giudice a quo, risulterebbero "compatibili con il quadro costituzionale" soltanto valutazioni individualizzate, "che accolgano l'elemento della collaborazione con la giustizia quale segnale eminente della rescissione del vincolo con il contesto criminale organizzato di appartenenza, ma non esclusivo", in modo da garantire alla magistratura di sorveglianza lo spazio per un vaglio "approfondito e globale" del percorso rieducativo eventualmente condotto dal richiedente i benefici penitenziari, alla luce della peculiarità della fase dell'esecuzione penale, che si sviluppa in un tempo che progressivamente si allontana dal reato e, mediante gli effetti del trattamento penitenziario, consente di "verificare l'evoluzione personologica del condannato a partire dai pur gravissimi fatti commessi", peraltro a notevole distanza temporale da questi ultimi, tenuto conto dei lunghi tempi previsti dal legislatore per un simile riesame.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          7.- Anche nel giudizio r.o. n. 135 del 2019 è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, in subordine, infondata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'Avvocatura, oltre a richiamare quanto sostenuto nel proprio atto di intervento nel giudizio r.o. n. 59 del 2019, osserva, per sostenere il difetto di rilevanza della questione, che il condannato non ha mai addotto a sostegno della sua mancata collaborazione con la giustizia nessuna delle ragioni astrattamente ipotizzate nella ordinanza di rimessione come possibili motivazioni del suo silenzio. Anzi, emergerebbe dagli atti richiamati anche dal giudice rimettente che il condannato avrebbe chiesto che la possibile collaborazione venisse dichiarata impossibile o inesigibile, ma che tale richiesta sarebbe stata rigettata con motivata ordinanza del tribunale di sorveglianza nell'anno 2012.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Secondo l'Avvocatura generale, dunque, se pure è vero che la rimozione della preclusione, attualmente disposta dall'art. 4-bis, ordin. penit., potrebbe consentire al condannato di fruire di un permesso premio, previa valutazione da parte del tribunale di sorveglianza dell'evoluzione della sua personalità, è vero anche che l'ordinanza non spiega quali siano i motivi "in ordine all'effettiva concreta sussistenza, nella vicenda de qua, di quelle ragioni alternative, rispetto alla collaborazione richiesta dall'art. 4 bis primo comma Ord. Pen., che, ad avviso del Giudice rimettente, non consentirebbero di ritenere la mancata collaborazione idonea a rivelare - di per sé solo - la perdurante pericolosità sociale del soggetto".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ritiene ancora l'Avvocatura generale che la disciplina censurata riguarderebbe "scelte di opportunità in materia di politica penitenziaria", su cui la Corte costituzionale non potrebbe incidere, rientrando esse nella discrezionalità riservata al legislatore, ove non esercitata in modo arbitrario. A questo proposito viene richiamata la sentenza n. 306 del 1993, che avrebbe esplicitato le ragioni di politica criminale che stanno alla base della scelta legislativa, allora ritenuta dalla Corte non in conflitto con l'art. 27 Cost. (vengono citate altresì le sentenze n. 135 del 2001, n. 68 del 1995 e n. 357 del 1994).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'Avvocatura conclude affermando che la scelta del legislatore di subordinare per i condannati per delitti particolarmente gravi l'accesso ai benefici penitenziari alla collaborazione con la giustizia, quale unica forma di superamento della presunzione di pericolosità sociale, non appare viziata da irragionevolezza o contrastante con il principio rieducativo della pena, per cui un eventuale intervento della Corte, incidendo su valutazioni affidate alla discrezionalità del legislatore, "risulterebbe eccedente rispetto ai poteri alla stessa attribuiti".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          8.- In data 9 settembre 2019 si è costituito in giudizio il detenuto P. P., ricorrente nel giudizio a quo, chiedendo l'accoglimento delle questioni prospettate.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La parte ripercorre, condividendolo, il percorso motivazionale dell'ordinanza di rimessione ed evidenzia che, successivamente al deposito della stessa, è stata pronunciata dalla Corte EDU la sentenza 13 giugno 2019, Viola contro Italia, di cui richiama i contenuti e che viene definita "quasi-pilota, considerati i numeri e il dato strutturale dell'ergastolo ostativo".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          P. P. chiede, inoltre, alla Corte "di valutare l'opportunità di estendere la sua pronuncia, ex art. 27, L. n. 87 del 1953, all'art. 4 bis, comma 1, o. p., nella parte in cui subordina alla collaborazione utile ed esigibile con la giustizia l'accesso alle misure alternative alla detenzione previste dal capo VI dell'o.p. (e tra esse, la liberazione condizionale, secondo il consolidato diritto vivente)".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          8.1.- In data 1 ottobre 2019, la parte ha depositato una memoria in cui evidenzia, in risposta al rilievo dell'Avvocatura generale dello Stato per cui il detenuto non avrebbe esplicitato le ragioni della mancata collaborazione, che il Tribunale di sorveglianza di Perugia, nel sollevare le questioni di legittimità costituzionale, ha richiamato l'ordinanza della Corte costituzionale n. 117 del 2019 sulla inviolabilità del diritto di difesa e del diritto al silenzio, sottolineando che non poteva pretendersi dal condannato la violazione del principio nemo tenetur se detegere.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Richiama poi il percorso del programma trattamentale tracciato per il detenuto, insieme ai risultati conseguiti, dai quali ultimi il giudice potrebbe valutare, una volta superata la preclusione di legge, l'effettiva persistenza, o non, della pericolosità del condannato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Contesta, poi, la deduzione dell'Avvocatura generale, secondo cui l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale sollevata determinerebbe una irragionevole disparità di trattamento tra detenuti condannati all'ergastolo e detenuti condannati, per i medesimi titoli di reato, a pene temporanee, sostenendo che spetterebbe al legislatore individuare gli opportuni rimedi (come già riconosciuto dalla sentenza n. 149 del 2018).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La parte conclude ritenendo che alcun sostegno potrebbe apportare alla tesi dell'Avvocatura generale dello Stato la (pur da quest'ultima richiamata) sentenza n. 188 del 2019, che, nell'evidenziare la disomogeneità delle scelte di politica criminale che, nel corso del tempo, hanno ampliato il catalogo delle fattispecie ostative per finalità di prevenzione generale, si sarebbe limitata a scattare "una fotografia dell'attuale situazione normativa". In ogni caso, evidenzia la parte, vi sarebbe differenza tra "il rimuovere una fattispecie dai delitti di prima fascia (l'art. 630 c.p., ove sia stata ritenuta l'ipotesi gradata ...) e, invece, rimuovere una preclusione assoluta per l'accesso ai benefici".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          9.- Nel giudizio è intervenuto, con atto del 4 settembre 2019, il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, assumendo, in primo luogo, di essere titolare di un interesse qualificato, tale da integrare il requisito richiesto dalla giurisprudenza costituzionale per ammettere l'intervento in giudizio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In ordine alla titolarità di un interesse qualificato, il Garante nazionale rappresenta di essere stato istituito per "la necessità di rafforzare la tutela dei diritti delle persone detenute" ed è caratterizzato da "specifici requisiti di autonomia e indipendenza nonché di competenza riservata nelle discipline concernenti i diritti umani e la loro tutela". Sempre allo stesso scopo, vengono richiamati i compiti espressamente attribuiti dalla legge istitutiva.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'interveniente conclude per l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di sorveglianza di Perugia, associandosi alla richiesta, avanzata dalla parte P. P., di estendere la pronuncia di accoglimento all'art. 4-bis, ordin. penit., nella parte in cui subordina alla collaborazione utile ed esigibile con la giustizia l'accesso alle misure alternative alla detenzione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          10.- Nel giudizio è intervenuta, infine, l'Unione camere penali italiane (UCPI), con atto depositato in data 10 settembre 2019, assumendo di essere titolare di un interesse specifico e qualificato ad intervenire quale soggetto terzo nel giudizio, in quanto associazione rappresentativa dell'avvocatura penale che ha come scopo statutario quello di "promuovere la conoscenza, la diffusione, la concreta realizzazione e la tutela dei valori fondamentali del diritto penale e del giusto processo", nonché di "vigilare sulla corretta applicazione della legge".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'UCPI ha concluso chiedendo l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di sorveglianza di Perugia.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In data 1 ottobre 2019, l'UCPI ha depositato una memoria in cui ha sviluppato gli argomenti in base ai quali ha rivendicato la sussistenza di un interesse specifico e qualificato ad intervenire quale soggetto terzo nel giudizio a quo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Motivi della decisione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1.- Con ordinanza del 20 dicembre 2018 (r.o. n. 59 del 2019), la Corte di cassazione ha sollevato questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, dell'art. 4-bis, comma 1, della L. 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), "nella parte in cui esclude che il condannato all'ergastolo, per delitti commessi avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis cod. pen., ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni in esso previste, che non abbia collaborato con la giustizia, possa essere ammesso alla fruizione di un permesso premio".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il giudice rimettente ritiene, in primo luogo, che l'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. violi l'art. 3 Cost. sotto il profilo della ragionevolezza. Esso conterrebbe, infatti, una "preclusione assoluta" di accesso ai benefici penitenziari, e in particolare al permesso premio, per il condannato - non collaborante con la giustizia - per reati cosiddetti di "contesto mafioso", che non presuppongono l'affiliazione ad una associazione mafiosa. Tale preclusione impedirebbe al magistrato di sorveglianza qualunque valutazione in concreto sulla pericolosità del condannato, determinando in limine l'inammissibilità di ogni richiesta di quest'ultimo di accedere ai benefici penitenziari.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La Corte di cassazione opera un richiamo alla giurisprudenza di questa Corte sugli "automatismi" nell'applicazione delle misure cautelari personali, secondo la quale la presunzione di pericolosità, che impone l'applicazione della misura custodiale in carcere, trova giustificazione - sulla base di dati d'esperienza generalizzati, riassumibili nella formula dell'id quod plerumque accidit - solo per l'affiliato all'associazione mafiosa, ma la stessa giustificazione non trova in relazione ai condannati per reati che tale affiliazione non presuppongono.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Trasponendo questa giurisprudenza alla fase dell'esecuzione della pena, ritiene, appunto, irragionevole la "preclusione assoluta" contenuta nella disposizione censurata, poiché essa non consentirebbe di distinguere tra gli affiliati a un'organizzazione mafiosa, da una parte, e, dall'altra, gli autori di delitti commessi avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416-bis del codice penale, ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dalla stessa norma.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. non si baserebbe, per questo aspetto, su dati d'esperienza generalizzati, riassumibili nella formula dell'id quod plerumque accidit, e perciò impedirebbe incongruamente al magistrato di sorveglianza di svolgere una valutazione in concreto sulla pericolosità del condannato che richiede il permesso premio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In secondo luogo, il rimettente ritiene violato l'art. 27, terzo comma, Cost., in quanto la disposizione censurata frustrerebbe, impedendo in radice al condannato l'accesso ai benefici penitenziari, gli obiettivi di risocializzazione evocati dal parametro costituzionale in questione, anche in virtù dei principi della progressività trattamentale e della flessibilità della pena (sono evocate, in particolare, le sentenze n. 149 del 2018, n. 76 del 2017 e n. 239 del 2014 di questa Corte).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Infine - premesse considerazioni critiche sul rilievo attribuito dalla disposizione censurata alla scelta di collaborare con la giustizia quale "prova legale esclusiva di ravvedimento", e soprattutto dell'assenza di pericolosità sociale del condannato - il giudice a quo ritiene che i dubbi di legittimità costituzionale sollevati aumentino "sol che si considerino le peculiarità del permesso premio ex art. 30-ter Ord. Pen.", finalizzato alla cura di interessi affettivi, culturali e di lavoro, la concessione del quale è legata a valutazioni del tutto specifiche.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2.- Con ordinanza del 28 maggio 2019 (r.o. n. 135 del 2019), il Tribunale di sorveglianza di Perugia ha a sua volta sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27 Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. "nella parte in cui esclude che il condannato all'ergastolo per delitti commessi al fine di agevolare l'attività dell'associazione a delinquere ex art. 416 bis cod. pen. della quale sia stato partecipe, possa essere ammesso alla fruizione di un permesso premio".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Chiamato a decidere il reclamo di un detenuto condannato alla pena dell'ergastolo per il delitto di cui all'art. 416-bis cod. pen. e per vari delitti di "contesto mafioso", al quale il magistrato di sorveglianza aveva negato la concessione di un permesso premio in assenza di collaborazione con la giustizia, il rimettente dubita che l'obbligo di collaborare con la giustizia per poter accedere ai benefici previsti dall'ordinamento penitenziario (e, in particolare, ai permessi premio) sia compatibile con gli artt. 3 e 27 Cost., a prescindere dal tipo di reato commesso dal detenuto.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Trovandosi al cospetto di un condannato, oltre che per reati di "contesto mafioso", anche per il delitto di associazione mafiosa, il giudice a quo segue un percorso argomentativo diverso da quello dell'ordinanza illustrata in precedenza.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ritiene infatti il Tribunale di sorveglianza di Perugia che, anche nel caso dell'associato ex art. 416-bis cod. pen., nella peculiare fase dell'esecuzione penale, la preclusione assoluta alla concessione di un beneficio penitenziario, in assenza di una condotta collaborativa, collida con i principi costituzionali deducibili dagli artt. 3 e 27 Cost., poiché impedirebbe il vaglio di elementi che, in concreto, potrebbero condurre ugualmente a un giudizio, individualizzato e attualizzato, di cessata pericolosità sociale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Osserva che non si comprende per quale motivo sia precluso al giudice di sorveglianza, chiamato a verificare l'evoluzione del detenuto, di verificare, in concreto, "le ragioni che hanno indotto l'interessato a non collaborare, cioè a mantenere il silenzio", evocato non quale mero atteggiamento, ma nel suo significato di diritto inviolabile a non accusare sé stessi (è richiamata l'ordinanza n. 117 del 2019 di questa Corte).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Analogamente all'ordinanza della Corte di cassazione, il rimettente evidenzia inoltre come la finalità rieducativa della pena sarebbe vanificata dall'impossibilità di ottenere permessi premio, i quali costituiscono "uno strumento fondamentale per consentire al condannato di progredire nel senso di responsabilità e di capacità di gestirsi nella legalità, e al magistrato di sorveglianza di vagliare i progressi trattamentali compiuti e la capacità di reinserirsi, per quanto brevemente, nel tessuto sociale" (sono richiamate le sentenze n. 149 del 2018 e n. 403 del 1997 di questa Corte). I permessi premio, ricorda il rimettente, consentono anche "l'esercizio pieno di diritti", tra i quali "il mantenimento o il ristabilimento, dopo anche lungo tempo, delle relazioni con la famiglia".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il Tribunale di sorveglianza di Perugia sottolinea, quindi, con ulteriore richiamo alla sentenza n. 149 del 2018, che la disposizione colliderebbe con l'art. 27 Cost. anche perché l'impossibilità di ottenere un qualsiasi beneficio premiale in assenza di collaborazione costituirebbe un disincentivo alla stessa partecipazione del condannato al percorso rieducativo connesso al trattamento penitenziario, con evidente mortificazione degli obiettivi che la norma costituzionale si pone.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Infine - anche su questo aspetto distinguendosi dall'ordinanza della Corte di cassazione - il rimettente sottolinea la peculiarità dell'esecuzione penale rispetto alla fase cautelare: mentre quest'ultima potrebbe infatti tollerare qualche presunzione, la prima, sviluppandosi lungo un arco temporale più esteso, richiederebbe una valutazione costante dell'evoluzione personologica del condannato, che tenga conto del trascorrere del tempo e della distanza dal reato commesso.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3.- Sebbene presentino profili di parziale differenziazione nei percorsi argomentativi, le due ordinanze di rimessione censurano la stessa disposizione ed evocano i medesimi parametri costituzionali. I relativi giudizi vanno perciò riuniti, per essere decisi con un'unica pronuncia.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          4.- In via preliminare, va confermata l'ordinanza dibattimentale allegata alla presente sentenza, che ha dichiarato inammissibili tutti gli interventi spiegati da soggetti diversi dalle parti dei giudizi principali.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5.- Sempre in via preliminare, devono essere correttamente definiti il thema decidendum e i termini delle questioni di legittimità costituzionale portate all'attenzione di questa Corte dalle ordinanze di rimessione illustrate.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5.1.- In primo luogo, nel giudizio r.o. n. 59 del 2019, la parte S. C. ha prospettato, nell'atto di costituzione, anche la violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con L. 4 agosto 1955, n. 848.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Trattasi, però, di censura che il collegio rimettente non ha inteso proporre nell'atto di promovimento. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, non possono essere presi in considerazione ulteriori profili di illegittimità costituzionale dedotti dalle parti oltre i limiti dell'ordinanza di rimessione; e ciò, sia che siano stati eccepiti, ma non fatti propri dal giudice a quo, sia che siano diretti ad ampliare o modificare successivamente il thema decidendum, una volta che le parti si siano costituite nel giudizio incidentale di costituzionalità (ex multis, da ultimo, sentenze n. 226, n. 206, n. 141, n. 96 e n. 78 del 2019).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Di tale censura questa Corte non deve perciò occuparsi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5.2.- In secondo luogo, le questioni di legittimità costituzionale sollevate non riguardano la legittimità costituzionale della disciplina relativa al cosiddetto ergastolo ostativo, sulla cui compatibilità con la CEDU si è, di recente, soffermata la Corte europea dei diritti dell'uomo, sentenza 13 giugno 2019, Viola contro Italia.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Questo sarebbe stato l'oggetto delle presenti questioni se le ordinanze di rimessione avessero censurato - oltre che l'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. - anche la previsione contenuta nell'art. 2, comma 2, del D.L. 13 maggio 1991, n. 152 (Provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell'attività amministrativa), convertito, con modificazioni, nella L. 12 luglio 1991, n. 203, che, richiamando l'art. 176 cod. pen., non consente di concedere la liberazione condizionale al condannato all'ergastolo che non collabora con la giustizia e che abbia già scontato ventisei anni effettivi di carcere, così trasformando la pena perpetua de iure in una pena perpetua anche de facto.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le questioni di legittimità costituzionale ora in esame attengono, invece, non alla condizione di chi ha subito una condanna a una determinata pena, bensì a quella di colui che ha subito condanna (all'ergastolo, in entrambi i giudizi a quibus) per reati cosiddetti ostativi, in specie i delitti di associazione di tipo mafioso ai sensi dell'art. 416-bis cod. pen., e quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo, ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni in esso previste.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Infatti, è portato all'attenzione di questa Corte l'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit., ai sensi del quale la condanna per i delitti che esso elenca - si tratti di condanna a pena perpetua oppure a pena temporanea - impedisce l'accesso ai benefici penitenziari, e in special modo al permesso premio, in assenza di collaborazione con la giustizia ai sensi dell'art. 58-ter ordin. penit. (secondo cui l'utile collaborazione, anche dopo la condanna, consiste nell'essersi adoperati per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero nell'aiutare concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l'individuazione o la cattura degli autori dei reati).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I giudici a quibus, per parte loro, hanno "costruito" le questioni di legittimità costituzionale modellandole sulle fattispecie portate alla loro attenzione, nelle quali la richiesta di accesso al permesso premio riguardava due condannati alla pena dell'ergastolo, per i delitti prima specificati. Ma questa Corte non deve risolvere tali specifici giudizi, bensì pronunciarsi sulla disposizione di legge censurata, decidendo questioni di legittimità costituzionale rilevanti in quei giudizi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tali questioni riguardano perciò l'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit., in quanto recante una disciplina da applicarsi a tutti i condannati, a pena perpetua o temporanea, per i reati di partecipazione ad associazione mafiosa e di "contesto mafioso". Per tutti costoro, infatti, la disposizione censurata dai rimettenti richiede la collaborazione con la giustizia quale condizione per l'accesso alla valutazione, in concreto, circa la concedibilità dei benefici penitenziari.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5.3.- Infine, nei processi a quibus si fa questione della sola possibilità di concessione, ai detenuti, di un permesso premio, non di altri benefici.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Coerentemente con tale circostanza, i dispositivi di entrambe le ordinanze di rimessione precisano che l'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. è censurato nella sola parte in cui esclude che i condannati per i reati descritti, che non collaborano con la giustizia, possano essere ammessi alla fruizione dello specifico beneficio di cui all'art. 30-ter ordin. penit.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Del resto, non solo i rimettenti, come si diceva, limitano le proprie censure alla impossibilità - determinata dall'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. - di accedere al permesso premio, ad esclusione, perciò, di qualunque riferimento agli altri benefici penitenziari; ma è lo stesso art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. ad elencare distintamente i benefici che non possono essere concessi ai detenuti per determinati reati (nonché agli internati, la cui posizione non è in discussione nel presente giudizio) che non collaborano con la giustizia: sicché unicamente del permesso premio si fa qui questione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          5.4.- Entrambe le ordinanze, alla luce degli artt. 3 e 27 Cost., censurano l'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit., in quanto introduce una presunzione assoluta di mancata rescissione dei legami con la criminalità organizzata a carico del condannato - per i reati precisati - che non collabori con la giustizia ai sensi dell'art. 58-ter del medesimo ordin. penit.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Proprio in virtù di tale presunzione, assoluta in quanto non superabile se non dalla collaborazione stessa, la disposizione attualmente vigente fa sì che le richieste di un tale detenuto di accedere allo specifico beneficio del permesso premio debbano dichiararsi in limine inammissibili, senza poter essere oggetto di un vaglio in concreto da parte del magistrato di sorveglianza (in disparte i casi di collaborazione impossibile o irrilevante).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Se tutto ciò sia conforme ai parametri costituzionali evocati è, in definitiva, il thema decidendum posto dalle presenti questioni di legittimità costituzionale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          6.- Ancora in via preliminare, deve essere vagliata l'eccezione di inammissibilità per difetto di rilevanza prospettata dall'Avvocatura generale dello Stato con specifico riferimento al giudizio instaurato dall'ordinanza (r.o. n. 135 del 2019) del Tribunale di sorveglianza di Perugia.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Lamenta, in particolare, l'Avvocatura dello Stato che il rimettente non avrebbe indicato le specifiche ragioni che motivano la scelta del detenuto di non collaborare con la giustizia.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il giudice a quo, in effetti, pur dando atto che la condotta collaborativa costituisce manifestazione del distacco del detenuto dal gruppo criminale di riferimento, ritiene che non possa per ciò solo dirsi che tale condotta "sia davvero l'unica "prova legale esclusiva di ravvedimento", perché sono plurime le ragioni che possono indurre un condannato a non collaborare". Tra queste ragioni enumera, trattandone in astratto e in via di mera ipotesi: "il rischio per la propria incolumità e per quella dei propri congiunti, il rifiuto morale di rendere dichiarazioni accusatorie nei confronti di persone a lui legate da vincoli affettivi o amicali, o il ripudio di una collaborazione che rischi di apparire strumentale alla concessione di un beneficio".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'Avvocatura lamenta proprio il carattere ipotetico e astratto di tali ragioni, sottolineando come il reclamante nel giudizio a quo non abbia mai addotto alcuna di queste motivazioni per giustificare la propria mancata collaborazione. Dal che deriverebbe, appunto, il difetto di rilevanza delle questioni sollevate, poiché, anche nel caso di una pronuncia di accoglimento, una tale decisione non spiegherebbe effetti nel processo a quo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'eccezione non è fondata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sostiene, invero, il rimettente che solo se questa Corte accogliesse le questioni - "smontando" il carattere assoluto della presunzione di pericolosità del detenuto che non collabora, e permettendo così che la prova dell'avvenuto distacco dal sodalizio criminale sia fornita altrimenti - il magistrato di sorveglianza, investito della richiesta di accesso al beneficio, potrebbe allora, in concreto, verificare le vere ragioni che hanno condotto il detenuto alla scelta di non collaborare.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Questa affermazione si pone, in effetti, nel solco della giurisprudenza costituzionale in tema di rilevanza, ove (ex plurimis, sentenze n. 20 del 2016, n. 46 e n. 5 del 2014, n. 294 del 2011) è ricorrente l'affermazione secondo cui, per l'ammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale sollevate in via incidentale, è sufficiente che la disposizione censurata sia applicabile nel giudizio a quo, senza che rilevino gli effetti di una eventuale pronuncia di illegittimità costituzionale per le parti in causa (da ultimo, sentenza n. 170 del 2019).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Del resto, anche nella prospettiva di un più diffuso accesso al sindacato di costituzionalità (messa in risalto, tra le pronunce più recenti, dalla sentenza n. 77 del 2018) e di una più efficace garanzia della conformità a Costituzione della legislazione (profilo valorizzato, da ultimo, nella sentenza n. 174 del 2019), il presupposto della rilevanza non si identifica con l'utilità concreta di cui le parti in causa potrebbero beneficiare a seguito della decisione (sentenza n. 20 del 2018).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Soprattutto, con specifico riferimento alle presenti questioni, va considerato che, secondo la disposizione censurata, il giudice è chiamato a fare applicazione di una disciplina che predetermina l'esito del processo, nel senso dell'inammissibilità della richiesta di accesso al beneficio del permesso premio da parte del condannato non collaborante. Invece, nell'ipotesi di accoglimento delle sollevate questioni, il giudice a quo dovrebbe decidere secondo una diversa regola di giudizio, attingendola dalla disciplina di riferimento, privata della norma in ipotesi dichiarata incostituzionale. E quand'anche l'esito del giudizio a quo sia il medesimo - la non concessione del permesso premio - la pronuncia di questa Corte influirebbe di certo sul percorso argomentativo che il rimettente dovrebbe a questo punto seguire per decidere sulla richiesta del detenuto (tra le molte, sentenza n. 28 del 2010, nonché, con riferimento alle questioni relative alle cosiddette norme penali di favore, sentenze n. 394 del 2006, n. 161 del 2004 e n. 148 del 1983).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          7.- Venendo al merito, questa Corte ritiene opportuno scrutinare in primo luogo le questioni sollevate dal Tribunale di sorveglianza di Perugia, in quanto, riferendosi alla posizione del condannato sia per partecipazione all'associazione di cui all'art. 416-bis cod. pen., sia per reati di "contesto mafioso", la decisione su di esse potrebbe assorbire quelle sollevate dalla Corte di cassazione esclusivamente in riferimento al condannato per questi ultimi delitti.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le questioni sono fondate, nei termini di seguito precisati.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          7.1.- "Sono fin troppo note le ragioni di politica criminale che indussero il legislatore dapprima ad introdurre e poi a modificare, secondo una linea di progressivo inasprimento, l'art. 4-bis della L. 26 luglio 1975, n. 354" (sentenza n. 68 del 1995), riversando così tali ragioni all'interno dell'ordinamento penitenziario e dell'esecuzione della pena.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nella prima versione - introdotta dall'art. 1 del D.L. n. 152 del 1991, come convertito - l'art. 4-bis ordin. penit. prevedeva due distinte "fasce" di condannati, a seconda della riconducibilità, più o meno diretta, dei titoli di reato a fatti di criminalità organizzata o eversiva.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per i reati "di prima fascia" - comprendenti l'associazione di tipo mafioso, i relativi "delitti-satellite", il sequestro di persona a scopo di estorsione e l'associazione finalizzata al narcotraffico - l'accesso a taluni benefici previsti dall'ordinamento penitenziario era possibile, alla stregua di un parametro probatorio particolarmente elevato, solo se fossero stati acquisiti "elementi tali da escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per i reati "di seconda fascia" (omicidio, rapina ed estorsione aggravate, nonché produzione e traffico di ingenti quantità di stupefacenti: "delitti, questi, per i quali le connessioni con la criminalità organizzata erano, nella valutazione del legislatore, meramente eventuali", come affermato nella sentenza n. 149 del 2018) si richiedeva - in termini inversi, dal punto di vista probatorio - l'insussistenza di elementi tali da far ritenere attuali detti collegamenti.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Accanto a questa distinzione di fondo, singole previsioni stabilivano, quale ulteriore requisito per l'ammissione a specifici benefici (tra i quali il permesso premio), che i condannati avessero espiato un periodo minimo di pena più elevato dell'ordinario, a meno che non si trattasse di persone che avevano collaborato con la giustizia, secondo la nuova previsione dell'art. 58-ter ordin. penit., che lo stesso D.L. n. 152 del 1991, come convertito, aveva introdotto nella legge penitenziaria del 1975.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In questa prima fase, dunque, il trattamento di maggior rigore per i condannati per reati di criminalità organizzata veniva realizzato su due piani, fra loro complementari. Come spiega la sentenza n. 68 del 1995: da un lato "si stabiliva, quale presupposto generale per l'applicabilità di alcuni istituti di favore, la necessità di accertare (alla stregua di una graduazione probatoria differenziata a seconda delle "fasce" di condannati) l'assenza di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva; dall'altro, si postulava, attraverso l'introduzione o l'innalzamento dei livelli minimi di pena già espiata, un requisito specifico per l'ammissione ai singoli benefici, fondato sulla necessità di verificare per un tempo più adeguato l'effettivo percorso di risocializzazione di quanti si fossero macchiati di delitti iscrivibili nell'area della criminalità organizzata o eversiva. Requisito, a sua volta, dal quale il legislatore riteneva di poter prescindere in tutti i casi in cui fosse lo stesso condannato ad offrire prova dell'intervenuto distacco dal circuito criminale attraverso la propria condotta collaborativa".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Subito dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992, si produce un evidente mutamento di prospettiva, nettamente ispirato "a finalità di prevenzione generale e di tutela della sicurezza collettiva" (sentenza n. 306 del 1993).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'art. 15 del D.L. 8 giugno 1992, n. 306 (Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa), convertito, con modificazioni, nella L. 7 agosto 1992, n. 356, apporta decisive modifiche all'art. 4-bis della L. n. 354 del 1975. Per quel che più direttamente ora interessa, nei confronti dei condannati per i reati appartenenti alla prima "fascia", si stabilisce che l'assegnazione al lavoro all'esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione, ad eccezione della liberazione anticipata, possono essere concessi solo nei casi di collaborazione con la giustizia (fatte salve alcune ipotesi per le quali i benefici sono applicabili anche se la collaborazione offerta risulti oggettivamente impossibile o irrilevante e sempre che sussistano, in questi casi, elementi tali da escludere in maniera certa l'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Restano sullo sfondo i diversi parametri probatori, alla cui stregua condurre l'accertamento circa la permanenza, nel condannato che aspira ai benefici penitenziari, di legami con la criminalità organizzata; e acquisisce invece risalto esclusivo una condotta, quella della collaborazione con la giustizia, assunta come la sola idonea a dimostrare, per facta concludentia, l'intervenuta rescissione di quei collegamenti. Ancora la sentenza n. 68 del 1995: si passa "da un sistema fondato su di un regime di prova rafforzata per accertare l'inesistenza di una condizione negativa (assenza dei collegamenti con la criminalità organizzata), ad un modello che introduce una preclusione per certi condannati, rimuovibile soltanto attraverso una condotta qualificata (la collaborazione)".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Come mette in luce la sentenza n. 239 del 2014, la nuova disciplina poggia insomma sulla presunzione legislativa che la commissione di determinati delitti dimostri l'appartenenza dell'autore alla criminalità organizzata, o il suo collegamento con la stessa, e costituisca, quindi, un indice di pericolosità sociale incompatibile con l'ammissione del condannato ai benefici penitenziari extramurari. La scelta di collaborare con la giustizia viene correlativamente assunta come la sola idonea a rimuovere l'ostacolo alla concessione dei benefici indicati, in ragione della sua valenza "rescissoria" del legame con il sodalizio criminale. Si coniuga a ciò - assumendo, in fatto, un rilievo preminente - l'obiettivo di incentivare, per ragioni investigative e di politica criminale generale, la collaborazione con la giustizia dei soggetti appartenenti o "contigui" ad associazioni criminose, che appare come strumento essenziale per la lotta alla criminalità organizzata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per converso, la mancata collaborazione con la giustizia fonda la presunzione assoluta che i collegamenti con l'organizzazione criminale siano mantenuti ed attuali, ricavandosene la permanente pericolosità del condannato, con conseguente inaccessibilità ai benefici penitenziari normalmente disponibili agli altri detenuti.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Infine, recependo le indicazioni di questa Corte (sentenze n. 68 del 1995, n. 357 del 1994 e n. 306 del 1993), il comma 1-bis dell'art. 4-bis ordin. penit. estende la possibilità di accesso ai benefici ai casi in cui un'utile collaborazione con la giustizia risulti inesigibile, per la limitata partecipazione del condannato al fatto criminoso accertata nella sentenza di condanna, ovvero impossibile, per l'integrale accertamento dei fatti e delle responsabilità, operato con la sentenza irrevocabile; nonché ai casi in cui la collaborazione offerta dal condannato si riveli "oggettivamente irrilevante", sempre che, in questa evenienza, sia stata applicata al condannato taluna delle circostanze attenuanti di cui agli artt. 62, numero 6), 114 o 116 cod. pen. In tutte le ipotesi dianzi indicate occorre, peraltro, che "siano stati acquisiti elementi tali da escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          7.2.- La presunzione dell'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, così introdotta nell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. è assoluta, nel senso che non può essere superata da altro se non dalla collaborazione stessa. Quest'ultima, per i condannati per i delitti ricordati, è l'unico elemento che può consentire l'accesso ai benefici previsti dall'ordinamento penitenziario. È così introdotto un trattamento distinto rispetto a quello che vale per tutti gli altri detenuti.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In questi specifici termini deve essere precisata la precedente giurisprudenza di questa Corte, che ha sostenuto non potersi qualificare questa disciplina come ""costrizione" alla delazione", poiché spetta al detenuto adottare o meno quel comportamento (sentenza n. 39 del 1994).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A ben guardare, l'inaccessibilità ai benefici penitenziari, per il detenuto che non collabora, non è un vero automatismo, poiché è lo stesso detenuto, scegliendo di collaborare, a poter spezzare la consequenzialità della disposizione censurata. L'inaccessibilità ai benefici penitenziari è insomma una preclusione che non discende automaticamente dall'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. "ma deriva dalla scelta del condannato di non collaborare, pur essendo nelle condizioni di farlo" (sentenza n. 135 del 2003).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Purtuttavia, la presunzione della mancata rescissione dei collegamenti con la criminalità organizzata, che incombe sul detenuto non collaborante, è assoluta, perché non può essere superata da altro, se non dalla collaborazione stessa. E, come si chiarirà, è proprio questo carattere assoluto a risultare in contrasto con gli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          7.3.- Nella sentenza n. 306 del 1993, che questa Corte pronunciò a breve distanza dall'entrata in vigore della disciplina introdotta dal D.L. n. 306 del 1992, come convertito, si riconosce che il requisito della collaborazione, quale condizione per l'accesso ai benefici penitenziari, "è essenzialmente espressione di una scelta di politica criminale", adottata per finalità di prevenzione generale e di sicurezza collettiva.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sottolineando che la scelta legislativa costituiva risposta alla necessità di contrastare una criminalità organizzata "aggressiva e diffusa", la sentenza non condivide la tesi, sostenuta nella relazione alla legge di conversione del D.L. n. 306 del 1992, secondo cui la decisione di collaborare è la sola ad esprimere con certezza la "volontà di emenda" del condannato, sicché essa assumerebbe una valenza anche "penitenziaria", non estranea al principio della funzione rieducativa della pena ("è solo la scelta collaborativa ad esprimere con certezza quella volontà di emenda che l'intero ordinamento penale deve tendere a realizzare": così la relazione presentata in Senato in sede di conversione del D.L. n. 306 del 1992 - atto n. 328).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Su questo profilo, la sentenza sottolineò che l'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. non può essere presentato sotto le vesti di una disposizione di natura "penitenziaria", giacché la collaborazione con la giustizia non necessariamente è sintomo di credibile ravvedimento, così come il suo contrario (la mancata collaborazione) non può assurgere a insuperabile indice legale di mancato ravvedimento o "emenda", secondo una lettura "correzionalistica" della rieducazione: "non può non convenirsi con i giudici a quibus quando sostengono che la condotta di collaborazione ben può essere frutto di mere valutazioni utilitaristiche in vista dei vantaggi che la legge vi connette, e non anche segno di effettiva risocializzazione".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sono argomenti, questi ultimi, considerati, sia pur con riferimento a un diverso beneficio, dalla Corte EDU nella già ricordata sentenza Viola, nelle parti espressamente dedicate alla collaborazione con la giustizia, ove viene sottoposta a critica una disposizione che assume iuris et de iure la permanenza di collegamenti con associazioni criminali del non collaborante ed eleva aprioristicamente la collaborazione al rango di sintomo eloquente di abbandono della scelta di vita originaria, quando in realtà essa potrebbe essere dovuta a molte altre ragioni, non sempre commendevoli.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Quel che più conta, la sentenza n. 306 del 1993 - pur dichiarando, tra l'altro, non fondate le questioni allora sollevate sull'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit, in relazione all'art. 27, terzo comma, Cost. - osservò che inibire l'accesso ai benefici penitenziari ai condannati per determinati gravi reati, i quali non collaborino con la giustizia, comporta una "rilevante compressione" della finalità rieducativa della pena: "la tipizzazione per titoli di reato non appare consona ai principi di proporzione e di individualizzazione della pena che caratterizzano il trattamento penitenziario, mentre appare preoccupante la tendenza alla configurazione normativa di "tipi d'autore", per i quali la rieducazione non sarebbe possibile o potrebbe non essere perseguita" in caso di mancata collaborazione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          8.- Queste ultime valutazioni vanno sviluppate, e conducono oggi all'accoglimento delle questioni sollevate, nei termini che ora si chiariranno.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Non è la presunzione in sé stessa a risultare costituzionalmente illegittima. Non è infatti irragionevole presumere che il condannato che non collabora mantenga vivi i legami con l'organizzazione criminale di originaria appartenenza, purché si preveda che tale presunzione sia relativa e non già assoluta e quindi possa essere vinta da prova contraria.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Mentre una disciplina improntata al carattere relativo della presunzione si mantiene entro i limiti di una scelta legislativa costituzionalmente compatibile con gli obbiettivi di prevenzione speciale e con gli imperativi di risocializzazione insiti nella pena, non regge, invece, il confronto con gli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. - agli specifici e limitati fini della fattispecie in questione - una disciplina che assegni carattere assoluto alla presunzione di attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò sotto tre profili, distinti ma complementari.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In un primo senso, perché all'assolutezza della presunzione sono sottese esigenze investigative, di politica criminale e di sicurezza collettiva che incidono sull'ordinario svolgersi dell'esecuzione della pena, con conseguenze afflittive ulteriori a carico del detenuto non collaborante.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In un secondo senso, perché tale assolutezza impedisce di valutare il percorso carcerario del condannato, in contrasto con la funzione rieducativa della pena, intesa come recupero del reo alla vita sociale, ai sensi dell'art. 27, terzo comma, Cost.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In un terzo senso, perché l'assolutezza della presunzione si basa su una generalizzazione, che può essere invece contraddetta, a determinate e rigorose condizioni, dalla formulazione di allegazioni contrarie che ne smentiscono il presupposto, e che devono poter essere oggetto di specifica e individualizzante valutazione da parte della magistratura di sorveglianza.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          8.1.- Dal primo punto di vista, il congegno normativo inserito nell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. dal D.L. n. 306 del 1992, come convertito, è espressione di una trasparente opzione di politica investigativa e criminale. In quanto tale, essa immette nel percorso carcerario del condannato - attraverso il decisivo rilievo attribuito alla collaborazione con la giustizia anche dopo la condanna - elementi estranei ai caratteri tipici dell'esecuzione della pena.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La disposizione in esame, infatti, prefigura una sorta di scambio tra informazioni utili a fini investigativi e conseguente possibilità per il detenuto di accedere al normale percorso di trattamento penitenziario.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per i condannati per i reati elencati nella disposizione censurata, infatti, è costruita una disciplina speciale (sentenza n. 239 del 2014), ben diversa da quella prevista per la generalità degli altri detenuti.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Essi possono accedere ai benefici previsti dall'ordinamento penitenziario solo qualora collaborino con la giustizia, ai sensi dell'art. 58-ter ordin. penit. Se tale collaborazione non assicurino, ai benefici in questione non potranno accedere mai, neppure dopo aver scontato le frazioni di pena richieste quale ordinario presupposto per l'ammissione a ciascun singolo beneficio (previste per il permesso premio dall'art. 30-ter, comma 4, ordin. penit.). E se invece collaborino secondo le modalità contemplate dal citato art. 58-ter, a tali benefici potranno accedere senza dover previamente scontare la frazione di pena ordinariamente prevista, in forza della soluzione interpretativa già individuata, sia da questa Corte (sentenze n. 174 del 2018 e n. 504 del 1995), sia dalla giurisprudenza di legittimità (Corte di cassazione, sezione prima penale, sentenze 3 febbraio 2016, n. 37578 e 12 luglio 2006, n. 30434).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La disciplina in esame, quindi, a seconda della scelta compiuta dal soggetto, aggrava il trattamento carcerario del condannato non collaborante rispetto a quello previsto per i detenuti per reati non ostativi, oppure, al contrario, lo agevola, giacché, in presenza di collaborazione, introduce a favore del detenuto elementi premiali rispetto alla disciplina ordinaria.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ma, alla stregua dei principi di ragionevolezza, di proporzionalità della pena e della sua tendenziale funzione rieducativa, un conto è l'attribuzione di valenza premiale al comportamento di colui che, anche dopo la condanna, presti una collaborazione utile ed efficace, ben altro è l'inflizione di un trattamento peggiorativo al detenuto non collaborante, presunto iuris et de iure quale persona radicata nel crimine organizzato e perciò socialmente pericolosa.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il valore "premiale" della collaborazione - che rende immediatamente accessibili tutti i benefici, senza necessità di raggiungere le soglie di pena previste ordinariamente - si giustifica sia considerando che essa è ragionevole indice del presumibile abbandono dell'originario sodalizio criminale, sia in virtù della determinante utilità che ha mostrato sul piano del contrasto alle organizzazioni mafiose.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Del resto, nel più ampio contesto del comportamento intramurale, la collaborazione assume rilievo, oltre che come dimostrazione della rottura con il circuito criminale, anche ai fini della complessiva valutazione dell'iter rieducativo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Invece, alla luce degli artt. 3 e 27 Cost., l'assenza di collaborazione con la giustizia dopo la condanna non può tradursi in un aggravamento delle modalità di esecuzione della pena, in conseguenza del fatto che il detenuto esercita la facoltà di non prestare partecipazione attiva a una finalità di politica criminale e investigativa dello Stato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Come configurata dall'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit., la mancata collaborazione infligge ulteriori conseguenze negative, che non hanno diretta connessione con il reato commesso, ma derivano unicamente, appunto, dal rifiuto del detenuto di prestare la collaborazione in parola, nella sostanza aggravando le condizioni di esecuzione della pena già inflittagli al termine del processo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In disparte ogni considerazione - su cui insiste il rimettente - circa il rilievo del diritto al silenzio nella fase di esecuzione della pena (la giurisprudenza costituzionale ha affermato che esso è corollario essenziale dell'inviolabilità del diritto di difesa riconosciuto dall'art. 24 Cost. e "si esplica in ogni procedimento secondo le regole proprie di questo": sentenza n. 165 del 2008; ordinanze n. 282 del 2008 e n. 33 del 2002), questa Corte non può esimersi dal rilevare che l'attuale formulazione dell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit., anche in nome di prevalenti esigenze di carattere investigativo e di politica criminale, opera una deformante trasfigurazione della libertà di non collaborare ai sensi dell'art. 58-ter ordin. penit., che certo l'ordinamento penitenziario non può disconoscere ad alcun detenuto.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Garantita nel processo nella forma di vero e proprio diritto, espressione del principio nemo tenetur se detegere, la libertà di non collaborare, in fase d'esecuzione, si trasforma infatti - quale condizione per consentire al detenuto il possibile accesso all'ordinario regime dei benefici penitenziari - in un gravoso onere di collaborazione che non solo richiede la denuncia a carico di terzi (carceratus tenetur alios detegere), ma rischia altresì di determinare autoincriminazioni, anche per fatti non ancora giudicati.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò non risulta conforme agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          8.2.- In secondo luogo, contrasta con l'art. 27, terzo comma, Cost. la circostanza che la richiesta di ottenere il permesso premio debba essere in limine dichiarata inammissibile, senza che al magistrato di sorveglianza sia consentita una valutazione in concreto della condizione del detenuto.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il permesso premio, almeno per le pene medio-lunghe, rappresenta un peculiare istituto del complessivo programma di trattamento. Esso consente "al detenuto, a fini rieducativi, i primi spazi di libertà" (sentenza n. 188 del 1990), mostrando perciò una "funzione "pedagogico-propulsiva"" (sentenza n. 504 del 1995, poi sentenze n. 445 del 1997 e n. 257 del 2006), e permette l'osservazione da parte degli operatori penitenziari degli effetti sul condannato del temporaneo ritorno in libertà (sentenza n. 227 del 1995).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La giurisprudenza di questa Corte (in particolare sentenza n. 149 del 2018) ha del resto indicato come criterio costituzionalmente vincolante quello che richiede una valutazione individualizzata e caso per caso nella materia dei benefici penitenziari (in proposito anche sentenza n. 436 del 1999), sottolineando che essa è particolarmente importante al cospetto di presunzioni di maggiore pericolosità legate al titolo del reato commesso (sentenza n. 90 del 2017). Ove non sia consentito il ricorso a criteri individualizzanti, l'opzione repressiva finisce per relegare nell'ombra il profilo rieducativo (sentenza n. 257 del 2006), in contrasto con i principi di proporzionalità e individualizzazione della pena (sentenza n. 255 del 2006).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La presunzione assoluta in esame impedisce proprio tale verifica secondo criteri individualizzanti, non consentendo nemmeno - come sottolinea il Tribunale di sorveglianza di Perugia - di valutare le ragioni che hanno indotto il detenuto a mantenere il silenzio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In definitiva, l'inammissibilità in limine della richiesta del permesso premio può arrestare sul nascere il percorso risocializzante, frustrando la stessa volontà del detenuto di progredire su quella strada.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò non è consentito dall'art. 27, terzo comma, Cost.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          8.3.- In terzo luogo, la giurisprudenza di questa Corte sottolinea che "le presunzioni assolute, specie quando limitano un diritto fondamentale della persona, violano il principio di uguaglianza, se sono arbitrarie e irrazionali, cioè se non rispondono a dati di esperienza generalizzati, riassunti nella formula dell'id quod plerumque accidit" (sentenza n. 268 del 2016; in precedenza, sentenze n. 185 del 2015, n. 232, n. 213 e n. 57 del 2013, n. 291, n. 265, n. 139 del 2010, n. 41 del 1999 e n. 139 del 1982).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In particolare, l'irragionevolezza di una presunzione assoluta si coglie tutte le volte in cui sia possibile formulare ipotesi di accadimenti reali contrari alla generalizzazione posta a base della presunzione stessa.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nel presente caso, la generalizzazione che fonda la presunzione assoluta consiste in ciò: se il condannato per il delitto di associazione mafiosa e/o per delitti di "contesto mafioso" non collabora con la giustizia, la mancata collaborazione è indice (non superabile se non dalla collaborazione stessa) della circostanza per cui egli non ha spezzato i legami che lo tengono avvinto all'organizzazione criminale di riferimento.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sono ben note le ragioni di una tale generalizzazione. L'appartenenza ad una associazione di stampo mafioso implica un'adesione stabile ad un sodalizio criminoso, di norma fortemente radicato nel territorio, caratterizzato da una fitta rete di collegamenti personali, dotato di particolare forza intimidatrice e capace di protrarsi nel tempo (in materia cautelare, sentenze n. 48 del 2015, n. 213 del 2013, n. 57 del 2013, n. 164 e n. 231 del 2011; ordinanza n. 136 del 2017).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tali ragioni sono di notevolissima importanza e non si sono affatto affievolite in progresso di tempo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nonostante ciò, nella fase cautelare, in presenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all'art. 416-bis cod. pen., la presunzione di sussistenza di esigenze cautelari è relativa, perché può essere vinta dall'acquisizione di elementi dai quali risulti che tali esigenze non sussistono (art. 275, comma 3, cod. proc. pen.).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Se tali esigenze tuttavia sussistono, esse si presumono - con presunzione questa volta iuris et de iure - non fronteggiabili con misure diverse dalla custodia in carcere (sentenza n. 265 del 2010, ordinanza n. 136 del 2017), non solo per le peculiari connotazioni del sodalizio criminale, ma anche perché la valutazione è svolta quasi nell'immediatezza del fatto o, comunque, in un momento non lontano dalla sua supposta commissione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nella fase di esecuzione della pena, assume invece ruolo centrale il trascorrere del tempo, che può comportare trasformazioni rilevanti, sia della personalità del detenuto, sia del contesto esterno al carcere, ed è questa situazione che induce a riconoscere carattere relativo alla presunzione di pericolosità posta a base del divieto di concessione del permesso premio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È certo possibile che il vincolo associativo permanga inalterato anche a distanza di tempo, per le ricordate caratteristiche del sodalizio criminale in questione, finché il soggetto non compia una scelta di radicale distacco, quale quella che - in particolare, ma non esclusivamente, secondo la ratio stessa di questa pronuncia - è espressa dalla collaborazione con la giustizia. Peraltro, per i casi di dimostrati persistenti legami del detenuto con il sodalizio criminale originario, l'ordinamento penitenziario appresta l'apposito regime di cui all'art. 41-bis, che non è ovviamente qui in discussione e la cui applicazione ai singoli detenuti presuppone proprio l'attualità dei loro collegamenti con organizzazioni criminali (sentenze n. 186 del 2018 e n. 122 del 2017).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ma, in disparte simili vicende, il decorso del tempo della esecuzione della pena esige una valutazione in concreto, che consideri l'evoluzione della personalità del detenuto. Ciò in forza dell'art. 27 Cost., che in sede di esecuzione è parametro costituzionale di riferimento (a differenza di quanto accade in sede cautelare: ordinanza n. 532 del 2002).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Inoltre, una valutazione individualizzata e attualizzata non può che estendersi al contesto esterno al carcere, nel quale si prospetti la possibilità di un, sia pur breve e momentaneo, reinserimento dello stesso detenuto, potendosi ipotizzare che l'associazione criminale di originario riferimento, ad esempio, non esista più, perché interamente sgominata o per naturale estinzione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con assorbimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte di cassazione (miranti a distinguere tra la posizione dell'affiliato e quella del condannato per reati di "contesto mafioso"), ne deriva perciò, in lesione dell'art. 3 Cost., l'irragionevolezza - nonché, anche sotto questo profilo, il contrasto con la funzione rieducativa della pena - di una presunzione assoluta di pericolosità sociale che, a prescindere da qualsiasi valutazione in concreto, presupponga l'immutabilità, sia della personalità del condannato, sia del contesto esterno di riferimento.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          9.- Nel caso di specie, però, trattandosi del reato di affiliazione a una associazione mafiosa (e dei reati a questa collegati), caratterizzato dalle specifiche connotazioni criminologiche prima descritte, la valutazione in concreto di accadimenti idonei a superare la presunzione dell'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata - da parte di tutte le autorità coinvolte, e in primo luogo ad opera del magistrato di sorveglianza - deve rispondere a criteri di particolare rigore, proporzionati alla forza del vincolo imposto dal sodalizio criminale del quale si esige l'abbandono definitivo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò giustifica che la presunzione di pericolosità sociale del detenuto che non collabora, pur non più assoluta, sia superabile non certo in virtù della sola regolare condotta carceraria o della mera partecipazione al percorso rieducativo, e nemmeno in ragione di una soltanto dichiarata dissociazione, ma soprattutto in forza dell'acquisizione di altri, congrui e specifici elementi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Quali siano questi elementi, è la stessa evoluzione del medesimo art. 4-bis ordin. penit. a mostrare con evidenza.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Come si è già detto (supra, punto 7.1 del Considerato in diritto), prima dell'introduzione del decisivo requisito della collaborazione con la giustizia, l'art. 1 del D.L. n. 152 del 1991, come convertito, già stabiliva, per i reati della "prima fascia" (comprendenti l'associazione di tipo mafioso, i relativi "delitti-satellite", il sequestro di persona a scopo di estorsione e l'associazione finalizzata al narcotraffico), che l'accesso a taluni benefici previsti dall'ordinamento penitenziario fosse possibile alla stregua di un parametro probatorio particolarmente elevato, cioè solo se fossero stati acquisiti "elementi tali da escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Era quindi disegnato, per questi reati, un sistema fondato su di "un regime di prova rafforzata per accertare l'inesistenza di una condizione negativa" (sentenza n. 68 del 1995).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Di un tale regime, anche la versione attualmente vigente dell'art. 4-bis, ordin. penit. mantiene traccia testuale, al comma 1-bis. Infatti, come pure si è detto (supra, punto 7.1 del Considerato in diritto), tale comma estende la possibilità di accesso ai benefici penitenziari ai casi in cui un'utile collaborazione con la giustizia risulti inesigibile, impossibile od "oggettivamente irrilevante", sempre che, in questa evenienza, sia stata applicata al condannato taluna delle circostanze attenuanti di cui agli artt. 62, numero 6), 114 o 116 cod. pen. Ma, ancora, per tutte le ipotesi appena indicate occorre che "siano stati acquisiti elementi tali da escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'acquisizione di simili elementi appartiene, come si vede, alla stessa logica cui è improntato l'art. 4-bis ordin. penit. e consente alla magistratura di sorveglianza, attraverso un efficace collegamento con tutte le autorità competenti in materia, di svolgere d'ufficio una seria verifica non solo sulla condotta carceraria del condannato nel corso dell'espiazione della pena, ma altresì sul contesto sociale esterno in cui il detenuto sarebbe autorizzato a rientrare, sia pure temporaneamente ed episodicamente (ordinanza n. 271 del 1992).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In particolare, l'art. 4-bis, comma 2, ordin. penit., prevede che, ai fini della concessione dei benefici di cui al comma 1 (perciò, anche del permesso premio), la magistratura di sorveglianza decide non solo sulla base delle relazioni della pertinente autorità penitenziaria ma, altresì, delle dettagliate informazioni acquisite per il tramite del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica competente.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È fondamentale aggiungere che, ai sensi del comma 3-bis del medesimo art. 4-bis, tutti i benefici in questione, compreso il permesso premio, "non possono essere concessi" (ferma restando l'autonomia valutativa del magistrato di sorveglianza: ex multis, Corte di cassazione, sezione prima penale, sentenza 5 dicembre 2016, n. 51878) quando il Procuratore nazionale antimafia (oggi anche antiterrorismo) o il Procuratore distrettuale comunica, d'iniziativa o su segnalazione del competente comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In tale contesto, l'acquisizione di stringenti informazioni in merito all'eventuale attualità di collegamenti con la criminalità organizzata (a partire da quelli di natura economico-patrimoniale) non solo è criterio già rinvenibile nell'ordinamento (sentenze n. 40 del 2019 e n. 222 del 2018) - nel caso di specie, nella stessa disposizione di cui è questione di legittimità costituzionale (sentenza n. 236 del 2016) - ma è soprattutto criterio costituzionalmente necessario (sentenza n. 242 del 2019) per sostituire in parte qua la presunzione assoluta caducata, alla stregua dell'esigenza di prevenzione della "commissione di nuovi reati" (sentenze n. 211 del 2018 e n. 177 del 2009) sottesa ad ogni previsione di limiti all'ottenimento di benefici penitenziari (sentenza n. 174 del 2018).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'acquisizione in parola è, d'altra parte, fattore imprescindibile, ma non sufficiente.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il regime probatorio rafforzato, qui richiesto, deve altresì estendersi all'acquisizione di elementi che escludono non solo la permanenza di collegamenti con la criminalità organizzata, ma altresì il pericolo di un loro ripristino, tenuto conto delle concrete circostanze personali e ambientali. Si tratta, del resto, di aspetto logicamente collegato al precedente, del quale condivide il carattere necessario alla luce della Costituzione, al fine di evitare che il già richiamato interesse alla prevenzione della commissione di nuovi reati, tutelato dallo stesso art. 4-bis ordin. penit., finisca per essere vanificato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Di entrambi tali elementi - esclusione sia dell'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata che del pericolo di un loro rispristino - grava sullo stesso condannato che richiede il beneficio l'onere di fare specifica allegazione (come stabilisce la costante giurisprudenza di legittimità maturata sul comma 1-bis dell'art. 4-bis, ordin. penit., in tema di collaborazione impossibile o inesigibile: ex plurimis, Corte di cassazione, sezione prima penale, sentenze 13 agosto 2019, n. 36057, 8 luglio 2019, n. 29869 e 12 ottobre 2017, n. 47044).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La magistratura di sorveglianza deciderà, sia sulla base di tali elementi, sia delle specifiche informazioni necessariamente ricevute in materia dalle autorità competenti, prima ricordate; con la precisazione che - fermo restando l'essenziale rilievo della dettagliata e motivata segnalazione del Procuratore nazionale antimafia o del Procuratore distrettuale (art. 4-bis, comma 3-bis, ordin penit.) - se le informazioni pervenute dal comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica depongono in senso negativo, incombe sullo stesso detenuto non il solo onere di allegazione degli elementi a favore, ma anche quello di fornire veri e propri elementi di prova a sostegno (in tal senso, già Corte di cassazione, sezione prima penale, sentenza 12 maggio 1992, n. 1639).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          10.- Va pertanto dichiarata, per violazione degli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost., l'illegittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. nella parte in cui non prevede che - ai detenuti per i delitti di cui all'art. 416-bis cod. pen., e per quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni in esso previste - possano essere concessi permessi premio anche in assenza di collaborazione con la giustizia a norma dell'art. 58-ter del medesimo ordin. penit., allorché siano stati acquisiti elementi tali da escludere, sia l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, sia il pericolo del ripristino di tali collegamenti.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          11.- Con la presente sentenza, in relazione ai reati indicati, è perciò sottratta all'applicazione del meccanismo "ostativo" previsto dall'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. la disciplina relativa alla concessione del beneficio del permesso premio, di cui all'art. 30-ter del medesimo ordin. penit.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò è conforme al perimetro delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dai giudici a quibus, nonché alla connotazione peculiare del permesso premio, che lo distingue dagli altri benefici pure elencati nella disposizione censurata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          12.- Come si è chiarito, le due ordinanze di rimessione hanno portato all'attenzione di questa Corte i reati di criminalità organizzata di stampo mafioso, cioè quelli che hanno costituito parte del nucleo originario della previsione censurata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ma, come pure si è accennato (supra, punto 7.1 del Considerato in diritto), l'assetto delineato dai provvedimenti dei primi anni Novanta del secolo scorso è stato progressivamente modificato, nel tempo, da una serie di riforme, che, da un lato, hanno mutato l'architettura complessiva dell'art. 4-bis ordin. penit. e, dall'altro, ne hanno ampliato progressivamente l'ambito di operatività, con l'innesto di numerose altre fattispecie criminose nella lista dei reati "ostativi".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In virtù di varie scelte di politica criminale, non sempre tra loro coordinate, accomunate da finalità di prevenzione generale e da una volontà di inasprimento del trattamento penitenziario, in risposta ai diversi fenomeni criminali di volta in volta emergenti, l'art. 4-bis ordin. penit. ha così progressivamente allargato i propri confini, finendo per contenere, attualmente, una disciplina speciale relativa, ormai, a un "complesso, eterogeneo e stratificato elenco di reati" (sentenze n. 188 del 2019, n. 32 del 2016, n. 239 del 2014). E il comma 1 della disposizione, in particolare, presume l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata dei condannati per questo ampio elenco di reati, disegnando per tutti costoro un particolare regime carcerario, che non consente in radice l'accesso ai benefici penitenziari in assenza di collaborazione con la giustizia.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Peraltro, nella disposizione in esame, accanto ai reati tipicamente espressivi di forme di criminalità organizzata, compaiono ora, tra gli altri, anche reati che non hanno necessariamente a che fare con tale criminalità, ovvero che hanno natura mono-soggettiva: infatti, nel comma 1 dell'art. 4-bis, figurano i reati di prostituzione minorile e pornografia minorile, di violenza sessuale di gruppo (art. 3 del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, recante "Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori", convertito, con modificazioni, nella L. 23 aprile 2009, n. 38), di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina (D.L. 18 febbraio 2015, n. 7, recante "Misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale, nonché proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle Organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione", convertito, con modificazioni, nella L. 17 aprile 2015, n. 43) e, da ultimo, anche quasi tutti i reati contro la pubblica amministrazione (L. 9 gennaio 2019, n. 3, recante "Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici").
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In questo contesto, l'intervento parzialmente ablatorio realizzato sui reati di criminalità organizzata di matrice mafiosa deve riflettersi sulle condizioni predisposte dal primo comma della norma censurata, in vista dell'accesso al permesso premio dei condannati per tutti gli altri reati di cui all'elenco.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Se così non fosse, deriverebbe dalla presente sentenza la creazione di una paradossale disparità, a tutto danno dei detenuti per reati rispetto ai quali possono essere privi di giustificazione sia il requisito (ai fini dell'accesso ai benefici penitenziari) di una collaborazione con la giustizia, sia la dimostrazione dell'assenza di legami con un, inesistente, sodalizio criminale di originaria appartenenza.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ed anzi, la mancata estensione a tutti i reati previsti dal primo comma dell'art. 4-bis, ordin. penit. dell'intervento compiuto dalla presente sentenza sui reati di associazione mafiosa e di "contesto mafioso" finirebbe per compromettere la stessa coerenza intrinseca dell'intera disciplina di risulta.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In definitiva, i profili di illegittimità costituzionale relativi al carattere assoluto della presunzione attingono tanto la disciplina, in questa sede censurata, applicabile ai detenuti per i delitti di cui all'art. 416-bis cod. pen., e per quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni in esso previste, quanto l'identica disciplina dettata dallo stesso art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. per i detenuti per gli altri delitti in esso contemplati.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Visto l'art. 27 della L. 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), va perciò dichiarata in via consequenziale l'illegittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, della L. n. 354 del 1975, nella parte in cui non prevede che ai detenuti per i delitti ivi contemplati, diversi da quelli di cui all'art. 416-bis cod. pen. e da quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni in esso previste, possano essere concessi permessi premio anche in assenza di collaborazione con la giustizia a norma dell'art. 58-ter del medesimo ordin. penit., allorché siano stati acquisiti elementi tali da escludere, sia l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, sia il pericolo del ripristino di tali collegamenti.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          P.Q.M.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          LA CORTE COSTITUZIONALE
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          riuniti i giudizi,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, della L. 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui non prevede che, ai detenuti per i delitti di cui all'art. 416-bis del codice penale e per quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni in esso previste, possano essere concessi permessi premio anche in assenza di collaborazione con la giustizia a norma dell'art. 58-ter del medesimo ordin. penit., allorché siano stati acquisiti elementi tali da escludere, sia l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, sia il pericolo del ripristino di tali collegamenti;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2) dichiara, in via consequenziale, ai sensi dell'art. 27 della L. 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l'illegittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, della L. n. 354 del 1975, nella parte in cui non prevede che ai detenuti per i delitti ivi contemplati, diversi da quelli di cui all'art. 416-bis cod. pen. e da quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni in esso previste, possano essere concessi permessi premio anche in assenza di collaborazione con la giustizia a norma dell'art. 58-ter del medesimo ordin. penit., allorché siano stati acquisiti elementi tali da escludere, sia l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, sia il pericolo del ripristino di tali collegamenti&amp;gt;&amp;gt;.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con la sentenza n. 253 del 2019, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 4-bis, comma 1, della legge n. 354 del 1975 (“Norme sull’ordinamento penitenziario”), «nella parte in cui non prevede che, ai detenuti per i delitti di cui all’art. 416-bis del codice penale e per quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni in esso previste, possano essere concessi permessi premio anche in assenza di collaborazione con la giustizia a norma dell’art. 58-ter del medesimo ordin. penit., allorché siano stati acquisiti elementi tali da escludere, sia l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, sia il pericolo del ripristino di tali collegamenti»
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sat, 29 Feb 2020 17:52:41 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/reati-ostativi-e-permessi-premio-ai-condannati-per-reati-ostativi-la-consulta-dichiara-l-illegittimita-del-divieto</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Messaggi whatsapp e stalking; quali conseguenze per i genitori dello stalker minorenne?</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/stalking-atti-persecutori-del-minorenne-la-responsabilita-dei-genitori</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Rischiano di essere sottoposti al monitoraggio dei servizi sociali i genitori che non impediscono ai figli l'illecito utilizzo di "Whatsapp".
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           Con il termine inglese "stalking" si indicano una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo, detto stalker, che affliggono un'altra persona, perseguitandola, generandole stati di paura e ansia, arrivando persino a compromettere lo svolgimento della normale vita quotidiana.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Una recentissima sentenza si è occupata del caso di un minore che, tramite ripetuti messaggi whatsapp, compiva atti persecutori verso una sua coetanea.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il Giudice ha ritenuto  sussistente la colpa del genitore per non avere adeguatamente vigilato sul figlio e perciò ha disposto che i servizi sociali svolgessero un' attività di monitoraggio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si riporta la sentenza del Tribunale di Caltanissetta del 8 ottobre 2019.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          &amp;lt;&amp;lt;
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Il ragazzo in concorso con altri minori, per motivi abbietti e futili, profittando di 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la privata difesa, con condotte reiterate e 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            utilizzando il sistema di messaggistica istantaneo whatsapp, molestava la minore [omissis], in modo tale da 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            cagionare alla predetta un perdurante e grave stato di ansia e di paura, costringendola a modificare le proprie 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            abitudini di vita, per il fondato timore per l’incolumità propria e dei propri cari;
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           il minore, ascoltato all’udienza 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           del [omissis], manifestava il proprio dispiacere e pentimento in ordine ai fatti che hanno dato luogo 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           all’apertura del presente procedimento, rappresentando la volontà di non commettere più errori simili; il 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           giovane riferiva poi di non aver mai conosciuto il proprio padre e di avere un buon rapporto con la madre 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dalla quale è accudito; la madre del minore, ascoltata alla medesima udienza, si mostrava consapevole in 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ordine alla gravità della condotta posta in essere dal figlio e in relazione all’importanza del dovere di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           educazione e vigilanza verso il minore; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Rilevato, in diritto, che
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          per quanto concerne l’uso anomalo da parte del minore di strumenti di comunicazione telematica si deve anzitutto dare atto che oggi è sempre più frequente l'utilizzo da parte dei minori di internet e in generale degli strumenti di comunicazione telematica, al fine di acquisire notizie e di esprimere le proprie opinioni; i pericoli per gli stessi minori derivanti dall’anomalo utilizzo dei suddetti mezzi pone la necessità di una adeguata formazione di questi ultimi all’utilizzo della rete telematica; senza dubbio l’impiego di tali mezzi consente l’esercizio di un diritto di libertà, ossia del diritto di ricevere e comunicare informazioni e idee: in particolare il diritto all’informazione e alla comunicazione, riconducibile alla libertà di espressione ai sensi del primo comma dell’art. 10 della Convenzione di Roma del 1950, costituisce un interesse fondamentale della persona umana; la libertà di espressione, al livello sovranazionale, è altresì tutelata dall’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 7 dicembre del 2000; nella Costituzione la libertà di comunicazione trova poi garanzia e riconosciment
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           o nell’art. 21 che sancisce
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           il diritto di ogni persona di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, con lo scritto e con ogni altro mezzo di diffusione; il suddetto diritto trova tuttavia un limite nella tutela della dignità della persona specie se minore di età: i minori sono infatti soggetti deboli e, in quanto tali, necessitano di apposita tutela, non avendo ancora raggiunto un’adeguata maturità ed essendo ancora in corso il processo relativo alla loro formazione; a questo proposito la Suprema Corte (cfr. Cass. civ., sez. III, 5 settembre 2006, n. 19069) ha affermato la necessità di tutela del minore nell’ambito del mondo della comunicazione, facendo riferimento in particolare all’art. 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York il 20 novembre 1989, che sancisce il diritto di ogni minore a non subire interferenze arbitrarie o illegali con riferimento alla vita privata, alla sua corrispondenza o al suo domicilio; è altresì riconosciuto il diritto del minore a non subire lesioni alla sua reputazione e al suo onore;
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          l’art. 3 della medesima Convenzione prevede che in ogni procedimento davanti al giudice che coinvolga un minore, l’interesse superiore di quest’ultimo deve essere senz’altro considerato preminente. Tale preminenza ha quindi luogo anche nel giudizio di bilanciamento con eventuali e diversi valori costituzionali, quali il diritto all’informazione e la libertà di espressione degli altri individui; inoltre, è bene anche ricordare che l’art. 17 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo attribuisce agli Stati parti il dovere di riconoscere l’importanza della funzione esercitata dai mass-media, in quanto mezzi idonei a garantire una sana crescita e una corretta formazione del minore stesso; i pericoli ai quali il minore è esposto nell'uso della rete telematica rendono quindi necessaria una tutela degli stessi, indipendentemente poi dalle competenze digitali da loro maturate;
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           è bene porre in evidenza che gli obblighi inerenti la responsabilità genitoriale impongono non solo il dovere di impartire al minore una adeguata educazione all’utilizzo dei mezzi di comunicazione ma anche di compiere un’attività vigilanza sul minore per quanto concerne il suddetto utilizzo;
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          l’educazione si pone, infatti, in funzione strumentale rispetto alla tutela dei minori al fine di prevenire che questi ultimi siano vittime dell'abuso di internet da parte di terzi. L’educazione deve essere, inoltre, finalizzata a evitare che i minori cagionino danni a terzi o a sé stessi mediante gli strumenti di comunicazione telematica; sotto tale profilo si deve osservare che l’anomalo utilizzo da parte del minore dei mezzi offerti dalla moderna tecnologia tale da lederne la dignità cagionando un serio pericolo per il sano sviluppo psicofisico dello stesso, può essere sintomatico di una scarsa educazione e vigilanza da parte dei genitori; i genitori sono tenuti non solo ad impartire ai propri figli minori un'educazione consona alle proprie condizioni socio-economiche, ma anche ad adempiere a quell'attività di verifica e controllo sulla effettiva acquisizione di quei valori da parte del minore; riguardo all’uso della rete telematica l’adempimento del dovere di vigilanza dei genitori è, inoltre, strettamente connesso all'estrema pericolosità di quel sistema e di quella potenziale esondazione incontrollabile dei contenuti; al riguardo la giurisprudenza di merito ha affermato che il dovere di vigilanza dei genitori deve sostanziarsi in una limitazione sia quantitativa che qualitativa di quell'accesso, al fine di evitare che quel potente mezzo fortemente relazionale e divulgativo possa essere utilizzato in modo non adeguato da parte dei minori (cfr.
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Trib. Teramo,16 gennaio 2012, ove si affronta la questione relativa alla responsabilità civile dei genitori ai sensi dell’art. 2048 c.c. nell’ipotesi di danno cagionato dal minore attraverso Facebook
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ); considerata, nel caso concreto, l’anomala condotta posta in essere dal minore, avuto riguardo anche alla pericolosità del mezzo utilizzato,
          &#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           appare opportuno svolgere un’attività di monitoraggio e supporto del giovane e della madre di quest’ultimo anche al fine di verificare le capacità educative e di vigilanza della stessa; ritenuto necessario conferire incarico al Servizio Sociale competente sul territorio di [OMISSIS] per il compimento un’attività di monitoraggio e supporto del giovane e della madre di quest’ultimo anche al fine di verificare le capacità educative e di vigilanza della stessa
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          ; visto il parere del P.M.M.,
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          P.Q.M. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          visto l’art. 25 R.D.L. n. 1404/34, nel procedimento [omissis], incarica il Servizio Sociale competente sul territorio di [omissis] per il compimento un’attività di monitoraggio e supporto del giovane e della madre di quest’ultimo anche al fine di verificare le capacità educative e di vigilanza della stessa. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sat, 18 Jan 2020 12:01:54 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/stalking-atti-persecutori-del-minorenne-la-responsabilita-dei-genitori</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Il comparaggio e gli integratori alimentari.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/il-comparaggio-e-gli-integratori-alimentari</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
          La Cassazione, con una recente sentenza del 19/04/2018,  ha escluso il reato di comparaggio quando  la prescrizione medica ha per oggetto gli integratori alimentari.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ebbene il "comparaggio" è una pratica per cui l'operatore sanitario (
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           medico, farmacista) accetta denaro, premi, regali, viaggi, in cambio della prescrizione di specifici farmaci o strumenti diagnostici, a discapito di altri prodotti, oppure quando  non esiste un effettivo bisogno di ricorrere a tali prescrizioni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           SI tratta di una pratica vietata dalla legge; l
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           'art. 170 RD 27/07/1934, n. 1265 prevede che i
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           l medico o il veterinario che ricevano, per sé o per altri, denaro o altra utilità ovvero ne accettino la promessa, allo scopo di agevolare, con prescrizioni mediche o in qualsiasi altro modo, la diffusione di specialità medicinali o di ogni altro prodotto a uso farmaceutico, sono puniti con l'arresto fino a un anno e con l'ammenda da lire 400.000 (231) a 1.000.000. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Se il fatto violi pure altre disposizioni di legge, si applicano le relative sanzioni secondo le norme sul concorso dei reati. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La condanna importa la sospensione dall'esercizio della professione per un periodo di tempo pari alla durata della pena inflitta. (232)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La Cassazione si è occupato del caso di un 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           amministratore di una società farmaceutica che aveva diffuso dei prodotti ad uso farmaceutico, incentivando le prescrizioni 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           tramite la consegna di buoni carburanti ad alcuni medici convenzionati, i quali provvedevano a prescrivere dei parafarmaci ai propri pazienti venivano contestati i reati previsti dagli
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            artt.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            81, 110, 319, 320 e 321 c.p. -R.D. 27 luglio 1934, n. 1265,
            &#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             artt. 170 e 172
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           ; inoltre l'amministratore aveva
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            organizzato sponsorizzazioni elettorali e provveduto al pagamento di cene e/o incontri in favore di un medico di base convenzionato con il S.S.N. e direttore di un Centro sanitario convenzionato, nonchè candidato alle lezioni comunali dell'anno 2012, ed assunto presso la propria società la moglie del medico, il quale riceveva tali utilità per compiere atti contrari ai propri doveri d'ufficio, quale la prescrizione dei parafarmaci prodotti dalla società; infine aveva
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            corrisposto varie somme di denaro, nell'ordine di qualche migliaia di Euro, in favore di  di un primario di pediatria presso l'ospedale (OMISSIS), ed assunto come informatore farmaceutico presso la propria società  il figlio del primario; Ce.Am. riceveva tali utilità per compiere atti contrari ai propri doveri d'ufficio, quale la prescrizione dei parafarmaci prodotti dalla società su indicata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La sentenza ritiene non configurabile l'artt. 170 e 172 se la prescrizione riguarda gli integratori alimentari.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
             &amp;lt;&amp;lt;E' invece fondato il settimo motivo di ricorso; il reato di comparaggio, si sostiene, non sarebbe configurabile perché nella specie le prescrizioni non avevano ad oggetto "specialità medicinali o altro prodotto ad uso farmaceutico" ma semplici integratori alimentari.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            Il R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, art. 170 punisce "Il medico o il veterinario che ricevano, per sè o per altri, denaro o altra utilità ovvero ne accettino la promessa, allo scopo di agevolare, con prescrizioni mediche o in qualsiasi altro modo, la diffusione di specialità medicinali o di ogni altro prodotto a uso farmaceutico".
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            L'art. 172 dello stesso R.D. stabilisce che "Le pene stabilite nell'art. 170 e art. 171, commi 1 e 2, si applicano anche a carico di chiunque dà o promette al sanitario o al farmacista denaro o altra utilità".
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            Nel quadro dell'attività di informazione e presentazione dei medicinali svolta presso medici o farmacisti è vietato dunque all'informatore di concedere, offrire o promettere premi, vantaggi pecuniari o in natura, se non di valore trascurabile, nonchè al medico e al farmacista di sollecitare o accettare alcun incentivo di questo tipo: la violazione di questo divieto integra la contravvenzione del D.Lgs. 24 aprile 2006, n. 219, art. 123.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            Per contro, la promessa o la dazione di denaro o altra utilità al sanitario o al farmacista, eseguite pure nel medesimo contesto informativo, e però "allo scopo di agevolare la diffusione di specialità medicinali o di ogni altro prodotto a uso farmaceutico", integrano la diversa e autonoma fattispeci contravvenzionale di "comparaggio" di cui al R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, artt. 170 e 172, modif. dal D.Lgs. n. 541 del 1992, art. 16, reato anch'esso plurioffensivo, ma connotato altresì dalla previsione dell'indicato dolo specifico.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            La norma fa riferimento, quanto al dolo, alla diffusione di specialità medicinali o di ogni altro prodotto ad uso farmaceutico.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            Nella letteratura per farmaco si intende qualsiasi sostanza, inorganica od organica, naturale o sintetica, capace di produrre in un organismo vivente modificazioni funzionali, utili o dannose, mediante un'azione chimica, fisico-chimica o fisica. Quando l'impiego di un farmaco è volto a ricondurre alla norma una funzione patologicamente alterata o a favorire i processi riparativi di una lesione si può anche usare il termine medicamento. La produzione e il commercio dei farmaci sono, nell'interesse pubblico, soggetti a particolari limitazioni.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            Si definisce, genericamente, medicinale, ogni sostanza o composizione presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane o animali, nonchè ogni sostanza e composizione da somministrare all'Uomo o all'animale allo scopo di stabilire una diagnosi medica o di ripristinare, correggere o modificare funzioni organiche.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            Per specialità medicinale si intende invece una forma farmaceutica preconfezionata, prodotta industrialmente ed autorizzata sulla base di una documentazione contenente i risultati sperimentali chimici, biologici, farmaceutici, farmaco-tossicologici e clinici relativi al farmaco che viene immesso in commercio con una denominazione speciale. Non rientrano nella nozione di specialità i medicinali preparati nella farmacia ospedaliera destinati all'impiego nell'ospedale e quelli preparati in farmacia in base a prescrizioni mediche o alle indicazioni della farmacopea ufficiale; non sono specialità medicinali i preparati galenici magistrali, ossia farmaci preparati direttamente dal farmacista in base a prescrizioni mediche o alle indicazioni riportate nella farmacopea ufficiale.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            Diversamente, si definiscono integratori alimentari quei prodotti alimentari specifici, assunti nella regolare alimentazione, volti a favorire l'assunzione di determinati principi nutritivi.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            In Europa, la normativa di riferimento è la Direttiva 2002/46/CE, attuata in Italia con il D.Lgs. 21 maggio 2004, n. 169.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            In questa normativa, gli integratori alimentari sono definiti precisamente come: "prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate".
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            Per le loro proprietà nutrizionali, vanno assunti entro limiti di sicurezza (upper safe level: UL), tenendo conto delle RDA (recommended dietary allowances).
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            E' consolidata l'affermazione secondo cui gli integratori alimentari sono prodotti alimentari e come tali: a) non possono vantare proprietà terapeutiche nè capacità di prevenzione e cura di malattie (etichettatura, presentazione e pubblicità); b) sono soggetti alle norme in materia di sicurezza alimentare.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            Al fine di garantire la sicurezza dei prodotti e la corretta informazione ai consumatori, l'immissione in commercio di un integratore alimentare deve essere preceduta dalla comunicazione (notifica) al Ministero della Salute, che ne valuta la conformità alla normativa in vigore. Gli integratori alimentari che superano tale procedura di verifica sono inclusi in un Registro con uno specifico codice che può essere riportato in etichetta.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            Dunque, un integratore non è un farmaco, non una specialità medicinale e non può essere considerato un prodotto ad uso farmaceutico; ne deriva che il ricorrente non corrispose denaro e/o altra utilità allo scopo di agevolare la diffusione di specialità medicinali o di ogni altro prodotto a uso farmaceutico.&amp;gt;&amp;gt;
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;br/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sun, 05 Jan 2020 10:47:40 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/il-comparaggio-e-gli-integratori-alimentari</guid>
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    </item>
    <item>
      <title>Diffamazione della persona estranea alle indagini.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/diffamazione-pubblicazione-di-intercettazione-di-persona-estranea-alle-indagini</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il Tribunale civile di Milano, con la sentenza in commento  ripercorre gli orientamenti in materia.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nel caso di pubblicazione a mezzo stampa di un atto riproduttivo del contenuto di intercettazioni telefoniche non più coperte da segreto investigativo, relative a persona non coinvolta nelle indagini come parte e potenzialmente lesive del suo onore, della sua reputazione, della sua riservatezza o di altri suoi interessi primari, non è automaticamente necessario che il diritto di cronaca giudiziaria avvenga mediante l'omissione di qualsiasi riferimento a detta persona o espungendo i fatti che riguardano il terzo estraneo, dovendosi sempre accertare in concreto l'esistenza dell'interesse pubblico alla conoscenza del fatto, che sussiste qualora sia rilevante per assicurare il controllo dell'opinione pubblica sulla vicenda.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'attore lamenta di essere stato citato sul quotidiano "IL RESTO DEL CARLINO PESARO" come coimputato nel processo penale RG n. 1856/2005 piuttosto che come persona offesa, quale di fatto era. È quindi indubbio che difetti il requisito della verità dei fatti e, conseguentemente, anche quello della continenza sostanziale, che a sua volta si riflette sull'interesse pubblico alla lettura di una notizia che non offra una versione distorta e fuorviante dei fatti. Quanto invece all'elemento soggettivo del reato di cui all'art. 595 c.p., "è necessario e sufficiente che ricorra il cd. dolo generico, anche nelle forme del dolo eventuale, cioè la consapevolezza di offendere l'onore e la reputazione altrui, la quale si può desumere dalla intrinseca consistenza diffamatoria delle espressioni usate" (Cass. civ. sez. III n.26964 del 20/12/2007, n.25420 del 26/10/2017). Nel caso in esame, non risulta l'uso di "espressioni o parole socialmente interpretabili come offensive" (Cass. pen. sez. V n.7715 del 04/11/2014) nei confronti di parte attrice, che infatti non se ne duole, sicché deve escludersi la sussistenza del dolo, trattandosi molto più probabilmente di un refuso della testata giornalistica, la quale peraltro ha pubblicato una rettifica ammettendo l'errore commesso.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'attribuzione dei fatti a parte convenuta deve pertanto essere limitata al piano della responsabilità civile.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con riferimento alla richiesta di risarcimento dei danni, patrimoniali e non, si osserva quanto segue.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Anzitutto, si richiama qui di seguito Cass. civ. sez. III n.25423 del 02/12/2014, secondo cui "L'onore e la reputazione costituiscono diritti inviolabili della persona, la cui lesione fa sorgere in capo all'offeso il diritto al risarcimento del danno, a prescindere dalla circostanza che il fatto lesivo integri o meno un reato, sicché ai fini risarcitori è del tutto irrilevante che il fatto sia stato commesso con dolo o con colpa".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le parti istanti hanno allegato l'esistenza di un danno patrimoniale, ma hanno omesso di fornire una prova della diminuzione patrimoniale, la quale è stata solo genericamente allegata. Conseguentemente, la richiesta di risarcimento dei danni patrimoniali non può che essere respinta.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con riferimento ai danni non patrimoniali, secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza, il danno all'onore e alla reputazione - che si identifica non con la lesione dell'interesse tutelato dall'ordinamento, bensì con le conseguenze di tale lesione - non è in re ipsa, sicché il "danno non patrimoniale" "anche quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona costituisce danno conseguenza (cass. n. 8827 e 8828/03, n. 16004/03) che deve essere allegato e provato". Al riguardo va chiarito che, attenendo il pregiudizio non patrimoniale alla sfera immateriale, "il ricorso alla prova presuntiva è destinato ad assumere particolare rilievo, e potrà costituire anche l'unica fonte per la formazione del convincimento del giudice, non trattandosi di mezzo di prova di rango inferiore agli altri. Il danneggiato dovrà tuttavia allegare tutti gli elementi che, nella concreta fattispecie, siano idonei a fornire la serie concatenata di fatti noti che" - secondo il principio di regolarità causale - "consentano di risalire al fatto ignoto" (SS.UU. sentenze nn. 26972/08, 26973/08, 26974/08, 26975/08). Dunque, attesa la natura immateriale dei beni giuridici lesi in caso di danno non patrimoniale, la giurisprudenza di legittimità tende ad alleggerire l'onere probatorio che di solito incombe in capo al danneggiato, ammettendo quest'ultimo a provare la lesione patita anche solo facendo ricorso alla prova presuntiva, ai fini della quale assumono rilevanza, "quali parametri di riferimento, la diffusione dello scritto, la rilevanza dell'offesa e la posizione sociale della vittima, tenuto conto del suo inserimento in un determinato contesto sociale e professionale". (Cass. Civ. Sez. III n.13153 del 25/05/2017 e n. 25420 del 26/10/2017).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nel caso di specie, a sostegno della domanda risarcitoria parte attrice ha allegato i seguenti elementi: che l'attore  è "titolare di licenze comunali, autorizzazioni prefettizie, ha un incarico politico ufficiale nel PLI, fa parte di associazioni senza fine di lucro per l'assistenza a persone anziane, è rappresentante legale di diverse società"; che l'atore  ha dovuto dare spiegazioni e chiarimenti "per la richiesta di un leasing per acquistare una nuova Porsche Cayenne" e per ottenere un incarico di vendita di un appartamento; che "la B.F. stava rifiutando un credito bancario" all'attore.; che "l'articolo è a tutt'oggi visibile in Internet".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sebbene sia pacifica l'oggettiva portata diffamatoria delle dichiarazioni come sopra individuate, le ricadute negative sulla reputazione, sull'onore e sull'immagine professionale degli istanti (anche in considerazione delle funzioni da questi svolte), così come allegate, non possono essere presunte. Si deve infatti rilevare come, innanzitutto, parte attrice, pur avendo allegato l'articolo diffamatorio, ha omesso di provare che esso "è a tutt'oggi visibile in Internet con gravi conseguenze economiche per gli istanti", di fatto onerando il Giudice del compito di verificarne l'effettiva sussistenza sul web della quale, peraltro, non vi è traccia attuale. Da ciò ne consegue altresì che la portata divulgatoria dell'articolo in questione sia stata minima, tant'è chel'attore. ne è venuto a conoscenza a distanza di ben sei anni dalla pubblicazione della notizia, della quale inoltre è intervenuta rettifica da parte di parte convenuta, a proposito della quale Cass. civ. sez. VI n.16040 del 26/06/2013 prevede che "la pubblicazione di una rettifica è circostanza di per sé idonea a ridurre l'ammontare del danno non patrimoniale causato da un articolo diffamatorio, a nulla rilevando che la rettifica sia avvenuta volontariamente piuttosto che in adempimento di un obbligo".
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Conseguentemente, per tutto quanto sopra esposto, la domanda risarcitoria deve essere rigettata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In merito alla domanda volta ad ottenere la pubblicazione della presente decisione, in ragione del lungo lasso di tempo trascorso dalla pubblicazione dell'articolo, si ritiene che la invocata pubblicazione della sentenza non potrebbe avere la funzione risarcitoria attribuita dalla difesa di parte attrice.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sat, 21 Dec 2019 16:00:11 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/diffamazione-pubblicazione-di-intercettazione-di-persona-estranea-alle-indagini</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Il gioco delle tre carte tra abilità e truffa.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/il-gioco-delle-tre-carte-fra-abilita-e-manovre-truffaldine</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il gioco delle tre carte, come pure quello simile delle tre tavolette o tre campanelli, sono leciti se realizzati con onestà; diventano illeciti se chi dirige, oltre all'abilità e destrezza, utilizza atti fraudolenti.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il gioco delle tre carte consiste nel  porre di dorso sul tavolo tre figure diverse, che vengono lanciate con abilità e il giocatore deve individuare dove si trova quella vincente.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il gioco dei tre campanelli (scatolette, tazze, bicchieri) consiste nel porli sul tavolo e nel nascondere sotto uno di essi una biglia, un cece o  altro; c
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           on un rapido movimento delle mani si spostano poi i campanelli ed eventualmente la biglia, e si invita il giocatore a individuare sotto quale di essi si trovi la biglia dopo lo spostamento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Spesso accade che durante i
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           l gioco siano applicati giochi di prestigio o piccoli inganni, che distraggono e rendono in pratica quasi impossibile vincere.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Se ciò avviene si realizza un'illecito penale che spesso giunge fino a
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           lla Cassazione; ultimamente la Sezione seconda in data 27-11-2019, n. 48159 si è pronunciata riguardo al gioco delle tre campanelle.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            &amp;lt;&amp;lt;2. Va osservato come la giurisprudenza di questa Corte (Sez. 3, Sentenza n. 11666 del 23/09/1985 Rv. 171261 - 01) abbia osservato che il giuoco dei tre campanelli - e quelli similari delle tre tavolette o delle tre carte - di per sè non concretano il reato di truffa posto che la condotta di chi dirige il giuoco non realizza alcun artificio o raggiro, bensì "una realtà" ed una regolare continuità di movimenti, che, per essere l'effetto della estrema abilità di chi dirige il giuoco, inducono, da ultimo, il giocatore a confidare nel "caso" -.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            Naturalmente, a diversa soluzione si deve giungere nel caso in cui all'abilità ed alla destrezza di chi esegue il giuoco si aggiunga una fraudolenta attività del medesimo.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            2.1. Nel caso di specie, tuttavia, la ricostruzione della Corte di appello non permette di identificare la presenza di tale ulteriore attività posto che risulterebbe essere stata la parte offesa a determinarsi a giocare (cfr. pag. 6 del provvedimento impugnato in cui deve darsi atto che il riferimento all'imputato che "si determinò a giocare" risulta frutto di un palese refuso).
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            2.2. La presenza di una induzione della persona offesa a giocare con il miraggio di una facile vincita risulta elemento dedotto sulla base di un giudizio meramente ipotetico e non costituisce inoltre - di per sè - nè artifizio nè raggiro perchè tale l'affermato inganno riguardava una caratteristica del gioco (la sproporzione a favore del "banco" in conseguenza dell'uso da parte dei "tenutari del gioco" di abilità o destrezza che potrebbero e possono essere rese inefficaci solo dall'eventuale superiorità della prontezza di riflessi e dello spirito di osservazione di chi vi partecipa) che rientra nell'ambito dei fatti notori (cfr. Sez. 3, sent. n. 1566 del 13/11/1985 - dep. 20/02/1986 - Rv. 171944 - 01) e perchè - sulla base di tali presupposti - la parte offesa rimaneva libera di partecipare o meno al gioco medesimo.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            2.3. Ancora, del tutto improprio è il richiamo alla pronuncia delle sezioni unite (Sez. U, Sentenza n. 14 del 18/06/1991 Rv. 187863 - 01) posto che tale decisione riteneva rilevante ai fini della ipotizzabilità degli elementi costitutivi della truffa - il fatto che il soggetto raggirato fosse indotto a credere di avere spirito di osservazione e abilità tale da poter controllare i propri "avversari". Non risulta invece indicata dai giudici del merito alcuna situazione che abbia potuto portare la persona offesa a ritenere di potere fare affidamento su una abilità o capacità di controllo superiore o pari a quella dei tenutari del gioco.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            2.4. Tra l'altro - ai fini di un corretto inquadramento della fattispecie nei limiti della doverosa osservanza del divieto di reformatio in peius - dovrebbe tenersi anche conto del fatto che - stando alla ricostruzione del giudice di primo grado - nemmeno vi sarebbe stato lo svolgimento di alcun gioco in quanto il danaro sarebbe stato preso dalle mani della persona offesa senza che costui avesse materialmente "puntato" nemmeno parte di tale somma. Non può certo dimenticarsi - sul punto - che l'approfittamento di circostanze create ad arte per giungere alla sottrazione della cosa mobile altrui costituisce presupposto di altra fattispecie criminosa rispetto alla truffa.
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            2.5. Le sopra esposte considerazioni impongono l'annullamento della sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di Bologna per nuovo giudizio.&amp;gt;&amp;gt;
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sat, 21 Dec 2019 12:31:02 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Divieto di accesso agli stadi per  i razzisti.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/divieto-di-accesso-agli-stadi-e-agli-impianti-sportivi</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Può essere applicato il DASPO, previsto per la violenza in occasione di manifestazioni sportive, quando il reato è caratterizzato da manifestazione di odio razziale.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il TAR Lazio Roma, con la sentenza 27-03-2019, n. 4085 ha ritenuto legittimo il provvedimento di
          &#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           divieto di accesso alle manifestazioni sportive, per un periodo di cinque anni,
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
    
           emesso dal Questore di Roma in relazione ad un grave episodio di odio razziale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il caso riguarda l'aggressione da parte di un gruppo di circa dieci giovani di nazionalità italiana, i quali senza alcuna motivazione, dopo aver insultato due cittadini stranieri che stavano transitando in strada, profferivano al loro indirizzo le  frasi di stampo discriminatorio "Negri di merda, immigrati del cazzo, Ebrei", e  li aggredivano con calci e pugni. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si riporta un breve stralcio della sentenza.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            &amp;lt;&amp;lt;Il divieto di accesso alle manifestazioni sportive è stato introdotto, al fine di prevenire gli episodi violenti nel contesto delle manifestazioni sportive, dalla L. 13 dicembre 1989, n. 401 ("Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive").
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            Secondo l'art. 6, comma 1, della citata legge n. 401, come modificato dal D.L. 22 agosto 2014, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 ottobre 2014, n. 146 ("Disposizioni urgenti in materia di contrasto a fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive, di riconoscimento della protezione internazionale, nonché per assicurare la funzionalità del Ministero dell'interno"), il DASPO può essere disposto "nei confronti delle persone che risultano denunciate o condannate anche con sentenza non definitiva nel corso degli ultimi cinque anni per uno dei reati di cui all'articolo 4, primo e secondo comma, della L. 18 aprile 1975, n. 110, all'articolo 5 della L. 22 maggio 1975, n. 152, all'articolo 2, comma 2, del D.L. 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 giugno 1993, n. 205, e all'articolo 6-bis, commi 1 e 2, e all'articolo 6-ter, della presente legge, nonché per il reato di cui all'articolo 2-bis del D.L. 8 febbraio 2007, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 aprile 2007, n. 41, e per uno dei delitti contro l'ordine pubblico e dei delitti di comune pericolo mediante violenza, di cui al libro II, titolo V e titolo VI, capo I, del codice penale, nonché per i delitti di cui all'articolo 380, comma 2, lettere f) ed h) del codice di procedura penale ovvero per aver preso parte attiva ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza".
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            Nel caso di specie, il divieto è stato applicato con riferimento al disposto dell'art. 2, comma 3, del D.L. n. 122 del 1993, convertito in L. n. 205 del 1993, secondo cui:
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            "Nel caso di persone denunciate o condannate per uno dei reati previsti dall'articolo 3 della L. 13 ottobre 1975, n. 654, per uno dei reati previsti dalla L. 9 ottobre 1967, n. 962, o per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 3 del presente decreto, nonché di persone sottoposte a misure di prevenzione perché ritenute dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica, ovvero per i motivi di cui all'articolo 18, primo comma, n. 2-bis), della L. 22 maggio 1975, n. 152 si applica la disposizione di cui all'articolo 6 della L. 13 dicembre 1989, n. 401, e il divieto di accesso conserva efficacia per un periodo di cinque anni, salvo che venga emesso provvedimento di archiviazione, sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento o provvedimento di revoca della misura di prevenzione, ovvero se è concessa la riabilitazione ai sensi dell'articolo 178 del codice penale o dell'articolo 15 della L. 3 agosto 1988, n. 327".
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            A sua volta l'art. 3 del medesimo d.l., richiamato dall'art. 2, comma 3, su citato, e il cui contenuto è oggi riportato nell'art. 604 ter del c.p., ha introdotto una circostanza aggravante, disponendo che:
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            "Per i reati punibili con pena diversa da quella dell'ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà".
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            Nel caso in esame, dunque, il ricorrente è stato denunciato, in concorso, per i reati di cui agli artt. 582 e 583 c.p., nonché dell'art. 3, comma 1, L. n. 205 del 1993, perché in data 29 ottobre 2017, alle ore 2.35, avrebbe preso parte, con un gruppo di circa dieci giovani di nazionalità italiana, all'aggressione a due cittadini stranieri, senza alcuna motivazione; il gruppo, dopo aver insultato due cittadini stranieri che stavano transitando in quel momento sulla strada, proferendo al loro indirizzo le seguenti frasi di stampo discriminatorio "Negri di merda, immigrati del cazzo, ebrei", li aveva contestualmente aggrediti con calci e pugni, procurandogli gravi lesioni.
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            Nell'immediatezza dei fatti il ricorrente è stato identificato dal personale di Polizia come appartenente al suddetto gruppo di persone sulla base della descrizione fornita da alcuni testimoni dell'accaduto.
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            Il provvedimento è stato quindi adottato con riferimento a tali circostanze, facendo espresso richiamo alla disposizione introdotta dall'art. 2 della L. n. 205 del 1993, sopra riportato.
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            2. Con riguardo alla omessa comunicazione dell'avvio del procedimento, dedotta con il primo motivo di ricorso, deve osservarsi che, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa, i provvedimenti quale quello in esame, essendo protesi alla più efficace tutela dell'ordine pubblico e ad evitare la reiterazione dei comportamenti vietati, possono anche prescindere dal previo coinvolgimento procedimentale del destinatario della misura di prevenzione. Secondo questo orientamento, "stante il carattere cautelare ed urgente della misura di cui all'art. 6 della L. n. 401 del 1989, volta a tutelare nel modo più efficace l'ordine pubblico e ad evitare la reiterazione di comportamenti vietati, quanto all'omessa comunicazione di avvio del procedimento, va esclusa la sussistenza dell'onere partecipativo di cui all'art. 7 della L. n. 241 del 1990" (T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, sez. I, 3.10.2018, n.591; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. IV, 9.2.2018, n. 324; T.A.R. Emilia-Romagna, Bologna, sez. I, 23.3.2016, n. 343).
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            3. Con il secondo motivo di ricorso, parte ricorrente contesta l'applicazione del provvedimento di Daspo al di fuori delle ipotesi di comportamenti violenti o pericolosi per la sicurezza pubblica posti in essere "in occasione" o "a causa" di una manifestazione sportiva.
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            La censura è priva di pregio.
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            Il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cui è causa è stato adottato sulla base dell'espressa previsione di cui all'art. 2, comma 3, L. n. 205 del 1993, che estende l'applicazione dell'art. 6, L. n. 401 del 1989, ovvero del DASPO, proprio alle ipotesi di reati di particolare allarme sociale in quanto caratterizzati dalla manifestazione di odio razziale.
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            Tale previsione risponde proprio alla ratio di evitare che soggetti coinvolti in indagini per reati in tal modo caratterizzati, e pertanto suscettibili di sfociare in episodi di violenza immotivati e occasionati solo da un intento discriminatorio, possano accedere alle manifestazioni sportive, luogo in cui condotte analoghe potrebbero comportare una condizione di particolare rischio per l'ordine e l'incolumità pubblica, come testimoniato dal fatto che in più occasioni si sono verificate aggressioni o minacce correlate ad insulti di tipo razzista negli stadi.
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            Sotto tale profilo la previsione specifica dell'applicazione del DASPO non risulta irragionevole ma, anzi, si giustifica proprio con riferimento alle considerazioni che precedono.
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            Nel caso di specie, inoltre, non può non evidenziarsi la particolare aggressività e violenza delle condotte ascritte al ricorrente, e la gravità delle lesioni arrecate alle vittime, il tutto senza alcuna apparente motivazione se non quella della differente provenienza geografica delle stesse, di tal che, anche sotto questo profilo, la misura applicata deve ritenersi del tutto conforme al dato normativo ed alle circostanze del caso concreto
            &#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             .&amp;gt;&amp;gt;
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Fri, 20 Dec 2019 17:29:37 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/divieto-di-accesso-agli-stadi-e-agli-impianti-sportivi</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>La chat nel processo penale: insulti, ingiurie su whatsapp, facebook e network vari.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/la-chat-nel-processo-penale</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         La chat è prova documentale ed il suo contenuto può essere utilizzato per accertare la commissione di un reato.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La Cassazione è ripetutamente intervenuta per chiarire la forza probatoria dei messaggi scambiati in chat o per email.  Si segnalano le recenti di Cassazione penale, 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            sez. V, sentenza 6 gennaio 2018 n. 1822, e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Sez. I Sent, 09/10/2018, n. 51654. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Frequentemente si dispone il sequestro  dei dati informatici memorizzati (sms, messaggi WhatsApp, e-mail) contenute nel telefono cellulare o nel computer.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          “I dati informatici acquisiti dalla memoria del telefono in uso  (sms, messaggi whatsApp, messaggi di posta elettronica "scaricati" e/o conservati nella memoria dell'apparecchio cellulare) hanno natura di documenti ai sensi dell'art. 234 c.p.p.. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La relativa attività acquisitiva non soggiace nè alle regole stabilite per la corrispondenza, nè tantomeno alla disciplina delle intercettazioni telefoniche.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Secondo l'insegnamento della Corte di legittimità non è applicabile la disciplina dettata dall'art. 254 c.p.p., con riferimento a messaggi WhatsApp e SMS rinvenuti in un telefono cellulare sottoposto a sequestro, in quanto questi testi non rientrano nel concetto di "corrispondenza", la cui nozione implica un'attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna a terzi per il recapito (Sez. 3, n. 928 del 25/11/2015, dep. 2016, Giorgi, Rv. 265991). 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Non è configurabile neppure un'attività di intercettazione, che postula, per sua natura, la captazione di un flusso di comunicazioni in corso, mentre nel caso di specie ci si è limitati ad acquisire ex post il dato, conservato in memoria, che quei flussi documenta”. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Anche il contenuto del messaggio può costituire reato di istigazione a delinquere, apologia o altro. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La Cassazione penale, Sez. I, con la sentenza 09/10/2018, n. 51654 ha stabilito: "i
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ntegra il reato di apologia riguardante delitti di terrorismo la condotta di chi condivide su "social network" (nella specie "Twitter" e "Whatsapp") "link" a materiale "jihadista" di propaganda, senza pubblicarli in via autonoma, in quanto, potenziando la diffusione di detto materiale, accresce il pericolo, non solo di emulazione di atti di violenza, ma anche di adesione, in forme aperte e fluide, all'associazione terroristica che li propugna".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella comune messaggistica può essere configurabile il reato di cui all’art. 595 c.p, ovvero  la condotta di chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione; la pena è aumentata se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L'eventualità che tra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona nei cui confronti sono formulate le espressioni offensive non può indurre a ritenere che, in realtà, venga, in tale maniera, integrato l'illecito di ingiuria (magari, a suo tempo, sub specie del delitto di ingiuria aggravata ai sensi dell'art. 594 c.p., comma 4), piuttosto che il delitto di diffamazione, posto che, sebbene il mezzo di trasmissione/comunicazione adoperato ("e-mail" o "internet") consenta, in astratto, (anche) al soggetto vilipeso di percepire direttamente l'offesa, il fatto che messaggio sia diretto ad una cerchia di fruitori - i quali, peraltro, potrebbero venirne a conoscenza in tempi diversi -, fa sì che l'addebito lesivo si collochi in una dimensione ben più ampia di quella interpersonale tra offensore ed offeso (Sez. 5, n. 44980 del 16/10/2012, P.M. in proc. Nastro, Rv. 254044; Sez. 5, n. 4741 del 17/11/2000, Pm. In proc. Ignoti, Rv. 217745): di qui l'offesa alla reputazione della persona ricompresa nella cerchia dei destinatari del messaggio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Basta pensare alla cd. trasmissione via e-mail, per rendersi conto che è certamente possibile che un agente, inviando a più persone messaggi atti ad offendere un soggetto, realizzi la condotta tipica del delitto di ingiuria (se il destinatario è lo stesso soggetto offeso) o di diffamazione (se i destinatari sono persone diverse). 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Se invece della comunicazione diretto, l'agente "immette" il messaggio "in rete", l'azione è, ovviamente, altrettanto idonea a ledere il bene giuridico dell'onore.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per quanto specificamente riguarda il reato di diffamazione, è infatti noto che esso si consuma anche se la comunicazione con più persone e/o la percezione da parte di costoro del messaggio non siano contemporanee (alla trasmissione) e contestuali (tra di loro), ben potendo i destinatari trovarsi persino a grande distanza gli uni dagli altri, ovvero dell'agente. Ma, mentre, nel caso, di diffamazione commesso, ad esempio, a mezzo posta, telegramma o, appunto, e-mail, è necessario che l'agente compili e spedisca una serie di messaggi a più destinatari, nel caso in cui egli crei a utilizzi uno spazio web, la comunicazione deve intendersi effettuata potenzialmente erqa omnes (sia pure nel ristretto - ma non troppo - ambito di tutti coloro che abbiano gli strumenti, la capacità tecnica e, nel caso di siti a pagamento, la legittimazione, a connettersi").
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Partendo da tale - ovvia - premessa, si giunge agevolmente alla conclusione che, anzi, l'utilizzo di internet integra una delle ipotesi aggravate di cui all'art. 595 cod. pen, (comma terzo: "offesa recata ... con qualsiasi altro mezzo di pubblicità"), considerato la particolare diffusività del mezzo usato per propagare il messaggio denigratorio.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Se l'offesa è propagata dai giornali o dalla radiotelevisione,  e quindi percepibile anche dal diretto interessato, la fattispecie criminosa che, in tal modo, si realizza è, pacificamente, quella ex art. 595 cod. pen. (diffamazione) non quella ex art. 594 cod. pen. (ingiuria)". 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 17 Dec 2019 12:15:04 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/la-chat-nel-processo-penale</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Leasing traslativo: inadempimento o perdita del bene; cosa succede?</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/leasing-traslativo-e-inadempimento</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il leasing traslativo è un "contratto avente ad oggetto l'utilizzazione di beni i quali  conservano alla scadenza un valore residuo superiore all'importo convenuto per l'opzione e dietro canoni che scontano anche una quota del prezzo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò che rileva, indipendentemente dalla circostanza che concedente sia il produttore del bene ovvero un imprenditore che l'acquisti per porlo a disposizione dell'utilizzatore, è se il godimento temporaneo da parte dell'utilizzatore esaurisca la funzione economica del bene ovvero la durata del contratto sia predeterminata solo in funzione dell'ulteriore differito trasferimento del bene e della rateizzazione del prezzo d'acquisto; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          in quest'ultima ipotesi, in caso di inadempimento dell'utilizzatore, si applica in via analogica la disciplina della vendita con riserva della proprietà, per cui, ai sensi dell'art.1526 cod. civ., l'utilizzatore ha diritto alla restituzione delle rate riscosse ed il concedente ha diritto ad un equo compenso per l'uso della cosa oltre al risarcimento del danno" (sentenza n. 13965 del 23/05/2019).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          E' cospicuo il contenzioso relativo al leasing, specialmente per quanto riguarda il mancato pagamento delle rate, la restituzione di veicoli o attrezzature aziendali, oppure la perdita del bene. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nel leasing traslativo si applica per analogia la disciplina dettata dall'art. 1526 cod. civ. per la risoluzione del contratto di vendita con riserva di proprietà.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In caso di inadempimento dell'utilizzatore, quest'ultimo, riconsegnato il bene, ha diritto alla restituzione delle rate riscosse, mentre il concedente ha diritto ad un equo compenso per l'uso della cosa, il quale comprende la remunerazione del godimento del bene, il deprezzamento conseguente alla sua incommerciabilità come nuovo e il logoramento per l'uso, ma non include il risarcimento del danno che può derivare da un deterioramento anormale della cosa né comprende il mancato guadagno"; 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sentenza n. 9161 del 24/06/2002: 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "nel leasing traslativo, al quale si applica la disciplina della vendita con riserva di proprietà, in caso di risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore, quest'ultimo, restituita la cosa, ha diritto alla restituzione delle rate riscosse, fatto salvo il diritto del concedente di trattenere un equo compenso per l'uso della cosa, oltre al risarcimento del danno. Mentre l'equo compenso comprende la remunerazione del godimento del bene ed il deprezzamento conseguente alla sua non commerciabilità come nuovo ed al logoramento per l'uso, ma non il mancato guadagno da parte del concedente, il risarcimento del danno può derivare da un deterioramento anormale della cosa dovuto all'utilizzatore (nella specie, non si è considerata meritevole di censura la decisione di appello che, facendo corretta applicazione dell'art.1526, ultimo comma, cod. civ., ha ritenuto eccessivo che il concedente trattenesse l'intero monte dei canoni versati, determinando l'equo compenso in misura corrispondente al valore delle utilità ricavate dall'utilizzatore secondo le risultanze della consulenza tecnica d'ufficio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Alcuni contratti pongono
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            il rischio della perdita del bene a carico dell'utilizzatore
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           per fatto ad esso non imputabile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Cassazione,  Sez. III, Sent., (ud. 30-01-2019) 23-05-2019, n. 13956 ha reputato la clausola non vessatoria:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            è, a monte, da escludere che in esse possano effettivamente individuarsi i caratteri di una clausola penale.  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Connotato essenziale della clausola penale è infatti la sua connessione con l'inadempimento colpevole di una delle parti e pertanto essa non è configurabile allorché sia collegata all'avverarsi di un fatto fortuito o, comunque, non imputabile alla parte obbligata. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una siffatta pattuizione costituisce una condizione o clausola atipica che può essere introdotta dall'autonomia contrattuale delle parti, ma resta inidonea a produrre gli effetti specifici stabiliti dal legislatore per la clausola penale (Cass. n. 4603 del 02/08/1984, che, sulla scorta del principio enunciato, ha reputato non costituire clausola penale la pattuizione, inserita in un contratto di appalto, in forza della quale la ditta appaltatrice avrebbe potuto riscuotere immediatamente - anzichè quarantacinque giorni dopo la consegna dell'opera (come stabilito in contratto) - il prezzo concernente la parte dei lavori eseguiti ed il costo dei materiali a piè d'opera, qualora i lavori stessi avessero subito un ritardo superiore a trenta giorni per causa non imputabile all'appaltatrice o per causa di forza maggiore; v. anche Cass. 10/05/2012, n. 7180; 30/01/1995, n. 1097).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 11 Dec 2019 18:49:55 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/leasing-traslativo-e-inadempimento</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Nella crisi coniugale lo scontro coinvolge  cani e gatti.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/crisi-coniugali-e-cani-di-famiglia</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sono sempre più numerosi in Italia  i casi in cui i giudici sono investiti della decisione a chi affidare gli animali domestici quando la coppia si separa o divorzia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel momento della crisi la contesa dei coniugi investe spesso gli animali domestici con loro conviventi; sono numerose le decisioni su cani e gatti,  conigli, pesci, tartarughe, pappagalli, per come regolamentare la loro gestione ed il loro mantenimento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Attualmente non c'è una norma giuridica che disciplina l'affidamento degli  animali domestici quando si conclude la convivenza o  i coniugi si separano.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Eppure una delle più frequenti cause di separazione è costituita dalla litei sugli animali domestici.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             I Giudici non sono obbligati a pronunciarsi, in quanto la questione non rientra fra le materie urgenti per cui occorre provvedere; t
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             uttavia  è frequente la decisione in merito.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             In passato le sentenze affidavano l'animale utilizzando il principio di proprietà; si valorizzava  il microchip o il tatuaggio, applicato all’animale, e lo si assegnava all'intestatario
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Recentemente si  valuta l'intensità del legame affettivo che l’animale sviluppa con tutti i membri della famiglia e si tende a preservare il rapporto  indipendentemente dalla effettiva titolarità.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Il cambiamento della natura del rapporto tra proprietario e animale di affezione, non è più riconducibile alla mera proprietà di un oggetto di cui il detentore avrebbe la completa disponibilità.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Si riporta lo stralcio di una sentenza del Tribunale di Roma, del 15/3/2016, che ha riguardato la cessazione della convivenza con una decisione sull'animale domestico.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             "In caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale , in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell'animale sentiti coniugi, i conviventi, la prole e , se del caso, esperti di comportamento animale , attribuisce l'affido esclusivo o condiviso dell'animale alla parte in grado di garantire il maggior benessere. Il Tribunale è competente a decidere in merito all'affido di cui al presente comma anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio".
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             E , nel caso di specie , considera che il regime giuridico in grado di tutelare l'interesse materiale spirituale-affettivo dell'animale , contemperandolo , peraltro , con l'interesse affettivo sia di parte attrice che di parte convenuta, sia l'affido condiviso con divisione al 50% delle spese per il suo mantenimento (cibo , cure , ecc.)...
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             PQM  
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             dispone l'affido condiviso del cane ad entrambe le parti , che dovranno prendersi congiuntamente cura dell'animale , provvedendo nella misura del 50% ciascuno alle spese per il suo mantenimento ( cure mediche , cibo e quanto altro eventualmente necessario al suo benessere); dispone che lo stesso stia sei mesi l'anno con l'una sei mesi con l'altra , con facoltà per parte che nei sei mesi non lo avrà con se di vederlo e tenerlo due giorni la settimana , anche continuativi , notte compresa ; stabilisce che , per i primi sei mesi dalla pubblicazione della presente sentenza il cane stia con la parte-attrice.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Anche il Tribunale di Sciacca in un recente provvedimento si è espresso sull'assegnazione di un cane e di un gatto.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             "in mancanza di accordi condivisi e sul presupposto che il sentimento per gli animali costituisce un valore meritevole di tutela, anche in relazione al benessere dell'animale stesso, assegna il gatto (omissis...) (omissis...) al resistente che dalla sommaria istruttoria appare assicurare il miglior sviluppo possibile dell'identità dell'animale ed il cane (omissis...), indipendentemente dall'eventuale intestazione risultante nel microchip, ad entrambe le parti, a settimane alterne, con spese veterinarie e straordinarie al 50%".
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 10 Dec 2019 12:24:41 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/crisi-coniugali-e-cani-di-famiglia</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Buche sulla strada e danni al motociclo; da quando decorrono gli interessi sul danno?</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/buca-sulla-strada-e-danni-al-motociclo</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E' colposa la condotta del Comune, che non 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           presegnala la presenza di buche sulla carreggiata; la sua  responsabilità è concorrente 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           al 50% con il comportamento imprudente del conducente quando 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           le buche sono ben visibili e se conoscibili
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            in quanto residente poco distante dal luogo 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           del sinistro. Sul danno vanno liquidati gli interessi e la rivalutazione monetaria.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La Cassazione, con la sentenza 31450/2019, si è soffermata sulla problematica della decorrenza degli interessi sul danno e così scrive:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "Come già precisato da questa S.C., in tema di responsabilità extracontrattuale 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           da fatto illecito, sulla somma riconosciuta al danneggiato a titolo di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           risarcimento occorre che si consideri, oltre alla svalutazione monetaria, che ha 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           la funzione di ripristinare la situazione patrimoniale del danneggiato 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           antecedente alla consumazione dell'illecito, anche il pregiudizio subito a causa 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           della mancata tempestiva disponibilità della somma di denaro dovuta a titolo di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           risarcimento; somma che, se tempestivamente corrisposta, avrebbe potuto
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          essere investita per lucrarne un vantaggio finanziario; qualora tale danno sia 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           liquidato con la tecnica degli interessi, questi non vanno calcolati nè sulla 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           somma originaria, nè sulla rivalutazione al momento della liquidazione, ma 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           debbono computarsi o sulla somma originaria via via rivalutata anno per anno 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ovvero sulla somma originaria rivalutata in base ad un indice medio, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           con decorrenza comunque sempre dal giorno in cui si è verificato l'evento 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dannoso, in quanto, ai sensi dell'art. 1219, comma 2, c.c., il debitore del  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           risarcimento del danno è in mora ("mora ex re") dal giorno della consumazione 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dell'illecito (conf. Cass. 8776/2018; Cass. 6545/2016; Cass. S.U. 17171995);
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          siffatti interessi sono rivolti a compensare (cd. interessi compensativi) il 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           pregiudizio derivante al creditore dal ritardato conseguimento dell'equivalente 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           pecuniario del danno subito dal fatto illecito, di cui costituiscono, quindi, una 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           necessaria componente; ne consegue che nella domanda 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di risarcimento del danno per fatto illecito è implicitamente inclusa la richiesta 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di riconoscimento degli interessi compensativi, che il giudice di merito deve 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           attribuire, senza per ciò solo incorrere nei vizio di ultrapetizione. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella specie la Corte territoriale ha correttamente liquidato il danno secondo le 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           tabelle del danno biologico di lieve entità aggiornate al d.m. del 25-6-2015 n. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           162, e quindi all'attualità, ma sulla detta somma, disattendo il su esposto 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           principio, ha conteggiato gli interessi solo a decorrere dalla data della 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sentenza, e non quindi dal giorno della consumazione dell'illecito con le su 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           riportate modalità". 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sun, 08 Dec 2019 18:24:58 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/buca-sulla-strada-e-danni-al-motociclo</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Gomitate, scorrettezze e falli nel calcio amatoriale.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/gomitata-e-calcio-amatoriale-quali-conseguenze</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Durante una partita di calcio amatoriale, un giocatore subisce un violento trauma a seguito di una gomitata ricevuta da un avversario, riportando gravi conseguenze fisiche.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sempre più spesso i giudici sono chiamati ad occuparsi di incresciose scorrettezze avvenute durante le azioni di gioco.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ebbene chi pratica sport ha l'obbligo di comportarsi sempre con lealtà e prudenza nell'osservanza del regolamento sportivo; l'agonismo deve essere sempre rispettoso dell’integrità fisica dell'avversario, essendo l
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ’attività sportiva tutelata da norme nazionali e internazionali
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quotidianamente assistiamo alle discussioni sulla natura del fallo, da rigore o meno, senza che nessuno dei calciatori si faccia male.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Succede pure che qualche giocatore riporti lesioni in conseguenza di un intervento falloso; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           l'arbitro applica, in tali casi, la sanzione prevista dal regolamento sportivo, ossia la punizione, accompagnata o meno dall'ammonizione o espulsione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Se la condotta si mantiene nel limite dell'agonismo sportivo e non sussiste una condotta dolosa o colposa, l'avversario falloso non può essere ritenuto responsabile dei danni in sede penale e civile; 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           il fatto rimane circoscritto alla competenza del giudice sportivo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando invece l'azione di gioco, cagionante le lesioni, è stata commessa con dolo o colpa, il giocatore può essere chiamato a rispondere di lesioni personali dinanzi al giudice civile e a quello penale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Recentemente la Cassazione civile, con la sentenza n. 30522/2019,  si è occupata di lesioni riportate nel corso di una partita, ritenendo il fatto non penalmente rilevante perché commesso senza dolo o colpa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si riporta un breve stralcio della sentenza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           &amp;lt;&amp;lt;Il ricorrente espone di avere agito nei confronti di D.F., ritenendolo responsabile del delitto di lesioni personali a suo danno consistite in una violenta gomitata al capo nel corso di una partita di calcio amatoriale che gli aveva causato un trauma cranico ed una violenta crisi epilettica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale penale di Ravenna e la Corte d'Appello di Bologna avevano ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti per accertare una responsabilità penale a titolo di dolo o di colpa a carico di D.F., non potendo considerarsi oltre il ragionevole dubbio che egli avesse saltato scompostamente per conseguire illecitamente un obiettivo agonistico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte di Cassazione penale, investita del gravame dall'odierno ricorrente costituitosi parte civile, annullava la sentenza d'appello ai soli effetti civili per omesso accertamento della sussistenza di una responsabilità civile per fatto colposo con conseguente rinvio al giudice competente in grado d'appello.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte d'appello, nella sentenza qui impugnata, rigettava la domanda di risarcimento del danno patrimoniale, in quanto la condotta scorretta era "contenuta nell'alveo dell'agonismo sportivo" e non risultava connotata da responsabilità per assenza di dolo o colpa&amp;gt;&amp;gt;.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In un'altra fattispecie di condotta scorretta, mentre il gioco era fermo, il Tribunale di Trento ha ritenuto sussistenti le lesioni, condannando l'autore per la condotta scorretta.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In particolare il Giudice scrive:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           &amp;lt;&amp;lt;
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Il giocatore autore dell'evento lesivo, che sia stato però rispettoso delle regole del gioco, del dovere di lealtà nei confronti dell'avversario e dell'integrità fisica di costui, certamente non sarà perseguibile penalmente, perché non può dirsi superata, in siffatta situazione, la soglia del "rischio consentito", soglia che non può dirsi superata neppure nel caso d'involontaria violazione di disposizioni regolamentari di gioco dovute alla foga agonistica, in quanto è dato di comune esperienza che nel corso di una gara l'ansia di risultato, la stanchezza fìsica e la carica agonistica, talvolta eccessiva, possono comportare delle violazioni non volontarie del regolamento di gara.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Laddove però il fatto lesivo si verifichi perché il giocatore viola volontariamente le regole del gioco, disattendendo i doveri di lealtà verso l'avversario, (che, invece, dovrebbero costituire la caratteristica essenziale di ogni sportivo), allora il fatto non potrà rientrare nella causa di giustificazione, ma sarà penalmente perseguibile.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Se il fatto si verifichi nel corso di un'azione di gioco al fine di impossessarsi del dischetto o di impedire che l'avversario ne assuma il controllo ed il mancato rispetto delle regole del gioco sia, in realtà, volontario e non casuale, dovuto presumibilmente alla volontà di raggiungere il risultato ad ogni costo, e quindi anche violando le regole del gioco, certamente il fatto avrà natura colposa.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        &lt;b&gt;&#xD;
          
             Una responsabilità per dolo sarà, invece, ravvisabile quando la gara sia soltanto l'occasione dell'azione volta a cagionare l'evento, oppure quando il comportamento posto in essere dal giocatore autore del fatto lesivo non sia immediatamente rivolto all'azione di gioco, ma piuttosto ad intimorire l'antagonista, a dissuaderlo dall'opporre un qualsiasi contrasto ovvero, più semplicemente, a punirlo per precedenti contrasti (casi deplorevoli che purtroppo non sono infrequenti, anche sui campi di calcio)
            &#xD;
        &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            In questi casi, com'è evidente, la condotta dell'agente fuoriesce dagli schemi tipici del gioco, e la violazione delle regole non è diretta in via immediata al compimento di un'azione di gioco, ma al perseguimento di altri fini del tutto estranei alla competizione o - nel caso dell'intimidazione o della ritorsione - comunque illeciti.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Si tratta, infatti, di comportamenti che nulla hanno a che fare con la pratica sportiva, con l'agonismo e con la lealtà verso gli avversari, che sempre devono contraddistinguere chi pratichi un'attività sportiva
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           &amp;gt;&amp;gt;.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tribunale di Trento, sentenza del 15/10/2014.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pertanto non sussiste la causa giustificazione dell'esercizio di attività sportiva qualora un calciatore colpisca un avversario fratturandogli il setto nasale nel momento in cui l'arbitro assegni un calcio di punizione, atteso che, in tale fase, non essendo ammesso il gioco attivo di squadra, ancorché singoli calciatori possano trovarsi in movimento per organizzare il tiro, il gioco deve ritenersi fermo e, pertanto, l'azione antidoverosa non può risultare funzionale all'attività agonistica in atto, ma si palesa come una vera aggressione del tutto indipendente dalla dinamica del gioco. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (Cass. pen., sez. V, 7 febbraio 2008, n. 10734, CED 239475; anche Cass. pen., sez. IV, 28 aprile 2010, n. 20595, CED 247342).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con una successiva sentenza, Cass n.42114/2011, ha statuito come la condotta del calciatore che, durante lo svolgimento di una gara, sferri un pugno all'avversario al di fuori dell'azione di gioco, che si sta sviluppando in un'altra zona del campo, integri il delitto di lesioni dolose, non ricorrendo in tal caso la scriminante dell'esercizio dell'attività sportiva.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sat, 07 Dec 2019 11:46:56 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/gomitata-e-calcio-amatoriale-quali-conseguenze</guid>
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    </item>
    <item>
      <title>Il piccione non è un'esca e neanche la gallina.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/il-piccione-non-e-un-esca</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E' maltrattamento di animali utilizzare dei piccioni vivi, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           gettandoli nel fiume come esche
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'art.
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            544-ter. cp prevede il reato di Maltrattamento di animali
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           :
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nelle disposizione
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            attuatorie del codice penale
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           ,
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            è prevista la scriminante della condotta
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , in particolare
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            l'art. 19-ter:
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
             
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            non si applicano ai casi previst
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           i dalle leggi speciali in materia di
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            caccia,
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            di pesca
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           , di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici, nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali. Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano altresì alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Per la caccia
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    
          sussistono norme di legge speciali che permettono l’uccisione di animali per “divertimento”, e in alcuni casi consentono l’utilizzo di “richiami vivi”.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           La legge quadro sulla caccia (157/92) disciplina “Esercizio venatorio da appostamento fisso con richiami vivi” e rimanda la competenza alle regionale la gestione del patrimonio di richiami vivi di cattura appartenenti alle specie di cui all’art.4, comma 4. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Per la pesca “sportiva”
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
           non sussistono norme di legge “speciali” che si occupino delle “esche vive”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una recente sentenza ricostruisce le pratiche di pesca vietate  e conferma la sentenza di condanna per “maltrattamento di animali”, in quanto  sono stati utilizzati piccioni vivi  come esche che  avevano riportato lesioni gravissime da cui era derivata la morte.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           &amp;lt;&amp;lt;Nella prassi corrente i pescatori
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           impiegano, come esca, i vermi vivi; si
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            tratta di larve (fra le più usate, i 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           bigattini o le camole ecc), e il loro utilizzo non contrasta con le attitudini 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           etologiche di tali esseri e non si presta in ogni caso a recar loro sofferenze.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Diverso è l'impiego di volatili, quali sono i piccioni, legati per una zampetta 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           all'amo e costretti a seguire il volo della lenza fino a venire ripetutamente 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           catapultati nel fiume quale richiami per la cattura del pesce siluro che
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            di tali uccelli si nutre:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            è evidente come non solo le condizioni di 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            cattività a cui tali animali sono stati costretti con l'imbracatura alla lenza, ma 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            altresì l'attentato alla loro stessa sopravvivenza con gli affogamenti ripetuti 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            nell'acqua (tanto che sono state rinvenute dagli agenti di PG tra il materiale in 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            possesso degli imputati quattro carcasse, ancora bagnate, di piccioni morti) si 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            configuri come una vera e propria sevizia, atta a provocare agli uccelli, 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            quand'anche sopravvissuti, gravi sofferenze, indipendentemente dalle lesioni 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            eventualmente arrecategli. Sostenere, così come fa la difesa, che i piccioni siano 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            prede naturali del pesce siluro, costituisce argomento che surrettiziamente elude 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la ratio della noma in contestazione, come se fosse la natura di preda a 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            determinare la legittimità del suo utilizzo, ed in ultima analisi del suo "sacrificio", 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            per finalità assolutamente non necessarie rispetto allo scopo dell'attività
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           amatoriale praticata che preveda la cattura del predatore: così opinando 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            dovrebbe ritenersi legittimo l'impiego della gazzella per la caccia al leone o, 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            restando nell'ambito dell'attività venatoria avente ad oggetto gli animali 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            predatori nel territorio nazionale, della gallina o del cucciolo di un capriolo per la 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            caccia alla volpe. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Del resto, la giurisprudenza di questa Corte ha già avuto modo di rilevare, 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            con riferimento alla disciplina sulla caccia, che costituisce ipotesi di sevizia 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            configurante maltrattamento l'utilizzazione come richiamo per la caccia di una 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            cesena viva, imbracata con una cordicella e costretta mediante strattoni a levarsi 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            in volo per poi ricadere pesantemente al suolo o su un albero e che l'uso a scopo 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            venatorio di richiami vivi con tali modalità che, se anche non vietate 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            espressamente dalla L. n. 157 del 1992, debbono ritenersi illecite, non 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            costituisce alcuno dei casi previsti dalla legge speciale in materia cui si riferisce 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l'art. 19 ter disp. coord. c.p. (Sez. 3 n. 46784, del 05/12/2005 - dep. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            21/12/2005, Boventi, Rv. 232658).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            La Corte d'appello correttamente basa la sua decisione sulla considerazione che le condotte degli imputati, in relazione alle condizioni in cui gli animali erano utilizzati, hanno determinato in essi rilevanti sofferenze, senza che ricorresse il requisito della necessità. La pesca, anche del pesce siluro, è comunque praticabile con le esche di uso comune (che comprendono, secondo l'accezione di uso corrente animaletti o pezzetti di carne o di altri organi animali, sostanze diverse o anche oggetti luccicanti, che si mettono all'amo per attirare e prendere i pesci), senza che debba farsi ricorso ai piccioni, che di certo, non facendo parte del suo naturale habitat, non costituiscono le uniche prede di un animale ricompreso nella categoria dei pesci, sia pure di acqua dolce e che invece sono stati in tal modo sottoposti a condizioni insopportabili per le loro attitudini etologiche, ovverosia incompatibili con il comportamento proprio della specie di appartenenza, così come ricostruito dalle scienze naturali (Sez. 3, n. 5979 del 13/12/2012 - dep. 07/02/2013, Galeotti, Rv. 254637), e perciò non giustificate dall'esigenza della pesca.&amp;gt;&amp;gt;
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        &lt;font&gt;&#xD;
          
             Cassazione, Sezione III, sentenza n. 17691 del 2019
            &#xD;
        &lt;/font&gt;&#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Fri, 06 Dec 2019 16:38:40 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/il-piccione-non-e-un-esca</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Conto bloccato, perché manca il consenso sulla privacy.  La banca deve risarcire il danno.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/conto-bloccato-perche-manca-il-consenso-sulla-privacy-la-banca-deve-risarcire-il-danno</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Nella tutela della privacy rientra a pieno titolo quello della minimizzazione nell'uso dei dati personali, dovendo essere utilizzati solo i dati indispensabili, pertinenti e limitati a quanto necessario per il perseguimento delle finalità per cui sono raccolti e trattati.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La giurisprudenza si è occupata recentemente del caso di un correntista che ha visto bloccato il conto corrente, in quanto mancava l'autorizzazione al trattamento dei dati sensibili.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            La Banca ha richiesto, prospettando l'impossibilità di poter dar corso alle operazioni ed ai servizi richiesti,  il consenso al trattamento di dati sensibili non pertinenti, non indispensabili (tali sono quelli relativi alle origine razziale, etnica del cliente, alla sua salute, alla vita sessuale, etc) eccedenti in modo evidente le finalità per cui tali dati sono trattati e raccolti. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La clausola con cui la banca ha subordinato il dar corso alle operazioni richieste dal cliente al consenso al trattamento dei dati sensibili è nulla in quanto contraria a norme imperative, a norma dell'art. 1418 c.c..
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non può giustificarsi l'illegittima richiesta di autorizzazione al trattamento dei dati sensibili con il rilievo che nella nozione di "trattamento", a norma dell'art. 4, comma 1 legge cit., rientra qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l'ausilio di strumenti elettronici, e quindi non solo la raccolta, la registrazione, l'organizzazione, la conservazione, la consultazione, l'elaborazione, la modificazione, la selezione, l'estrazione, il raffronto, l'utilizzo, l'interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione di dati, anche se non registrati in una banca di dati, ma anche la cancellazione e la distruzione dei medesimi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Ne consegue che la condotta con cui lo stesso istituto di credito ha successivamente provveduto al "blocco" del conto corrente e del deposito titoli, proprio perché trova il proprio titolo in una clausola nulla dalla stessa inserita, non lo esonera da responsabilità per inadempimento contrattuale.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            Peraltro, la Banca, avendo sottoposto l'informativa all'attenzione del cliente, all'atto della sottoscrizione del contratto di conto corrente bancario, di fronte al rifiuto del cliente di sottoscrivere il consenso al trattamento dei dati sensibili, avrebbe dovuto, ove avesse voluto essere coerente, rifiutarsi di instaurare il rapporto contrattuale e non invece, come effettivamente avvenuto, consentire al cliente di aprire il conto e di operare sullo stesso per un certo periodo di tempo, salvo poi "bloccarlo" per una causa di cui era già pienamente consapevole all'atto dell'apertura del conto corrente (e del conto titoli).
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        
            Cass. civ. Sez. I, Ord., (ud. 26-06-2019) 21-10-2019, n. 26778.
           &#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 04 Dec 2019 19:19:39 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/conto-bloccato-perche-manca-il-consenso-sulla-privacy-la-banca-deve-risarcire-il-danno</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>Discoteca. Ubriachezza di minori. Il gestore del locale può essere multato?</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/discoteca-ubriachezza-di-minori-il-gestore-risponde</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
            
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il gestore di una discoteca può essere chiamato a rispondere del reato di cui all'art. 690 c.p (determinazione in altri dello stato di ubriachezza) qualora non abbia adottato idonee precauzioni per evitare il verificarsi di episodi di ubriachezza, specialmente con riguardo ai minori. Cassazione 3142/2019.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Chi somministra bevande alcoliche ha l'obbligo di impedire l'altrui stato di ubriachezza e pertanto è tenuto ad adottare misure idonee ad escludere che sia fatto abuso tale da determinare l'intossicazione da alcool.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il gestore di una discoteca può essere chiamato a rispondere del reato di cui all'art. 690 c.p (determinazione in altri dello stato di ubriachezza) qualora non abbia adottato idonee precauzioni per evitare il verificarsi di episodi di ubriachezza, specialmente con riguardo ai minori. Lo ha stabilito la Cassazione in una recente sentenza n.3142/2019.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sat, 30 Nov 2019 11:57:18 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/discoteca-ubriachezza-di-minori-il-gestore-risponde</guid>
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    </item>
    <item>
      <title>Mantenimento del figlio maggiorenne. Anche trentaduenne?</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/mantenimento-del-figlio-maggiorenne</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il figlio trentaduenne mantiene il diritto al mantenimento,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           seppure in misura ridotta
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    
          , quando dimostra di essersi impegnato a conseguire una qualificazione professionale (laurea in archeologia) e a trovare un lavoro retribuito, tenuto conto anche delle condizioni di salute (sindrome ansiosa depressiva).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Vedi Cassazione civile 30491/2019
          &#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il figlio trentaduenne laureato va ancora mantenuto?
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con il raggiungimento della maggiore età, il percorso formativo è normalmente concluso e la persona è ampiamente inserita nella società.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La mancanza di autosufficienza economica è un forte indicatore di inerzia colpevole, tale da giustificare la revoca del mantenimento.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Naturalmente esistono delle eccezioni, giustificate dalla particolare situazione individuale, come nel caso esaminato nella sentenza emessa dalla Cassazione il 21 novembre 2019 n. 3049/2019 che ha riconosciuto il permanere dell'obbligo a favore di un trentaduenne.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per dichiarare cessato l'obbligo di mantenimento del figlio occorre accertare il raggiungimento dell'indipendenza economica, considerando l'età, il livello di competenza professionale conseguito e l'impegno rivolto alla ricerca di un occupazione lavorativa. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Vedi Cassazione 10207/2017.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sat, 30 Nov 2019 11:33:37 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegaleoppedisano.it/mantenimento-del-figlio-maggiorenne</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
    </item>
    <item>
      <title>L'assegno di divorzio e la giovane età dell'ex.</title>
      <link>https://www.studiolegaleoppedisano.it/assegno-di-divorzio</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           'ex coniuge se si licenzia non ha diritto all'
           &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            assegno divorzile.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La beneficiaria dell'assegno che è in giovane età e può lavorare, se si licenzia, non ha diritto al mantenimento dall'ex coniuge. 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il diritto al mantenimento è legato all'autonomia del coniuge e non più al tenore di vita precedente.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Incombe sul richiedente la prova della ricorrenza dei presupposti.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Vedi Cassazione 26594/2019.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;div&gt;&#xD;
          &lt;br/&gt;&#xD;
          &lt;div&gt;&#xD;
            &lt;br/&gt;&#xD;
          &lt;/div&gt;&#xD;
          &lt;div&gt;&#xD;
            &lt;br/&gt;&#xD;
          &lt;/div&gt;&#xD;
        &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;div&gt;&#xD;
          &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;/div&gt;&#xD;
        &lt;div&gt;&#xD;
          &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;h3&gt;&#xD;
  
         L'ex che si licenzia, non ha diritto all'assegno divorzile.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;div&gt;&#xD;
          &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;/div&gt;&#xD;
        &lt;div&gt;&#xD;
          &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;h3&gt;&#xD;
  
         L'ex che si licenzia, non ha diritto all'assegno divorzile.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;div&gt;&#xD;
          &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;/div&gt;&#xD;
        &lt;div&gt;&#xD;
          &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;h3&gt;&#xD;
  
         L'ex che si licenzia, non ha diritto all'assegno divorzile.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;div&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;div&gt;&#xD;
          &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;/div&gt;&#xD;
        &lt;div&gt;&#xD;
          &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;/div&gt;&#xD;
      &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sat, 30 Nov 2019 10:38:25 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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    </item>
    <item>
      <title>Patente di guida e revoca per gravi reati; non è automatica!</title>
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      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         La gravità dei fatti deve essere attuale per poter revocare la patente.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        &lt;b&gt;&#xD;
        &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non è automatica la revoca della patente in caso di condanna per gravi reati e sul ricorso decide sempre il TAR.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Sulla revoca della patente a seguito di condanna per reati di cui agli artt. 73 e 74 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309  è intervenuta la Corte Costituzionale, con sentenza n. 22/2018.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Non è automatica la revoca della patente da parte dell’autorità amministrativa, in caso di sopravvenuta condanna del suo titolare, per reati in materia di stupefacenti.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
            “La disposizione denunciata
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           ricollega, infatti, in via automatica, il medesimo effetto, la revoca di quel titolo, ad una varietà di fattispecie, non sussumibili in termini di omogeneità, atteso che la condanna, cui la norma fa riferimento, può riguardare reati di diversa, se non addirittura di lieve, entità. Reati che, per di più, possono  essere assai risalenti nel tempo, rispetto alla data di definizione del giudizio. Ciò esclude l’attitudine a fondare, nei confronti del condannato, dopo un rilevante intervallo temporale, un giudizio, di assenza dei requisiti soggettivi per il mantenimento del titolo di abilitazione alla guida, riferito, in via automatica, all’attualità”.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            In tal senso, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 120, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come sostituito dall’art. 3, comma 52, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), “nella parte in cui – con riguardo all’ipotesi di condanna per reati di cui agli artt. 73 e 74 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), che intervenga in data successiva a quella di rilascio della patente di guida – dispone che il prefetto «provvede» – invece che «può provvedere» – alla revoca
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            della patente”.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Modificando la disposizione dell’art. 120 del Codice della Strada, quindi, la Corte Costituzionale ha attribuito al Prefetto un vero e proprio “potere discrezionale”, volto alla verifica, nel caso concreto, dell’attuale pericolosità del soggetto condannato per reati in materia di stupefacenti. Tale modifica produce inevitabili ripercussioni sul piano della giurisdizione, dovendosi ora affermare che, in presenza di un provvedimento discrezionale” del Prefetto, la giurisdizione vada radicata in seno al g.a. 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            La Corte Costituzionale ha categoricamente escluso la “natura sanzionatoria” del provvedimento di revoca della patente ex art. 120 c.d.s.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            L’interesse a conservare la patente di guida non è un “diritto soggettivo assoluto” e non corrisponde all’esercizio di alcuna libertà inviolabile, soggiacendo – già per espressa previsione dell’art. 16 Cost. – ai limiti fissati dal legislatore a tutela dell’interesse generale per motivi di sanità pubblica o di sicurezza.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
             È evidente, quindi, che nelle ipotesi in cui il legislatore attribuisca alla “discrezionalità amministrativa” dell’Amministrazione un sindacato del “caso concreto” volto alla verifica della sussistenza, nello specifico, dell’interesse generale predeterminato dalla legge, 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             sussiste la giurisdizione del TAR
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
        
            ,
            &#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             ove si intenda verificare in sede giurisdizionale il corretto esercizio di tale potestà autoritativa pubblica a cui la libertà di circolazione del cittadino è ontologicamente subordinata.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        &lt;b&gt;&#xD;
          &lt;span&gt;&#xD;
            
               (
             &#xD;
          &lt;/span&gt;&#xD;
          
             Sez. U, Sentenza n. 6630
            &#xD;
        &lt;/b&gt;&#xD;
        &lt;b&gt;&#xD;
          
             del 29/04/2003, Rv. 562501 - 01)
            &#xD;
        &lt;/b&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Ciò, analogamente a quanto, ad esempio, previsto in altra materia nella quale viene in rilievo un altro interesse conservativo oppositivo non qualificabile come “diritto soggettivo inalienabile”, a proposito di revoca della licenza di porto d’armi ex art. 43 TULPS – materia nella quale si è da sempre ritenuta la competenza del g.a., anche in assenza di “giurisdizione esclusiva” del g.a. (cfr. ex multis Cons. Stato, III, n. 5398/2014, n. 3979/2013; n. 4121/2014).
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Dunque, rotto “l’automatismo” di legge ed attribuito al Prefetto un potere “discrezionale” di verifica in ordine alla “pericolosità” nel caso concreto del soggetto condannato per reati in materia di stupefacenti, è inevitabile che non possa il g.o. ragionevolmente sostituirsi all’esercizio di tale potere pubblico prefettizio in assenza di una espressa previsione normativa che lo legittimi in tal senso. Né il g.o. potrebbe limitarsi a disapplicare il provvedimento amministrativo di revoca impugnato, ritenendo autonomamente sussistenti i presupposti discrezionali a cui la legge subordina 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            il rilascio ed il mantenimento della patente di guida. Si verificherebbe, anche in tale seconda ipotesi, un abusiva sostituzione del g.o. nel potere riservato dalla legge all’Autorità amministrativa.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
           Il contenuto del corpo del tuo post va qui. Fai clic sul testo per modificarlo. Per eliminare il testo predefinito, digita il tuo testo personalizzato o incollalo da un'altra sorgente.
          &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
           Per controllare il colore o le dimensioni del testo, modifica i colori generali o le dimensioni del testo nella sezione Design del menu a sinistra dell'editor.
          &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
           Il contenuto del corpo del tuo post va qui. Fai clic sul testo per modificarlo. Per eliminare il testo predefinito, digita il tuo testo personalizzato o incollalo da un'altra sorgente.
          &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
           Per controllare il colore o le dimensioni del testo, modifica i colori generali o le dimensioni del testo nella sezione Design del menu a sinistra dell'editor.
          &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Chi decide sulla revoca della patente di guida?
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non è automatica la revoca in caso di condanna per gravi reati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Nel caso di revoca della patente a seguito di condanna per reati di cui agli artt. 73 e 74 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (come nel caso di specie) è intervenuta la Corte Costituzionale, con sentenza n. 22/2018.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           Si è censurato l’automatismo della revoca della patente da parte dell’autorità amministrativa, in caso di sopravvenuta condanna del suo titolare, per reati in materia di stupefacenti, osservando che viola i principi di eguaglianza, proporzionalità e ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost. la mancata ponderazione da parte del Prefetto del caso concreto.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
            “La disposizione denunciata – sul 
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           presupposto di una indifferenziata valutazione di sopravvenienza di una condizione ostativa al mantenimento del titolo di abilitazione alla guida – ricollega, infatti, in via automatica, il medesimo effetto, la revoca di quel titolo, ad una varietà di fattispecie, non sussumibili in termini di omogeneità, atteso che la condanna, cui la norma fa riferimento, può riguardare reati di diversa, se non addirittura di lieve, entità. Reati che, per di più, possono (come nella specie) essere assai risalenti nel tempo, rispetto alla data di definizione del giudizio. Il che dovrebbe escluderne l’attitudine a fondare, nei confronti del condannato, dopo un tale intervallo temporale, un giudizio, di assenza dei requisiti soggettivi per il mantenimento del titolo di abilitazione alla guida, riferito, in via automatica, all’attualità”.
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            In tal senso, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 120, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come sostituito dall’art. 3, comma 52, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), “nella parte in cui – con riguardo all’ipotesi di condanna per reati di cui agli artt. 73 e 74 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), che intervenga in data successiva a quella di rilascio della patente di guida – dispone che il prefetto «provvede» – invece che «può provvedere» – alla revoca
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            della patente”.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Modificando la disposizione dell’art. 120 del Codice della Strada, quindi, la Corte Costituzionale ha attribuito al Prefetto un vero e proprio “potere discrezionale”, volto alla verifica, nel caso concreto, dell’attuale pericolosità del soggetto condannato per reati in materia di stupefacenti. Tale modifica produce inevitabili ripercussioni sul piano della giurisdizione, dovendosi ora affermare che, in presenza di un provvedimento discrezionale” del Prefetto, la giurisdizione vada radicata in seno al g.a. Né può predicarsi che nella presente materia sussista la giurisdizione del g.o. ex art. 8 d.lgs.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            150/2011, avendo la stessa Corte Costituzionale categoricamente escluso la “natura sanzionatoria” del provvedimento di revoca della patente ex art. 120 c.d.s.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            L’interesse a conservare la patente di guida, infatti, non è un “diritto soggettivo assoluto” e non corrisponde all’esercizio di alcuna libertà inviolabile, soggiacendo – già per espressa previsione dell’art. 16 Cost. – ai limiti fissati dal legislatore a tutela dell’interesse generale per motivi di sanità pubblica o di sicurezza. È evidente, quindi, che nelle ipotesi in cui il legislatore attribuisca alla “discrezionalità amministrativa” dell’Amministrazione un sindacato del “caso concreto” volto alla verifica della sussistenza, nello specifico, dell’interesse generale predeterminato dalla legge, 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            sussiste la giurisdizione del TAR, ove si intenda verificare in sede giurisdizionale il corretto esercizio di tale potestà autoritativa pubblica a cui la libertà di circolazione del cittadino è ontologicamente subordinata.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        &lt;b&gt;&#xD;
          
              (Sez. U, Sentenza n. 6630
            &#xD;
        &lt;/b&gt;&#xD;
        &lt;b&gt;&#xD;
          
             del 29/04/2003, Rv. 562501 - 01)
            &#xD;
        &lt;/b&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Ciò, analogamente a quanto, ad esempio, previsto in altra materia nella quale viene in rilievo un altro interesse conservativo oppositivo non qualificabile come “diritto soggettivo inalienabile”, a proposito di revoca della licenza di porto d’armi ex art. 43 TULPS – materia nella quale si è da sempre ritenuta la competenza del g.a., anche in assenza di “giurisdizione esclusiva” del g.a. (cfr. ex multis Cons. Stato, III, n. 5398/2014, n. 3979/2013; n. 4121/2014).
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            Dunque, rotto “l’automatismo” di legge ed attribuito al Prefetto un potere “discrezionale” di verifica in ordine alla “pericolosità” nel caso concreto del soggetto condannato per reati in materia di stupefacenti, è inevitabile che non possa il g.o. ragionevolmente sostituirsi all’esercizio di tale potere pubblico prefettizio in assenza di una espressa previsione normativa che lo legittimi in tal senso. Né il g.o. potrebbe limitarsi a disapplicare il provvedimento amministrativo di revoca impugnato, ritenendo autonomamente sussistenti i presupposti discrezionali a cui la legge subordina 
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
            il rilascio ed il mantenimento della patente di guida. Si verificherebbe, anche in tale seconda ipotesi, un abusiva sostituzione del g.o. nel potere riservato dalla legge all’Autorità amministrativa.
           &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;b&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
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  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
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      <pubDate>Thu, 31 Oct 2019 18:46:50 GMT</pubDate>
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